Il piombo di Magliano (GR)

detto anche Disco di Magliano

di Michele Zazzi

Il Piombo o disco di Magliano

Nella tenuta di Santa Maria in Borraccia, vicino al luogo in cui sorgeva l’omonimo monastero, nei pressi di Magliano, il 25 febbraio 1882, durante alcuni lavori agricoli, fu rinvenuto un dischetto lenticolare di piombo, recante un’iscrizione in alfabeto etrusco e databile al V secolo a.C. Non si sa con esattezza dove fu trovato; non pare fosse in una tomba. Sempre nella stessa zona sarebbe stato ritrovato, poco tempo prima, un altro reperto simile, del quale, tuttavia, si è persa ogni traccia.

La lamina bronzea (7 x 8 cm; peso gr. 191)  fu consegnata dai contadini ritrovatori ai fratelli Gustavo e Luigi Bisatti, proprietari del terreno. In un primo momento l’autenticità del documento fu messa in dubbio dagli studiosi. Luigi Busatti contattò l’allora Direttore del Regio Museo Archeologico di Firenze Luig Adrano Milani e nel 1988 il piccolo disco fu venduto al Museo di Firenze per la cifra di 1000 Lire. … continua a leggere Il piombo di Magliano

Proverbi Toscani

Giuseppe Giusti e gli aforismi sull’amore

La Toscana non è solo la culla della lingua e dell’arte, ma è anche la terra di una radicata e vivace saggezza popolare. Tra le pagine della sua tradizione, un posto d’onore spetta senza dubbio ai proverbi toscani sull’amore, specchio fedele di un popolo ironico, passionale e disincantato.

Gran parte di questo patrimonio è giunto fino a noi grazie al poeta e scrittore Giuseppe Giusti, che nel 1853 pubblicò una celebre raccolta edita da Le Monnier. Ma i proverbi, all’epoca, non erano semplici modi di dire: erano una vera e propria arma di corteggiamento. Nelle serate fiorentine del diciannovesimo secolo, i giovani si sfidavano nel “gioco dei proverbi”: disposti in cerchio, si lanciavano un fazzoletto e chi lo riceveva doveva recitare un detto a tema, usandolo per dichiararsi, lanciare frecciatine o testare la gelosia dell’amato.

I detti popolari racchiudono ogni sfumatura del sentimento. Si va dall’inevitabilità della passione con “Amore e tosse non si nascondono”, alla cruda realtà dei legami clandestini con “Amore di ganza, fuoco di paglia”, fino a un saggio e consolatorio “Delle pene d’amore si tribola e non si more”.

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Massaciuccoli: un viaggio unico tra natura e storia

Un mosaico di acque, canneti e archeologia nel cuore della Versilia

Dai fasti della villa romana dei Venulei alle paludi amate da Puccini alla scoperta dell’antico snodo viario della Versilia.

Massaciuccoli, il lago
Massaciuccoli, il lago

Esiste un luogo in Toscana dove la natura selvaggia si fonde indissolubilmente con i segni di un glorioso passato. Adagiata tra le sponde del suo grande bacino e le spiagge della costa, l’area di Massaciuccoli rappresenta da secoli un punto di incontro unico. Questo territorio, strategicamente sospeso tra Pisa, Lucca e l’antico porto di Luni, deve la sua fama alla ricchezza delle sue vie d’acqua, che in epoca romana lo resero un nodo logistico fondamentale per i commerci e gli spostamenti.

Alcuni studiosi hanno persino ipotizzato che proprio qui sorgesse la celebre stazione di posta delle Fossae Papirianae, citata nella storica Tavola Peutingeriana. Sebbene l’identificazione rimanga discussa, i resti archeologici giunti fino a noi parlano chiaro: la maestosa Villa dei Venulei, con i suoi complessi termali e i mosaici a tessere bianche e nere popolati da animali mitologici, domina ancora oggi il paesaggio dall’alto, offrendo uno sguardo spettacolare che spazia dal lago fino al mare della costa tirrenica.

Ma Massaciuccoli non è solo archeologia. Il visitatore che cammina lungo le sue sponde resta immediatamente ammaliato da un microclima unico e da un ambiente naturale straordinario, celebrato nel tempo da artisti e musicisti, primo tra tutti Giacomo Puccini. È un paradiso di biodiversità protetto dall’Oasi LIPU, dove i camminamenti in legno sospesi sull’acqua permettono di addentrarsi nel silenzio della palude, tra canneti e il volo degli uccelli migratori.

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La produzione del vino nell’Etruria romana: il modello di Capalbio

La viticoltura antica: viaggio nell’Etruria romana

di Alessandro Ferrini

Affresco restaurato rinvenuto nella villa Settefinestre
Affresco restaurato rinvenuto nella villa Settefinestre

L’eccellenza della viticoltura toscana affonda le sue radici in un passato lontano, in cui la sapienza agricola si intrecciava con i grandi mutamenti politici ed economici della Repubblica Romana. Tra il II e il I secolo a.C., il territorio dell’Etruria meridionale è stato il palcoscenico di una vera e propria rivoluzione agraria.

A seguito del fallimento della riforma agraria dei Gracchi, il panorama rurale ha visto la nascita e il consolidamento del latifondismo. Grandi proprietà terriere, sostenute dal massiccio afflusso di manodopera schiavile, si trasformarono in veri e propri centri di produzione intensiva. Tra questi, il territorio di Capalbio rappresenta un esempio straordinario: una “fattoria modello” capace di ottimizzare la produzione e l’esportazione del vino su larga scala, ridefinendo l’economia del tempo.

👉 Leggi l’articolo completo su Tuttatoscana per approfondire la storia della    Produzione del vino nell’Etruria romana in una fattoria modello nel territorio di Capalbio

La tomba del letto funebre a Tarquinia (VT)

Il fascino enigmatico della Tomba del Letto Funebre a Tarquinia

di Michele Zazzi

Tomba del Letto Funebre Monterozzi Tarquinia
Tomba del Letto Funebre Monterozzi Tarquinia

L’ipogeo, a camera singola di forma rettangolare (altezza 3,8 metri, lunghezza 5,4 metri, larghezza 4 metri), era affrescato e presentava soffitto a doppio spiovente e trave di colmo.

Le pitture della tomba a scopo conservativo furono distaccate nel 1953-1954 e collocate dapprima al Museo Archeologico di Tarquinia e poi esposte dagli anni 2000 al Museo Nazionale di Villa Giulia, dove è possibile ammirarle a tutt’oggi.

La scena riprodotta nella tomba si svolge sotto un ampio velario sostenuto da pali ricoperti di fogliame (ambiente esterno). … continua a leggere La tomba del letto funebre a Tarquinia

Isola Santa

di Salvina Pizzuoli 

Isola Santa
Isola Santa

La giornata è piena di sole, qualche alito di vento, un tepore gradevole ci accompagna in questo viaggio alla scoperta di un laghetto e un antico borgo risuscitato a nuova vita dopo l’abbandono: Isola Santa ci accoglie nella sua fantasmagorica cornice. Il verde del bosco di betulle e faggi, il grigio e il marrone intenso della roccia che emerge dal verde lungo la valle stretta ma non angusta mentre verdi chiome ci accompagnano segnando il confine lungo il ciglio della strada. Siamo a pochi chilometri da Castelnuovo in Garfagnana, sopra di noi grandeggia la Pania della Croce, …continua a leggere Isola Santa

 

La leggenda del Ponte del Diavolo

o di Chifenti, detto del Diavolo, posto tra la fine della Media Valle del Serchio e l’inizio della Garfagnana

Il ponte della Maddalena, detto del Diavolo
Il ponte della Maddalena, detto del Diavolo

Nel cuore della Lucchesia esiste un luogo dove l’ingegno umano sfida le leggi della fisica e si intreccia con il folklore più oscuro. Il Ponte della Maddalena, universalmente conosciuto come Ponte del Diavolo, è un gioiello di architettura medievale famoso per le sue arcate asimmetriche che sembrano sfidare la gravità sopra il fiume Serchio. Dietro a questa straordinaria struttura non ci sono però solo calcoli ingegneristici, ma un’antica storia di disperazione e astuzia: quella di un costruttore che pur di finire l’opera accettò un patto terribile con il diavolo, riuscendo poi a beffarlo …

leggi tutta la storia: La leggenda del Ponte del Diavolo

Tra fitti boschi e antiche torri: viaggio al Passo di Coltibuono

La torre di Cancelli, i ruderi del castello di Montegrossoli, la badia a Coltibuono

Coltibuono torre dei Cancelli
Coltibuono torre dei Cancelli

Esiste un luogo in Toscana dove la natura incontaminata si fonde con millenni di storia, lontano dai circuiti turistici più affollati. Parliamo del Passo di Coltibuono, un suggestivo valico montano situato a circa 700 metri di altitudine, che funge da cerniera naturale tra le colline del Chianti Storico e il Valdarno Superiore.

Questo crocevia non è solo una meta per gli amanti del trekking e dei percorsi in mountain bike, ma custodisce anche le tracce di un passato glorioso. Camminando tra i suoi sentieri immersi nei boschi di castagni e abeti, ci si imbatte nella storica Torre di Cancelli — un antico presidio doganale risalente all’XI secolo — e nei ruderi del maestoso Castello di Montegrossoli. A pochissima distanza, la celebre Badia a Coltibuono testimonia ancora oggi la secolare opera dei monaci vallombrosani, i veri pionieri della tradizione vitivinicola di questa terra.

. …Continua a leggere   Le meraviglie al passo di Coltibuono

La tradizione musicale di Lucca e la famiglia Puccini

Lucca, monumento a Giacomo Puccini
Lucca, monumento a Giacomo Puccini

A Lucca la musica,  non solo liturgica,  aveva tradizioni antiche e  tutto faceva capo alla Cappella di Palazzo (1543-1805);  l’istituzione,  fino alla sua abolizione da parte del governo provvisorio di Elisa e Felice Baciocchi,  gestiva la vita musicale della Repubblica oligarchica lucchese in quanto pagava direttamente un maestro di Cappella e un gruppo di musicisti che dovevano partecipare a tutti gli eventi pubblici e privati, tra cui le celebrazioni delle Tasche (il periodo delle elezioni dei supremi magistrati della Repubblica oligarchica, gli Anziani),  e quelli  liturgici; tutte le rappresentazioni eseguite erano alle dipendenze dirette del governo che sosteneva le spese necessarie.

Questo evidente intreccio tra musica e potere, come sottolinea la studiosa Biagi Ravenni, serviva per organizzare il consenso politico in quanto la Cappella era al servizio dello Stato lucchese.  … continua a leggere               La tradizione musicale di Lucca e la famiglia Puccini 

A Larderello geotermia, miti e paesaggi

Viaggio nella Valle del Diavolo, scopri le meraviglie geotermiche, i miti antichi e i paesaggi danteschi nascosti nel cuore della Toscana

Sasso Pisano la collina delle "fumarole"
Sasso Pisano la collina delle “fumarole”

Esiste un angolo di Toscana lontano dalle dolci colline da cartolina e dai filari di cipressi, dove il paesaggio si trasforma improvvisamente in uno scenario lunare, primordiale e quasi ipnotico. È la Valle del Diavolo, un territorio compreso tra le province di Pisa e Grosseto – nei dintorni di Larderello e Montecerboli – dove la terra pulsa, respira e, letteralmente, fuma.

Camminare in questa zona significa fare un viaggio nel tempo e nelle viscere del pianeta. Tra soffioni boraciferi che squarciano il silenzio, fumarole che avvolgono i sentieri in mistiche nebbie di zolfo e pozze di fango in perenne ebollizione, la sensazione è quella di trovarsi di fronte alle forze ancestrali della natura. Non è un caso che questi luoghi abbiano acceso la fantasia dei viaggiatori per secoli, ispirando (così vuole la tradizione) persino la cupa e suggestiva topografia dell’Inferno di Dante Alighieri.

Ma la Valle del Diavolo non è solo suggestione e leggenda. Dietro l’asprezza delle sue rocce si nasconde una storia millenaria che affonda le radici nel popolo Etrusco, passa per le antiche terme romane e arriva fino all’ingegno moderno, che ha saputo trasformare questo calore sotterraneo in una risorsa energetica pulita e rinnovabile.

👉 Leggi l’articolo completo su tuttatoscana  La Valle del Diavolo: dove la terra fuma  per esplorare la storia di Montecerboli, i miti legati a Cerbero e i dettagli di questo affascinante percorso geotermico.