Microstoria in cucina: la scottiglia


L’origine di questo piatto tipico toscano si perde lontano: forse medievale, forse addirittura etrusco, sicuramente contadino o comunque diffusosi nell’ambiente povero delle campagne quando per far cena si mettevano insieme vari pezzi di carne o avanzi.

La scottiglia

La scottiglia

La scottiglia è detta infatti anche “cacciucco di terra” per essere l’accostamento di vari pezzi di carni prevalentemente bianche o comunque differenti da zona a zona, da dove è nata a dove si è diffusa e ambientata. Il Casentino ne vanta le origini ma la Maremma reclama altrettanto, sebbene con le dovute differenze locali. Che i rapporti tra Casentino e Maremma fossero particolarmente stretti è risaputo: pastori transumanti verso … Continua

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Galleria foto: al tempo di Firenze capitale


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Secondo anniversario


Oggi 19 settembre 2016 tuttatoscana

festeggia due anni

 

Grazie ai lettori, sempre più numerosi,  a coloro che ci seguono assiduamente, ai collaboratori, a coloro che ci scrivono e commentano.

Alcuni dati: 85000 visite –  350 seguaci – 210 articoli

e un grafico che ci vede sempre in costante crescita

La Redazione

graficotuttatoscana

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Firenze a settembre, corsi e ricorsi storici*


 

Firenze al tempo in cui era capitale

Firenze al tempo in cui era capitale (1865-1870)

A Firenze settembre fa la parte del leone perché è in questo mese che a distanza di anni si verificarono alcuni avvenimenti di rilievo:

– Era il 15 settembre del 1861 quando re Vittorio Emanuele II inaugurò la “Esposizione italiana dell’Industria, delle arti e dei prodotti nazionali”.

Colpisce il termine “italiana” in un tempo in cui l’unità non era ancora stata del tutto raggiunta, ma era sicuramente la prima dello stato nato il 17 marzo del 1861, quando il primo parlamento proclamò il Regno d’Italia. La Stazione di Porta al Prato, la Leopolda …Continua

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Murlo di Vescovado: un castello tra la valle del Merse e dell’Ombrone senese


Murlo il borgo fortificato visto dall'alto: s'intuisce l'antico giro di mura, emerge il palazzo vescovile si vedono le due piazze e la chiesa di San Fortunato

Murlo il borgo fortificato visto dall’alto: s’intuisce l’antico giro di mura, emerge il palazzo vescovile si vedono le due piazze e la chiesa di San Fortunato

Risiede Murlo sopra un poggio dalla cui faccia orientale scorre il torrente Stile e dal lato opposto quello di Crevole entrambi tributarii alla destra del fiume Ombrone. Il Castello di Murlo in Vescovado è il locale più considerabile di tutto il distretto che fu ne’secoli trapassati dominio feudale dei Vescovi sanesi, ed era costà presso a Murlo nella rocca di Crevole dove si refugiavano que’ prelati allorché dissentivano dal governo della Repubblica e poi de’Granduchi questa contrada, dominata innanzi tutto dai conti dell’Ardenghesca, passasse nel 1151 in mano del vescovo Ranieri allora capo politico del governo di Siena”. (E. Repetti Dizionario

La storia tramanda … Contimua

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Trasporti pubblici a Firenze dal primo Novecento al 1945


Titoli di viaggio 1912

Titoli di viaggio 1912

Gli inizi del nuovo secolo vedono notevoli cambiamenti nella gestione del trasporto urbano: nel gennaio 1906 fu approntata la nuova convenzione per la gestione dell’intero servizio della rete comunale fra il Comune di Firenze e la “Società dei tranvai fiorentini per l’esercizio di nuove linee” (una società internazionale detta anche la “Belga”), contestualmente il Comune di Firenze stabilì di sostituire le linee di omnibus con linee tranviarie e, sotto la spinta delle crescenti rivendicazioni sociali, vennero emessi biglietti ridotti per gli operai.

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Nella val di Merse: la rocca di Crevole e la pieve di Santa Cecilia


È la rocca che dal torrente prende il nome e che lo sovrasta.

Crevole la rocca da lontano

Crevole la rocca da lontano

Il luogo esercita un fascino particolare per la felice collocazione geografica così com’è sul cocuzzolo della collina dove la sua sagoma si confonde tra i verdi della rigogliosa vegetazione. Doveva invece far paura ai tempi per le sue imponenti fortificazioni, volute dai vescovi di Siena tanto da essere un baluardo con i suoi vari ordini di mura, resa tale nel 1325 dal vescovo Donosdeo Malavolti. Il vescovo che aveva voluto la fortificazione della rocca era poi morto in battaglia per difendere i territori dal potere dei Piccolomini

Se la storia ci tramanda di assalti, devastazioni e occupazioni, … Continua

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Microstoria in cucina: il cacciucco


Solo la parola stuzzica il palato e sollecita le papille gustative, ma parlare di cacciucco non è facile. 

Cacciucco

Cacciucco

Come tutti i piatti nati dalla cucina popolare e non dall’estro culinario di un cuoco, le sue origini sono difficili da ricostruire come le variazioni nel tempo e nei luoghi legate alla diffusione oltre quello d’origine che per il cacciucco si può configurare probabilmente con le barche dei pescatori come indica nella Parte prima del breve trattato dedicato a questo piatto … Continua

 Per storie e ricette di piatti vai a: Piatti tipici della cucina toscana

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Trasporti pubblici a Firenze alla fine dell’Ottocento


 

Omnibus della linea piazza Signoria-Ponte Rosso alla fermata di piazza Cavour

Omnibus della linea piazza Signoria-Ponte Rosso alla fermata di piazza Cavour

Il  1865 è l’anno del trasferimento della capitale da Torino a Firenze; nel maggio di quell’anno il Municipio fiorentino stipula un accordo con i fratelli Monari di Bologna per la concessione del servizio di omnibus urbano. Così dal primo giugno, dalle otto del mattino alle dieci di sera inizia il via vai delle carrozze da Piazza Signoria alle varie porte (San Gallo, Croce, Prato, Romana, San Niccolò), prezzo della corsa 10 centesimi. …Continua

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Nella val di Merse: il chiostro di Santa Mustiola a Torri


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Uno stretto viale alberato con due filari di cipressi accoglie il visitatore che sale verso la sommità della collina dove sorge Torri. Il piccolo centro si apre con una porta ad arco che immette in uno slargo che si ricongiunge a se stesso per una stradicciola circolare che segna il percorso dell’antica cerchia muraria. In un primo momento non è facile individuare l’ubicazione della chiesa di Santa Mustiola che occupa con il suo lato meridionale il margine a destra di un corridoio al quale si accede da un una volta ad arco. È evidente che il borgo si sia sviluppato attorno alla sua abbazia. Sì, perché si trattava di un’abbazia che conserva oggi solo la chiesa e al suo interno uno splendido chiostro …Continua

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Top ten mese di agosto


tuttatoscana

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I 10 articoli più letti nel mese di agosto

Pisa e l’Arno: storia e geografia di un antico sistema portuale
La Via del Volto Santo – A piedi in Lunigiana e Garfagnana
Nella val di Merse: Ponte a Macereto e Tocchi
Firenze antica nelle cartoline di Corinto Corinti – Epoca Romana
La fondazione di Firenze
Lo sviluppo urbanistico di Firenze in sette mappe
La “risciacquatura dei panni in Arno”: Manzoni a Firenze nell’estate del 1827
Omaggio a Dante nel 750° anniversario: gli incunaboli della Divina Commedia
Nella val di Merse: la pieve a Ponte allo Spino
Piatti tipici toscani
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Itinerari a piedi su antichi sentieri


Un’alternativa alla via Francigena: Lunigiana e Garfagnana

Visto l’interesse suscitato fra i nostri lettori dagli itinerari sulla “Via del Volto Santo” pubblichiamo una scaletta riassuntiva dei 10 bellissimi percorsi proposti da Oreste Verrini:

Sentiero del Volto Santo (clicca sull'immagine per ingrandire)

Sentiero del Volto Santo

“Dieci tappe che uniranno Pontremoli a Lucca ripercorrendo l’antica via del Volto Santo, una variante della via Francigena, utilizzata nel passato per sfuggire le zone malariche della costa e per rendere omaggio alla statua lignea del Volto Santo. Dieci tappe che ci porteranno ad attraversare la Lunigiana prima e la Garfagnana poi, passando per antiche mulattiere, borghi perfettamente conservati in una terra ricca di storia e di tradizioni.”

Tappa 1   Pontremoli – Lusignana: Km 18 – Difficoltà: E – Tempo medio di percorrenza: 7 h

Tappa 2   Lusignana – Bagnone: Km 14 – Difficoltà: E – Tempo medio di percorrenza: 7 h

Tappa 3   Bagnone – Monti: Km 22 – Difficoltà: E – Tempo medio di percorrenza: 8 h

Tappa 4   Monti – Fivizzano: Km 17 – Difficoltà: E – Tempo medio di percorrenza: 6 h

Tappa 5   Fivizzano – Argegna: Km 26 – Difficoltà: E – Tempo medio di percorrenza: 8 h

Tappa 6   Argegna – Piazza Al Serchio: Km 11 – Difficoltà: E – Tempo medio di percorrenza: 5 h

Tappa 7   P.za Al Serchio – Castelnuovo Garf.: Km 21- Difficoltà: E – Tempo medio di percorrenza: 8 h

Tappa 8   Castelnuovo Garfagnana – Barga: Km 27 – Difficoltà: E – Tempo medio di percorrenza: 9 h

Tappa 9   Barga – Borgo a Mozzano: Km 21 – Difficoltà: E – Tempo medio di percorrenza: 8 h

Tappa 10 Borgo a Mozzano – Lucca: Km 28 – Difficoltà: E – Tempo medio di percorrenza: 9 h

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Galleria foto: case coloniche delle colline Toscane


 

Giochi di aereazione con laterizzi

Giochi di aereazione con laterizzi

Panzano, colonica con porticato, loggiato e colombaia

Panzano, colonica con porticato, loggiato e colombaia

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Tivoli: un parco giochi nella Firenze capitale


Tre articoli sul parco divertimenti della Firenze di fine Ottocento

Ingresso del Parco sul Viale dei Colli

Ingresso del Parco sul Viale dei Colli

“Un parco divertimenti sul viale dei Colli. Con tanto di giostre, salone da concerti, caffè chantant, bazar all’orientale, teatro, fabbrica per la birreria e trattoria, tiro al bersaglio cosiddetto “alla Flobert” e non ultimo un gazometro per l’illuminazione dello stabilimento”.  Continua

 

“Nell’idea originaria che risale all’Ottocento, doveva essere un parco divertimenti sulla passeggiata dei Colli, con tanto di giostre, salone da concerti e caffè. Così Firenze Capitale non avrebbe avuto niente da invidiare alle altre città europee come Parigi o Copenaghen. Rimase però aperto solo due anni. Oggi parte del giardino ex Tivoli è stato riqualificato dopo i lavori decisi dal Comune”. Continua

Viale dei Colli- Parco Tivoli

Viale dei Colli- Parco Tivoli

(ANSA) – FIRENZE, 20 FEB – ‘Rivive’ in foto il parco divertimenti di Firenze Capitale, il Giardino di Tivoli realizzato nel 1869 sul viale de’ Colli, fra Porta Romana e piazzale Galileo, in attività per pochi anni e di cui oggi è rimasta solo una strada che porta il suo nome.  Continua 

 

 

 

 

 

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Nella val di Merse: la pieve a Ponte allo Spino


 

Pieve a Ponte allo Spino immagine complessiva nella piana alluvionale

Pieve a Ponte allo Spino immagine complessiva nella piana alluvionale

Siamo a pochi chilometri da Siena e a un chilometro da Sovicille, un antico agglomerato sorto sulla collina attorno al suo castello più volte bruciato e saccheggiato nel corso delle lotte con i Fiorentini, nel cui piano sottostante, la valle alluvionale creata dal torrente Spino, scorrono le acque dei fossi, dei righi, dei torrenti e dei fiumi, quali il Merse, di cui molte acque del piano sono tributarie. Ci delucida con la precisione di sempre il Repetti nel suo “Dizionario” e alla voce Sovicille scrive: …Continua

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Murlo di Vescovado: un castello tra la valle del Merse e dell’Ombrone senese

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Garfagnana a piedi: Borgo a Mozzano – Lucca


di Oreste Verrini

Tappa 10 Borgo a Mozzano – Lucca: Km 28 – Difficoltà: E – Tempo medio di percorrenza: 9 h

La partenza da Borgo a Mozzano ha un sapore particolare; siamo all’ultimo giorno di cammino e due sentimenti contrastanti si accavallano: il rammarico di essere al termine di un viaggio che ci ha permesso di riscoprire, e talvolta scoprire, tante cose belle e meritevoli di due zone, Lunigiana e Garfagnana, che seppur vissute quotidianamente sono state in grado di sorprenderci continuamente e dall’altro una certa frenesia di arrivare con la quale ci siamo svegliati e che ci spinge ad affrettarci così da poter dire “abbiamo concluso il cammino”.

Chiesa romanica di San Donato

Chiesa romanica di San Donato

Alla fine, tra i due forse è proprio quest’ultimo sentimento a prevalere, consapevoli che le cose belle scoperte rimarranno ed anzi, impegnandoci a farle conoscere e a valorizzarle, riusciremmo forse, a renderle migliori. Lasciamo di buon mattino il convento di San Francesco di Borgo a Mozzano che ci ha ospitato per la notte. Direzione Museo Civico, detto “Antiquarium”; qui potremmo osservare alcuni resti della civiltà ligure ed etrusca rinvenuti in molte grotte o cavità scoperte e investigate nelle vicinanze. Il museo si cura anche, assieme ad altre associazioni, del mantenimento delle fortificazioni della Linea Gotica, resti di una periodo, quello degli ultimi anni della seconda guerra mondiale che ha condizionato pesantemente la vita di questi territori. …Continua

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Microstoria in cucina: la ribollita


Buona anche d’estate?

Pane toscano

Pane toscano

Cosa dire di nuovo di un piatto conosciuto e usato in tutte le tavole della Toscana nonostante le sue origini fiorentine?

Qualcosa l’ho scoperto per caso quando in alcune trattorie l’ho visto servire anche d’estate.

Rivista e rivisitata, la ribollita, piatto poverissimo, ha saputo adattarsi nel tempo perdendo anche la sua caratteristica stagionale?

Ma procediamo con ordine.

Le storie ci raccontano e ci tramandano un’origine medievale.

I piatti e le posate individuali si sa non trovarono posto sulle tavole prima del Rinascimento; in precedenza era uso consumare servendosi, da taglieri e piatti comuni, con le mani e ancora prima utilizzando piatti fatti di farina e acqua: farinate cotte e schiacciate erano il piatto dei signori dei castelli medievali anche se la storia ci tramanda che questa usanza era antichissima tanto che Virgilio nell’Eneide racconta che: …Continua

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Lo sviluppo urbanistico di Firenze in sette mappe


Lo sviluppo del centro abitato di Firenze dall’epoca romana al XX secolo

Pianta di Firenze I-III secolo

Pianta di Firenze I-III secolo

Pianta di Firenze VI-X secolo

Pianta di Firenze VI-X secolo

Pianta di Firenze XI-XII secolo

Pianta di Firenze XI-XII secolo

Pianta di Firenze XII-XVIII secolo

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Pianta di Firenze nel 1835

Pianta di Firenze nel 1835

Pianta di firenze - Map of Florence 1864

Pianta di Firenze – Map of Florence 1864

Mappa di Firenze nel 1906

Mappa di Firenze nel 1906

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Sentieri di Garfagnana: da Barga a Borgo a Mozzano


di Oreste Verrini

Tappa 9   Barga – Borgo a Mozzano: Km 21 – Difficoltà: E – Tempo medio di percorrenza: 8 h

“(…) il suon dell’ore viene col vento dal non veduto borgo montano (…)” nelle parole riprese dalle poesia L’ora di Barga il poeta Giovanni Pascoli racconta di come il suono del campanile del borgo lo raggiungesse nel suo giardino di Castelvecchio Pascoli come da un luogo lontano e misterioso.

Barga, Duomo

Barga, Duomo

E Barga in effetti racchiude molti ed interessanti misteri che rendono una passeggiata tra i suoi saliscendi e i suoi angoli, come quello dove il Teatro dei Differenti troneggia sulla stradina, ancor più interessante e ricca di aspettative.

Saliamo al Duomo di San Cristoforo da dove si gode di una vista che spazia su tutto il borgo e dove ci imbattiamo subito in una scritta misteriosa …Continua

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Nella val di Merse: Ponte a Macereto e Tocchi


Castello di Tocchi la porta d'ingresso

Castello di Tocchi la porta d’ingresso

Siamo nella bassa valle del Merse a pochi chilometri da Siena tra colline di sughere, lecci, castagni e querce cui fa da sfondo il cocuzzolo del Monte Amiata dentro la vasta area della Riserva naturale detta del Basso Merse e Tocchi.

Trovasi sullo sprone settentrionale del monte delle Serre di Petriolo che scende per Tocchi al ponte di Macereto, sulla destra del Merse, e sulla sinistra della strada regia che dal ponte a Macereto si dirige a Grosseto. …Continua

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In giro per Boboli nel 1757


Dalla descrizione di Gaetano Cambiagi* nel 1757

illustrata con immagini attuali

Entrati per tanto dalla Porta, che resta tra il Palazzo, e lo stanzone già detto delle legna, sopra la quale principia il corridore, che da questo Palazzo partendosi conduce per la lunghezza di circa mezzo miglio all’altro detto già della Signoria, in oggi Palazzo Vecchio, si ritrova uno spazioso Prato, circondato a man dritta da una parte di salvatico**, e da sinistra, e nella testata da una muraglia con spalliere di Aranci, al principio della quale è posta una Statua di marmo sedente sopra una testuggine, dalla cui bocca scaturisce una fontana d’acqua, la quale statua fu fatta da Valerio Cioli di Settignano, rappresentante un Nano della Corte di Cosimo I nominato Pietro Barbino,

Giardino di Boboli la statua del "bacchino"

Giardino di Boboli la statua del “bacchino”

che per la sua ridicolosa persona, cioè basso di statura, e altrettanto grosso, e panciuto fu dal medesimo Gran Duca a tal’effetto fatto scolpire, e al dire del Vasari era un nano ingegnoso, letterato e molto gentile; dal volgo però detta Statua è nominata Bacco, e la sopradetta Porta la Porta di Bacco, non perché questa lo rappresenti, ma per esser così panciuta l’hanno così chiamata, e la chiamano di presente. …Continua

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Sui sentieri della Garfagnana – tappa 8: Castelnuovo di Garfagnana – Barga


di Oreste Verrini

 Tappa 8   Castelnuovo Garfagnana – Barga: Km 27 – Difficoltà: E – Tempo medio di percorrenza: 9 h

Piazza Umberto I, ancor più di Piazza delle Erbe, è il vero centro di Castelnuovo di Garfagnana. I bar che si affacciano su di essa, via Garibaldi, detta anche Via del Crocifisso, completamente lastricata, la Rocca Ariostesca che vigila sull’accesso al centro storico, creano un quadro che difficilmente si potrà dimenticare. Peccato per il passaggio delle autovetture, con un po’ di coraggio il traffico potrebbe essere limitato oppure eliminato rendendo il quadro ancor più bello.

Votivo di Castevebere

Votivo di Castevenere

Fin dalla sua costituzione la città ha svolto un ruolo di primo piano per l’intera vallata e ancora oggi, per molti, Castelnuovo continua ad essere un importante punto di riferimento.

Visitiamo il museo archeologico del territorio all’interno della Rocca Ariostesca e, tra i reperti qui custoditi, fanno bella mostra di se i “Votivi” di Castelvenere, delle sculture in bronzo di epoca etrusca che ci riportano a quel periodo e ci raccontano, immancabilmente, di viaggi e spostamenti che le popolazioni etrusche erano solite fare. I votivi non sono altro che dei segni di devozione che gli abitanti etruschi erano soliti offrire alle “acque sacre” che proprio dalla buca di Castelvenere sgorgavano. Questi individui arrivavano non solo dalla Media Valle ma anche dagli itinerari che raggiungevano la Garfagnana e da qui la Pianura Padana. …Continua

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Nella val di Merse: San Lorenzo a Merse


Iniziamo da questa località un viaggio “a puntate” dentro l’amena e ridente valle del Merse.

San Lorenzo a Merse, panorama con la torre campanaria della Pieve

San Lorenzo a Merse, panorama con la torre campanaria della Pieve

Il fiume Merse, detto affettuosamente “la Merse” dagli abitanti del luogo, scorre per circa settanta chilometri compiendo un lungo arco dalle Colline Metallifere tra Poggio Croce di Prata e Poggio di Montieri dove nasce, per poi ripiegare e ridiscendere verso l’Ombrone diventandone tributario nei pressi di Bagni di Petriolo. La sua lunga valle è ricca di natura e di storia, costellata di pievi, abbazie, castelli. …Continua

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Boboli com’era (Seconda Parte)


Il grande ampliamento verso Porta Romana: tra storia e curiosità

di Salvina Pizzuoli

Il giardino di Boboli in una pianta del XVIII secolo

Il giardino di Boboli in una pianta del XVIII secolo

Al primo impianto su progetto del Tribolo seguiranno le sistemazioni seicentesche a partire dal 1612 e il grande ampliamento verso Porta Romana, avvenuto sotto Cosimo II in base al progetto di Giulio e Alfonso Parigi: lo caratterizzano la creazione dei labirinti, di forma ellissoidale, circolare e ottagonale lungo i lati del grande viale dei cipressi, il Viottolone, che conduceva al bacino dell’Isola, attorno al quale correvano grandi ragnaie e cerchiate, ottenute con intrecci di rami di leccio chiusi ad arco e sistemate lungo corsi d’acqua, anche artificiali come nel caso della “Fontana dei Mostaccini”, per attrarre la fauna volatile; quindi l’Isola medesima concepita in un primo momento come giardino di fiori e agrumi. …Continua

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Microstoria in cucina: i pici e l’aglione


Ovvero un binomio ben riuscito

Fiore di allium ampeloprasum

Fiore di allium ampeloprasum

Mai assaggiato i pici all’aglione?

Un piatto semplice e prelibato, come tutta la cucina toscana.

Ma vediamoli uno per uno questi ingredienti portentosi.

I pici o come preferisce indicarli Petroni, gli spaghetti toscani, detti anche “pinci” a Montalcino, oppure “picciarelli” a Sorano in Maremma, sono un tipo di pasta fresca tipica della zona a sud di Siena.

Il nome pare derivi proprio dal tipo d’impasto, di farina e acqua, appiccicandole  o “impiciandole” cioè unendole insieme e lavorandolo con le mani. Dall’impasto ottenuto si tagliano …Continua

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Antichi sentieri di Garfagnana, tappa 7: Piazza al Serchio – Castelnuovo Garfagnana


La Via del Volto Santo – A piedi in Lunigiana e Garfagnana

di Oreste Verrini

Tappa 7   P.za Al Serchio – Castelnuovo Garf.: Km 21- Difficoltà: E – Tempo medio di percorrenza: 8 h

Piazza al Serchio

Piazza al Serchio

Lasciamo Piazza al Serchio di buon mattino; la giornata è buona, il tempo continua a riservarci un occhio di riguardo; questo ci permette di assaporare maggiormente il cammino godendoci il sole che, seppur non caldissimo, scalda i nostri corpi e fa sorridere la nostra mente. Durante la costruzione della tappa alcune persone contattate ci avevano suggerito di passare dalla località di Borsigliana, piccola frazione del comune di Piazza al Serchio. Troppo fuori rotta da quella che avevamo individuato come traccia principale abbiamo abbandonato l’idea di includerla nell’itinerario. Ciò non toglie che Borsigliana meriti di essere visitata visto che, nella chiesa dedicata a Santa Maria Assunta si può …Continua

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Boboli com’era (Prima Parte)


L’Orto dei Pitti: tra storia e curiosità (Prima Parte)

di Salvina Pizzuoli

Palazzo Pitti e l'orto dei Pitti nella Pianta della catena del XV secolo

Palazzo Pitti e l’orto dei Pitti nella Pianta della catena del XV secolo

Raccontare il giardino di Boboli è un’impresa e non solo perché si estende per circa 45.000 mq o perché è opulento di opere vegetative e arboree e di statue, grotte, fontane, fortilizi ed ha per confini antiche strutture murarie o perché ha subito nel tempo molte variazioni rispetto all’impianto originario, ma perché è difficile raccontare l’emozione di trascorrere un luogo con tanta storia dentro, con scorci e vedute della città che lo cinge e lo racchiude, paesaggio nel paesaggio. Per visitarlo …Continua

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Piatti tipici toscani


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tortino di melanzane

I petonciani dell’Artusi

La panzanella

La panzanella

Il cibreo

Il cibreo

La pappa col pomodoro

La pappa col pomodoro

 

 

 

 

 

 

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Le strade dell’Etruria romana: La via Ariminensis


di Alessandro Ferrini

Da Arretium ad Ariminum

Un tempo importante strada consolare romana, oggi un ameno percorso su reti provinciali attraverso l’Appennino, fino a Rimini.

Percorso della via Ariminensis

Percorso della via Ariminensis

La via Ariminensis fu fatta costruire per scopi militari da Marco Livio Salinatore verso la fine del III secolo a.C. sul tracciato di un antichissimo percorso che collegava l’Etruria alla Val Padana (da qui transitarono più volte i Galli nelle loro scorribande verso Roma), fu poi declassata a strada vicinalis in epoca imperiale; univa il municipio di Arezzo, importante caposaldo a difesa dei confini settentrionali, con i porti dell’Adriatico.  …Continua

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Antichi sentieri tra Lunigiana e Garfagnana: Argegna – Piazza al Serchio


La via del Volto Santo: a piedi in Lunigiana e Garfagnana

di Oreste Verrini

Tappa 6   Argegna – Piazza Al Serchio: Km 11 – Difficoltà: E – Tempo medio di percorrenza: 5 h

Partiamo dall’Argegna in una mattina soleggiata per quella che risulterà essere la tappa più corta di tutto il cammino. Avremo più tempo per rilassarci e godere delle sorprese che la giornata sicuramente ci riserverà. Ben presto ci troviamo nell’abitato di Giuncugnano, comune più alto della Garfagnana, le cui origini, incerte, si perdono nei silenzi e nei vuoti documentari dell’anno mille. Probabile che la sua fondazione, opzione comune a molti borghi della Garfagnana, sia di origine romana anche se questi luoghi furono abitati per centinaia di anni dalle tribù dei Liguri Apuani i quali, da queste altitudini, contrastarono fino alla definitiva esportazione di massa l’avanzata romana.

Procediamo su una bella mulattiera che ci porta in breve alla chiesa di S.Antonino. Dalla

Sant'Antonino

Sant’Antonino

sua posizione ancora oggi sorveglia le strade che attraversano questa zona. Su tutte la strada statale che congiunge Aulla (Massa Carrara) a Lucca. Chiesa del 1300 conserva al suo interno, seppur di origine recente, una statua del Volto Santo. …Continua

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Microstoria in cucina: il timo


ovvero le erbe aromatiche della cucina toscana

Comprimari assoluti dei piatti toscani sono gli aromi delle piante officinali, rosmarino, timo e alloro in particolare, che sono presenti pressoché ovunque” anche nei piatti di mare che Laura Rangoni presenta nel suo ricettario sulla cucina toscana dedicata al pesce. timo

Oltre ad essere un’erba aromatica tra le più note e adoperate nella cucina toscana, il timo comune, chiamato pepolino, è una pianta dalle origini antiche tanto che la sua storia si accompagna ad una leggenda che lo vuole nato dalle lacrime di Arianna abbandonata, mentre dormiva nell’isola di Nasso, da quel Teseo cui aveva fornito il famoso “filo” per uscire dal labirinto. Lacrime mitologiche come le piccole foglie di questo basso arbusto che cresce spontaneo nelle terre mediterranee e che porta nell’etimo del suo nome il profumo che lo caratterizza tanto da essere usato nell’antichità al posto dell’incenso, prima che quest’ultimo fosse scoperto. Alcuni infatti attribuiscono l’etimo del termine alla parola greca che significa fumare, affumicare proprio perché lo bruciavano come si fa per l’incenso. Altri invece dalla parola greca “coraggio” perché l’essenza aveva potere rinvigorente e tale fu concepita anche durante il medioevo e forse per questo motivo le dame ricamavano un’ape ronzante attorno ad un rametto di timo sulle fasce di cui facevano dono ai propri cavalieri durante i tornei. Ma la sua caratteristica prevalente è sempre stata legata all’aroma tanto che il miele dei fiori di timo era tenuto tra i più prelibati. …Continua

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Lungo la via Francigena: Fivizzano – Argegna


La via del Volto Santo -Tappa 5   Fivizzano – Argegna: Km 26 – Difficoltà: E – Tempo medio di percorrenza: 8 h

di Oreste Verrini

ApuaneFivizzano sembra aver accusato il passare dei secoli e come una ricca e fascinosa nobildonna decaduta fatica a mantenere il tenore di vita perduto. Riesce però, come in un gesto oppure in un contegno degno della nobildonna, a ricordarti chi fosse quando inaspettatamente, mostra angoli quasi dimenticati o non facilmente accessibili. …Continua

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Da Firenze a Faenza: la via Faventina


Da Firenze a Faenza lungo un’antica via romana

di Alessandro Ferrini

Tracciato della via Faventina

Tracciato della via Faventina

Costruita lungo un antico percorso etrusco – secondo alcuni nel 150 a.C. secondo altri dopo la fondazione di Firenze nel 59 a.C. – è registrata nell’Itinerarium Antonini (una sorta di stradario della viabilità romana che riporta le distanze in m.p. fra le varie località, risalente al periodo di Diocleziano, nel III secolo d.C.) nel percorso “via a Faventia – Lucam”. Era considerata far parte del sistema viario militare che da Firenze giungeva fino a Lucca e poi a Luni: una sorta di strada dei due mari che univa Adriatico e Tirreno. L’Itinerarium fa partire la strada consolare da Faenza e quindi anche il computo delle distanze (come appare dalla fig.1), noi invece ricostruiamo il percorso partendo da Firenze, da Porta contra Aquilonem, quella a nord, situata più o meno fra piazza San Giovanni e via de’ Cerretani, passava per Borgo san Lorenzo e via san Gallo fino a incrociare l’odierna via Faentina sul torrente Mugnone. …Continua

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La via del Volto Santo – tappa 4: Monti – Fivizzano


di Oreste Verrini

Tappa 4   Monti – Fivizzano: Km 17 – Difficoltà: E – Tempo medio di percorrenza: 6 h

Partire presto così da avere più tempo a disposizione per apprezzare quanto di bello incontrerò oggi. Con questa idea mi metto in cammino da Monti, che ieri sera al mio arrivo mi ha accolto e coccolato in attesa del saluto di questa mattina.

La pieve di Venelia

La pieve di Venelia

Anticamente qui si trovava la pieve di Santa Maria di Venelia che sorse sulle rovine di un antico tempio del pagus romano. Dell’antica pieve oggi non rimane quasi nulla e solo guardando attentamente si può notare, nella nuova costruzione, l’abside originario che occupa il lato di uno dei muri del nuovo perimetro. Nel ventesimo secolo furono trovate nelle vicinanze dell’abitato tre Statue Stele; le tre statue, nominate Venelia I, Venelia II e Venelia III, conservate le prime due nel Museo delle Statue Stele ospitato nel Castello del Piagnaro di Pontremoli e la terza nel centro restauro della Sovrintendenza di Firenze, appartengono al così detto Gruppo B (fra il 3400 AC e il 2300 AC) dove le sculture raggiunsero un maggior grado di dettaglio ricercando una maggiore rassomiglianza con la forma umana. …Continua

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Microstoria in cucina: la nepitella


ovvero le erbe aromatiche più diffuse in Toscana

La Calamintha nepeta o nepitella viene chiama in Toscana anche nepetella, nipitella o niepeta.

nepitella1

Cresce spontanea in tutto il territorio italiano, nei prati, lungo i muri e sui terreni incolti. È una pianta perenne dall’aroma particolare. Il suo nome pare derivi dal latino nepa, scorpione, perché si credeva ne curasse il morso. Altri ne fanno derivare la denominazione dall’antica città etrusca di “Nepete” (attuale Nepi) o che fosse la pianta ad averle dato il nome perché particolarmente diffusa nel territorio e sicuramente utilizzata sia come pianta aromatica sia come pianta medicinale. In erboristeria infatti le si riconoscono virtù digestive, carminative, espettoranti oltre ad una riconosciuta azione eccitante. …Continua

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Galleria foto Pievi di Toscana


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Diecimo, la faccaiata della pieve di Santa Maria

Diecimo, pieve di Santa Maria

Arezzo Santa Maria della Pieve, la facciata e il campanile

Arezzo Santa Maria della Pieve, la facciata e il campanile

Rincine La pieve di Sant'Elena

Rincine La pieve di Sant’Elena

Pieve di Santo Stefano a Sorano

Pieve di Santo Stefano a Sorano

Santa Maria a Fagna

Santa Maria a Fagna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pieve di San Cresci, la facciata

Pieve di San Cresci, la facciata

 

 

 

 

Cetica, San Michele Arcangelo, la facciata

Cetica, San Michele Arcangelo, la facciata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Prosa e poesia


su “Prosa e poesia”:alibrandi

 

Daniela Alibrandi, Una morte sola non basta, Del Vecchio Editore, euro 19,00

recensione di  Salvina Pizzuoli su “lettori e scrittori”

Un incontro casuale, due esistenze, due mondi, uno popolare e l’altro borghese, nella Roma dell’immediato dopoguerra, s’incrociano su di una panchina di spalle alla pineta del Forlanini, il sanatorio, fuori dal nosocomio dove una nuova vita ha visto la luce e un’altra che vi è appena entrata è già segnata dal dolore e dall’assenza degli affetti fondanti; …Continua

 

 

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La via del Volto Santo – tappa 3: Bagnone – Monti


di Oreste Verrini

Tappa 3   Bagnone – Monti: Km 22 – Difficoltà: E – Tempo medio di percorrenza: 8 h

Bagnone, il ponte sul torrente

Bagnone, il ponte sul torrente

La partenza da Bagnone è forse una delle più belle di tutto il cammino, non perché siamo felici di andarcene o perché la cittadina non meriti di essere visitata con la giusta calma e attenzione, ma perché la parte del borgo che attraverseremo e la salita al castello sono talmente affascinanti ed interessanti che difficilmente potremmo dimenticarli. Scendiamo sotto strada in una zona molto antica di Bagnone, quella che in passato era la porta di accesso al castello. Sul ponte che attraversa il torrente omonimo merita fermarsi per ammirare questo scorcio: difficile non rimanere per qualche secondo in muta ammirazione del paesaggio davanti ai nostri occhi. Le acque sotto di noi spumeggiano impetuose sia a monte che a valle mentre la piazzetta in cui accediamo dopo averlo attraversato, racconta di artigiani che esponevano la loro merce sperando di attrarre mercanti, viandanti e nobili che salivano o scendevano dal castello. …Continua

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Santa Maria della Pieve ad Arezzo


Arezzo, una tra le dodici città originarie dell’antica Etruria […] Non molto lontana dalle

Arezzo Santa Maria della Pieve, la facciata particolare della lunetta e dell'archivolto con i mesi

Arezzo Santa Maria della Pieve, la facciata particolare della lunetta e dell’archivolto con i mesi

colline deliziose che le fanno corona a Levante, e che per continuata catena si stendono ampiamente in giro fino alla foce di Ponente, sorge ella medesima placidamente all’incontro su di facile collinetta, donde a distanza di più miglia guarda il ridente prospetto di un’amena fertilissima pianura (in Giulio A. Angelucci “Memorie istoriche per servire di guida al forestiero in Arezzo” 1819)

Siamo ad Arezzo l’antica Arretium il cui etimo ha impegnato gli studiosi in ricerche che comunque non hanno documentate e certe origini. Fondata forse da popolazioni umbre poi divenuta Lucuminia importante, fu municipio romano quando, grazie alla Cassia Vetus, ebbe un ruolo chiave come stazione di mansiones e mutationes (stazione di posta) tra Cortona e l’area fiorentina, e lungo la Ariminensis in direzione di Rimini e Ravenna, porte dell’Adriatico verso l’importante scalo di Spina. …Continua

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Microstoria in cucina: i petonciani dell’Artusi


ovvero la cucina della melanzana in Toscana  melanzana

La melanzana è oggi un ortaggio diffuso a nord come a sud della penisola e gradito a molti palati, ma non è sempre stato così: la sua storia passata lo collocava tra  gli erbaggi ordinari dal gusto insipido o tra le vivande addirittura malsane e velenose.

Ma procediamo in ordine cronologico.

Pianta delle solanacee, come il pomodoro, originaria dell’India orientale, fu diffusa nell’area mediterranea dagli Arabi e nota in Italia già alla fine del XIII secolo e la cui coltivazione, nel secolo successivo, era ormai diffusa. Nel tardo medioevo era  utilizzata tra gli ebrei della penisola iberica, …Continua

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