il fascino senza tempo della laguna nei ricordi di Guido Carocci

Orbetello a fine Ottocento si rivela una gemma sospesa tra storia etrusca, fortificazioni spagnole e una natura d’altri tempi. Nel suo celebre volume Bagni e villeggiature in Toscana (Firenze, 1899), l’illustre storico e archeologo Guido Carocci ci regala un ritratto vivido e affascinante di questo capoluogo maremmano, descrivendolo in un’epoca di grande transizione, sospeso tra il glorioso passato militare e una nuova vocazione turistica.
Attraverso le parole dello studioso fiorentino, riscopriamo una cittadina di circa 4.000 abitanti, protetta dalle imponenti mura spagnole e lambita da un lago “limpido e quieto come uno specchio” che allo sguardo dell’epoca richiamava la laguna veneta. Carocci ci guida alla scoperta delle origini etrusche di Subcosa, attraversa le dominazioni degli Aldobrandeschi, degli Orsini e della Repubblica Senese, fino a soffermarsi sulle imponenti vestigia dello Stato dei Presidii voluto da Filippo II di Spagna.

Non mancano i dettagli architettonici e artistici:
- La facciata gotica del Duomo (1376): Eretta da Niccolò degli Orsini, definita “bellissima e ricca di sculture”.
- L’architettura militare: Le eleganti e decorate Porte di Terra e del Soccorso, simboli della fortezza spagnola.
- I primi stabilimenti balneari: Strutture eleganti sorte ai lati della diga-ponte, che già allora rendevano la laguna un “giocondo luogo di ritrovo” nella bella stagione.
Con una prosa elegante e ricca di atmosfera, Carocci dipinge un’Orbetello dall’aria pura e salubre, dove le fonti di acqua fresca zampillano nelle piazze e lo sguardo si perde oltre i tomboli della Feniglia e del Giannella, fino a raggiungere il profilo dell’Argentario e le isole dell’Arcipelago Toscano cantate da Giosuè Carducci.
Un viaggio a ritroso nel tempo, arricchito da mappe d’epoca e vedute settecentesche, che restituisce l’anima autentica di una Toscana costiera tutta da riscoprire.










