La val di Zambra tra natura, archeologia e medioevo

Itinerario in val di Zambra nel Comune di Sesto Fiorentino

di Michele Chini

L’itinerario parte dall’ampio parcheggio del campo sportivo di Doccia da cui, rimontando via Fabbrica per circa 300 metri, si raggiunge  l’imbocco di via Tiglio, indicata anche da cartelli escursionistici (segnavia CAI 3). La stradina sale dolcemente, passando davanti alla villa dei Ginori, poi taglia in piano passando accanto ad alcune case e si congiunge con via Fonte Mezzina, che si segue verso sinistra tra ulivi e muretti a secco. Giunti ad un bivio si prosegue sulla destra superando un cancello oltre il quale si diparte la strada che porta alle cave di arenaria e di qui, voltando a sinistra, si entra nella stretta valle della Zambra. Anche se siamo appena a fine marzo, a causa dei molti giorni di sole la parte bassa del corso d’acqua è già praticamente in secca, ma man mano che si sale si cominciano ad individuare pozze e cascatelle. … continua a leggere La val di Zambra tra natura, archeologia e medioevo

La via Romea Germanica Imperiale in Toscana dall’Appennino pistoiese ad Arezzo (parte terza)

Sviluppo dell’insediamento a Firenze

di Giovanni Caselli

Pianta della città romana ricostruita su quella odiena

I romani conquistano la Toscana settentrionale fino all’Appennino già nel II secolo a.C. quando si abbandonano i centri etruschi di altura e si schiavizza la popolazione per trarne manodopera nelle fattorie che crescono come i funghi su tutta l’area fiorentina sulla base territoriale dell’amministrazione etrusca. La colonia, con la centuriazione è istituita nel 59 a.C. Non è sicuro che il primo nome della colonia sia stato Florentia in onore della dea Flora onorata con feste primaverili, forse in nome era Fluentia a causa di un porto fluviale assai attivo perché forniva merci a un territorio che la geografia aveva recinto e protetto dai flussi migratori che provenendo da nord seguivano la direttrice Emilia fino a Rimini  e Pesaro per poi girare verso Cagli, Nocera e Spoleto, Ocricoli e Roma. L’economia di ogni territorio in Europa nasce e si sviluppa col commercio, che era basato su vie d’acqua. I vascelli dei mercanti risalgono i fiumi fin dove è possibile navigare per raggiungere e impiantare empori in dei retroterra ricchi di risorse agricole, minerarie, pastorali e umane. … continua a leggere La via Romea Germanica Imperiale in Toscana: sviluppo dell’insediamento a Firenze

La via Romea Germanica Imperiale in Toscana: insediamenti umani nella piana da Pistoia a Firenze

di Giovanni Caselli

La romana via Cassia esce da Pistoia per raggiungere la stazione di Hellana, oggi Agliana. Agliana era sicuramente in epoca antica, collegata con la Via Emilia lungo l’attuale via SS25 e anche mediante la SP 24 per Fognano e Fossato. Esistono vie di crinale di origine preistorica che traversano l’Appennino in vari punti collegando la Via Cassia alla Via Emilia. Ricerche archeologiche relativamente recenti, cioè condotte con metodo scientifico non da storici dell’arte, testimoniano che la pianura pistoiese-fiorentina è stata abitata fino dal Mesolitico, da circa 9000 anni fa, quindi da popolazioni neolitiche, da 7000 anni fa e poi continuamente attraverso tutte le fasi preistoriche e storiche in virtù della fertilità del suoli, di facili comunicazioni per vie d’acqua e stradali che mediante una serie di controcrinali consentivano l’attraversamento dell’Appennino collegandosi con la viabilità che poi sarebbe diventata la Via Emilia. La linea di comunicazione pedemontana da Firenze a Pistoia per strade e vie d’acqua è stata, fin dalla più antica preistoria, densamente popolata da genti provenienti in massima parte dalla Pianura Padana.  La civiltà etrusca orientalizzante, raggiunse queste popolazioni per vie marittime e fluviali, sia dall’Adriatico per l’estuario del Marecchia e per la via pedemontana a nord, oppure da Pisa lungo l’Arno e il Bisenzio canalizzati già dall’Età del Bronzo. … conrinua a leggere La via Romea Germanica Imperiale in Toscana: insediamenti umani nella piana da Pistoia a Firenze

Girellando per Firenze: da via dei Bastioni al lungarno Serristori

di Salvina Pizzuoli

Siamo davanti all’imponente arco sotto il quale s’apriva l’antica Porta San Miniato, l’unica senza torre e munita di un camminamento per il giro di ronda, la cui scala d’accesso è ancora ben visibile a sinistra. Di aspetto trecentesco presenta sulla facciata archetti ciechi pensili in laterizio. Passati sotto l’arco giriamo immediatamente a destra per iniziare la nostra salita lungo via di Belvedere fino al Forte omonimo o di San Giorgio, costeggiando le antiche mura, alte e strette e intervallate da torri quadrate, facenti parte originariamente della seconda cerchia e successivamente incorporate nella terza, quella trecentesca o arnolfiana. La salita è ripida e corre tra le mura e i contrafforti a destra, lato in cui si aprono alcuni spazi erbosi e a olivi, e muri che costeggiano la strada a sinistra. … continua a leggere Girellando per Firenze: da via dei Bastioni al lungarno Serristori

La panina di Pasqua o “gialla”

Il pane come l’olio e il vino hanno da sempre una valenza rituale forte e radicata nel tempo tanto da essere ancora oggi segno e simbolo di cerimonie e celebrazioni che si ripropongono anche sulla tavola delle Feste in veste di semplici accompagnamenti o componenti di cibi e pietanze soprattutto in particolari ricorrenze: in Toscana nel periodo pasquale troviamo la panina di Pasqua detta anche panina gialla del Casentino, insieme alle sue molte varianti, il pan di Pasqua tipico di Arezzo con la pasta di pane arricchita con zucchero, uova, anice e talvolta zibibbo, la panina mugellana simile al Pan di pasqua ma con farina gialla, la panina unta. Se sfogliamo il libro del Petroni sulla cucina toscana alla voce Panina di Pasqua o gialla troviamo le seguenti indicazioni: … continua a leggere La panina di Pasqua o “gialla”

Top ten marzo 2021

I 10 articoli più letti nel mese di marzo 2021

Cucinare con le erbe: frittata di vitalbe

Cucinare con le erbe era una tradizione delle nostre campagne, una cucina povera ma che sapeva utilizzare al meglio le erbe spontanee e soprattutto riconoscerle.

Già, riconoscerle, pare poco.

Oggi è proprio quello che ci manca, l’insegnamento diretto, quella pratica che nasceva da un uso comune e tramandato che a seconda delle stagioni sapeva indirizzare e dove e cosa cercare. Sapori semplici ma invitanti, come quello dell’asparagina o dei germogli di vitalba, per soffermarci su due delle erbe di più antica tradizione rurale toscana, arrivate fino a noi e ancora diffuse. Vitalba, l’etimo del nome suggerisce la struttura erbacea: il nome completo è Clematis Vitalba, dal greco klematís, diminutivo di klêma, tralcio di vite, e dal latino vitis alba vite bianca, per i suoi rami che si sviluppano come quelli della vite e per le sue infiorescenze biancastre. È una pianta rampicante il cui fusto legnoso è leggermente peloso. … continua a leggere La frittata di vitalbe

La via Romea Germanica Imperiale in Toscana: dall’Appennino pistoiese ad Arezzo (parte prima)

dall’Appennino pistoiese a Pistoia

di Giovanni Caselli

La Via Romea Germanica dell’Alpe di Serra fu descritta come “La Melior Via” dall’Abate Alberto del monastero benedettino di Santa Maria di Stade, il quale la descrisse  dettagliatamente a beneficio dei pellegrini sassoni, negli Annales stadenses. Quella dell’Abate Alberto non fu certamente l’unica via per l’Italia a scendere dal nord e portare al sole d’Italia e alla tomba di San Pietro, infatti lo stesso Abate indica tre itinerari con il suo preferito. Quello più a ovest passa per Brema, Munster, Duisburg, Neufchateau, Reims, dove ricalca la Via Francigena fino a Roma, il terzo itinerario prende la via del Reno da Duisburg a Basilea, quindi entra sulla via Francigena a Losanna. Anche l’itinerario prescelto dall’Abate Alberto differisce da quello privilegiato dall’attuale Via Romea Germanica. L’itinerario storico si divide in due dal Brennero, verso est fa la Val Pusteria fino a Treviso e Venezia, quindi per vie d’acqua raggiunge Ravenna e Forlì, mentre ad ovest passa per Bolzano, Trento, Bassano, Padova, Rovigo e Bologna. Da Bologna va a Firenze per il Passo dell’Osteria Bruciata per entrare sulla via Francigena a Poggibonsi. Ma offre la possibilità di continuare da Bologna a Forlì sulla Via Emilia. Da Forlì la Via Romea valica l’Appennino con il Passo di Serra, raggiungendo Arezzo, quindi Orvieto per entrare sulla Via di Roma a Montefiascone. La nostra variante che è ricostruita sulla base dei transiti storici di imperatori e personaggi illustri, segue da Trento l’Adige fino a Peschiera del Garda, continua  verso Volta Mantovana, Goito e Mantova. Quindi passa per San Benedetto Po, Concordia sulla Secchia e lungo il fiume, arriva a Modena, poi transita da Maranello e Spilamberto per salire a Pavullo fiancheggiando ora a destra ora a sinistra la S12 per l’Abetone, San Marcello Pistoiese, per il Passo della Croce Arcana e Pistoia, quindi da Montemurlo raggiunge Prato, Sesto Fiorentino e Firenze.  continua a leggere     La via Romea Germanica Imperiale in Toscana: dall’Appennino pistoiese a Pistoia