A Montesenario: ghiacciaie e burraie lungo il sentiero B1

Il Percorso ad anello B1 delle burraie alle pendici del Monte Senario

di Salvina Pizzuoli

Ghiacciaia a Montesenario
Ghiacciaia

Siamo a Monte Senario, l’antico Asinarius o Sinarius, posto, come scriveva lo storico Repetti, “tra la Sieve e il Mugnone a 4 miglia toscane a scirocco di Vaglia e a 10 miglia toscane a ostro di Firenze”.

Ci porta fin quassù non il caldo afoso che la nostra bella Firenze sa regalarci in più giornate estive, ma un percorso a piedi, inaugurato da poco, realizzato dalla Pro loco di Vaglia in collaborazione col Circolo Arci “Chiari di luna” e il contributo dell’Amministrazione Comunale, alla scoperta di antichi cimeli dell’attività rurale: la grande ghiacciaia e le burraie; così grande da essere la più imponente d’Europa e tale ancora oggi si presenta alla vista del visitatore … continua a leggere   Archeologia rurale: ghiacciaie e burraie

I conti Guidi e il Casentino (8)

Pubblichiamo a puntate la storia di Poppi a cura di Giovanni Caselli

Diploma di Ottone III (Milano, Archivio di Stato)
Diploma di Ottone III (Milano, Archivio di Stato)

I Conti Guidi si ritenevano legittimati dal Sacro Romano Impero nell’esercizio del loro potere e vantavano il titolo di Conti Palatini conferito loro dall’Imperatore. Con cadenza trentennale – cioè circa ogni generazione – i Conti ricevevano diplomi dall’Imperatore a conferma del loro dominio su castelli, villaggi e terre che erano determinati dalla politica imperiale relativa a tutta l’Italia e all’area tosco- romagnola in particolare. Tuttavia questo potere non era mai assoluto, ma condiviso con varie modalità e continue revisioni di accordi, con gli altri poteri: il potere della Chiesa e quello dei Comuni. La priorità del diritto legale di proprietà su un dato territorio era conferita dalla documentata antichità del suo possesso. I Conti facevano spesso riferimento agli antenati Longobardi per reclamare la loro proprietà su un determinato distretto. … continua a leggere Poppi e il Casentino dei Guidi (8)

Civitella Marittima

La formella con lo stemma di Civitella Marittima
La formella con lo stemma di Civitella

Siamo a Civitella Marittima un borgo murato sulle colline della Maremma grossetana. La storia ci racconta che il fondatore di questo antico castello fosse Ildebrandino di Gherardo degli Ardengheschi, una potente famiglia di feudatari insediata in Maremma dal capostipite Ardengo, paladino di Carlo Magno. Furono acerrimi nemici di un’altra famiglia stanziata in Maremma, gli Aldobrandeschi.

Fu proprio da questa rivalità che nacque il castello di Civitella. A Roccastrada, a pochi chilometri, gli Aldobrandeschi avevano costruito un fortilizio con lo scopo di vigilare sull’importante strada che metteva in comunicazione il mare con l’interno. Il possente castello di Ildobrandino aveva così lo scopo di resistere agli eventuali attacchi da parte degli Aldobrandeschi al fine di ridurre sotto il loro potere anche l’ennesima località. Eresse una possente cinta di mura che inglobava la precedente torre, costruita dal padre, e i caseggiati che vi erano sorti all’intorno, facendo diventare il castello sua dimora e la cittadella il capoluogo della sua corte*.    … continua a leggere  Civitella Marittima, capoluogo della corte degli Ardengheschi 

Insediamenti villanoviani in Etruria

di Michele Zazzi

La cosiddetta cultura villanoviana (il nome deriva da Villanova di Castenaso, a est di Bologna, dove nel 1853 furono trovate per la prima volta dal conte – archeologo Giovanni Gozzadini evidenze di tale facies) si sviluppò all’incirca tra il IX e il VII secolo a.C.

Sito del Gran Carro
Sito del Gran Carro

In ordine alla facies in questione (caratterizzata dal rito funerario della cremazione, dalla deposizione delle ceneri in appositi cinerari biconici e da corredi composti da oggetti personali e ceramiche d’impasto) si distingue un villanoviano tirrenico in Toscana e nel Lazio, un Villanoviano emiliano in Emila, un Villanoviano romagnolo nelle Romagna ed in particolare a Verucchio, un nucleo isolato a Fermo nelle Marche, un Villanoviano a Capua, nel Salernitano ed a Sala Consilina. … continua a leggere Insediamenti villanoviani in Etruria

Le Saline di Tarquinia

Il borgo e le saline di Tarquinia
Il borgo e le saline

In uso già in epoca etrusca e romana le Saline situate sul lungomare di Tarquinia sono divenute Riserva Naturale Statale nel 1980, pur continuando a funzionare per l’etrazione del sale fino al 1998. … continua Archeologia industriale: Le Saline di Tarquinia

La treggia in Toscana

Una indagine etnologica su uno strumento di trasporto del mondo contadino del prof. Giovanni Caselli

Cos’è dunque la “Cultura della Treggia”? Anzitutto sarà bene chiarire che il termine “cultura” è qui inteso in senso antropologico e di questo ne ha data una precisa definizione Taylor [1], in senso etnologico è quel complesso insieme che racchiude conoscenza credenza, arte, morale, legge, costume ed ogni altra capacità ed abitudine acquisita dall’uomo come membro di una società”.    … continua a leggere    La cultura della treggia in Toscana

Le divinità degli Etruschi

Le divinità etrusche

Tomba dei Leopardi, situata nella Necropoli di Tarquinia (particolare)

Livio definiva il popolo di Veio di gran lunga il più religioso  eo magis dedita religionibus, quod excelleret arte colendi eas (Ab Urbe condita, V, 1). Gli Etruschi furono sicuramente tra i popoli italici i primi a costruire un’immagine antropomorfa degli dei, probabilmente influenzati dai contatti con il mondo greco.

Il loro Pantheon era presente nel cielo, nel mare, nella terra e sottoterra come risulta nel fegato di Piacenza, dove sono iscritte le divinità entro sedici caselle; gli Etruschi suddividevano il cielo in sedici regioni dentro le quali abitavano gruppi di divinità.   … continua a leggere    Il Pantheon degli Etruschi

 

Museo Archeologico di Abbadia a Isola

di Salvina Pizzuoli

Museo Archeologico di Abbadia Isola

Siamo ad Abbadia a Isola per un tour organizzato egregiamente dall’Ufficio Monteriggioni Turismo che comprende la visita al Museo Archeologico, contrassegnato dalla sigla MaM, recentemente inaugurato, i camminamenti sulle mura del castello, la visita al piccolo Museo delle armature, Monteriggioni in Arme, annesso all’Ufficio del Turismo con sede a Monteriggioni (per dettagli a questo link).

Ma procediamo con ordine e prepariamoci ad una visita che sa coniugare aspetti didattico culturali e paesaggistici.

Sì, ad Abbadia a Isola c’è un Museo Archeologico da non perdere per ben due motivi: il primo riguarda ovviamente i reperti, alcuni notevoli, che custodisce rinvenuti nel territorio; il secondo per i locali, molto particolari, che lo alloggiano.
Una storia antichissima si sente e si respira in questo luogo meravigliosamente ricostruito nel diorama che lo rappresenta nel XIII secolo:

… continua a leggereAd Abbadia a Isola c’è un Museo Archeologico da non perdere

Le vie ‘allargate’: Storia e trasformazione di via de’ Tornabuoni

da Guido Carocci, Firenze scomaparsa. Ricordi storico artistici, Firenze 1897

Firenze, via dei Tornabuoni
Tornabuoni

“In antico non fu che un piccolo tratto quello distinto col nome comune oggi a tutta questa via, larga, fiancheggiata da artistici e grandiosi palazzi, arricchita da stupendi negozi che fanno di essa un vero centro di eleganza e di buon gusto. Via de’ Tornabuoni ha da trent’anni (siamo nel 1881 quando l’autore scrive n.d.r.) a questa parte preso il posto della strada più splendida e più animata di Firenze, vincendo la mano a Via de’ Calzaioli. Via de’Tornabuoni era chiamato quel tratto, allora angustissimo, che fra Piazza degli Antinori e il canto del Palazzo Strozzi era stretto fra le case appartenute un giorno per la massima parte ai Tornabuoni ed alle altre famiglie dell’antica e celebre consorteria dei Tornaquinci. Il rimanente della strada fino al Ponte a S. Trinita traeva nome dal numero notevole di artefici che vi avevano le botteghe e si diceva via o corso dei Legnaioli. Nell’uso comune poi era chiamata lo Stradone di S. Trinita perché fu in un tempo la via più larga della città, tanto che vi si facevano le rassegne delle milizie e vi si tenevano pubbliche riunioni.

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I conti Guidi e il Casentino (7)

Pubblichiamo a puntate la storia di Poppi a cura di Giovanni Caselli

Gli stranieri a Poppi

Poppi, castello e abitato antico

Appare assai chiaro da tutti i documenti che i borghi e i centri storici del Casentino erano popolati, dai tempi più antichi e fino al XVIII secolo, da genti di ogni provenienza.
Al tempo della signoria dei Conti di Battifolle si calcola che il 10% degli abitanti di Poppi fossero forestieri. I documenti dimostrano provenienze da Firenze e dai dintorni, dal Valdarno superiore, da Arezzo, Siena, Prato, Pisa, Pistoia, Cortona, Borgo San Sepolcro, Val di Nievole, Romagna, Lombardia, Marche, Genova, Venezia, Ragusa, Gran Bretagna, Belgio Germania, Provenza, Catalogna.
Era tradizione che i Conti di Poppi garantissero ospitalità ai forestieri e a volte si trattava di asilo politico e protezione di ricercati dalla giustizia. I muratori e gli scalpellini in particolare provenivano tutti dal milanese e dalla Svizzera. Si trovano a Poppi muratori di Como, Val Safena, Brescia, Milano, Val Camonica, Varese, Lugano, Origlio ecc. … continua a leggere Poppi e il Casentino dei Guidi (7)