Alla Docciolina c’è l’albero, c’è il sasso e c’è la fonte. Naturalmente il sasso e la fonte sono lì da secoli mentre l’albero ha si e no 40 anni, tuttavia è assai probabile che in passato un venerando albero abbia adombrato sia il sasso sia il pellegrino che vi giungeva per devozione. … continua a leggereIl sasso del Regio: modalità dell’affermazione del Cristianesimo
Costruita lungo un antico percorso etrusco – secondo alcuni nel 150 a.C. secondo altri dopo la fondazione di Firenze nel 59 a.C. – è registrata nell’Itinerarium Antonini (una sorta di stradario della viabilità romana che riporta le distanze in m.p. fra le varie località, risalente al periodo di Diocleziano, nel III secolo d.C.) nel percorso “via a Faventia – Lucam”. Era considerata far parte del sistema viario militare che da Firenze giungeva fino a Lucca e poi a Luni: una sorta di strada dei due mari che univa Adriatico e Tirreno. L’Itinerarium fa partire la strada consolare da Faenza e quindi anche il computo delle distanze (come appare dalla fig.1), noi invece ricostruiamo il percorso partendo da Firenze, da Porta contra Aquilonem, quella a nord, situata più o meno fra piazza San Giovanni e via de’ Cerretani, passava per Borgo san Lorenzo e via san Gallo fino a incrociare l’odierna via Faentina sul torrente Mugnone. …continua a leggere Da Firenze a Faenza: la via Faventina
La storia, i castelli e la battaglia di Campaldino
di Giovanni Caselli
Azzo di Masetto – Scontro tra cavalieri (particolare di affresco fine sec. XIII)
Nella storia delle lotte tra Guelfi e Ghibellini la battaglia più importante nella storia della Toscana medievale fu quella di Montaperti, le cui conseguenze ebbero ripercussioni drammatiche anche su Dante e sul Casentino. Firenze e Siena avevano origini assai diverse. Firenze era un antico porto fluviale quando i romani raggiunsero la Valle dell’Arno nel II secolo a.C. e fondarono la colonia romana dove era in precedenza il porto villanoviano, poi etrusco.
La pianura tra Firenze e Pistoia fu centuriata e i terreni assegnati ai veterani delle guerre di conquista. Siena, situata all’interno dell’Etruria rurale, era un piccolo centro abitato in epoca Romana, un crocevia noto solo come sosta dei pastori transumanti dall’Appennino alle Maremme, si sviluppò solo in epoca longobarda quando si intensificò il traffico terrestre lungo la strada di Francia, la nuova arteria per Roma, laddove questa incrocia la via delle pecore per i “paschi” delle Maremme. … continua a leggereDante in Casentino
Viaggio tra Antichi Mestieri e Tradizioni di Toscana
In un mondo che corre veloce verso la digitalizzazione e l’automazione, esiste un patrimonio silenzioso che custodisce le nostre radici più profonde: quello degli antichi mestieri e delle tradizioni popolari. Parlare di queste professioni non significa semplicemente guardare al passato con nostalgia, ma riscoprire un’arte fatta di pazienza, manualità e profonda connessione con il territorio.
Un viaggio lungo il tracciato della Cassia Vetus, una delle più importanti strade dell’antica Roma, che collegava la capitale con l’Etruria e la Toscana. Attraverso sei itinerari, raccontati dal professor Giovanni Caselli, seguiremo l’antica via da Roma fino a Lucca, attraversando città storiche, borghi, paesaggi rurali e territori segnati dalla presenza etrusca e romana.
Da Roma a Sutri, da Sutri a Bolsena, da Bolsena ad Arezzo, quindi verso Fiesole, Firenze e infine Lucca, ogni tappa offre l’occasione di riscoprire ponti, basolati, resti archeologici e antichi percorsi ancora riconoscibili nel paesaggio moderno. Un itinerario turistico e culturale per conoscere la storia della via Cassia e osservare come le grandi strade romane abbiano contribuito nei secoli allo sviluppo delle città e delle vie di comunicazione dell’Italia centrale.
Proponiamo sei itinerari per ripercorrere oggi il tracciato dell’antica via Cassia (la così detta Cassia Vetus) da Roma a Lucca raccontati dal prof. Giovanni Caselli
Descritta da Guido Carocci in Bagni e villeggiature in Toscana, Firenze 1899
Ferrovia S.Ellero – Saltino
S. Giovanni Gualberto, discendente dalla famiglia dei nobili di Petrojo, ritiratosi con pochi compagni in un remitorio situato in un’alta valle del Monte Taborra, diramazione dell’Alpe di Pratomagno, ottenuta in dono nel 1039 dall’Abbadessa di S. Ellero, una parte di questo monte, vi erigeva il monastero, che prima si chiamò di S. Maria ad Acquabella, poi di Vallombrosa. … continua a leggereVallombrosa com’era a fine Ottocento
La Garfagnana da Gallicano all’Appennino (Domenico Cecchi 1718)
La Garfagnana presenta un patrimonio fortificato complesso e spesso frainteso, nel quale è indispensabile distinguere con chiarezza tra castelli, rocche e cosiddette “terre murate”. Questa distinzione non è solo terminologica, ma riflette differenze sostanziali di funzione, struttura e contesto storico.
Le “terre murate” rappresentano una tipologia peculiare del territorio. Si tratta, in genere, di piccoli centri abitati sorti in posizione elevata — su colline o pendici montane — caratterizzati da una popolazione limitata e da un sistema difensivo estremamente essenziale. Tra il XIII e il XIV secolo questi borghi vennero dotati di una semplice cinta muraria in pietra, spesso con una sola porta d’accesso. La conformazione naturale del terreno, ripido e difficilmente accessibile, rendeva superflua la costruzione di fossati, affidando alla morfologia del sito gran parte della funzione difensiva. … continua a leggereCastelli, rocche e “terre murate” in Garfagnana