La chiesa di San Pietro apostolo a Grosseto

a cura della Redazione

Lungo Corso Carducci, quasi al termine, si apre la facciata liscia e intonacata di una chiesa, non una qualsiasi, ma la più antica di Grosseto: San Pietro apostolo.

Sapendolo ci si sofferma ad osservare la sua attuale architettura, frutto di vari rimaneggiamenti nel tempo.
Citata in una  bolla di papa Clemente III nel 1188, fu edificata originariamente nell’VIII secolo lungo il tratto della via Aurelia che attraversava il centro cittadino, secondo l’attuale percorso di Corso Carducci. Subì ampliamenti tra il IX e il XII secolo fino all’aspetto attuale con nuovi  restauri seicenteschi e settecenteschi.
Le sue origini si legano quindi a quelle della città e alla sua storia successiva rivestendo una notevole importanza: la chiesa originaria  viene fatta risalire agli anni compresi fra la fine dell’VIII secolo e l’inizio del IX, mentre l’attuale potrebbe essere stata costruita subito dopo il 1138, data in cui avvenne lo spostamento della Sede Vescovile da Roselle, l’antica città romana ricca e fiorente sul lago Prile, ormai decaduta rispetto alla favorevole e strategica posizione raggiunta  nella piana dell’Ombrone da Grosseto. … continua a leggere A Grosseto la chiesa di san Pietro apostolo

Canale navigabile “dei Navicelli” tra Pisa e Livorno

Le prime notizie del canale dei Navicelli che partendo a valle della città di Pisa giunge a Livorno risalgono alla fine del XVI secolo, all’epoca di Cosimo I de’ Medici, quando Pisa e Livorno erano ormai sotto il dominio di Firenze. Fu allora che venne progettata la costruzione di un canale navigabile che collegasse Livorno a Pisa e poi a Firenze lungo il corso dell’Arno fino al porto del Pignone. L’opera si rese necessaria dal momento che le condizioni del vecchio porto pisano, sempre più interrato, continuavano a peggiorare; ciò impose la scelta di rafforzare il porto di Livorno che nei secoli successivi divenne il più importante scalo marittimo della Toscana. Inoltre i collegamenti via terra erano difficoltosi e poco affidabili, con strade tortuose e spesso impraticabili a causa della zona palustre del Tombolo che da secoli si era formata nel basso territorio fra le due città.   … continua a leggere  Canale navigabile Pisa-Livorno detto “dei Navicelli”

Il torrente Mugnone nel Decameron

di Alessandro Ferrini

Il torrente Mugnone, strettamente legato alla storia di Firenze, non poteva mancare di essere ricordato nel Decameron, le cui novelle sono state in gran parte ambientate dall’autore in Luoghi dell’alta Toscana e del territorio fiorentino.

Il torrente nasce nei pressi di Vetta le Croci sul crinale meridionale e riceve vari affluenti lungo il suo percorso, dei quali il più ricco di acque è il Terzolle, prima di confluire nell’Arno.

Nel corso della storia il suo percorso ha subito diverse variazioni: in epoca romana sfociava nei pressi del guado più o meno all’altezza dell’odierno Ponte Vecchio e sicuramente la confluenza dei due fiumi fu il motivo principale della scelta del luogo per fondarci la colonia. … continua a leggere I luoghi del Decameron: il torrente Mugnone

I conti Guidi in Casentino (1)

Pubblichiamo a puntate la storia di Poppi e dei conti Guidi di Giovanni Caselli

Il primo atto dei Guidi come protagonisti di oltre 300 anni di storia casentinese, è la fondazione del monastero di San Felice a Strumi.

Il primo Guidi della storia è un longobardo di nome Tetgrimus (Teudegrimo o Tegrimo in italiano), descritto come fidele et compatri da Ugo I re d’Italia in un diploma del 23 luglio 927 in cui il sovrano gli concede il monastero regale di San Salvatore di Alina, nel pistoiese. Lo ritroviamo più tardi col titolo non ereditario di Comes Tuscie (Conte di Tuscia). Il matrimonio di Tetgrimus con Engelrada (si pronuncia Enghelrada) la figlia del Duca di Ravenna, fu cruciale nello spostare gli interessi del longobardo più ad oriente. Engelrada gli portò in dote la curtis di Modigliana e quindi lo condusse ad occuparsi dell’alta Romagna, quella dei pascoli che gravitavano sul Mar Tirreno in virtù delle transumanze delle pecore.
Stemma dei conti Guidi

Il primo atto dei Guidi come protagonisti di oltre 300 anni di storia casentinese, è la fondazione del monastero di San Felice a Strumi.

Il primo Guidi della storia è un longobardo di nome Tetgrimus (Teudegrimo o Tegrimo in italiano), descritto come fidele et compatri da Ugo I re d’Italia in un diploma del 23 luglio 927 in cui il sovrano gli concede il monastero regale di San Salvatore di Alina, nel pistoiese. Lo ritroviamo più tardi col titolo non ereditario di Comes Tuscie (Conte di Tuscia). Il matrimonio di Tetgrimus con Engelrada (si pronuncia Enghelrada) la figlia del Duca di Ravenna, fu cruciale nello spostare gli interessi del longobardo più ad oriente. Engelrada gli portò in dote la curtis di Modigliana e quindi lo condusse ad occuparsi dell’alta Romagna, quella dei pascoli che gravitavano sul Mar Tirreno in virtù delle transumanze delle pecore. Questo ultimo particolare, fondamentale per comprendere il senso economico del futuro territorio dei Guidi, pare essere sfuggito anche ai più attenti analisti. … continua a leggere Poppi e il Casentino dei Guidi (1)

A Tarquinia, la Riserva Naturale Statale delle Saline

Una visita guidata

a cura della Redazione

La Riserva Naturale Statale delle  Saline di Tarquinia occupa un’area di circa 150 ettari: la sua forma ricorda un triangolo rettangolo la cui ipotenusa corre lungo il litorale tarquiniense; più della metà della sua estensione è occupata da vasche comunicanti tra loro di acque basse salate, separate da terrapieni di terra, pietre  e legno. La sua è una storia recente ma estremamente interessante. Nasce infatti nel 1980 per decreto del Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste per le sue caratteristiche ambientali adatte alla sosta e alla nidificazione di uccelli migratori. In un primo periodo fu duplice la sua attività: vi si produceva il sale in estate, fino al 1997, e fungeva da area di sosta e svernamento degli uccelli nel restante periodo dell’anno sostituendo egregiamente l’habitat andato distrutto dal fenomeno di urbanizzazione del litorale laziale che aveva ridotto così le possibilità di rifugio per i migratori. … continua a leggere Le Saline di Tarquinia: Riserva Naturale Statale

I top ten di dicembre 2025

I 10 articoli più letti nel mese di dicembre 2025

A Pistoia la chiesa romanica di San Giovanni Fuorcivitas

di Salvina Pizzuoli

Siamo a Pistoia.
Trascorrere per le strade della cittadina è respirare il medioevo nel periodo che fu il più fulgido: dalle origini, la romana “Pistoria”, alla città longobarda dell’VIII secolo fino alla formazione del libero Comune alla fine dell’XI secolo e che prosperò raggiungendo l’apice della floridezza e opulenza artistica nel XIII secolo che ne rispecchiava il più alto sviluppo economico.
A questo periodo appartengono le belle chiese romaniche di San Bartolomeo in Pantano, San Andrea e San Giovanni, detta Fuorcivitas perché sorta fuori dalla prima cerchia di mura; quelle che ancora oggi sono visibili sono trecentesche, poi fortificate dai Medici quando la città, nel 1530, venne a far parte del ducato mediceo. … continua a leggere A Pistoia la chiesa romanica di San Giovanni Fuorcivitas

La Chiesa e il convento di San Bonaventura a Bosco ai Frati

di Salvina Pizzuoli

La facciata con il suo portico si apre su un ampio piazzale circondato da un bosco ceduo prevalentemente di cerri. La contraddistingue tra le chiese del Mugello la sua struttura rinascimentale: in pietra di filaretto con al centro un rosone dentro una cornice in arenaria. Su tutto domina un grande stemma della famiglia Medici. In alto, a decorazione, archetti pensili mentre file di mattoni secondo il motivo detto a “dente di lupo” ornano il sottotetto lungo la parete laterale… continua a leggere Bosco ai Frati: la Chiesa e il convento di San Bonaventura

La Fortezza di Ghino di Tacco a Radicofani

Quivi era l’Aretin che dalle braccia

Fiere di Ghin di Tacco ebbe la morte

(Purgatorio VI 13-15)

Domina l’abitato e tutto il paesaggio circostante regalando al visitatore dall’alto del suo torrione una visuale che abbraccia e mare e monte e offre una suggestiva vista dei tetti grigi del borgo sottostante. La sua storia si lega negli anni alla fine del XIII secolo a quella di Ghino di Tacco che lo occupò: è ricordato da Dante quale uccisore del giudice aretino Benincasa da Laterina e Boccaccio lo racconta come uomo fiero e assai famoso per le sue ruberie “ribellò Radicofani alla Chiesa di Roma, e in quel dimorando, chiunque per le circustanti parti passava rubar faceva a’ suoi masnadieri”, ma prodigo con gli indigenti e fu riabilitato dall’abate di Cluny, suo prigioniero, ma poi guarito e liberato, gli fece riacquistare i suoi averi. Se il Boccaccio fa concludere bene la vicenda, un’altra leggenda, delle tante che circondarono il personaggio, lo vede invece morire assassinato.

Se la vita dell’eroe fu travagliata non da meno la storia del maniero.

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Bagno a Vignoni ai primi dell’Ottocento

Descritta da Guido Carocci in Bagni e villeggiature in Toscana, Firenze 1899

Bagno Vignoni

“Villaggio nel Comune di S. Quirico d’Orcia (Siena). Notizie storiche e topografiche.- Fu Vignone castello importante per la giacitura sua in vetta ad un aspro poggetto che domina la strada romana. Ebbe mura forti, un’ alta e massiccia torre, numerosi casamenti ed una chiesa.
Era come una vedetta che guardava l’importante paese di S. Quirico d’Orcia e prospettava il potente fortilizio di Rocca Tentennana. Al pari di S. Quirico d’Orcia, il castello di Vignone o Vignoni faceva parte del Marchesato concesso a titolo di feudo alla famiglia Chigi di Siena. Più importanti per antichità di ricordi sono i Bagni che sorgono a metà del poggio e che hanno costituito a poco alla volta una specie di villaggio. … continua a leggere Bagno a Vignoni ai primi dell’Ottocento