Alla scoperta della Pieve di Montecuccoli

tra Mugello e Val di Bisenzio

di Salvina Pizzuoli

L’estate stringe la Toscana in una morsa di caldo torrido e la voglia di trovare un rifugio fresco, dove la natura domina ancora incontaminata, si fa sentire. Se cercate una meta insolita, lontana dai flussi del turismo di massa e capace di regalarvi la meraviglia della scoperta, c’è un itinerario segreto che aspetta solo di essere percorso.

Partendo da Barberino di Mugello, lasciandosi alle spalle il profilo azzurro del suo celebre lago, la strada comincia a salire e a stringersi, trasformandosi quasi in un sentiero. Qui l’antropizzazione svanisce per fare spazio a un bosco fitto e rigoglioso: castagni secolari, abeti e pini tracciano una linea d’ombra che profuma di tempi lontani. La sensazione è immediata: quella di essere entrati in una realtà sospesa, dove il tempo scorre con un ritmo diverso.

Ed è proprio nel cuore di questo silenzio verde, lungo il crinale che divide le acque del Bisenzio da quelle della Sieve, che compare l’inaspettato. Come un miraggio per gli antichi viandanti, si rivela la maestosa e massiccia struttura della Pieve di San Michele a Montecuccoli. Citata fin dal lontano anno 990, questa antica pieve era il passaggio obbligato e il punto di sosta ideale per pellegrini e mercanti in viaggio tra il Mugello e la Val di Bisenzio.

Oggi la pieve accoglie il visitatore avvolta in un silenzio quasi sacro, vigilata da un albero fronzuto che fa da sentinella a una bellezza senza tempo, fatta di pietre antiche, piccoli tabernacoli e una storia millenaria raccontata persino dalle cronache dell’Ottocento dello storico Emanuele Repetti.

Vai all’articolo dedicato alla Pieve di San Michele a Montecuccoli

Fiesole: un Parco Archeologico a due Passi da Firenze

Un viaggio nel tempo tra teatri romani, templi sacri e le possenti mura dei maestri etruschi.

Fiesole - Area archeologica
Fiesole – Area archeologica

A pochi minuti dal caos di Firenze, adagiata sulle colline che dominano la culla del Rinascimento, si nasconde una perla di pietra e storia: Fiesole. Prima ancora che la città medicea prendesse forma nella valle dell’Arno, l’antica Faesulae era già un centro nevralgico dove i destini di due civiltà straordinarie si sono incrociati e fusi per sempre.

Camminare oggi nel cuore del suo Parco Archeologico significa compiere un vero e proprio salto indietro nei secoli. Potrai sfiorare i giganteschi blocchi delle mura etrusche, edificate per difendere l’acropoli, e un attimo dopo lasciarti incantare dalla perfezione acustica del teatro romano, ancora straordinariamente conservato. Dalle suggestive rovine delle terme monumentali ai resti del tempio dove si fondevano culti antichi, Fiesole offre un racconto a cielo aperto unico nel suo genere.

Leggi l’articolo di Letizia Tripodi

Il Caso di Murlo: Viaggio nell’Etruria Rurale con Giovanni Caselli

di Giovanni Caselli

elementi architettonici decorativi del tetto della villa di Murlo (Museo di Murlo)
elementi architettonici decorativi del tetto della villa di Murlo (Museo di Murlo)

Il dibattito storiografico sull’organizzazione territoriale e socio-economica dell’Etruria interna trova un punto di svolta nelle evidenze archeologiche emerse a Poggio Civitate (Murlo) a partire dagli anni Sessanta del Novecento. Nel saggio analitico intitolato “Il caso di Murlo”, l’archeologo e antropologo Giovanni Caselli riesamina criticamente la portata scientifica di questa scoperta, inserendola nel quadro dei modelli di popolamento rurali di epoca orientalizzante ed arcaica.

L’analisi di Caselli si focalizza sulla transizione evolutiva delle strutture di potere locali. L’autore decostruisce l’immagine tradizionalmente urbano-centrica della civiltà etrusca, dimostrando come l’edificio monumentale di Murlo configurasse un centro egemonico rurale. Questo complesso combinava funzioni politico-religiose a una chiara vocazione di coordinamento economico-produttivo dell’entroterra agricolo. ... continua a leggere      Il caso di Murlo 

Carrozze e Caffè Storici: La “Movida” a Firenze nell’Ottocento

di Luisa Di Tolla

Il caffè Donay in una stampa dell'800
Il caffè Donay in una stampa dell’800

Il desiderio di socializzare e fare le ore piccole non è un’invenzione dei nostri giorni. Nella Firenze del XIX secolo, la movida fiorentina nell’Ottocento animava le strade cittadine con rituali precisi ma non meno vivaci di quelli odierni.

Il cuore del tempo libero batteva soprattutto al Parco delle Cascine, teatro di sfilate in carrozza e passeggiate primaverili dove l’obiettivo principale era vedere ed essere visti. In centro, le serate si accendevano lungo via Larga (oggi via Cavour) e nei grandi teatri d’opera, che fungevano da veri e propri club mondani per stringere relazioni e sfoggiare gli abiti migliori.

continua a leggere   La “movida” fiorentina nell’Ottocento

Via del Volto Santo, tappa 10: Borgo a Mozzano – Lucca

Tappa 10 Borgo a Mozzano – Lucca: Km 28 – Difficoltà: E – Tempo medio di percorrenza: 9 h

di Oreste Verrini

Chiesa romanica di San Donato
Chiesa romanica di San Donato

La partenza da Borgo a Mozzano ha un sapore particolare; siamo all’ultimo giorno di cammino e due sentimenti contrastanti si accavallano: il rammarico di essere al termine di un viaggio che ci ha permesso di riscoprire, e talvolta scoprire, tante cose belle e meritevoli di due zone, Lunigiana e Garfagnana, che seppur vissute quotidianamente sono state in grado di sorprenderci continuamente e dall’altro una certa frenesia di arrivare con la quale ci siamo svegliati e che ci spinge ad affrettarci così da poter dire “abbiamo concluso il cammino”.

Alla fine, tra i due forse è proprio quest’ultimo sentimento a prevalere, consapevoli che le cose belle scoperte rimarranno ed anzi, impegnandoci a farle conoscere e a valorizzarle, riusciremmo forse, a renderle migliori. Lasciamo di buon mattino il convento di San Francesco di Borgo a Mozzano che ci ha ospitato per la notte. Direzione Museo Civico, detto “Antiquarium”; qui potremmo osservare alcuni resti della civiltà ligure ed etrusca rinvenuti in molte grotte o cavità scoperte e investigate nelle vicinanze. Il museo si cura anche, assieme ad altre associazioni, del mantenimento delle fortificazioni della Linea Gotica, resti di una periodo, quello degli ultimi anni della seconda guerra mondiale che ha condizionato pesantemente la vita di questi territori. …continua a leggere    Garfagnana a piedi, tappa 10: Borgo a Mozzano – Lucca

Il piombo di Magliano (GR)

detto anche Disco di Magliano

di Michele Zazzi

Il Piombo o disco di Magliano

Nella tenuta di Santa Maria in Borraccia, vicino al luogo in cui sorgeva l’omonimo monastero, nei pressi di Magliano, il 25 febbraio 1882, durante alcuni lavori agricoli, fu rinvenuto un dischetto lenticolare di piombo, recante un’iscrizione in alfabeto etrusco e databile al V secolo a.C. Non si sa con esattezza dove fu trovato; non pare fosse in una tomba. Sempre nella stessa zona sarebbe stato ritrovato, poco tempo prima, un altro reperto simile, del quale, tuttavia, si è persa ogni traccia.

La lamina bronzea (7 x 8 cm; peso gr. 191)  fu consegnata dai contadini ritrovatori ai fratelli Gustavo e Luigi Bisatti, proprietari del terreno. In un primo momento l’autenticità del documento fu messa in dubbio dagli studiosi. Luigi Busatti contattò l’allora Direttore del Regio Museo Archeologico di Firenze Luig Adrano Milani e nel 1988 il piccolo disco fu venduto al Museo di Firenze per la cifra di 1000 Lire. … continua a leggere Il piombo di Magliano

Proverbi Toscani

Giuseppe Giusti e gli aforismi sull’amore

La Toscana non è solo la culla della lingua e dell’arte, ma è anche la terra di una radicata e vivace saggezza popolare. Tra le pagine della sua tradizione, un posto d’onore spetta senza dubbio ai proverbi toscani sull’amore, specchio fedele di un popolo ironico, passionale e disincantato.

Gran parte di questo patrimonio è giunto fino a noi grazie al poeta e scrittore Giuseppe Giusti, che nel 1853 pubblicò una celebre raccolta edita da Le Monnier. Ma i proverbi, all’epoca, non erano semplici modi di dire: erano una vera e propria arma di corteggiamento. Nelle serate fiorentine del diciannovesimo secolo, i giovani si sfidavano nel “gioco dei proverbi”: disposti in cerchio, si lanciavano un fazzoletto e chi lo riceveva doveva recitare un detto a tema, usandolo per dichiararsi, lanciare frecciatine o testare la gelosia dell’amato.

I detti popolari racchiudono ogni sfumatura del sentimento. Si va dall’inevitabilità della passione con “Amore e tosse non si nascondono”, alla cruda realtà dei legami clandestini con “Amore di ganza, fuoco di paglia”, fino a un saggio e consolatorio “Delle pene d’amore si tribola e non si more”.

continua a leggere Proverbi toscani sull’amore


Massaciuccoli: un viaggio unico tra natura e storia

Un mosaico di acque, canneti e archeologia nel cuore della Versilia

Dai fasti della villa romana dei Venulei alle paludi amate da Puccini alla scoperta dell’antico snodo viario della Versilia.

Massaciuccoli, il lago
Massaciuccoli, il lago

Esiste un luogo in Toscana dove la natura selvaggia si fonde indissolubilmente con i segni di un glorioso passato. Adagiata tra le sponde del suo grande bacino e le spiagge della costa, l’area di Massaciuccoli rappresenta da secoli un punto di incontro unico. Questo territorio, strategicamente sospeso tra Pisa, Lucca e l’antico porto di Luni, deve la sua fama alla ricchezza delle sue vie d’acqua, che in epoca romana lo resero un nodo logistico fondamentale per i commerci e gli spostamenti.

Alcuni studiosi hanno persino ipotizzato che proprio qui sorgesse la celebre stazione di posta delle Fossae Papirianae, citata nella storica Tavola Peutingeriana. Sebbene l’identificazione rimanga discussa, i resti archeologici giunti fino a noi parlano chiaro: la maestosa Villa dei Venulei, con i suoi complessi termali e i mosaici a tessere bianche e nere popolati da animali mitologici, domina ancora oggi il paesaggio dall’alto, offrendo uno sguardo spettacolare che spazia dal lago fino al mare della costa tirrenica.

Ma Massaciuccoli non è solo archeologia. Il visitatore che cammina lungo le sue sponde resta immediatamente ammaliato da un microclima unico e da un ambiente naturale straordinario, celebrato nel tempo da artisti e musicisti, primo tra tutti Giacomo Puccini. È un paradiso di biodiversità protetto dall’Oasi LIPU, dove i camminamenti in legno sospesi sull’acqua permettono di addentrarsi nel silenzio della palude, tra canneti e il volo degli uccelli migratori.

 … 👉 Leggi l’articolo completo Massaciuccoli: tra lago e mare

La produzione del vino nell’Etruria romana: il modello di Capalbio

La viticoltura antica: viaggio nell’Etruria romana

di Alessandro Ferrini

Affresco restaurato rinvenuto nella villa Settefinestre
Affresco restaurato rinvenuto nella villa Settefinestre

L’eccellenza della viticoltura toscana affonda le sue radici in un passato lontano, in cui la sapienza agricola si intrecciava con i grandi mutamenti politici ed economici della Repubblica Romana. Tra il II e il I secolo a.C., il territorio dell’Etruria meridionale è stato il palcoscenico di una vera e propria rivoluzione agraria.

A seguito del fallimento della riforma agraria dei Gracchi, il panorama rurale ha visto la nascita e il consolidamento del latifondismo. Grandi proprietà terriere, sostenute dal massiccio afflusso di manodopera schiavile, si trasformarono in veri e propri centri di produzione intensiva. Tra questi, il territorio di Capalbio rappresenta un esempio straordinario: una “fattoria modello” capace di ottimizzare la produzione e l’esportazione del vino su larga scala, ridefinendo l’economia del tempo.

👉 Leggi l’articolo completo su Tuttatoscana per approfondire la storia della    Produzione del vino nell’Etruria romana in una fattoria modello nel territorio di Capalbio

La tomba del letto funebre a Tarquinia (VT)

Il fascino enigmatico della Tomba del Letto Funebre a Tarquinia

di Michele Zazzi

Tomba del Letto Funebre Monterozzi Tarquinia
Tomba del Letto Funebre Monterozzi Tarquinia

L’ipogeo, a camera singola di forma rettangolare (altezza 3,8 metri, lunghezza 5,4 metri, larghezza 4 metri), era affrescato e presentava soffitto a doppio spiovente e trave di colmo.

Le pitture della tomba a scopo conservativo furono distaccate nel 1953-1954 e collocate dapprima al Museo Archeologico di Tarquinia e poi esposte dagli anni 2000 al Museo Nazionale di Villa Giulia, dove è possibile ammirarle a tutt’oggi.

La scena riprodotta nella tomba si svolge sotto un ampio velario sostenuto da pali ricoperti di fogliame (ambiente esterno). … continua a leggere La tomba del letto funebre a Tarquinia