… e i suoi dintorni

Badia Prataglia a fine Ottocento

Badia Prataglia a fine Ottocento

Castel di Pietra e la leggenda della Pia
La leggenda della Rocca di Crevole
La leggenda di Margherita Marsili
Il Sasso di San Zanobi e la sua leggenda
Il castello di Romena fra poesia e leggenda
Castagnata del Diavolo: un piatto legato a una leggenda
A Capraia la leggenda di un cercatore di tesori
Abbazia di San Giusto a Pinone
Il castello di Romena fra poesia e leggenda
Abbazia di San Salvatore e la leggenda di re Rachis
Sant’Antimo tra leggenda e mistero
Leggende, aneddoti, proverbi e personaggi
San Miniato al Monte, la leggenda, la storia, le simbologie
Il mito della fondazione di Fiesole in Dante e Giovanni Villani
Il mito etrusco dell’agguato dei fratelli Vibenna all’indovino Cacu

I 10 articoli più letti nel mese di giugno 2026

Il patrimonio industriale della Toscana va ben oltre i confini del suo capoluogo, disegnando una mappa diffusa di vecchi stabilimenti, miniere e opifici che raccontano l’evoluzione del lavoro. Attraverso le sue pagine, la rivista Tuttatoscana ci accompagna in un viaggio nel tempo alla scoperta di questi colossi della produzione, oggi veri monumenti di archeologia industriale. Dalle grandi manifatture tessili ed estrattive delle province toscane fino alle storiche officine fiorentine, gli articoli svelano le sfide tecnologiche, l’architettura delle fabbriche e le storie delle comunità operaie che hanno plasmato l’identità economica del territorio.
Ex Fabbrica esplosivi Nobel (Signa)
Lanificio Ricci (Stia in Casentino)
Gli stabilimenti della Società Metallurgica Italiana (Campotizzoro)
La Bigattiera di villa Roncioni (San Giuliano Terme)
Le Saline di Tarquinia (fuori regione, provincia di Viterbo)
Vai a: Galleria immagini: archeologia industriale in Toscana

Articoli relativi a “Pisa e dintorni”
In giro per Pisa: da San Zeno al Museo San Matteo
Pisa: Piazza dei Miracoli dalle Mura
Borgo Stretto e la chiesa di San Michele in Borgo
Pisa e l’Arno: storia e geografia di un antico sistema portuale
L’antico attracco e la basilica di San Piero a Grado
Abbazia di San Savino a Montione
Vico Pisano: per le vie del borgo medievale
Visita al Museo delle antiche navi di Pisa: un entusiasmante viaggio nel passato
La via Aurelia ed Aemilia Scauri (quarto itinerario): da Salebro a Portus Pisanus
La via Aurelia ed Aemilia Scauri (quinto itinerario): da Portus Pisanus a Luni fino a Vada Sabatia
di Salvina Pizzuoli

Siamo in Garfagnana e precisamente nella parte alta del bacino del Serchio dove nasce, nel territorio di Minucciano, uno dei due rami principali: il Serchio di Gramolazzo. Suggestiva e paesaggisticamente particolare, questa parte dell’Alta Garfagnana si caratterizza per la presenza di due sistemi montuosi che la fiancheggiano e le regalano una posizione geograficamente invidiabile per il panorama: a ovest le imponenti Apuane, a est i monti dell’Appennino tosco emiliano con le loro cime più dolci e arrotondate. Dalla terrazza del Passo dei Carpinelli lo scenario è grandioso e abbagliante con la presenza stagliata all’orizzonte di alcune cime delle Apuane.
… continua a leggere Il lago di Gramolazzo e la Chiesa Vecchia di Gorfigliano
di Salvina Pizzuoli

[…] fanno girare quel baston mobile: tal che quando bruciano rassimigliano a una ruota di foco propriamente: onde credo che da questi sia derivato quel nome che tali machine, di girandole, fu imposto
(da Vannoccio Biringucci “Pirotechina” cap X)
La tradizione dei “fochi” a Firenze è molto antica e si perde nel lontano medioevo: vari i documenti che da allora ne attestano la presenza nel tempo e i cambiamenti legati a nuove scoperte e alla creazione di “macchine di fochi lavorati” come si legge nelle pagine di Giorgio Vasari* che rammenta l’anno in cui la realizzazione della “Girandola” fu affidata a Niccolò di Raffaello del Riccio, detto il Tribolo, scultore e architetto nato a Firenze nel 1500 e, nelle stesse pagine, cita un ingegnere senese, Vannoccio Sanese, autore di un testo in cui spiega … continua a leggere I “fochi” di San Giovanni: dalle origini alle girandole
di Michele Zazzi

La necropoli rupestre etrusca di San Giuliano, presso Barbarano Romano, è al centro dal 2016 di un importante programma internazionale di ricerca archeologica. Le indagini hanno già permesso di mappare e documentare oltre seicento tombe a camera, confermando il grande valore storico dell’area.
Tra le scoperte più rilevanti vi è la “Tomba dei Vasi con Uccelli Dipinti”, rinvenuta il 27 giugno 2025 sul pianoro di Caiolo. Rimasta inviolata fino allo scavo, la tomba conserva due letti funerari scolpiti nel tufo, resti ossei riferibili a due coppie adulte e un ricco corredo di oltre cento oggetti, tra cui numerosi vasi decorati.
Databile alla fine del VII secolo a.C., il sepolcro offre una preziosa testimonianza delle pratiche funerarie aristocratiche etrusche, tra offerte rituali, ceramiche dipinte, armi, ornamenti personali e oggetti provenienti anche da ambiti culturali diversi. Continua a leggere →

Sorta in un’area prossima al fiume Serchio, Lucca fu probabilmente un antico insediamento ligure presso il confine con il mondo etrusco; proprio questa posizione di frontiera favorì contatti e sovrapposizioni tra le due culture. Colonia latina nel 180 a.C. e poi municipio nell’89 a.C., la città ebbe un ruolo importante nella regione sia in età altomedievale, come sede di un potente ducato longobardo, sia nell’ambito della Marca di Toscana. I secoli XII e XIII furono tra i più prosperi della sua storia, pur fra continue lotte con le città vicine, in particolare Pisa e Firenze.
Il nome latino della città è Luca, attestato da Livio nella forma Lucam (XXI, 59). Si tratta di un toponimo antichissimo, di origine non sicura: secondo un’ipotesi tradizionale potrebbe collegarsi a una radice celto-ligure luk, con il significato di “luogo paludoso”, ma l’etimologia resta discussa.
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