La via Aurelia ed Aemilia Scauri (primo itinerario): la Tirrenia di Strabone

percorsa e descritta dal prof. Giovanni Caselli

Tracciato Aurelia da Roma a Vada Sabatia

La Via Aurelia, quasi tutta costiera, o da ritenersi essenzialmente tale, risaliva la costa tirrenica fino al porto di Cosa, all’82° miglio. Questo tratto può datarsi al III secolo a.C., mentre il tratto successivo, fino a Salebro, al 132° miglio è posteriore. Da qui la direttrice prendeva il nome di Via Aemilia Scauri e raggiungeva Luni al miglio 242. Questo tratto [oggi identificato con l’Aurelia] si data agli inizi del II secolo a.C.

Sempre seguendo la costa la Via transitava per Genua al miglio 329 e raggiungeva Vada Sabatia al miglio 362, Continua  La via Aurelia ed Aemilia Scauri (primo itinerario): la Tirrenia di Strabone

Vico Pancellorum: la pieve di San Paolo

di Salvina Pizzuoli

Risiede sulla ripa destra del fiume Lima, dirimpetto alla rocca di Lucchio, presso la base meridionale dei poggi che scendono fin qua dal Pian degli Ottani della Montagna di Pistoja. È fatta menzione di questo Vico Pancellorum , o Paniculorum e del suo pievano in un istrumento del 24 aprile 873 edito nel T. V P. II delle Memorie lucchesi.

Così scrive lo storico ottocentesco Emanuele Repetti nel suo Dizionario a proposito di questo borgo che attrae il visitatore per la posizione e per la sua denominazione particolare. Già il residuo di una storia antica rimasta nel suo nome invoglia a saperne di più se poi come noi, attratti dalla geografia del luogo e dal toponimo, si decide di non mettere tempo di mezzo e andare a visitare il sito proprio in mancanza di dati specifici e completi, beh, trovarsi di fronte l’imponente pieve di San Paolo, è una magnifica sorpresa.

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Girellando per le vie del centro di Firenze: da via Isola delle Stinche a via della Condotta

di Salvina Pizzuoli 

Iniziamo il nuovo itinerario partendo da via Isola delle Stinche intrigandoci per stradette e stradicciole sempre nella zona di Santa Croce e percorrendo via della Vigna Vecchia, quindi via dell’Acqua, via delle Burella, via Torta, via dell’Anguillara, Borgo de’ Greci fino a piazza San Firenze concludendo in via della Condotta dalla quale avrà inizio il prossimo itinerario.

Siamo nel cuore della città rievocata da Dante (Canti XV, XVI del Paradiso) … continua a leggere Girellando per le vie del centro di Firenze: da via Isola delle Stinche a via della Condotta

Il sasso del Regio: modalità dell’affermazione del Cristianesimo

di Giovanni Caselli 

San Martino di Tours (particolare dell’affresco di Simone Martini)

Come scrive J.A.F.Thomson, (1998) “Mentre i luoghi sacri del paganesimo diventavano tabernacoli di santi e martiri, le autorità ecclesiastiche esercitavano il controllo su di essi e sui riti che vi si svolgevano”. Sulpicio Severo riporta che perfino San Martino di Tours era scettico sul fatto che sotto i templi cristiani dedicati ai martiri si trovassero davvero le loro ossa; quando scoprì che sotto un altare era sepolto un brigante, subito fece distruggere l’altare. Il paganesimo fu bandito da Teodosio I (379-395) che dichiarò la religione cristiana unica religione dell’Impero. Tuttavia è giusto chiederci fino a che punto il popolo minuto -delle città come delle campagne- fosse realmente cristianizzato nel IV secolo. E’ chiaro che nella maggior parte dei casi la gente accettava i riti e le formule della Chiesa come supplementi delle loro reali credenze, primo perché era obbligata ad accettare il cristianesimo per legge, secondo perché la sua cultura era politeistica (J.A.F.Thomson, 1998). I primi cristiani furono infatti ebrei e appartenenti ad altre religioni monoteiste, come il buddismo e il mazdaismo. Nelle città, in virtù del fatto che la stragrande maggioranza della popolazione era di origini levantine, il Cristianesimo attecchì presto e senza problemi (J. M. H. Smith, 2005).

I Goti che invasero l’Italia provenivano dai Balcani,  … continua leggere Il sasso del Regio: modalità dell’affermazione del Cristianesimoa

Tempo di vendemmia, tempo di schiacciata con l’uva

Schiacciata con l’uva

Piaceva e piace ancora questo dolce, dal gusto particolare, che in Toscana inaugura l’autunno. Un dolce dalle origini antiche, c’è chi lo fa risalire agli Etruschi, semplice come può esserlo il pane con l’uva, perché in fondo di questo si tratta o almeno si trattava in origine.  Oggi, a gusti mutati, anche la schiacciata con l’uva vive molte varianti a partire dall’impasto e dall’uso del tipo di vitigno.

Ma cominciamo dalla schiacciata con l’uva con ricetta fiorentina e chiantigiana, tipica infatti di Firenze e zone limitrofe e del Chianti dove le vigne e l’uva fanno parte del paesaggio e della cultura popolare in tutte le sue manifestazioni.  … continua a leggere Tempo di vendemmia, tempo di schiacciata con l’uva

I luoghi del Decameron: Peretola e la gru di Chichibio

di Alessandro Ferrini

Chichibio, cuoco di Currado Gianfigliazzi, con una presta parola a sua salute l’ira di Currado volge in riso, e sé campa dalla mala ventura minacciatagli da Currado.

È la quarta novella della sesta giornata del Decameron.

Corrado Gianfiglaizzi, nobile cittadino proprietario di vari terreni nella zona di Peretola, si dilettava come i suoi pari nella caccia col falcone. Un giorno catturò una gru nelle aree lacustri caratteristiche della piana e la mandò al suo cuoco, un uomo di origine veneziana, perché la cucinasse.

Peretola, insediamento di origine etrusca, rappresentava un’area densamente coltivata e popolata da varie case coloniche fattorie e ville, tra cui quella della famiglia Vespucci, racchiusa fra la via pistoiese a sud e a settentrione dall’antica via Cassia vetus di origine romana che usciva da Firenze al ponte di Rifredi e continuava verso Lucca attraversando varie località che presero il nome dalle pietre miliari della strada: Quarto, Quinto, Sesto, Settimello. Il borgo di Peretola è menzioanto per la prima volta in un documento del 1178 e il toponimo pare derivi dalle numerose piante di pero presenti nel territorio. … continua a leggere I luoghi del Decameron: Peretola e la gru di Chichibio

Odonomastica delle strade di Firenze

Centro di Firenze da una mappa del 1864 (clicca per ingrandire immagine)

Quando parliamo di odonomastica delle nostre città occorre subito chiarire un principio fondamentale: nel corso dei secoli è profondamente cambiato il metodo con cui si attribuiscono i nomi a piazze e strade; fino alla fine del XVII secolo gli odonimi erano attribuiti diciamo in maniera “spontanea”, ossia il luogo veniva designato in base alle attività che vi si svolgevano (ad esempio via Calzaioli) o per le caratteristiche ambientali che lo contraddistinguevano (via dell’Olmo ad esempio).

A partire dall’età romantica, e in particolar modo dopo l’epopea risorgimentale, l’odonomastica divenne “celebrativa”, ossia strade e piazze vennero dedicate a personaggi illustri o ad avvenimenti importanti o ritenuti tali in quel periodo, cambiando assai spesso il nome preesistente: a Firenze per esempio fra i tanti casi via del Cocomero divenne via Bettino Ricasoli. Il compito di attribuire i nomi venne affidato alle varie amministrazioni comunali.

Tale uso giunto fino a noi determinò anche il cambiamento di nomi a seconda dei periodi storici, Piazza Vittorio Emanuele divenne Piazza della Repubblica dopo il referendum del 1948, per non parlare dei nomi attribuiti durante il Fascismo e in gran parte modificati nel dopoguerra.

Ci sembra interessante e piacevole riproporre la storia della nostra città attraverso i nomi delle strade, o meglio di alcune strade e piazze che hanno destato la nostra curiosità, in una serie di itinerari che ci porteranno alla scoperta di fatti e manufatti imprevisti e imprevedibili.

Itinerari proposti:

Girellando per le vie del centro di Firenze: da via dell’Agnolo a via de’ Pepi

Girellando per le vie del centro di Firenze: da via Isola delle Stinche a via della Condotta

Girellando per le vie del centro di Firenze: da via della Condotta a Orsanmichele

Girellando per le vie del centro di Firenze: da via Calimala a piazza de’ Salterelli

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Carte da gioco toscane e fiorentine

antiche carte di seme francese dipinte a mano

L’origine delle carte da gioco è avvolta nel mistero, pare comunque fossero presenti in Cina fin dal X secolo. In Europa fecero la loro comparsa verso la fine del XIV secolo e si diffusero rapidamente assumendo caratteristiche diverse, nelle dimensioni, nel numero (il mazzo era composto da 40, da 52 o anche 56 carte), nei semi e nelle figure, a seconda delle varie aree geografiche. Già nel 1377 un’ordinanza parigina ne vietò l’uso nei giorni feriali e quasi nello stesso tempo a Firenze furono bandite le naibbe nome di derivazione araba con cui venivano chiamate allora le carte da gioco. … Continua a leggere Carte da gioco toscane e fiorentine

Giochi e passatempi toscani

I mulini della val di Merse

Diorama della val di Merse e i mulini (clicca sull’immagine per ingrandire)

Opifici idraulici per macinare il grano, per gualcare la lana, per la lavorazione del ferro sono ancora oggi visibili lungo la valle del fiume che, a partire dal XIII secolo, vede incentivata la costruzione di mulini lungo le sue rive e da parte di laici e da parte di monaci, soprattutto i cistercensi dell’abbazia di San Galgano che documenta 2 ferriere ad acqua nel 1278, e i Vallombrosani dell’abbazia di Torri, nonché di laici soprattutto a partire dal XIV secolo.  … continua  a leggere  I mulini della Val di Merse

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