La via Fiorentina o del Monasteraccio o di Vallombrosa o della Verna

di Giovanni Caselli

Un tratto della strada da Firenze alla Verna

Attribuisco questo nome, ricavato dal Catasto preunitario della Toscana dove questa via è così definita in vari luoghi anche a grande distanza da Firenze. Altri nomi sono Via del Monasteraccio, Via di Vallombrosa, Via Vecchia della Verna ecc. Da anni conosco un sentiero con lunghi tratti lastricati in vario modo che iniziando dal cimitero di Paterno, presso la Via Vecchia Aretina, passa il confine comunale Bagno a Ripoli-Rignano in località Poggio Gorioli, poco a nord del passo di San Donato in Collina in un crocevia che le toponomastica chiama Poggio Crocifero. Qui questa via incrocia l’antichissima via di crinale che ho definito Via Tirrenica, nella sue variante che discende a Compiobbi dalle colline sopra Fiesole e precisamente da San Clemente. Su questo incrocio chi scrive ha rilevato tutto un sistema di antropizzazione che ad oggi non è stato completamente acquisito. Sul Poggio Crucifero furono raccolti frammenti di ceramiche etrusche e romane tra i quali terra sigillata decorata ed etrusco-campana.    … continua    La via Fiorentina o del Monasteraccio o di Vallombrosa o della Verna

I top ten di giugno

tuttatoscana

I dieci articoli più letti nel mese di giugno 2020

 

Dolci tipici toscani, la loro storia e le loro ricette
I conti Guidi e il Casentino
Magia e stregoneria nella Romagna toscana
La “risciacquatura dei panni in Arno”: Manzoni a Firenze nell’estate del 1827
Itinerario illustrato lungo un tratto di Via degli Dei
I conti Guidi e il Casentino
Un itinerario a piedi illustrato: da Buonsollazzo a Monte Senario
Lo stadio Artemio Franchi di Firenze
Il Sasso di San Zanobi e la sua leggenda
La via Cassia Antica: primo itinerario da Roma a Sutri

Il sistema delle torri del litorale toscano: il forte di San Rocco

Il forte di San Rocco a Marina di Grosseto

di Salvina Pizzuoli

C’è a Marina di Grosseto una costruzione, possente e massiccia, tutta a mattoni rossi, di recente riportata “alla luce” grazie al restauro di un giardino che la circonda prevalentemente da un lato, quello che si apre verso il canale omonimo che dal mare porta nell’entroterra. La sua costruzione risale al XVIII secolo, ma fa parte di un sistema difensivo costiero che affonda le sue radici nel medioevo e i cui interventi si sono protratti fino al XIX. Guerre, pestilenze, invasioni barbaresche li avevano resi necessari a protezione e delle isole e degli attracchi costieri: il sistema a baluardo era composto da singole fortezze, torri di guardia e casotti di residenza di soldati e guardiacoste; i manufatti assommavano complessivamente a 160 elementi di fortificazione giunti quasi del tutto integri ma in gran parte abbandonati, o ristrutturati come residenze civili, dopo l’Unità.     … continua a leggere        Il sistema delle torri del litorale toscano: il forte di San Rocco

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Forte Stella a Porto Ercole sull’Argentario

Quando a Castiglione c’era un lago

Capraia una delle sette isole dell’Arcipelago toscano

Il porto di Torre Trappola a bocca d’Ombrone

I conti Guidi e il Casentino

di Giovanni Caselli

Belisario comandante dell’esercito bizantino (particolare del mosaico in San Vitale a Ravenna)

Le guerre tra i Bizantini e i Goti, durate venti anni (535 – 568), distrussero l’Italia “classica” e l’invasione longobarda del 568 praticamente ridusse i latini come etnia ad una esigua minoranza, ossia la popolazione latina discendente dai Romani praticamente cessò di esistere. Molte città furono rase al suolo e la residua popolazione latina si disperse, diluita nella massa di invasori e immigrati stranieri, provenienti dalle varie parti del Mediterraneo e dell’Oriente, invase dalle orde islamiche. La lingua latina fu recuperata come lingua franca della penisola, dove si parlava ogni lingua e la lingua latina era nota solo in ambiti colti e amministrativi. Verso il 650 iniziano gli approdi di fuggitivi e migranti dal Levante. Mentre l’Islam penetra nella Siria cristiana, aramaica e greca, ondate di “migranti” cristiani levantini raggiungono Ravenna, e le città adriatiche dalle quali vengono dirottati verso Roma e quindi verso la Toscana e l’Umbria, quasi del tutto spopolate, e questi migranti daranno l’avvio alla resurrezione delle città romane deserte, abbandonate durante le guerre gotiche o distrutte dai Longobardi. Pare proprio che la storia si stia, in qualche modo, ripetendo ai giorni nostri.  …  continua a leggere  I conti Guidi e il Casentino

Bibbiena: dalle origini all’epoca del Grand Tour

di Giovanni Caselli

Bibbiena, Palazzo Dovizi

Bibbiena è definita nei giornali locali “capoluogo di vallata”, probabilmente perché come centro urbano ha, o aveva, tutte le strutture necessarie ad un centro urbano oltre inclusi i necessari servizi pubblici per essere tale. Se il nome è di origini etrusche e probabilmente lo è, ciò non pare corroborato dall’archeologia. Sotto le case e le cantine c’è il “pancone marnoso”, erroneamente chiamato “tufo” cioè terra solida vergine del fondo del lago pliocenico salvata dall’erosione da rocce di calcare sottostanti. Dal nome personale Vilpnei poi latinizzato in Viblena e nel 979 Beblena, quindi nell’XI secolo Biblena. I toponimi e la piccola necropoli etrusca identificata e localizzata sul pendio occidentale della collina di Lonnano che domina il santuario di Santa Maria del Sasso, confermano che un insediamento etrusco in zona vi fosse davvero. Se vi era un tale insediamento questo era sicuramente sul colle detto “Le Monache”, ma il toponimo del colle è Lontrina (di radice etrusca, niente a che vedere con le lontre), dove si è recuperato il manufatto più antico visibile ad oggi. … continua a leggere  Bibbiena: dalle origini all’epoca del Grand Tour

Altri articoli dedicati al Casentino

Basilica Madonna di San Luca (Bologna)

Un’antica leggenda tramanda che l’icona con l’immagine della Madonna e il Bambino fosse stata dipinta dall’evangelista Luca e fosse stata portata a Bologna da un eremita greco che la rinvenne in Santa Sofia a Costantinopoli. Lendro Alberti nella sua “Cronachetta della gloriosa Madonna di San Luca” del 1557 aggiunge ulteriori particolari e scrive infatti che osservando meglio la tavola l’eremita avesse letto le parole che vi erano scritte: Questa è opera fatta di S. Luca Cancelliere di Christo, la quale debbe esser portata alla Chiesa di S. Luca nel monte della Guardia, et ivi honorevolmente sopra dell’altare collocata. Che l’icona abbia origine orientale è evidente poiché la sua fattura la associa allo stile bizantino, che la leggenda abbia fondamento storico, come l’Alberti nella sua Cronachetta voleva avvalorare, non è dato con certezza documentata, ma come tutte le leggende ha un fascino antico e si affianca alla storia del tempio e dell’immagine …   continua a leggere  Basilica Madonna di San Luca (Bologna)  

Itinerari di oggi su antiche strade romane: via Flaminia

Proponiamo cinque itinerari per ripercorrere oggi il tracciato dell’antica via Flaminia da Roma a Rimini raccontati dal prof. Giovanni Caselli

Percorso vi Flaminia

La via Flaminia dal Foro romano a Malborghetto (primo itinerario)

La via Flaminia da Malborghetto a Civita Castellana (secondo itinerario)

La via Flaminia da Civita Castellana a Carsulae (terzo itinerario)

La via Flaminia da Carsulae a Foligno (quarto itinerario)

La via Flaminia da Foligno a Rimini (quinto itinerario)

 

Magia e stregoneria nella Romagna toscana

di Giovanni Caselli

“Non solo ho trovato che tutti i nomi degli antichi dei etruschi sono ancora noti ai contadini della Romagna toscana, ma c’è di più, sono riuscito a provar ciò in maniera inconfutabile.”
Charles Godfrey Leland, l’americano che scoprì l’essenza della Romagna toscana.
Charles Godfrey Leland (1824-1903), esperto in religioni comparate e presidente della Gypsy-Lore Society, recuperò, sul finire dell’800, nella Romagna toscana, uno straordinario retaggio di elementi del paganesimo etrusco-romano, inspiegabilmente sopravvissuti nella tradizione popolare vivente.
Il fatto straordinario è che ciò non avvenne in regioni remote e marginali della nostra penisola, bensì nel cuore della campagna italiana più evoluta e ricca. E’ evidente, come appare attraverso il rigoroso ed ineccepibile lavoro del Leland, che nella Romagna toscana e in aree limitrofe della provincie di Firenze ed Arezzo, la “vecchia religione” era sopravvissuta intatta sino ai giorni nostri, a fianco di quella cristiana, relegata de facto in secondo piano e anche a fianco delle superstizioni notoriamente presenti nella cultura popolare.  … continua a leggere    Magia e stregoneria nella Romagna toscana

Articolo correlato: La Romagna toscana 

Pieve di Santa Maria o Abbazia di Monteveglio

Il borgo fortificato di Monteveglio sorge a una trentina di chilometri dal centro della città di Bologna. Fu uno dei capisaldi del sistema difensivo bizantino: il colle su cui sorsero il castello e la pieve fu infatti uno dei punti di forza del confine con i territori longobardi dell’Emilia occidentale. Le origini documentate della chiesa di Santa Maria Assunta ne attestano la presenza come pieve dal 973. Il complesso degli edifici è tipico di una istituzione pievana di grandi dimensioni anche se le antiche strutture furono notevolmente modificate nei secoli XVI-XVIII fino al XX.

Servizio fotografico di Daniele Giovannini

 

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