Insediamenti villanoviani in Etruria

di Michele Zazzi

La cosiddetta cultura villanoviana (il nome deriva da Villanova di Castenaso, a est di Bologna, dove nel 1853 furono trovate per la prima volta dal conte – archeologo Giovanni Gozzadini evidenze di tale facies) si sviluppò all’incirca tra il IX e il VII secolo a.C.

Sito del Gran Carro
Sito del Gran Carro

In ordine alla facies in questione (caratterizzata dal rito funerario della cremazione, dalla deposizione delle ceneri in appositi cinerari biconici e da corredi composti da oggetti personali e ceramiche d’impasto) si distingue un villanoviano tirrenico in Toscana e nel Lazio, un Villanoviano emiliano in Emila, un Villanoviano romagnolo nelle Romagna ed in particolare a Verucchio, un nucleo isolato a Fermo nelle Marche, un Villanoviano a Capua, nel Salernitano ed a Sala Consilina. … continua a leggere Insediamenti villanoviani in Etruria

Le Saline di Tarquinia

Il borgo e le saline di Tarquinia
Il borgo e le saline

In uso già in epoca etrusca e romana le Saline situate sul lungomare di Tarquinia sono divenute Riserva Naturale Statale nel 1980, pur continuando a funzionare per l’etrazione del sale fino al 1998. … continua Archeologia industriale: Le Saline di Tarquinia

La treggia in Toscana

Una indagine etnologica su uno strumento di trasporto del mondo contadino del prof. Giovanni Caselli

Cos’è dunque la “Cultura della Treggia”? Anzitutto sarà bene chiarire che il termine “cultura” è qui inteso in senso antropologico e di questo ne ha data una precisa definizione Taylor [1], in senso etnologico è quel complesso insieme che racchiude conoscenza credenza, arte, morale, legge, costume ed ogni altra capacità ed abitudine acquisita dall’uomo come membro di una società”.    … continua a leggere    La cultura della treggia in Toscana

Le divinità degli Etruschi

Le divinità etrusche

Tomba dei Leopardi, situata nella Necropoli di Tarquinia (particolare)

Livio definiva il popolo di Veio di gran lunga il più religioso  eo magis dedita religionibus, quod excelleret arte colendi eas (Ab Urbe condita, V, 1). Gli Etruschi furono sicuramente tra i popoli italici i primi a costruire un’immagine antropomorfa degli dei, probabilmente influenzati dai contatti con il mondo greco.

Il loro Pantheon era presente nel cielo, nel mare, nella terra e sottoterra come risulta nel fegato di Piacenza, dove sono iscritte le divinità entro sedici caselle; gli Etruschi suddividevano il cielo in sedici regioni dentro le quali abitavano gruppi di divinità.   … continua a leggere    Il Pantheon degli Etruschi

 

Museo Archeologico di Abbadia a Isola

di Salvina Pizzuoli

Museo Archeologico di Abbadia Isola

Siamo ad Abbadia a Isola per un tour organizzato egregiamente dall’Ufficio Monteriggioni Turismo che comprende la visita al Museo Archeologico, contrassegnato dalla sigla MaM, recentemente inaugurato, i camminamenti sulle mura del castello, la visita al piccolo Museo delle armature, Monteriggioni in Arme, annesso all’Ufficio del Turismo con sede a Monteriggioni (per dettagli a questo link).

Ma procediamo con ordine e prepariamoci ad una visita che sa coniugare aspetti didattico culturali e paesaggistici.

Sì, ad Abbadia a Isola c’è un Museo Archeologico da non perdere per ben due motivi: il primo riguarda ovviamente i reperti, alcuni notevoli, che custodisce rinvenuti nel territorio; il secondo per i locali, molto particolari, che lo alloggiano.
Una storia antichissima si sente e si respira in questo luogo meravigliosamente ricostruito nel diorama che lo rappresenta nel XIII secolo:

… continua a leggereAd Abbadia a Isola c’è un Museo Archeologico da non perdere

Le vie ‘allargate’: Storia e trasformazione di via de’ Tornabuoni

da Guido Carocci, Firenze scomaparsa. Ricordi storico artistici, Firenze 1897

Firenze, via dei Tornabuoni
Tornabuoni

“In antico non fu che un piccolo tratto quello distinto col nome comune oggi a tutta questa via, larga, fiancheggiata da artistici e grandiosi palazzi, arricchita da stupendi negozi che fanno di essa un vero centro di eleganza e di buon gusto. Via de’ Tornabuoni ha da trent’anni (siamo nel 1881 quando l’autore scrive n.d.r.) a questa parte preso il posto della strada più splendida e più animata di Firenze, vincendo la mano a Via de’ Calzaioli. Via de’Tornabuoni era chiamato quel tratto, allora angustissimo, che fra Piazza degli Antinori e il canto del Palazzo Strozzi era stretto fra le case appartenute un giorno per la massima parte ai Tornabuoni ed alle altre famiglie dell’antica e celebre consorteria dei Tornaquinci. Il rimanente della strada fino al Ponte a S. Trinita traeva nome dal numero notevole di artefici che vi avevano le botteghe e si diceva via o corso dei Legnaioli. Nell’uso comune poi era chiamata lo Stradone di S. Trinita perché fu in un tempo la via più larga della città, tanto che vi si facevano le rassegne delle milizie e vi si tenevano pubbliche riunioni.

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I conti Guidi e il Casentino (7)

Pubblichiamo a puntate la storia di Poppi a cura di Giovanni Caselli

Gli stranieri a Poppi

Poppi, castello e abitato antico

Appare assai chiaro da tutti i documenti che i borghi e i centri storici del Casentino erano popolati, dai tempi più antichi e fino al XVIII secolo, da genti di ogni provenienza.
Al tempo della signoria dei Conti di Battifolle si calcola che il 10% degli abitanti di Poppi fossero forestieri. I documenti dimostrano provenienze da Firenze e dai dintorni, dal Valdarno superiore, da Arezzo, Siena, Prato, Pisa, Pistoia, Cortona, Borgo San Sepolcro, Val di Nievole, Romagna, Lombardia, Marche, Genova, Venezia, Ragusa, Gran Bretagna, Belgio Germania, Provenza, Catalogna.
Era tradizione che i Conti di Poppi garantissero ospitalità ai forestieri e a volte si trattava di asilo politico e protezione di ricercati dalla giustizia. I muratori e gli scalpellini in particolare provenivano tutti dal milanese e dalla Svizzera. Si trovano a Poppi muratori di Como, Val Safena, Brescia, Milano, Val Camonica, Varese, Lugano, Origlio ecc. … continua a leggere Poppi e il Casentino dei Guidi (7)

Il Ducato di Modena e le sue navi

di Guglielmo Evangelista

L’avviso Authion
Authion

Lo sbocco al mare del Ducato di Modena si limitava a quei territori che, incuneati fra il Regno di Sardegna e il Granducato di Toscana, scendevano fino a Massa e Carrara arrivando ad affacciarsi sul mar Tirreno che quindi lambiva per un breve tratto lo stato modenese.

Si trattava di un’area che fu acquisita di fatto nel 1741 da Ercole III d’Este a seguito del matrimonio con Teresa Cybo-Malaspina che però fu incorporata definitivamente solo nel 1829 come eredità di tale casato.

Era fondamentalmente estranea per tradizioni ed interessi al Ducato, stato interno e continentale, ma che era economicamente importante, perché il clima permetteva una buona produzione agricola e, soprattutto, per la presenza delle cave di marmo. … continua a leggere Il Ducato di Modena e le sue navi

Brisighella, in provincia di Ravenna

di Salvina Pizzuoli

Brisighella:“sulla sinistra del fiume Lamone, caratterizzato dalla presenza di tre colli di selenite; frequentato per cure termali, sorge in area ricca di reperti archeologici anche preromani. Le origini del Castrum Brasichellae sono incerte; la fondazione viene comunemente attribuita a Maghinardo Pagani nel sec. XIII. Il Polloni riferisce un’attestazione del toponimo dell’anno 1371 «Brisghella» e propone un etimo da un prelatino brisca, bresca, da cui il romagnolo bresca ‘favo’, siciliano briscale ‘terra spugnosa, gessosa’, e dice che «tale è la natura delle colline brisighellesi». Ma il toponimo probabilmente non va separato da una voce brejega che in territorio polesano significa ‘piccola parte di terreno’ (Lorenzi 1908); la parola è in rapporto con l’italiano briciola, ed e alla base di denominazioni toponimiche del Polesine come Brefega e Brefeghina

Oggi ci spingiamo ultra limes, ma di poco: tra la provincia di Firenze e quella di Ravenna, dopo Marradi e verso Brisighella. Abbiamo preferito percorrere la vecchia Faentina per la molteplicità di paesaggi e slarghi e scorci di acque che offre il paesaggio dove serpeggia il Lamone, un bel corso d’acqua che ci accompagnerà fino alla nostra meta. … continua a leggere Brisighella

Marina del Giglio a fine ‘800

da:  Guido Carocci, Bagni e villeggiature in Toscana, Firenze 1899

Isola del Giglio (1740)

Piccolo villaggio nell’Isola del Giglio- Uffici di posta e telegrafo al Castello del Giglio- Approdo dei vapori che fanno il servizio dell’arcipelago Toscano

La Marina ed il Castello.- Una borgata pittorescamente disposta a semicerchio lungo la riva di un golfo che serve di porto, dove possono comodamente approdare i vapori e le navi di grossa portata, difeso da una torre e da alcune opere murali, costituisce la Marina del Giglio, mentre il castello, capoluogo di comunità, e residenza delle autorità, posa gagliardamente sulla ripida pendice orientale di un poggio sovrastante al golfo. L’isola del Giglio, che per ampiezza e per numero d’abitanti è la seconda dell’arcipelago Toscano, ha una superficie di circa 12 chilometri di terreno in gran parte montuoso, ma feracissimo e condotto quasi tutto a coltivazione in grazia del l’operosità prodigiosa degli abitanti che ammontano ad oltre 1600.

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