Mappa delle principali strade romane nel territorio di Florentia
Tra le grandi arterie romane che attraversavano la Toscana, la via Cassia rivestiva un ruolo fondamentale. Nel II secolo a.C. (assai prima della fondazione della colonia di Florentia) il suo tracciato nel territorio fiorentino seguiva un percorso pedemontano che toccava diverse località: Compiobbi, Terenzano, Settignano, Ponte a Mensola, Coverciano, San Gervasio, Camerata, le Forbici, piazza delle Cure, la Pietra, Montughi, fino al ponte di Rifredi sul torrente Terzolle e poi verso Quarto, Quinto, Sesto, Settimello, Calenzano, Pizzidimonte e Prato. Poiché Florentia era sorta isolata nella pianura, fu collegata a questa grande arteria attraverso il cardine massimo della centuriazione, che corrisponde alle attuali via San Gallo, via Ginori e Borgo San Lorenzo. In seguito, per abbreviare il percorso, venne realizzato un raccordo sulla riva destra dell’Arno che passava da Compiobbi, Rovezzano, Varlungo, seguiva l’attuale via Aretina, via Gioberti, Borgo la Croce, via Pietrapiana e Borgo degli Albizi, raggiungendo così la porta orientale della città.
Tra Roccamare e la periferia di Castiglione della Pescaia si trova Riva del Sole, uno dei complessi turistici più caratteristici della costa maremmana.
La sua storia, relativamente recente, si intreccia con la trasformazione della Maremma da terra malarica e spopolata a meta internazionale del turismo balneare.
La nascita di Riva del Sole risale al secondo dopoguerra, quando la Maremma, finalmente risanata grazie alle grandi bonifiche idrauliche e alla lotta contro la malaria, cominciava a essere riscoperta.
Il progetto fu promosso da cooperative svedesi, che videro in questo tratto di costa incontaminata il luogo ideale per sviluppare un centro vacanze destinato ai propri connazionali.L’idea non era quella di un villaggio improvvisato, ma di un complesso moderno, immerso nella pineta, con bungalow, alberghi, spazi verdi, servizi sportivi e sanitari.
La battaglia di Campaldino è più volte ricordata direttamente o indirettamente da Dante nella Divina Commedia, battaglia alla quale lo stesso poeta partecipò fra le fila dei cavalieri fiorentini. A questo proposito è bene ricordare che in epoca medievale i cittadini erano chiamati alle armi in caso di guerra e dovevano equipaggiarsi a proprie spese. I meno abbienti andavano a piedi armati con picche o balestre e difesi dai palvesi, grandi scudi di legno su cui erano dipinte le insegne cittadine. I nobili e i più abbienti potevano permettersi di acquistare un cavallo e facevano parte della cavalleria i cui reparti erano spesso determinanti per l’esito della battaglia. Tuttavia procurarsi un cavallo e le armi adeguate di offesa e di difesa rappresentava un costo assai oneroso, Basti pensare che, secondo alcune stime, solo un cavallo da battaglia, robusto e ben addestrato, equivaleva al valore di una dozzina di mucche o al salario di quaranta anni di lavoro di un bracciante. … continua a leggere11 giugno 1289, la battaglia di Campaldino
Isolata sui colli alle falde della collina del Castello, accanto ad una casa colonica oggi adibita a centro di accoglienza e foresteria per i numerosi fedeli che giungono soprattutto la domenica da ogni parte, è il monumento più notevole del Casentino dopo il castello di Poppi. Il Prof Bronowski presentò un documentario televisivo, una pietra miliare nella storia della BBC, diviso in 13 parti intitolato The Ascent of Man, del 1973 : Il primo prodotto dell’ingegno umano che Bronowski decise di mostrare fu proprio la pieve di Romena. Questa scelta mi rimase molto impressa perché chiaramente dimostrava cosa l’uomo poteva trarre dalla grezza pietra: un’opera che ha il potere di trasmettere spiritualità anche agli animi più insensibili. Sia pure danneggiata e tarpata delle sue campate originali da terremoti e intemperie, la Pieve di Romena ha il potere di muovere le tempre più dure, i materialisti più incalliti. … continua a leggere La pieve di San Pietro a Romena
E iniziamo con la ciancinfricola il cui nome è già tutto un programma.
Vediamo perché: il suo appellativo deriva da due modi di dire dialettali e precisamente da cianciare e fricolare. Se il primo è di uso comune ancora oggi, nel senso che tutti sanno cosa siano le ciance, il fricolare è meno usato e diffuso. Ma non perdiamoci in ciance, ovvero senza perdersi in discorsi inutili, e vediamo invece di raccapezzare qualche significato per fricolare che pare derivare dal latino fricare, stuzzicare o sfregare, costruito in forma iterativa cioè indicativa di un’azione che si attua in modo ripetuto, da cui fricolare, quasi un fare e rifare senza costrutto. … continua a leggere La “ciancinfricola” ed altre due pietanze con le uova all’uso di Toscana
Siamo a Castiglione di Garfagnana nell’alta valle del Serchio. La luminosa giornata di sole rende ancora più brillante il paesaggio, lussureggiante di verdi cangianti e ancora pallidi in questo primo scorcio di primavera, che ci accompagna lungo la strada che da Pieve Fosciana ci porta verso la cima di un promontorio su cui sorge la cittadella fortificata. Non è facile da immginare perchè Castiglione è davvero particolare con la sua cinta muraria ben conservata, i suoi torrioni e il maschio; ma non solo: stradette lastricate, alte mura, slarghi, splendide chiese, silenzio, spazi fioriti, tutto curato, ordinato; è piacevole trascorrere all’interno e scoprire, lì, proprio sotto la rocca un vero gioiello dell’arte medievale: la splendida facciata della chiesa di San Michele.
Quando i Romani fondarono Florentia nel I secolo a.C., la città non nacque come un semplice insediamento urbano isolato, ma come il fulcro di un territorio organizzato secondo un rigoroso schema agrario e viario: la centuriazione. Questo sistema consisteva nella suddivisione del territorio in grandi quadrati regolari (centurie), delimitati da una griglia di strade orientate secondo due assi fondamentali: i cardini (direzione nord-sud) e i decumani (direzione est-ovest).
Ancora oggi, osservando con attenzione la topografia dell’area urbana e suburbana di Firenze, è possibile riconoscere tracce di questa antica organizzazione del territorio.
Edizione ottocentesca dei “Ricordi” edita da Le Monnier
Un mercante fiorentino vissuto fra tre e quattrocento, Giovanni di Paolo Morelli*, compilando, com’era costume allora, le proprie memorie, scrisse sul Mugello, luogo di origine della sua famiglia, parole preziose poiché nel loro genere costituiscono la testimonianza diretta di un’epoca in cui il territorio emerge, dalla notte della storia.
Eppure non è il quadro che Giovanni Morelli intende dipingerci che ci rivela il Mugello in un’epoca in cui ha già recuperato il ‘classico’, è piuttosto quello che egli inconsciamente ci comunica e si impegna ad illustraci non solo il Mugello nella sua essenza vera, profonda, ma le radici stesse della nostra civiltà, una civiltà nata da un progetto. Il progetto dei nostri antenati del medioevo era chiaro: recuperare gli splendori dell’Età Classica.
Il testo del Morelli è stato da me aggiustato nella forma e nel lessico per facilitarne la lettura e per renderne più spedita l’acquisizione da parte di chi non è abituato al linguaggio letterario toscano dell’epoca.
*Giovanni di Paolo Morelli nasce a Firenze nel 1371 da una famiglia giunta in città nel corso del XII secolo. Sposa unaAlberti e per questo rischia l’esilio data l’inimicizia di questa famiglia con quella degli Albizi al potere, ma infine diventa Gonfaloniere e nel 1427, Priore di giustizia. Fu capostipite di una dinastia di cronisti. (Giovanni Caselli, da “Mugello, giardino di Firenze” 2008)
Territorio di Firenze, Prato e Pistoia in una antica carta
Il territorio, che si estende tutto attorno a Firenze e che le nostre vie traversano per diversi chilometri, contiene i resti archeologici che per secoli e secoli hanno caratterizzato la vita e il lavoro di chi viveva in campagna con il sistema della “mezzadria”. Chi non lo conosce, perché è troppo giovane per averlo visto, ma ne ha letto e anche studiato, lo descrive come “il paesaggio della mezzadria” che oggi ha solo lasciato pochi residui. La mezzadria era un sistema di produzione, anzi un sistema di vita, quando la nostra vita consisteva essenzialmente di produzione ai fini della riproduzione, che risale alla preistoria ed esisteva in epoca etrusca. La mezzadria era il sistema istituzionalizzato che caratterizzava il rapporto tra il contadino e il proprietario del terreno. Nell’epoca precedente all’ellenismo, ossia alla conquista della Persia da parte di Alessandro Magno, da noi l’epoca etrusca arcaica, fino al IV secolo a.C., la terra apparteneva agli dei che avevano un rapporto diretto con i sacerdoti che con gli dei comunicavano. … continua a leggereUno studio geo-storico del territorio fiorentino