Vigneti, oliveti, pievi e castelli accompagnano il viaggio nelle terre del Montecucco. Due itinerari di Tuttatoscana invitano a percorrere questa parte della Maremma grossetana, seguendo strade che attraversano la campagna e conducono a borghi ricchi di storia.
Il primo percorso, Sulla via del Montecucco: da Paganico ad Arcidosso, è un itinerario in auto che parte da Paganico e si dirige verso le pendici dell’Amiata. Lungo la strada si incontrano colline coltivate a vite e olivo, la pieve di Santa Maria a Lamula e, infine, il borgo di Arcidosso, dominato dalla rocca aldobrandesca.
Il secondo articolo, Lungo la via del Montecucco: Cinigiano e il Castello di Porrona, si sofferma sul paesaggio della Maremma amiatina e su due dei suoi centri storici. Da Cinigiano il viaggio prosegue fino al borgo murato di Porrona, tra antiche case, una piccola chiesa e il castello.
Le due letture permettono di scoprire luoghi diversi di uno stesso territorio, dove il vino Montecucco si lega alla storia dei borghi e al paesaggio che li circonda.
Un caffè, una cioccolata, una conversazione che si accende: tra Otto e Novecento i locali fiorentini erano luoghi di ritrovo, ma anche di confronto e di fermento artistico e letterario. In questi due articoli Salvina Pizzuoli ne ripercorre storie, personaggi e curiosità, invitandoci a guardare con occhi diversi i tavolini a cui ci sediamo oggi.
Giuseppe Conti Firenze vecchia, frontespizio delle’edizione Vallecchi del 1928
Per riscoprire questa affascinante microstoria attraverso il saggio di Salvina Pizzuoli, ecco i protagonisti e i luoghi simbolo della Firenze dell’epoca:
Bottega del Burma (Via Porta Rossa): Citata nelle cronache storiche e nei componimenti satirici dell’epoca (come la celebre Cicalata di Giulio Benedetto Lorenzini), è storicamente riconosciuta come la prima vera bottega del caffè aperta a Firenze.
Caffè di Panone (Via Por Santa Maria / Porta Rossa): Uno dei ritrovi più celebri del secolo. Era frequentato quotidianamente dai “galantuomini” e dai dotti della città per sollevare lo spirito con scambi intellettuali.
Caffè dello Svizzero (Via dei Calzaiuoli): Centro nevralgico della sociabilità cittadina, noto per la diffusione dei primi giornali e dei fogli d’informazione d’ispirazione illuminista.
Bottega dei Pani Dolci (Oggi Caffè Gilli): Fondata nel 1733 da una famiglia di pasticceri svizzeri in via dei Calzaiuoli, è l’unico nucleo originario del Settecento sopravvissuto fino ai giorni nostri, oggi simbolo di Piazza della Repubblica.
👉 Per leggere l’approfondimento completo sulle botteghe del caffè e sullo street food settecentesco, consulta il saggio di Salvina Pizzuoli su TuttaToscana.
In località Monteluce, in via Madonna del Riccio, a Perugia, nel 1983 fu portata alla luce una tomba etrusca ellenistica inviolata.
L’ipogeo, a pianta cruciforme, presenta ampio vestibolo rettangolare, al quale si accede da un dromos a cielo aperto e tre camere che si aprono su tre lati del vestibolo.
Nella tomba, che fu utilizzata dal III al I secolo a.C., furono rinvenuti un sarcofago in arenaria (lungo circa 2 metri) e cinquanta urne in travertino.
La Toscana del Trecento raccontata nelle novelle del Decameron
Decameron (nona giornata, novella sesta)
Il Decameron racconta storie di ingegno, amore, fortuna e beffe. Racconta anche un territorio: città, borghi, strade e campagne che fanno da sfondo alle novelle e aiutano a immaginare la vita nella Toscana del Trecento.
In questi articoli seguiamo alcune delle tracce lasciate da Boccaccio, partendo da Firenze e spostandoci verso le località ricordate nella sua opera.
Il viaggio comincia dalle chiese fiorentine delDecameron. È nella chiesa di Santa Maria Novella che si incontrano i giovani protagonisti, prima di lasciare la città colpita dalla peste. Poco fuori dalle mura scorre il torrente Mugnone, ricordato nelle novelle di Calandrino e dell’elitropia e di Pinuccio e Niccolosa.
Sulle colline fiorentine incontriamo Camerata, luogo di villeggiatura delle famiglie agiate, e Monte Senario, dove si ritira Filippo Balducci con il figlio. Nella piana a ovest della città, Peretola ci riporta invece alla celebre novella di Chichibio e della gru.
Il percorso prosegue a Lamporecchio, paese di Masetto, e a Prato, città d’origine di Ser Cepparello, protagonista della prima novella dell’opera. Infine, ilDecamerone la Francigena ci accompagna lungo le vie percorse da mercanti, pellegrini e viaggiatori.
Ogni tappa offre un modo diverso di leggere Boccaccio: attraverso i suoi personaggi e le loro vicende, ma anche attraverso i luoghi reali che continuano a far parte del paesaggio toscano.
Stazione Leopolda sede della prima mostra nazionale. Pianta della mostra
Il 15 settembre è una data chiave per Firenze, segnata da due eventi storici approfonditi dalla rivista Tuttatoscana che hanno anticipato e sancito il ruolo della città come guida del Paese:
15 settembre 1861: Vittorio Emanuele II inaugura alla Stazione Leopolda la grande Esposizione italiana. Una straordinaria vetrina scientifica, artistica e industriale che celebra l’Unità e dimostra la centralità culturale di Firenze nel neonato Regno.
15 settembre 1864: Viene firmata la Convenzione di Settembre tra Italia e Francia. L’accordo diplomatico prevede il trasferimento della capitale da Torino a Firenze, avviando la radicale trasformazione urbanistica e politica della città toscana.
Entrambi gli articoli fanno parte della raccolta di microstoria “Fatti e Fattacci al tempo di Firenze capitale”, che racconta i retroscena e l’impatto di questa frenetica epoca di transizione.
Esiste un angolo di Toscana dove il tempo sembra essersi fermato, un luogo in cui la natura rigogliosa sposa la pietra di borghi medievali arroccati sul filo dei crinali. Parliamo della Svizzera Pesciatina, una fetta segreta di Valdinievole, racchiusa nell’alta valle del fiume Pescia, storicamente nota come Valleriana.
Se vi state chiedendo il perché di un nome così insolito, la risposta vi porterà indietro nel tempo fino al 1794, anno in cui l’intellettuale ginevrino Simonde de Sismondi si innamorò perdutamente di queste valli. Boschi di castagno, prati verdissimi, un silenzio d’altri tempi e profili di case dominate da torri antiche gli ricordarono a tal punto la sua terra natia da spingerlo a coniare questo fortunato appellativo. Per scoprire l’affascinante storia di questo soggiorno e i dettagli storici del territorio, potete leggere il racconto completo nell’articolo originale su tuttatoscana.net.
Il cuore pulsante di questa terra è custodito nelle sue celebri dieci “castella”.
Ognuno di questi piccoli paesi fortificati sorge sui cucuzzoli delle colline formate dai due rami del fiume Pescia (la val di Forfora e la val di Torbola), offrendo scorci unici e un patrimonio architettonico rimasto intatto nei secoli.
La Svizzera Pesciatina è una meta che si presta magnificamente a essere esplorata su due ruote o a passo lento, preferibilmente in primavera inoltrata per godere della massima fioritura, o in inverno per assaporare un fascino più intimo e misterioso. Se volete pianificare il vostro prossimo viaggio o semplicemente lasciarvi ispirare da un itinerario di circa 40 chilometri, vi invitiamo a consultare la guida dettagliata disponibile nella pagina dedicata a La Svizzera Pesciatina tra boschi di castagno e antichi borghi.
Pompeo Molmenti, Pia de’ Tolomei condotta in Maremma, 1853 Musei civici di Verona
Poche figure della storia e della letteratura toscana riescono a muovere a compassione e a esercitare un fascino misterioso come Pia de’ Tolomei. Citata da Dante Alighieri nei celebri versi del V Canto del Purgatorio («Siena mi fe’, disfecemi Maremma»), la nobildonna senese è diventata il simbolo universale di un destino tragico e di un amore tradito. Il portale Tuttatoscana offre un viaggio approfondito in questa vicenda, sospesa tra rigorosa ricerca storica e suggestione popolare, attraverso una serie di articoli dedicati che esplorano i luoghi, i miti e la letteratura fioriti intorno alla sua figura.
Il cuore geografico della tragedia si trova nel cuore della Maremma grossetana, a Gavorrano. È qui che sorge la fortezza medievale dove la tradizione vuole che Pia abbia vissuto i suoi ultimi, drammatici giorni prima di trovare la morte, forse volata giù da una finestra per ordine del marito Nello d’Inghiramo dei Pannocchieschi. L’articolo Castel di Pietra e la leggenda della Pia – Tuttatoscana analizza la storia di questo suggestivo avamposto e l’indissolubile legame con la memoria della nobildonna.
La riscoperta nell’Ottocento romantico
Se Dante ha consacrato Pia de’ Tolomei all’immortalità, il Romanticismo ottocentesco ha letteralmente trasformato la sua storia in un mito popolare di enorme successo, celebrato dai poeti estemporanei e dai cantastorie. Nel saggio La leggenda della Pia nelle ottave di due toscani dell’Ottocento – Tuttatoscana viene analizzato l’impatto culturale delle opere di Bartolomeo Sestini e Giuseppe Moroni (il Niccheri), che attraverso le loro ottave hanno tramandato la sofferenza e la grazia di Pia alle generazioni successive.
Una memoria che vive: la rievocazione storica
Il mito di Pia de’ Tolomei non è confinato solo ai libri di storia o ai ruderi medievali, ma continua a vivere nelle tradizioni popolari della Maremma. Ogni anno, le strade si animano per ricordare la sua vicenda attraverso manifestazioni in costume e spettacoli teatrali. Per scoprire come questa eredità culturale venga celebrata oggi, vi invitiamo a leggere la cronaca e i dettagli della Rievocazione storica della vicenda di Pia de’Tolomei – Tuttatoscana.
A fine Ottocento, la Toscana era la meta d’elezione per la villeggiatura d’élite, e Rapolano Terme ne rappresentava uno dei gioielli più splendenti. Nel suo storico volume Bagni e villeggiature in Toscana, l’architetto e storico fiorentino Guido Carocci ci regala un ritratto vivido di questo borgo termale, descrivendolo come un luogo “gaio e pulito”, immerso in un’aria balsamica tra uliveti e crete senesi.
Il racconto di Carocci ci riporta nei salotti a cielo aperto della Belle Époque. Rivivono così le serate estive nel giardinetto fiorito dell’elegante Caffè Rossi, i concerti festivi della Filarmonica locale e le stagioni di prosa nel nuovo Teatro con la facciata in travertino bianco.
Il cuore della vita rapolanese batteva però nei suoi storici stabilimenti. Carocci descrive nei dettagli il rinomato Bagno di San Giovanni Battista, collegato alla ferrovia da carrozze omnibus, e il grandioso Bagno della Querciolaia, celebre per aver ospitato Giuseppe Garibaldi alla ricerca di una cura per la ferita d’Aspromonte. Tra cure all’avanguardia per l’epoca e panorami mozzafiato che spaziavano dal Chianti al Monte Amiata, Rapolano si confermava una delle migliori stazioni balneari d’Italia.
Per rispondere ai rigidi standard estetici del tempo, le donne fiorentine si sottoponevano a veri e propri sacrifici. La pelle candida e i capelli biondi erano considerati i canoni assoluti della bellezza ideale. Per ottenerli, si passavano ore sui tetti delle case-torri esponendosi al sole con speciali cappelli senza cupola (le “solane”) e utilizzando ranni schiarenti, attirando spesso le aspre critiche dei moralisti dell’epoca come il celebre scrittore Franco Sacchetti.
Anche l’altezza e la postura erano fondamentali, al punto da spingere le nobildonne a calzare calzature altissime simili a trampoli, mentre le lunghe gonne strascicavano per le vie cittadine in un gioco continuo di seduzione ed eccentricità