L’impianto visto dall’alto

Passando da via dell’Anconella, nei pressi di Porta San Frediano, ci imbattiamo in una costruzione dalle forme strane di cui non è facile intuire la funzione: è il gasometro (o gazometro) di Firenze ora adibito a ludoteca e centro di ritrovo.

Fra la fine del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento la zona del Pignone, sulla riva sinistra dell’Arno, vide la nascita di varie attività manifatturiere favorite dalla presenza dell’omonimo porto fluviale, così nel gennaio 1839  Leopoldo II concesse alla società francese Montgolfier Bodin la costruzione e la gestione dell’impianto destinato a produrre, immagazzinare e regolare la pressione del gas impiegato per usi domestici, per la nuova illuminazione pubblica che era andata a sostituire quella ad olio e, di lì a poco, per alimentare le nascenti industrie, una per tutte la Fonderia del Pignone che proprio in quegli anni iniziava la sua attività in quel rione. Nel 1846 i lavori furono ultimati.

Gasometro di Firenze

La scelta di questo luogo non fu immediata tenendo conto dell’impatto che un volume così ingombrante avrebbe avuto nell’incontaminato paesaggio urbano fiorentino al di là delle mura d’Oltrarno. Tuttavia la vicinanza dello scalo fluviale era di essenziale importanza per il rifornimento del carbon fossile che, proveniente in buona parte dalla Gran Gretagna, giungeva via fiume dal porto di Livorno.

I catasti documentano il progressivo adeguamento degli impianti alle crescenti esigenze:  nel 1855 infatti si notano solo due piccoli gasometri; nel 1884 al posto di questi ne troviamo altri due di dimensioni maggiori più un ulteriore terzo serbatoio. La planimetria del 1896, documenta un ulteriore potenziamento degli impianti e mostra un quarto gasometro, ancora più grande dei precedenti, che è poi quello tuttora esistente.

ex deposito

Inoltre, nell’ultima cartografia citata,  l’immobile appare indicato come “villa”, originariamente destinato ad abitazione del direttore delle officine, oggi in parte ridimensionato. Vi appare pure il cosiddetto magazzino di carbone, successivamente utilizzato come officina, posto immediatamente ad ovest della villa verso l’ingresso di via dell’Anconella che conserva ancora delle grandi capriate lignee.

Il gasometro era un impianto ideato agli inizi dell’Ottocento dallo scozzese William Murdoch che dalla distillazione del carbon fossile ottenne per primo il gas illuminante, una miscela composta essenzialmente da monossido di carbonio e idrogeno che da allora vide un sempre maggiore utilizzo. Presenti in tutte le grandi città queste strutture furono dismesse con l’avvento del metano.

Schema di un gasometro a campana

Il gasometro fungeva da contenitore a pressione costante: immagazzinava cioè il gas proveniente dalla sorgente e lo immetteva nella rete di distribuzione, permettendo di rispondere ai picchi di richiesta e di sopperire a eventuali cali di produzione.

Il volume del serbatoio si adattava alla quantità di gas immagazzinata e la pressione a cui il gas veniva sottoposto all’interno di esso derivava dal peso esercitato da un tetto mobile.

Il così detto tipo a campana, come quello di Firenze, era costituito da un contenitore cilindrico in lamiera, chiuso nella parte superiore ed aperto in quella inferiore immersa nell’acqua, che scorreva verticalmente su guide di metallo emergendo o affondando in base alla quantità di gas stoccata all’interno; in tal modo il gas veniva mantenuto a una pressione costante a seconda della richiesta sfruttando la semplice forza di gravità.

Particolare di un bulbo

La presenza di acqua impediva al gas di uscire dal serbatoio e il gas stesso veniva immesso e prelevato mediante condutture esterne.

Alla base del gasometro del Pignone, la cui ultima ristrutturazione al fine di raddoppiarne la capacità da 8000 mc a 14000 mc risale al 1955, vi era grande vasca per l’acqua di forma cilindrica, sormontata da una corona in muratura alta 4 m, del diametro di 35 metri e profonda 9, sopra questa si ergeva la struttura circolare, ancora ben visibile, costituita da 16 colonne metalliche alte 15 m sormontate da altrettanti bulbi ornamentali che rappresentano della fiamme stilizzate.

Parte tergale del gasometro di Firenze

Le colonne servivano da guida verticale per lo scorrimento della campana di copertura del peso di 176 tonnellate capace di innalzarsi fino a raggiungere in piena espansione l’altezza di 21 m, garantendole sempre un assetto orizzontale.

Ancora oggi all’interno dell’area è attiva una struttura di pompaggio che svolge tutte le funzioni dell’intero impianto industriale storico, ma in un volume di pochi metri quadri, collocata nell’area centrale del giardino in vicinanza al servizio di ristoro.

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