Principina a mare in Maremma

Principina, spiaggia parco Uccellina
Principina, spiaggia parco Uccellina

Principina a Mare è una frazione costiera del comune di Grosseto, situata pochi chilometri a sud-ovest della città e immersa in un contesto naturale di grande valore paesaggistico. La sua storia è piuttosto recente rispetto ad altri borghi della zona, ma strettamente legata alle trasformazioni del territorio maremmano e alla bonifica delle paludi.

Fino all’inizio del Novecento, l’area dove oggi sorge Principina a Mare era occupata da ampie zone paludose e malsane, che caratterizzavano la Maremma grossetana. Qui si trovavano pinete, dune costiere, la foce dell’Ombrone e le vaste aree frequentate dai butteri e dedicate alla pastorizia brada. La malaria e l’inospitalità del luogo avevano reso la zona scarsamente abitata, utilizzata soprattutto come riserva di caccia e pesca.

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La villa di Plinio il giovane

di Giovanni Caselli

Ricostruzione di villa romana secondo le indicazioni di Vitruvio
Ricostruzione di villa romana secondo le indicazioni di Vitruvio

Nella lettera di Plinio il Giovane (61-114 d.C.) inviata all’amico Domizio Apollinare, in cui descrive la sua villa di Val Tiberina, ‘in Tuscis’, (oggi nel comune di San Giustino a pochi chilometri da Sansepolcro n.d.r.) vediamo applicati i canoni riportati da Vitruvio nel De Architettura.

“La sollecita preoccupazione che hai espresso nel sapere della mia intenzione di trascorrere l’estate nella mia villa in Etruria, e i tuoi cari tentativi per dissuadermi dal recarmi in un luogo che ritieni insalubre, mi hanno fatto molto piacere. Ammetto, senz’altro, che l’aria di quella parte della Toscana che giace verso la costa sia spessa e insalubre, ma la mia casa è situata a grande distanza dal mare e ai piedi di quegli Appennini così rinomati per la loro salubrità. Per far sì che le tue apprensioni nei miei confronti svaniscano, ti darò una descrizione della gentilezza di quel clima, della posizione di quella regione e della bellezza della mia villa, che senza dubbio ascolterai con lo stesso piacere col quale te la racconto.  … continua a leggere  La villa di Plinio il giovane in Etruria

Tuscania, sul bacino del Marta

di Salvina Pizzuoli

Tuscania

In un paesaggio morbido e ondulato, su un terrazzo di tufo sul bacino del Marta, Tuscania ci accoglie circondata da mura e dal verde.
Situata nell’antica Tuscia viterbese ha origini etrusche come dimostrano a partire dal VII secolo a.C. gli insediamenti a sud e a nord del colle di San Pietro, colle dove oggi sorge la splendida basilica omonima. L’aggregazione dei diversi villaggi in un’unico centro si verificò lentamente, stabilizzandosi dalla seconda metà del IV secolo a.C. quando raggiunge il massimo del suo splendore accentrandosi sui colli di S. Pietro, del Rivellino e di Poggio fiorentino, i tre colli che la caratterizzano. Dopo la conquista romana, ne diventerà municipium intorno al 90 a.C., diviene un caposaldo a controllo del vasto territorio della Tuscia, di cui occupava una posizione centrale, potenziata dall’importante via di comunicazione, la Via Clodia. A seguito del crollo dell’Impero Romano, la sua storia fu travolta dalle diverse invasioni barbariche che si succedettero e che si conclusero nel 774 con la fine del ducato longobardo e con una crescente influenza della chiesa.

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La Basilica di San Pietro a Tuscania

di Salvina Pizzuoli

Basilica di San Pietro a Tuscania

Siamo nel cuore dell’antica Tuscia a pochi chilometri da quella che oggi è la Maremma Toscana da cui noi stiamo arrivando: un panorama dai verdi cangianti, ondulato, morbido, illuminato da un bel sole primaverile. Anche il paesaggio sa di secolare, come le genti che lo hanno in origine abitato: una terra calda, accogliente con i rossi e i gialli dei suoi tufi, con tanta storia scritta nelle splendide architetture che ne adornano i poggi e i declivi.
Tuscania ci accoglie così presentandosi con due strutture prestigiose che, appena fuori dell’abitato, ne contraddistinguono le caratteristiche artistiche, in questo caso medievali: le due basiliche di Santa Maria Maggiore e di San Pietro, la prima più in basso rispetto alla seconda che dal colle domina spettacolarmente la piana del fiume Marta.

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L’antica Aurelia da percorrere oggi in cinque tappe alla scoperta del passato

Proponiamo cinque itinerari per ripercorrere oggi il tracciato dell’antica via Aurelia da Roma a Luni raccontati dal prof. Giovanni Caselli

Tracciato Aurelia da Roma a Vada Sabatia
Tracciato Aurelia da Roma a Vada Sabatia

La via Aurelia ed Aemilia Scauri: la Tirrenia di Strabone

La via Aurelia ed Aemilia Scauri: da Ostia a Centumcellae

La via Aurelia ed Aemilia Scauri: da Centumcellae a Salebro

La via Aurelia ed Aemilia Scauri: da Salebro a Portus Pisanus

La via Aurelia ed Aemilia Scauri: da Portus Pisanus a Luni fino a Vada Sabatia

Maremma in fiore: maggio tra le dune

Cisto rosso

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Trippa con lo zafferano o alla montalcinese

Piatti e ricette tipiche toscane

Trippa montalcinese
Trippa montalcinese

TRIPPA ALLA MONTALCINESE CON LO ZAFFERANO 4 PERSONE* trippa (croce e cuffia: kg 1 1 cipolla bianca 1 bicchiere di vino bianco 1 tazza di brodo 1 bustina di zafferano 1 bicchierino di vinsanto secco 4 cucchiai di parmigiano grattato burro: g 50 olio d’oliva sale e pepe … continua a leggere Trippa alla montalcinese con lo zafferanoa

Santa Maria Maggiore a Tuscania

di Salvina Pizzuoli

Appena fuori dall’abitato la basilica di Santa Maria Maggiore compare con la sua abside e il suo complesso architettonico. Sorta lungo l’antica via Clodia, le sue origini risalgono all’VIII secolo, poi ricostruita e trasformata con rimaneggiamenti e aggiunte nei secoli XI e XII fino all’attuale a tre navate.

La bella facciata, stretta tra la torre dirimpettaia, si apre in basso con tre portali, di cui il principale ha quattro arcate poggianti su doppie colonnine con capitelli di differente forma; gli stipiti sono scolpiti ad intrecci vegetali e figure animali e antropomorfe; nella lunetta una Madonna in trono con il Bambino benedicente.

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Artigianato della pelle a Firenze: storia, botteghe

di Salvina Pizzuoli

Artigianato della pelle a Firenze

Una tradizione medievale che non si è mai del tutto persa nel tempo ma che ha sempre progredito e si è industriata sebbene, rispetto alle origini, non si svolga più lungo il corso dell’Arno, vero primo ed essenziale protagonista di questa attività.
Acqua e tanta acqua era infatti necessaria per la conciatura delle pelli macellate e pertanto anche alcune zone della città ne avevano la privilegiata ubicazione: alle origini lungo il Ponte Vecchio l’Arte dei Beccai forniva la materia prima e a monte e a valle del fiume l’Arte dei Galigai, che assommava al proprio interno i diversi mansionari dei cuoiai: i conciatori detti Pelacani, i venditori di cuoio detti Pezzai e i doratori di cuoio e pelle detti Orpellai.
La prima documentazione su quest’arte risale alla fine del 1200 e come ogni Arte aveva un santo patrono, Sant’Agostino, al quale ogni anno il 28 agosto faceva la consueta offerta all’interno della Chiesa di Orsanmichele.

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La fiasca del pellegrino in Etruria

di Michele Zazzi

fiaschetta della tomba del Guerriero di Poggio alle Croci
fiaschetta della tomba del Guerriero di Poggio alle Croci

Per fiasca del pellegrino (o borraccia del viandante) s’intende far rifermento ad un recipiente da viaggio, di forma tendenzialmente tondeggiante schiacciata, per il trasporto di liquidi.

La tipologia in esame ebbe origine in oriente (già in Mesopotamia) e si diffuse nel Mediterraneo occidentale. La comparsa in Etruria viene perlopiù ricondotta a modelli ciprioti e fenici. Gli esemplari etruschi sono in bronzo, in impasto, in bucchero, argilla figulina, ceramica etrusco-corinzia e presentano varie morfologie.

Le fiasche in lamina bronzea si diffusero prevalentemente nell’VIII ed i primi dell’VII secolo a.C.

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