Storia di Portoferraio

La nascita di Cosmopoli: Portoferraio nella storia e nell’architettura militare
Portoferraio in una carta del 1696

Nel suo volume Bagni e villeggiature in Toscana (Firenze, 1899), l’illustre storico e archeologo Guido Carocci ci regala un affascinante ritratto di Portoferraio, ripercorrendo l’evoluzione di quella che nacque come un semplice villaggio di pescatori e scaricatori di ferro e divenne una delle piazzaforti militari più inespugnabili d’Europa.

Il vero punto di svolta per la città avvenne nel 1548, quando il Granduca Cosimo I de’ Medici acquistò questa porzione dell’Isola d’Elba per trasformarla nel cuore della potenza marittima toscana. Sotto la guida dell’architetto Giovan Battista Camorini da San Marino, sorsero in tempi record imponenti fortificazioni che sfruttavano la perfetta conformazione naturale della costa: il Forte del Falcone, il Forte Stella e la Linguella. Questa nuova città fortificata, battezzata originariamente dallo stesso granduca con il nome di Cosmopoli, dimostrò nei secoli successivi la sua totale inespugnabilità, resistendo agli assalti delle flotte turche e francesi.

Dalle vicende napoleoniche del 1814 fino alla successiva riconversione industriale e commerciale, Carocci ci accompagna alla scoperta di una Portoferraio “linda, pulita, brillante, gaia”, dove le imponenti mura medicee non sono più una minaccia bellica, ma straordinari monumenti d’architettura tutti da ammirare.

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Ludovico Ariosto in Garfagnana

la difficile gestione dell’ordine pubblico tra banditismo e dovere istituzionale

Ludovico Ariosto in un ritratto di Tiziano

L’esperienza governativa di Ludovico Ariosto in Garfagnana, svoltasi tra il 1522 e il 1525, rappresenta uno dei capitoli più complessi e biograficamente fecondi del letterato ferrarese, offrendo un vivido spaccato delle contraddizioni del Rinascimento italiano. Inviato dal duca Alfonso I d’Este a pacificare una regione periferica, strutturalmente instabile e profondamente segnata dal fenomeno del banditismo, il poeta si trovò a esercitare le funzioni di commissario ducale in un contesto di estrema precarietà istituzionale. Il contrasto tra la raffinata dimensione cortigiana – e la contestuale aspirazione all’otium letterario – e l’aspra realtà dell’ordine pubblico emerge con chiarezza dal corpus epistolare ariostesco. In queste lettere, segnate da una profonda frustrazione per la carenza di sussidi centrali, l’autore giunge a paventare l’abbandono del mandato, rivelando la drammatica scissione tra la fragilità dell’uomo e il rigore del funzionario pubblico.

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Quando a Firenze la lettura diventò un piacere per tutti

… e nacquero le biblioteche pubbliche

Interno di una stamperia
Interno di una stamperia

Se oggi consideriamo la lettura un gesto quotidiano, un piacere accessibile a chiunque o un momento di condivisione nei caffè letterari, lo dobbiamo in gran parte a un secolo straordinario: il Settecento. E se c’è una città in cui questa rivoluzione silenziosa ha lasciato un’impronta indelebile, quella è Firenze.

Nel XVIII secolo, la culla del Rinascimento si trasforma in un laboratorio culturale a cielo aperto. I libri smettono di essere tesori gelosamente custoditi nei palazzi nobiliari o nei monasteri e iniziano a circolare tra le strade, i caffè e i teatri, intercettando un pubblico completamente nuovo: i giovani, la borghesia e, per la prima volta in modo significativo, le donne.

Ma come si leggevano i libri nella Firenze del Settecento? Chi erano i librai che animavano il centro storico e come sono nate le prime vere biblioteche pubbliche della città?

Tra stamperie e caffè

Tra il 1743 e il 1767, le vie di Firenze erano animate da un fittissimo reticolo di librerie e stampatori. Accanto alla prestigiosa Stamperia Granducale, botteghe grandi e piccole offrivano cataloghi sempre più ricchi, spesso importando novità dall’estero grazie all’intraprendenza di librai lungimiranti (inclusi molti francesi).

La vera rivoluzione, tuttavia, fu il modo di vivere il libro. Leggere non era più un atto solitario e accademico. Nelle librerie e nei primi caffè ci si incontrava per discutere, scambiarsi opinioni e commentare le ultime novità editoriali sorseggiando cioccolata o tè. Il libro era diventato il motore di una nuova socialità, un simbolo di piacere e utilità pratica.

Aprono la Magliabechiana e la Marucelliana

È in questo clima di fermento che la cultura fiorentina compie il suo passo più democratico: la nascita della biblioteca intesa come servizio pubblico. Nel 1747 apre ufficialmente le porte la Biblioteca Magliabechiana (il nucleo della futura Nazionale), seguita nel 1752 dalla Biblioteca Marucelliana. Per i cittadini non si trattava più di chiedere un “favore” al proprietario della collezione, ma di esercitare un vero e proprio diritto all’istruzione e alla curiosità.

👉 Leggi l’articolo “Libri e lettori a Firenze nel XVIII secolo” su Tuttatoscana


Settembre 1944: la Quinta Armata e la corsa verso i passi dell’Appennino

Approaching the Gothic Line

Nel settembre del 1944, il fronte italiano della Seconda Guerra Mondiale visse una delle sue fasi più concitate e strategiche. Dopo la liberazione di Firenze, le forze alleate si trovarono davanti alla monumentale sfida di violare la Linea Gotica, il formidabile sistema difensivo tedesco arroccato sull’Appennino tosco-emiliano.

Basato sulle cronache storiche ufficiali della Quinta Armata americana curate da Chester G. Starr, questo approfondimento ricostruisce i giorni decisivi in cui i piani militari dovettero piegarsi alla dura realtà del terreno e alle imprevedibili mosse del nemico.

I ripiegamenti tedeschi e il cambio di strategia

L’avanzata alleata a nord dell’Arno, iniziata nei primi giorni di settembre, fu caratterizzata da una sorpresa: i tedeschi, pressati dall’offensiva dell’Ottava Armata sul versante adriatico, scelsero di ritirarsi progressivamente senza ingaggiare battaglia in pianura. Questo doppio ripiegamento volontario costrinse il comando alleato a riorganizzare continuamente le postazioni d’artiglieria e le zone di raccolta delle truppe.

Inoltre, la natura stessa si oppose agli Alleati: le forti piogge portarono l’Arno in piena, distruggendo ponti galleggianti e rendendo i ponti Bailey di Firenze arterie vitali per il rifornimento dei corpi d’armata.

Il Passo del Giogo: la chiave per la Pianura Padana

Davanti alle fortificazioni della Linea Gotica, il comando del II Corpo prese una decisione cruciale: evitare l’assalto frontale al pesantemente difeso Passo della Futa. L’attacco principale venne così deviato verso il Passo del Giogo, un settore considerato meno fortificato ma strategicamente decisivo per puntare su Firenzuola e aggirare le difese nemiche.

L’avanzata, iniziata in modo spedito il 10 settembre, rallentò bruscamente non appena le avanguardie della 91ª e della 34ª Divisione si trovarono ai piedi dei capisaldi montuosi (i monti Calvi, Monticelli e Altuzzo). Lì, tra campi minati e un fitto fuoco di sbarramento, i progressi si ridussero a poche centinaia di metri al giorno.


Vai alla pagina dedicata: Verso la Linea Gotica: l’avanzata alleata del settembre 1944


Specialità della cucina di Lucca e dintorni

piatti tipici lucchesi

Dalle zuppe primaverili ricche di legumi e ortaggi ai robusti stracotti cotti lentamente nella terracotta, ogni specialità racconta il legame profondo tra territorio, storia e convivialità.

La cucina toscana celebra i sapori autentici della terra, unendo ingredienti freschi e di stagione in piatti ricchi di storia. Questo sontuoso banchetto, ambientato sullo sfondo di un antico borgo medievale cinto da mura, incarna perfettamente la filosofia della cucina povera e contadina, capace di trasformare elementi semplici in veri capolavori culinari.

La Garmugia, una vera leccornia lucchese

La Scarpaccia dolce o salata?

Il Peposo: alla fornacina o alla viareggina?

Il farro, storia e ricette toscane

La Biadina lucchese del “Tista”

Sulla via del Montecucco, tra borghi e paesaggi della Maremma amiatina

Cinigiano e il Castello di Porrona
Cinigiano e il Castello di Porrona

Vigneti, oliveti, pievi e castelli accompagnano il viaggio nelle terre del Montecucco. Due itinerari di Tuttatoscana invitano a percorrere questa parte della Maremma grossetana, seguendo strade che attraversano la campagna e conducono a borghi ricchi di storia.

Il primo percorso, Sulla via del Montecucco: da Paganico ad Arcidosso, è un itinerario in auto che parte da Paganico e si dirige verso le pendici dell’Amiata. Lungo la strada si incontrano colline coltivate a vite e olivo, la pieve di Santa Maria a Lamula e, infine, il borgo di Arcidosso, dominato dalla rocca aldobrandesca.

Il secondo articolo, Lungo la via del Montecucco: Cinigiano e il Castello di Porrona, si sofferma sul paesaggio della Maremma amiatina e su due dei suoi centri storici. Da Cinigiano il viaggio prosegue fino al borgo murato di Porrona, tra antiche case, una piccola chiesa e il castello.

Le due letture permettono di scoprire luoghi diversi di uno stesso territorio, dove il vino Montecucco si lega alla storia dei borghi e al paesaggio che li circonda.

Caffè storici di Firenze: artisti e letterati tra Otto e Novecento

di Salvina Pizzuoli

Caffè Gilli la vetrata liberty con l'orologio
Caffè Gilli la vetrata liberty con l’orologio

Un caffè, una cioccolata, una conversazione che si accende: tra Otto e Novecento i locali fiorentini erano luoghi di ritrovo, ma anche di confronto e di fermento artistico e letterario. In questi due articoli Salvina Pizzuoli ne ripercorre storie, personaggi e curiosità, invitandoci a guardare con occhi diversi i tavolini a cui ci sediamo oggi.

Rosticcerie, venditori ambulanti e caffè a Firenze nel XVIII secolo

I Caffè Storici Settecenteschi a Firenze

a cura della Redazione 

Giuseppe Conti Firenze vecchia, frontespizio delle'edizione Vallecchi del 1928
Giuseppe Conti Firenze vecchia, frontespizio delle’edizione Vallecchi del 1928

Per riscoprire questa affascinante microstoria attraverso il saggio di Salvina Pizzuoli, ecco i protagonisti e i luoghi simbolo della Firenze dell’epoca:

  • Bottega del Burma (Via Porta Rossa): Citata nelle cronache storiche e nei componimenti satirici dell’epoca (come la celebre Cicalata di Giulio Benedetto Lorenzini), è storicamente riconosciuta come la prima vera bottega del caffè aperta a Firenze.
  • Caffè di Panone (Via Por Santa Maria / Porta Rossa): Uno dei ritrovi più celebri del secolo. Era frequentato quotidianamente dai “galantuomini” e dai dotti della città per sollevare lo spirito con scambi intellettuali.
  • Caffè dello Svizzero (Via dei Calzaiuoli): Centro nevralgico della sociabilità cittadina, noto per la diffusione dei primi giornali e dei fogli d’informazione d’ispirazione illuminista.
  • Bottega dei Pani Dolci (Oggi Caffè Gilli): Fondata nel 1733 da una famiglia di pasticceri svizzeri in via dei Calzaiuoli, è l’unico nucleo originario del Settecento sopravvissuto fino ai giorni nostri, oggi simbolo di Piazza della Repubblica.

👉 Per leggere l’approfondimento completo sulle botteghe del caffè e sullo street food settecentesco, consulta il saggio di Salvina Pizzuoli su TuttaToscana.


vedi anche:

Microstoria in cucina: osterie, strade, antichi mangiari a Firenze nel  XV secolo – Prima parte

Microstoria in cucina: osterie, strade, antichi mangiari a Firenze nel XV secolo – Seconda parte

La tomba dei Cai Cutu a Perugia

Di Michele Zazzi

tomba dei Cai Cutu a Perugia

In località Monteluce, in via Madonna del Riccio, a Perugia, nel 1983 fu portata alla luce una tomba etrusca ellenistica inviolata.

L’ipogeo, a pianta cruciforme, presenta ampio vestibolo rettangolare, al quale si accede da un dromos a cielo aperto e tre camere che si aprono su tre lati del vestibolo.

Nella tomba, che fu utilizzata dal III al I secolo a.C., furono rinvenuti un sarcofago in arenaria (lungo circa 2 metri) e cinquanta urne in travertino.

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I luoghi del Decameron: un viaggio nella Toscana di Boccaccio

La Toscana del Trecento raccontata nelle novelle del Decameron

Decameron (nona giornata, novella sesta)
Decameron (nona giornata, novella sesta)

Il Decameron racconta storie di ingegno, amore, fortuna e beffe. Racconta anche un territorio: città, borghi, strade e campagne che fanno da sfondo alle novelle e aiutano a immaginare la vita nella Toscana del Trecento.

In questi articoli seguiamo alcune delle tracce lasciate da Boccaccio, partendo da Firenze e spostandoci verso le località ricordate nella sua opera.

Il viaggio comincia dalle chiese fiorentine del Decameron. È nella chiesa di Santa Maria Novella che si incontrano i giovani protagonisti, prima di lasciare la città colpita dalla peste. Poco fuori dalle mura scorre il torrente Mugnone, ricordato nelle novelle di Calandrino e dell’elitropia e di Pinuccio e Niccolosa.

Sulle colline fiorentine incontriamo Camerata, luogo di villeggiatura delle famiglie agiate, e Monte Senario, dove si ritira Filippo Balducci con il figlio. Nella piana a ovest della città, Peretola ci riporta invece alla celebre novella di Chichibio e della gru.

Il percorso prosegue a Lamporecchio, paese di Masetto, e a Prato, città d’origine di Ser Cepparello, protagonista della prima novella dell’opera. Infine, il Decameron e la Francigena ci accompagna lungo le vie percorse da mercanti, pellegrini e viaggiatori.

Ogni tappa offre un modo diverso di leggere Boccaccio: attraverso i suoi personaggi e le loro vicende, ma anche attraverso i luoghi reali che continuano a far parte del paesaggio toscano.