In uso già in epoca etrusca e romana le Saline situate sul lungomare di Tarquinia sono divenute Riserva Naturale Statale nel 1980, pur continuando a funzionare per l’etrazione del sale fino al 1998. … continuaArcheologia industriale: Le Saline di Tarquinia
Una indagine etnologica su uno strumento di trasporto del mondo contadino del prof. Giovanni Caselli
Cos’è dunque la “Cultura della Treggia”? Anzitutto sarà bene chiarire che il termine “cultura” è qui inteso in senso antropologico e di questo ne ha data una precisa definizione Taylor [1], in senso etnologico è quel complesso insieme che racchiude conoscenza credenza, arte, morale, legge, costume ed ogni altra capacità ed abitudine acquisita dall’uomo come membro di una società”. … continua a leggereLa cultura della treggia in Toscana
Livio definiva il popolo di Veio di gran lunga il più religioso eo magis dedita religionibus, quod excelleret arte colendi eas (Ab Urbe condita, V, 1). Gli Etruschifurono sicuramente tra i popoli italici i primi a costruire un’immagine antropomorfa degli dei, probabilmente influenzati dai contatti con il mondo greco.
Il loro Pantheon era presente nel cielo, nel mare, nella terra e sottoterra come risulta nel fegato di Piacenza, dove sono iscritte le divinità entro sedici caselle; gli Etruschi suddividevano il cielo in sedici regioni dentro le quali abitavano gruppi di divinità. … continua a leggereIl Pantheon degli Etruschi
Siamo ad Abbadia a Isola per un tour organizzato egregiamente dall’Ufficio Monteriggioni Turismo che comprende la visita al Museo Archeologico, contrassegnato dalla sigla MaM, recentemente inaugurato, i camminamenti sulle mura del castello, la visita al piccolo Museo delle armature, Monteriggioni in Arme, annesso all’Ufficio del Turismo con sede a Monteriggioni (per dettagli a questo link).
Ma procediamo con ordine e prepariamoci ad una visita che sa coniugare aspetti didattico culturali e paesaggistici.
Sì, ad Abbadia a Isola c’è un Museo Archeologico da non perdere per ben due motivi: il primo riguarda ovviamente i reperti, alcuni notevoli, che custodisce rinvenuti nel territorio; il secondo per i locali, molto particolari, che lo alloggiano. Una storia antichissima si sente e si respira in questo luogo meravigliosamente ricostruito nel diorama che lo rappresenta nel XIII secolo:
da Guido Carocci, Firenze scomaparsa. Ricordi storico artistici, Firenze 1897
Tornabuoni
“In antico non fu che un piccolo tratto quello distinto col nome comune oggi a tutta questa via, larga, fiancheggiata da artistici e grandiosi palazzi, arricchita da stupendi negozi che fanno di essa un vero centro di eleganza e di buon gusto. Via de’ Tornabuoni ha da trent’anni (siamo nel 1881 quando l’autore scrive n.d.r.) a questa parte preso il posto della strada più splendida e più animata di Firenze, vincendo la mano a Via de’ Calzaioli. Via de’Tornabuoni era chiamato quel tratto, allora angustissimo, che fra Piazza degli Antinori e il canto del Palazzo Strozzi era stretto fra le case appartenute un giorno per la massima parte ai Tornabuoni ed alle altre famiglie dell’antica e celebre consorteria dei Tornaquinci. Il rimanente della strada fino al Ponte a S. Trinita traeva nome dal numero notevole di artefici che vi avevano le botteghe e si diceva via o corso dei Legnaioli. Nell’uso comune poi era chiamata lo Stradone di S. Trinita perché fu in un tempo la via più larga della città, tanto che vi si facevano le rassegne delle milizie e vi si tenevano pubbliche riunioni.
Pubblichiamo a puntate la storia di Poppi a cura di Giovanni Caselli
Gli stranieri a Poppi
Poppi, castello e abitato antico
Appare assai chiaro da tutti i documenti che i borghi e i centri storici del Casentino erano popolati, dai tempi più antichi e fino al XVIII secolo, da genti di ogni provenienza. Al tempo della signoria dei Conti di Battifolle si calcola che il 10% degli abitanti di Poppi fossero forestieri. I documenti dimostrano provenienze da Firenze e dai dintorni, dal Valdarno superiore, da Arezzo, Siena, Prato, Pisa, Pistoia, Cortona, Borgo San Sepolcro, Val di Nievole, Romagna, Lombardia, Marche, Genova, Venezia, Ragusa, Gran Bretagna, Belgio Germania, Provenza, Catalogna. Era tradizione che i Conti di Poppi garantissero ospitalità ai forestieri e a volte si trattava di asilo politico e protezione di ricercati dalla giustizia. I muratori e gli scalpellini in particolare provenivano tutti dal milanese e dalla Svizzera. Si trovano a Poppi muratori di Como, Val Safena, Brescia, Milano, Val Camonica, Varese, Lugano, Origlio ecc. … continua a leggere Poppi e il Casentino dei Guidi (7)
Lo sbocco al mare del Ducato di Modena si limitava a quei territori che, incuneati fra il Regno di Sardegna e il Granducato di Toscana, scendevano fino a Massa e Carrara arrivando ad affacciarsi sul mar Tirreno che quindi lambiva per un breve tratto lo stato modenese.
Si trattava di un’area che fu acquisita di fatto nel 1741 da Ercole III d’Este a seguito del matrimonio con Teresa Cybo-Malaspina che però fu incorporata definitivamente solo nel 1829 come eredità di tale casato.
Era fondamentalmente estranea per tradizioni ed interessi al Ducato, stato interno e continentale, ma che era economicamente importante, perché il clima permetteva una buona produzione agricola e, soprattutto, per la presenza delle cave di marmo. … continua a leggereIl Ducato di Modena e le sue navi
Oggi ci spingiamo ultra limes, ma di poco: tra la provincia di Firenze e quella di Ravenna, dopo Marradi e verso Brisighella. Abbiamo preferito percorrere la vecchia Faentina per la molteplicità di paesaggi e slarghi e scorci di acque che offre il paesaggio dove serpeggia il Lamone, un bel corso d’acqua che ci accompagnerà fino alla nostra meta. … continua a leggere Brisighella
da: Guido Carocci, Bagni e villeggiature in Toscana, Firenze 1899
Isola del Giglio (1740)
Piccolo villaggio nell’Isola del Giglio- Uffici di posta e telegrafo al Castello del Giglio- Approdo dei vapori che fanno il servizio dell’arcipelago Toscano
La Marina ed il Castello.- Una borgata pittorescamente disposta a semicerchio lungo la riva di un golfo che serve di porto, dove possono comodamente approdare i vapori e le navi di grossa portata, difeso da una torre e da alcune opere murali, costituisce la Marina del Giglio, mentre il castello, capoluogo di comunità, e residenza delle autorità, posa gagliardamente sulla ripida pendice orientale di un poggio sovrastante al golfo. L’isola del Giglio, che per ampiezza e per numero d’abitanti è la seconda dell’arcipelago Toscano, ha una superficie di circa 12 chilometri di terreno in gran parte montuoso, ma feracissimo e condotto quasi tutto a coltivazione in grazia del l’operosità prodigiosa degli abitanti che ammontano ad oltre 1600.
Siamo a Monteriggioni per una visita al castello e ai camminamenti sulle mura, itinerario previsto insieme alla visita al Museo Archeologico con sede a Badia a Isola. (per i dettagli)
Siamo di fronte all’ingresso al castello, all’imponente Porta Romea. Due lastre marmoree si fanno subito notare a destra e a sinistra. La più piccola a sinistra, di difficile lettura per la distanza, porta incisa la data di inizio della costruzione nel 1213 “con spese e lavori sostenuti in proprio dal Popolo di Siena, con l’impegno e l’opera diligente dei nobili Ranuccio di Crescenzio e Orlando di Filippo e Forese di Martino”; l’altra a destra i risultati del plebiscito del 15 marzo 1860 quando anche Monteriggioni entrò a far parte del nascente Stato Italiano. Di parere contrario per quanto riguarda la data di costruzione del castello è lo storico ottocentesco Emanuele Repetti che scrive nel suo Dizionario: