di Michele Zazzi

Aree sacre, santuari e depositi votivi dell’Etruria (centrale, settentrionale e meridionale) hanno restituito ex voto di vari tipi (statue e statuette di divinità ed offerenti, parti del corpo umano, animali, vasi, armi, etc …).
Le offerte, donazioni alle divinità da parte di devoti (appartenenti a tutti ceti sociali) potevano essere propiziatorie (richieste di guarigione o protezione) o di ringraziamento in adempimento di un voto per aver ottenuto una grazia ed anche a prescindere da un impegno assunto in tal senso dal donante.
Talvolta gli ex voto possedevano un valore intrinseco, essendo costituiti da pezzi di metallo grezzo o variamente lavorato; più spesso, tuttavia, avevano valore simbolico ed erano realizzati in argilla, metallo o altri materiali, sotto forma di riproduzioni di determinati soggetti. Poteva trattarsi di oggetti prodotti ad hoc o di oggetti comuni adattati allo scopo tramite consacrazione.
I reperti votivi erano funzionalmente vincolati alla divinità dedicataria ed in qualche caso recano l’esplicito divieto di appropriazione. Su di una oinochoe in bucchero dedicata da Venalia Slarinas a Menerva si legge “non mi prendere: io (sono) sacro”.
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