Tarquinia: Santa Maria in Castello

Tarquinia, Santa Maria in Castello, abside

La sua storia si perde nel medioevo quando ne fu iniziata la costruzione nel 1121. La sua elegante facciata si apre all’interno del comprensorio murario fortificato su un ampio spiazzo su cui si eleva una torre  gentilizia, la più alta della città. Colpisce della sua struttura la bella bifora che sovrasta i tre ingressi di cui quello centrale è il principale come mostra la particolare ornamentazione che merita di essere ammirata da vicino. Qualificata e firmata come opera cosmatesca si articola in motivi geometrici e musivi. Una breve digressione da dedicare all’attività dei cosmateschi: con questo termine si indicano gli artigiani che nei secoli 12° e 13° operavano manufatti in marmo caratterizzata da motivi geometrici inseriti in zone decorate in marmo bianco di cui detenevano il monopolio di quelli antichi, alternate a motivi policromi a mosaico. … continua a leggere Santa Maria in Castello

La gens Spurinna di Tarquinia

di Michele Zazzi

Ricostruzione degli elogia tarquiniensia
Ricostruzione degli elogia tarquiniensia

Le fonti ci riportano nomi e cariche di illustri personaggi appartenenti alla potente famiglia degli Spurinna di Tarquinia.
Le fonti principali sulla gens in argomento sono i cd “Elogia degli Spurinna” (o Elogia Tarquiniensia), epigrafi in latino del periodo imperiale, databili al I secolo d.C., ritrovate presso il tempio dell’Ara della Regina (Tarquinia). Si tratta di iscrizioni su marmo poste su basi di statue onorarie che intendevano celebrare gli antenati (etruschi) di una famiglia senatoria romana i Vestricii Spurinnae. I monumenti, che si riferiscono a tre membri della famiglia vissuti tra la fine del V e la metà del IV secolo a.C. (Velthur Spurinna Larthis, Velthur Spurinna Velhturis e Aulus Spurinna Velthuris, rispettivamente capostipite, figlio e nipote), ci sono pervenuti in stato frammentario e con lacune nel testo che rendono piuttosto difficile la loro interpretazione. 

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La macchia di Migliarino: storia di un ecosistema

La macchia di Migliarino

È una vasta pineta che si stende oltre il Serchio, tra il lago di Massaciuccoli e il mare per 2400 ettari; dal 1979 fa parte del Parco naturale di Migliarino – San Rossore – Massaciuccoli. Un visitatore illustre la descrive durante una gita nel 1768:

[…] dopo aver passato il Serchio, fui a visitare la macchia di Migliarino che è lunga miglia 4 lungo il mare e larga due, ed osservai ch’era molto buona e composta di cerri, lecci e farnie […] ed è piena di bestiame e maiali e rende da 3.000 scudi l’anno al duca Salviati. La macchia però è molto folta, ma vi sono molte acque palustrose e delle lame di mare. Lungo la spiaggia del mare verso la metà del bosco vi e la torre detta di Migliarino*

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La costa toscana da Piombino a Punta Ala in antiche mappe

Promontorio di Punta Ala (metà XVII secolo)
Promontorio di Punta Ala (metà XVII secolo)

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Antiche mappe della costa toscana: da Piombino a Punta Ala

Lastra a Signa

di Salvina Pizzuoli

Lastra a Signa, cinta muraria
Lastra a Signa, cinta muraria

Le prime documentazioni datano tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo la presenza di un insediamento in felice posizione: il fiume, il Porto di Mezzo, il ponte sull’Arno, l’antica via Pisana, le cave di arenaria nelle colline limitrofe a cui aggiungere, non lontana, la presenza di un nucleo urbano in grande espansione quale era quello di Firenze. La denominazione di “lastra” gli deriva probabilmente dalla presenza delle cave anche se si affiancava in origine a quello di Gangalandi dal nome di una famiglia di conti e signori feudali che dominava sul territorio. Sarà comunque la vicinanza di Firenze a tracciare la storia dell’insediamento quando nel XII secolo si sostituirà al potere dei signori locali con la volontà di costituire una serie di baluardi lungo la via Pisana a difesa da attacchi esterni e a tutela delle attività commerciali che si svolgevano nel Porto di Mezzo, importante scalo fluviale per merci destinate all’approvvigionamento di Firenze e, verso Pisa, per i traffici marittimi, con la viabilità garantita per le altre destinazioni dalla presenza del ponte sull’Arno. … continua a leggere Visita al centro storico di Lastra a Signa, un borgo murato

La torre e il castello delle Rochette

di Salvina Pizzuoli

tratto da: A. Ferrini S. Pizzuoli, Da Rocchette a Bocca d’Ombrone: luoghi storia personaggi ParvaLicetEdizioni 2026

La torre delle Rocchette
La torre delle Rocchette

Siamo lungo il litorale toscano e precisamente, come lo colloca geograficamente il Repetti, tra il promontorio o capo della Troia ed il castello di Castiglion della Pescaia.

Siamo in Maremma a pochi chilometri da Castiglione della Pescaia: a sinistra un ampio e lungo litorale sabbioso, davanti a noi un mare limpido e trasparente, a destra uno sperone di roccia proteso sul mare e in alto, sospesa tra cielo e acque, una torre circondata da un recinto irregolare in muratura, l’antica torre d’avvistamento, la torre delle Rocchette. È un castelletto ridotto ad una torre guardacoste sebbene da essa prendesse il nome una distrutta chiesa plebana, siccome lo prende tuttora un piccolo padule detto del Pian di Rocca. Così la descrizione del Repetti nel suo Dizionario dove ha fotografato geograficamente e storicamente paesi e borghi e città della Toscana, senza tralasciare neanche il più piccolo agglomerato. … continua a leggere La Torre delle Rochette

Un itinerario in Casentino

Itinerario: Soci – Cerreto – Marciano – Il Fraghello – Casa Corbellini – Gressa – Poggiolo – Molino di Gressa – Soci.

di Giovanni Caselli

Passeggiate casentinesi

Soci sorge su una strada antica – oggi SS 71 dei Mandrioli – che collegando Partina all’Arno, ai piedi di Bibbiena, percorre il dosso regolare di un risalto del terreno (cono di deiezione) delimitato da un lato dal Torrente Archiano, dall’altro dal Fosso Rignano. Si tratta di una fertile area pianeggiante delimitata da due lunghi dossi collinari terminanti uno con Bibbiena, l’altro con Memmenano. In epoca romana questo territorio, ben drenato e centuriato, comprendeva almeno tre latifondi. Scavi effettuati nel tempo dal Gruppo Archeologico Casentinese dimostrano che il primo faceva capo alla villa scavata nel podere Domo, presso Marena, l’altro alla villa i cui resti giacciono sotto Pieve di Partina e il terzo su una villa rustica i cui impianti per la produzione di vino e olio sono stati scavati a Ciliegi di Balzano, presso Soci. … continua a leggere Passeggiate casentinesi

Casa colonica in Toscana

Casa colonica in Toscana
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Casa colonica in Toscana
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San Cassiano di Controne: Interno

di Salvina Pizzuoli

Visitare l’interno della Chiesa di San Cassiano è vivere un viaggio nel tempo, un’esperienza sostanziale che conquista e l’occhio e lo spirito per la bellezza delle sue opere artistiche, per i  messaggi simbolici delle tarsie pavimentali, per la struttura rimasta originale, senza subire rimaneggiamenti o alterazioni nel tempo. Le tarsie pavimentali ne sono un elemento principe ma non l’unico.
La chiesa è a tre navate: la navata centrale si apre alle navate laterali su colonne massicce. Solo alcune presentano capitelli decorati; particolare quello della prima colonna a destra, parte del quale non più visibile: figure umane stilizzate tra elementi vegetali, in un intreccio tra umano e natura che suggerisce la vitalità, la rinascita, il legame tra uomo e creazione.

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San Cassiano di Controne: il Museo

di Salvina Pizzuoli

Volto del giovane cavaliere datato XV secolo attribuito a Jacopo della Quercia

Di fronte alla chiesa di San Cassiano il piccolo e prezioso Museo: è ospitato dentro l’antico oratorio sede della confraternita del Santissimo Sacramento e Nome di Gesù, datato 1657. Il progetto di restauro e di riadattamento a sede museale, voluto dalla parrocchia per esporvi il gruppo equestre attribuito a Jacopo della Quercia, fino ad allora conservato presso la casa canonica, si realizza nell’agosto del 2012 quando venne inaugurata la sala espositiva che nel marzo del 2018 diverrà  museo parrocchiale.

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