Vanth, divinità femminile della mitologia etrusca, si trova frequentemente rappresentata su monumenti funerari (urne, sarcofagi, tombe) su specchi o su vasi di ceramica con riguardo a scene di morte dal IV secolo a.C. in poi.
Prospetto del nuovo forte di San Rocco (seconda metà del Settecento)
Marina di Grosseto è la principale frazione balneare del comune di Grosseto, adagiata lungo la costa tirrenica tra Principina a Mare e Castiglione della Pescaia. La sua vicenda storica è relativamente recente, ma affonda le radici nelle trasformazioni ambientali e sociali che hanno caratterizzato la Maremma tra Ottocento e Novecento.
Per secoli l’area dove oggi sorge Marina di Grosseto fu inospitale: un territorio paludoso e malsano, dominato dalla malaria e inadatto a insediamenti stabili. L’unica presenza significativa era costituita dalle torri e dai fortilizi costieri, costruiti tra Medioevo ed Età moderna per difendere il litorale dalle incursioni di pirati e corsari.
La mattina del 15 giugno 1944 l’inferno dei bombardamenti si abbatté su Caletta, Portovecchio e Rosignano Solvay, trasformando un angolo di paradiso toscano in un teatro di macerie e dolore
Bombardieri medi statunitensi North American B-25 Mitchell
Siamo nel cuore della campagna d’Italia nell’estate del 1944. Dopo lo sfondamento della Linea Gustav e la liberazione di Roma, le truppe alleate risalgono la penisola. I tedeschi, in ritirata strategica verso la Linea Gotica, cercano di rallentare l’avanzata anglo-americana facendo terra bruciata dietro di sé: ponti, strade e ferrovie diventano nodi nevralgici da difendere o distruggere.
In questo scenario si inserisce l’operazione aerea “Strangle” (Strizzamento), un massiccio piano di interdizione alleato volto a strangolare la logistica nemica.
Chi percorre oggi la strada SR 68 (Highway 68) della Val di Cecina, da Cecina verso Volterra e poi fino a Colle di Val d’Elsa, attraversa uno dei paesaggi più riconoscibili della Toscana: colline aperte, poderi, boschi, pievi isolate, borghi sulle alture e, più a ovest, l’aria marina della costa tirrenica. Nell’estate del 1944, però, quella stessa direttrice non era soltanto una strada. Era una linea militare, un asse di avanzata e di resistenza, un passaggio obbligato nella lunga risalita degli Alleati verso l’Arno.
Dopo la liberazione di Roma, avvenuta il 4 giugno 1944 il fronte risalì rapidamente verso nord, superò la Maremma, la costa livornese, la Val di Cecina, il Senese e l’area volterrana. La Quinta Armata americana e il Corpo di spedizione francese avanzarono in un territorio difficile, fatto di strade strette, rilievi, fiumi, campi minati e borghi naturalmente predisposti alla difesa.
Prima ancora di diventare l’Ercole della tradizione romana, l’eroe greco Eracle entrò profondamente anche nell’immaginario religioso degli Etruschi, assumendo il nome di Hercle. L’articolo segue le tracce di questa presenza attraverso bronzetti votivi, specchi incisi, monete, terrecotte templari e reperti provenienti da luoghi fondamentali dell’Etruria, come il Lago degli Idoli sul Falterona, Veio, Pyrgi, Spina e Acquarossa. Ne emerge una figura complessa: non solo simbolo di forza e coraggio, ma anche divinità legata alle acque, ai viaggi, al commercio, alla guerra e alla protezione. Attraverso il mito di Hercle si apre così una finestra preziosa sul modo in cui gli Etruschi accolsero, trasformarono e resero propria una delle figure più celebri del mondo antico.
L’archeologia industriale è la disciplina che studia e valorizza le testimonianze materiali del nostro passato produttivo, trasformando vecchi stabilimenti e macchinari in veri monumenti della memoria collettiva. A Firenze, questo legame tra lavoro, storia e territorio emerge con forza attraverso gli articoli e i reportage fotografici della rivista. Le sue pagine ci accompagnano in un viaggio urbano inedito alla scoperta delle grandi fabbriche e delle infrastrutture ottocentesche del capoluogo, svelando come questi colossi di ferro e mattoni abbiano plasmato lo sviluppo economico e l’identità sociale della città moderna.