Johann Wolfang Goethe e il Grand Tour in Toscana

Dal Viaggio in Italia

Caspar Andriaans Van-Wittel (Vanvitelli) Firenze dalla via Bolognese 1695
Caspar Andriaans Van-Wittel (Vanvitelli) Firenze dalla via Bolognese 1695

Wolfang Goethe fu grande amante dell’Italia e vi soggiornò a lungo a più riprese in occasione di quello che viene chiamato il Grand Tour, ossia il viaggio che i giovani aristocratici europei compivano nei luoghi più famosi d’Europa al termine dei loro studi. Il diario da cui sono tratte le pagine che seguono si riferisce al viaggio compiuto fra il 3 settembre 1786 e il 18 giugno 1788.
Visitò la Toscana di passaggio con una sosta a Firenze di poche ore, desideroso di raggiungere quanto prima Roma dove soggiornò a lungo.

Riportiamo di seguito le sue impressioni:

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I conti Guidi e il Casentino (4)

Pubblichiamo a puntate la storia di Poppi a cura di Giovanni Caselli

I nostri antenati ‘extracomunitari’

Verso la fine del ‘300, una Giovanna di Poppi, di provenienza sconosciuta, ma con tutta probabilità di origini ebraiche, figlia di Abramo cambiavalute in Poppi, moglie dell’inglese Holme (detto “Olmo” per impossibilità di pronuncia) ma in realtà scozzese, praticava l’usura. Il marito gestiva invece la locanda di San Fedele, presso la stessa abbazia (dove oggi si trova il Palazzo Gherardi) e non vi è dubbio che Mr. Holme, da buon scozzese, abbia cercato di diffondere fra i poppesi il gusto per la birra, che forse produceva in proprio. Questo è un esempio fra i mille che forniscono un’immagine della popolazione borghese di Poppi nel ‘300.
Il fatto è che la Peste Nera del 1348 e le susseguenti epidemie, mietevano continuamente il fiore della popolazione ed i vuoti venivano nel contempo a colmarsi con immigrati da ogni parte. Questi si inserivano in una società tutt’altro che geneticamente e culturalmente omogenea poiché l’Italia, dal V secolo fino al XIII è continua meta di immigrati ebrei e cristiani provenienti soprattutto dal Medio Oriente, dove questi non avevano davvero vita facile. … continua a leggere Poppi e il Casentino dei Guidi (4)

La classe sacerdotale femminile in Etruria

di Michele Zazzi

tomba delle Bighe (particolare parete di fondo, tribuna di sinistra) tratta da Le Donne in Etruria, cit., tav LXVII
Tomba delle Bighe (particolare parete di fondo, tribuna di sinistra) tratta da Le Donne in Etruria, cit., tav LXVII

L’esistenza di una classe sacerdotale femminile in Etruria è oggetto di dibattito tra gli studiosi: la maggior parte degli autori esclude l’ipotesi, mentre alcuni si esprimono a favore.
Le poche fonti letterarie a nostra disposizione provengono da autori greci e latini e quindi vanno lette con spirito critico.
I reperti archeologici riconducibili alla sfera religiosa femminile etrusca sollevano, nella maggior parte dei casi, dubbi circa l’identificazione delle figure femminili: si tratta di devote, divinità o sacerdotesse?

Alcune fonti sembrano però offrire elementi a favore dell’ipotesi in commento.

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I tesori architettonici di Tarquinia (prima parte)

di Salvina Pizzuoli

La veduta della zona occidentale di Tarquinia con la torre della chiesa di Santa Maria di Castello e più a sinistra la chiesa e convento di Valverde

Origini antichissime caratterizzano la città che oggi accoglie il viaggiatore con il suo giro di mura medievali, le sue torri, le sue chiese e i suoi palazzi, ma la sua storia si muove ancora più addietro nel tempo, con le sue origini etrusche, l’antica Tarchna, ricca e fiorente già tra il VII e il IV secolo a.C., origini che trovano testimonianza nello splendido Museo Archeologico e nelle necropoli.

Antico centro etrusco che la tradizione vuole fondato da Tarconte, fratello o figlio di Tirreno, l’eroe eponimo del popolo etrusco. La città sorgeva in un ampio pianoro oggi denominato La Civita. Nel 181 a. C.in una porzione del suo territorio presso il mare fondò la colonia di Gravisca; nel 90 ricevette il diritto di cittadinanza e divenne municipio. Probabilmente nel sec. VII, per le invasioni barbariche e la malaria ,la città si spopolò e parte della popolazione si trasferì sul colle vicino, dando vita a Corneto, la Tarquinia moderna. Il centro si è denominato Corneto fino al 1872 quando ha assunto il nome di Corneto Tarquinia, poi quello di Tarquinia 1922  Corneto deriva dal latino cornetum ‘luogo piantato a cornioli

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Antignano fra Otto e Novecento

Descritta da Guido Carocci in Bagni e villeggiature in Toscana, Firenze 1899

Lo scoglio della tamerice lungo la passeggiata a mare di Antignano
Lo scoglio della tamerice lungo la passeggiata a mare di Antignano

“Villaggio già castello nel Comune di Livorno- Ufficio di posta e telegrafo Servizio di tramvia da Livorno.
Il più antico ricordo di Antignano è del 1171. Il luogo apparteneva ai Conti Aldobrandeschi di Sovana, i quali donavano la chiesa ed il luogo d’Antignano allo Spedale di S. Leonardo di Stagno. Nel 1370 fu rifatta e consacrata la chiesa dedicata a S. Lucia e nel 1821 prima, e dipoi nel 1836, venne ampliata e restaurata. Una speciale importanza assunse però Antignano allorquando Cosimo I Granduca di Toscana per difendere dalle scorrerie dei corsari questa parte della campagna Livornese, vi fece erigere un forte castello che munì di cannoni, affidandolo alla custodia di un comandante e di un drappello di soldati. Innamorato poi della località veramente stupenda, il Granduca fabbricò presso al villaggio che rapidamente si formò attorno al forte, una sontuosa villa chiamata il Giardino, dove spesso dimorarono i sovrani Medicei. La villa fu venduta nel 1782 a privati ed oggi è dei signori Niccolai-Gamba. … continua a leggere Antignano fra Otto e Novecento

Parco dell’Uccellina

Un passeggiata nel Parco dell’Uccellina da Principina a Torre TrappolaDSC_0365

Vai alla galleria delle immagini: Quattro passi nel Parco dell’Uccellina

Una celebre strada del Settecento: la via Vandelli tra Modena e Massa Carrara

Tracciato della via Vandelli

La costruzione della strada che univa il Ducato di Modena a quello di Massa ideata intorno agli anni trenta del Settecento per volere di Francesco III d’Este fu affidata al matematico e ingegnere Domenico Vandelli (1691-1754) dal quale prese il nome che ancora oggi la definisce.

Motivo occasionale per la realizzazione dell’opera fu il matrimonio del figlio Ercole III d’Este con Maria Teresa Cybo Malaspina destinata a ereditare il ducato di Massa e il principato di Carrara; in realtà il progetto del duca di Modena era quello di aprire un percorso commerciale e militare che collegasse il Ducato al mar Tirreno dopo che lo Stato Pontificio si era impadronito del territorio di Ferrara e del relativo accesso al mar Adriatico, costringendo la famiglia estense a spostarsi nei territori di Modena e della Garfagnana. Il progetto di Francesco d’Este era addirittura quello di costruire un grande porto a Massa che potesse competere con quello di Livorno collegando l’area dell’Italia settentrionale al Mediterraneo. … continua a leggere Una celebre strada del Settecento: la via Vandelli tra Modena e Massa Carrara

L’arte dei merciai a Firenze nel Medioevo

Arte dei Merciai, Ferraiuoli, Armaiuoli

Se cerchiamo l’etimo della parola Merciaio/ Merceria troviamo che essa deriva dal latino merx-mercis, merce e in questo tipo di bottega si vendono e trovano le cose minute che appartengono al settore del vestiario. Oggi questi mestieri e  botteghe sono quasi del tutto scomparsi, ma quest’ attività si trova documentata in antichi statuti medievali. A Firenze, in particolare, essa era un’Arte associata dal 1296 a quella dei Medici e degli Speziali anche se spesso non compariva insieme ai pittori, oliari, venditori di cera e candele. L’abbinamento, non sempre evidente, in alcuni testi si spiega con la possibilità di vendere, insieme alle altre merci, anche articoli di drogheria.    …  continua a leggere  Arti e mestieri: i merciai a Firenze nel Medioevo

Vedi anche:

L’Arte dei Beccai e la bistecca alla fiorentina

Corinto Corinti: via Calimala, la via dei pannilani

Prato una vocazione antica: l’Arte della lana e del tessuto

Approdi e porti nell’antica Toscana

Mosaico di epoca romana (Ostia)

Molti porti dell’epoca romana situati sulla costa della Toscana continuarono ad essere attivi anche durante l’alto medioevo seppure ridimensionati nei traffici e, in diversi casi, progressivamente inutilizzabili a causa dell’insabbiamento e della scarsa manutenzione. Così, tra gli altri, Luni, Vada, Populonia, Cosa e lo stesso Porto Pisano sono rimasti attivi in tutto il periodo tardo-antico, anche durante la guerra greco-gotica e la successiva conquista longobarda. A questi scali di maggiore importanza si aggiungevano poi altri numerosi approdi praticabili grazie alla ridotta stazza dei natanti e magari utilizzati solo per alcuni periodi dell’anno come quelli alle foci di fiumi (si pensi a Torre Trappola a bocca d’Ombrone o al piccolo golfo delle Rocchette). … continua a leggere Approdi marittimi e porti in epoca tardo antica e alto medievale in Toscana

Museo Archeologico e d’Arte della Maremma

Maremma Medievale e Moderna

A cura della Redazione

Visitiamo oggi la sezione medievale e moderna del Museo Archeologico di Grosseto dove sono esposte le testimonianze provenienti dalla città e dai dintorni, reperti in base  quali è stato possibile ricostruire la sua storia, evidenziando un insediamento divenuto più stabile e continuo intorno all’Alto Medioevo. Tra l’VIII e il XIII secolo l’abitato si sviluppò fino a diventare l’area  urbana principale di quella zona pianeggiante tra l’Ombrone e il mare, in posizione viaria favorevole e strategica.

Visitiamo oggi la sezione medievale e moderna del Museo Archeologico di Grosseto dove sono esposte le testimonianze provenienti dalla città e dai dintorni, reperti in base quali è stato possibile ricostruire la sua storia, evidenziando un insediamento divenuto più stabile e continuo intorno all’Alto Medioevo. Tra l’VIII e il XIII secolo l’abitato si sviluppò fino a diventare l’area  urbana principale di quella zona pianeggiante tra l’Ombrone e il mare, in posizione viaria favorevole e strategica. … vai a Visita al Museo Archeologico e d’arte della Maremma