Brisighella, in provincia di Ravenna

di Salvina Pizzuoli

Brisighella:“sulla sinistra del fiume Lamone, caratterizzato dalla presenza di tre colli di selenite; frequentato per cure termali, sorge in area ricca di reperti archeologici anche preromani. Le origini del Castrum Brasichellae sono incerte; la fondazione viene comunemente attribuita a Maghinardo Pagani nel sec. XIII. Il Polloni riferisce un’attestazione del toponimo dell’anno 1371 «Brisghella» e propone un etimo da un prelatino brisca, bresca, da cui il romagnolo bresca ‘favo’, siciliano briscale ‘terra spugnosa, gessosa’, e dice che «tale è la natura delle colline brisighellesi». Ma il toponimo probabilmente non va separato da una voce brejega che in territorio polesano significa ‘piccola parte di terreno’ (Lorenzi 1908); la parola è in rapporto con l’italiano briciola, ed e alla base di denominazioni toponimiche del Polesine come Brefega e Brefeghina

Oggi ci spingiamo ultra limes, ma di poco: tra la provincia di Firenze e quella di Ravenna, dopo Marradi e verso Brisighella. Abbiamo preferito percorrere la vecchia Faentina per la molteplicità di paesaggi e slarghi e scorci di acque che offre il paesaggio dove serpeggia il Lamone, un bel corso d’acqua che ci accompagnerà fino alla nostra meta. … continua a leggere Brisighella

Marina del Giglio a fine ‘800

da:  Guido Carocci, Bagni e villeggiature in Toscana, Firenze 1899

Isola del Giglio (1740)

Piccolo villaggio nell’Isola del Giglio- Uffici di posta e telegrafo al Castello del Giglio- Approdo dei vapori che fanno il servizio dell’arcipelago Toscano

La Marina ed il Castello.- Una borgata pittorescamente disposta a semicerchio lungo la riva di un golfo che serve di porto, dove possono comodamente approdare i vapori e le navi di grossa portata, difeso da una torre e da alcune opere murali, costituisce la Marina del Giglio, mentre il castello, capoluogo di comunità, e residenza delle autorità, posa gagliardamente sulla ripida pendice orientale di un poggio sovrastante al golfo. L’isola del Giglio, che per ampiezza e per numero d’abitanti è la seconda dell’arcipelago Toscano, ha una superficie di circa 12 chilometri di terreno in gran parte montuoso, ma feracissimo e condotto quasi tutto a coltivazione in grazia del l’operosità prodigiosa degli abitanti che ammontano ad oltre 1600.

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Monteriggioni: storia e architetture

di Salvina Pizzuoli

“Perocchè come in su la cerchia tonda

Monte Reggion di torri si corona,

(DANTE Inferno XXXI).

Monteriggioni, le mura

Siamo a Monteriggioni per una visita al castello e ai camminamenti sulle mura, itinerario previsto insieme alla visita al Museo Archeologico con sede a Badia a Isola. (per i dettagli)

Siamo di fronte all’ingresso al castello, all’imponente Porta Romea. Due lastre marmoree si fanno subito notare a destra e a sinistra. La più piccola a sinistra, di difficile lettura per la distanza, porta incisa la data di inizio della costruzione nel 1213 “con spese e lavori sostenuti in proprio dal Popolo di Siena, con l’impegno e l’opera diligente dei nobili Ranuccio di Crescenzio e Orlando di Filippo e Forese di Martino”; l’altra a destra i risultati del plebiscito del 15 marzo 1860 quando anche Monteriggioni entrò a far parte del nascente Stato Italiano.
Di parere contrario per quanto riguarda la data di costruzione del castello è lo storico ottocentesco Emanuele Repetti che scrive nel suo Dizionario:

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La storia di Bibbiena fino al Settecento

di Giovanni Caselli

Bibbiena, Palazzo Dovizi
Bibbiena, Palazzo Dovizi

Bibbiena è definita nei giornali locali “capoluogo di vallata”, probabilmente perché come centro urbano ha, o aveva, tutte le strutture necessarie ad un centro urbano oltre inclusi i necessari servizi pubblici per essere tale. Se il nome è di origini etrusche e probabilmente lo è, ciò non pare corroborato dall’archeologia. Sotto le case e le cantine c’è il “pancone marnoso”, erroneamente chiamato “tufo” cioè terra solida vergine del fondo del lago pliocenico salvata dall’erosione da rocce di calcare sottostanti. Dal nome personale Vilpnei poi latinizzato in Viblena e nel 979 Beblena, quindi nell’XI secolo Biblena. I toponimi e la piccola necropoli etrusca identificata e localizzata sul pendio occidentale della collina di Lonnano che domina il santuario di Santa Maria del Sasso, confermano che un insediamento etrusco in zona vi fosse davvero. Se vi era un tale insediamento questo era sicuramente sul colle detto “Le Monache”, ma il toponimo del colle è Lontrina (di radice etrusca, niente a che vedere con le lontre), dove si è recuperato il manufatto più antico visibile ad oggi. … continua a leggere  Bibbiena: dalle origini all’epoca del Grand Tour

Altri articoli dedicati al Casentino

La Scottiglia: Un Piatto della Tradizione Contadina

La scottiglia
La scottiglia

L’origine di questo piatto tipico toscano si perde lontano: forse medievale, forse addirittura etrusco, sicuramente contadino o comunque diffusosi nell’ambiente povero delle campagne quando per far cena si mettevano insieme vari pezzi di carne o avanzi.

La scottiglia è detta infatti anche “cacciucco di terra” per essere l’accostamento di vari pezzi di carni prevalentemente bianche o comunque differenti da zona a zona, da dove è nata a dove si è diffusa e ambientata. Il Casentino ne vanta le origini ma la Maremma reclama altrettanto, sebbene con le dovute differenze locali. Che i rapporti tra Casentino e Maremma fossero particolarmente stretti è risaputo: pastori transumanti verso … continua a leggere Microstoria in cucina: la scottiglia    

I’ Brindellone e lo scoppio del carro a Firenze

Dizionario Treccani

Tutti i Fiorentini sanno bene di cosa stiamo parlando e conoscono anche il significato del termine, ancora molto comune, perché i’ brindellone non indica una cosa sola.
Se cerchiamo il termine sul dizionario Treccani troviamo la seguente definizione:
brindellóne s. m. (f. -a) [der. di brindello]. – Persona che va in giro con l’abito lacero, o anche sciatta nel vestire, trasandata nell’aspetto, nel camminare e simili; più comune la forma sbrindellone.
Ci dice quindi che deriva da brindello ovvero da brano. – Straccio, brandello.
A Firenze un brindellone è un tipo sciatto, trasandato, non molto “vispo”   

… Ma tutti sanno che questo è anche il nome con cui i Fiorentini chiamano affettuosamente il carro, quello dello scoppio nella domenica di Pasqua e della famosa colombina.

…  continua a leggere  I’ Brindellone tra etimi e leggende

Pomodoro, pasta e pizza

di Salvina Pizzuoli

Napoletani che mangiano maccheroni (Acquerello di Saverio della Gatta, inizio XIX secolo)
Napoletani che mangiano maccheroni (Acquerello di Saverio della Gatta, inizio XIX secolo)

L’abbinamento del pomodoro con la pasta e con la pizza è per noi ovvio anzi, il solo pensiero accende le papille gustative e stimola l’acquolina in bocca…

Eppure non è sempre stato così ovvio.

C’è voluto un po’ di tempo non solo perché il pomodoro conquistasse il suo ruolo, oggi consolidato, come ingrediente principe in molti piatti del nostro Paese, come raccontiamo nell’articolo dedicato, ma c’è voluto del tempo perché l’abbinamento si diffondesse non solo in Italia ma travalicasse le Alpi e gli Oceani per diventare oltralpe simbolo della nostra cucina. In effetti la storia della pasta ci dice che esisteva già molto tempo prima che arrivasse in Italia il pomodoro ma era servita in modo diverso e soprattutto non era un piatto a sé bensì un contorno alla carne o un dessert: in realtà si cuoceva a lungo e si consumava soprattutto in brodo. Le due zone originarie e rinomate per la qualità della loro produzione erano la costa ligure di Ponente, la baia i Napoli e la costiera amalfitana: nelle due zone erano diffusi i pastifici a Imperia, l’antica Porto Maurizio, a Torre Annunziata, a Gragnano e a Castellamare: nomi tuttora importanti e noti legati a questa attività.

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San Quirico nella val d’Orcia

San Quirico d’Orcia, porta dei cappuccini

Siamo nel cuore della Val d’Orcia il cui paesaggio culturale è stato riconosciuto dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità. In effetti trascorrere all’interno di questo scenario morbido e ondulato, punteggiato com’è da antichi borghi medievali, attraversato da acque cantate che contribuiscono a farne ricche le terre coltivate e non per ultimo, le impronte lasciate lungo la sua storia millenaria, ne fanno davvero un gioiello da non perdere. Un posto particolare appartiene a San Quirico che come in uno scrigno conserva, all’interno della sua antica cerchia con ben quattordici torri ben conservate, le vestigia di un’epoca che non smette di incantare uomini d’ogni tempo.

Entriamo dall’elegante Porta dei Cappuccini a forma di torrione poligonale. Pochi passi lungo stradette lastricate tra file di abitazioni d’impronta medievale ci conducono alla chiesa di San Francesco o di Santa Maria di Vitaleta … continua a leggereSan Quirico d’Orcia

Il porto di Pisa nei primi secoli del medioevo

Pisis Turrita nella Tavola Peutingerian
Pisis Turrita nella Tavola Peutingeriana

Occorre ricordare per prima cosa che la linea della costa toscana in questo punto era più arretrata rispetto all’attuale di alcuni chilometri, seguiva un andamento curvilineo verso l’interno formando il Sinus Pisanus nell’area compresa tra le attuali  Tirrenia e Livorno.

Nel periodo tardo antico gli approdi principali erano situati nelle zone di San Piero a Grado e di Santo Stefano ai Lupi, collocati presso il ramo settentrionale e meridionale del delta dell’Arno. Lungo tutto il golfo erano situati approdi minori che attraverso altri rami del fiume e canali giungevano fino al centro di Pisa o in altre località intorno al bacino del Serchio. (Ad esempio Isola di Migliarino usata fra il periodo della tarda repubblica e il V-VI secolo) A questo proposito è bene ricordare che la foce dell’Arno in origine era a delta, caratteristica tipica dei fiumi che sboccano nel Mediterraneo: solo dopo varie opere di canalizzazione la foce del nostro fiume è divenuta un estuario, più adatto a permettere la navigazione interna. … continua a leggere Il porto di Pisa in epoca tardo antica

Le origini degli etruschi

di Michele Zazzi

Massimo Pallottino, L'origine degli Etruschi

La questione dell’origine, provenienza degli Etruschi fu ampiamente dibattuta anche dagli autori antichi.

Secondo l’opinione più diffusa (tesi della provenienza orientale) sarebbero venuti da Oriente. Erodoto, storico del V secolo a.C., riconduce l’origine degli etruschi alla Lidia. Al tempo del re Atis (intorno al XII secolo a.C.) ci sarebbe stata una lunga e terribile carestia; per sopravvivere il popolo fu diviso in due gruppi ed uno di essi (estratto a sorte) partì per mare alla ricerca di nuove terre. Coloro che erano destinati a viaggiare salparono da Smirne alla guida di Tirreno, figlio del re. Dopo aver oltrepassato molti popoli giunsero nella terra degli Umbri (Erodoto identificava l’Italia centrale come terra degli Umbri) ed ivi costruirono molte città che abitano tutt’ora. … continua a leggere Le origini degli etruschi