Luoghi e paesaggi della via Francigena in Toscana


Percorso della Francigena in Toscana

A iniziare dal periodo delle guerre gotico-bizantine (539-552), le strade romane furono abbandonate in molti luoghi e le grandi vie consolari caddero in un progressivo abbandono e tale situazione peggiorò ulteriormente con la dominazione barbarica dei secoli successivi.

Soltanto agli inizi dell’VIII secolo il re longobardo Liutprando (712-744) dette avvio a una ricostruzione del sistema viario nell’Italia centro settentrionale. Suo primo obiettivo fu il diretto collegamento fra Papia (Pavia) capitale della Longobardia e Lucca capitale della Tuscia longobarda. Nel 728, dopo la donazione di Sutri al Pontefice, vennero istituiti buoni rapporti politici con lo Stato della Chiesa, e fu subito deciso di proseguire il tracciato stradale fino a Roma, naturalmente utilizzando i percorsi viari preesistenti. Intento del sovrano era quello di favorire gli spostamenti e anche di facilitare i pellegrinaggi verso Roma. Per tale motivo i pellegrini venivano chiamati “romei” e la strada chiamata Romea. … Continua

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Toscana in Liberty: i Chini


di Salvina Pizzuoli

È all’intuito, all’inventiva e all’intraprendenza di Galileo Chini che dobbiamo la diffusione del modernismo in Toscana e attraverso le creazioni in ceramica e quelle che decoreranno molte delle facciate di villini e palazzine e centri termali e attraverso i riconoscimenti internazionali ottenuti.

È il 1896 quando a Firenze Galileo Chini apre, in cooperativa, una manifattura nella fornace in via Arnolfo: “L’Arte della ceramica”.

L’idea era nata tra i tavolini del Caffè Nacci, in piazza Beccaria, dove i futuri soci avevano l’abitudine di riunirsi.

Per tentare una nuova forma di ceramica, fuori dai modelli decorativi e ispirata invece al nuovo stile floreale che ormai pervadeva l’Europa, collaborò con il cugino Chino per la sperimentazione tecnico-chimica. Il marchio della fabbrica era una melagrana da sola o con due mani intrecciate o la scritta “Firenze” riportata sotto a simboleggiare un forte sodalizio tra i soci. … Continua

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Gli Etruschi fra Arno e Appennino (seconda parte)


di Giovanni Caselli

Frammento di tegola etrusca con iscizione rinvenuta nei pressi di Compiobbi

Nel 1968, fui attratto dalla presenza di tracce, a livello del suolo, di un grosso muro, una vera muraglia che correva sulle nude colline che fanno da confine fra i comuni di Bagno a Ripoli e Rignano sull’Arno, subito a nord di San Donato in Collina. Questo crinale, che inizia dall’Arno a Compiobbi, di rimpetto al punto in cui sulla sponda destra del fiume scende una via naturale proveniente da Fiesole, è l’inizio di una lunghissima via naturale che corre sui monti del Chianti proseguendo lungo le colline di Montepulciano e il Monte Cetona per scendere presso il Ponte Gregoriano sul Fiume Paglia dove transita la Via Cassia. Da qui a Roma lo spartiacque è rigorosamente ricalcato dall’antica Cassia romana. Questo Muro, visibile per qualche centinaio di metri, percorreva anche quello che era il confine diocesano fra Fiesole e Firenze e faceva parte di un limes longobardo un avamposto del quale era Montecucco, una collinetta situata a poca distanza dal muro nel territorio di Bagno a Ripoli, abitata sia in epoca etrusca e sede di un castello alto medievale. … Continua

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Galleria immagini: Viareggio in “Liberty”


Viareggio, particolare della decorazione del villino Flora

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Capalbio nelle foto di Enio Bravi


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Il Liberty lungo le coste toscane: Viareggio


di Salvina Pizzuoli

Viareggio particolare della decorazione del villino Flora

Perché soffermarsi proprio su Viareggio? Potrebbe chiedersi un ipotetico lettore. In realtà la Versilia e la costa da Livorno a Cecina conservano ancora evidenti i segni di un’epoca che si realizzava appieno, anche per una serie di casi fortuiti, proprio a Viareggio.

Lungo la riviera tirrenica non mancano le espressioni artistico architettoniche del periodo: a Livorno il complesso termale le “Acque della Salute” conosciuto anche con il nome di “Terme del Corallo” fu realizzato nel 1903 su progetto dell’architetto Angelo Badaloni. Giace purtroppo in profondo stato di abbandono nonostante si trattasse di uno degli edifici più eleganti e più espressivamente vicini al nuovo stile. Sono ancora ammirabili alcune decorazioni e ceramiche ornamentali, veri capolavori che continuano a elargire la loro bellezza tra le erbacce. … Continua

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Gli Etruschi fra Arno e Appennino (prima parte)


di Giovanni Caselli

Necropoli di Palastreto (epoca arcaica)

Le vie di penetrazione della cultura orientalizzante nell’area di Firenze furono l’Arno e la ‘Via Tirrenica’ da Bologna a Calenzano con sua continuazione fino a Bolsena, già attivissima dal Neolitico. Questo fu dimostrato dalle tombe a tholos di Sesto di Settimello degli anni ’50, dal rinvenimento della necropoli di Palastreto, dalla scoperta di Artimino, ambedue avvenute negli anni ’60 ed infine dalla scoperta di una città etrusca a Gonfienti degli anni ’90. … Continua

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Galleria di immagini: i “villini” di Michelazzi e le realizzazioni di Coppedè a Firenze


Villino Lampredi, particolare, il-drago-alato

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Galleria foto Istituto degli Innocenti di Firenze


Istituto degli Innocenti e Museo

di Enio Bravi

Il chiostro del rinato

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La Berta e la condanna a morte di Cecco d’Ascoli


di Jacopo Cioni  su florencecity

Percorrendo via de’ Cerretani all’angolo con via dei Vecchietti si trova una chiesa molto bella dal nome Santa Maria Maggiore. La chiesa Santa Maria Maggiore fa parte della prima cerchia antica di Firenze ed è quindi una delle chiese più antiche di Firenze, al suo interno riposa Brunetto Latini che fu maestro di Dante, (che Dante mise all’inferno).

Firenze Santa Maria Maggiore, Via de’ Cerretani angolo Via dei Vecchietti

La chiesa esisteva già in epoca longobarda, nell’VIII secolo, ed è già documentata nel 931, in quando un documento cita il vescovo Rambaldo quale affittuario di una terra e una casa ”prope ecclesiam Sancti Marie Majoris”, prima addirittura che venissero erette intorno alla città le mura del 1078, il cui tratto nord passava in corrispondenza di via de’ Cerretani.

Qua dovete cercare la “Berta”, sul fianco del muro della chiesa guardando verso l’alto. La Berta è una testa pietrificata che sembra fuoriesca dal muro. Effettivamente la posizione cosi alta, la parvenza che fuoriesca dal muro, e naturalmente le leggende che l’accompagnano la rendano estremamente particolare come statua. … Continua

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L’Istituto degli Innocenti a Firenze


le foto di Enio Bravi documentano il presente articolo e la  Galleria  a questo link

Firenze, Istituto degli Innocenti, vista esterna (Foto di Enio Bravi)

L’Istituto degli Innocenti di Firenze è la più antica istituzione pubblica italiana dedicata alla tutela dell’infanzia.
La sua nascita si deve al lascito testamentario del mercante pratese Francesco Datini che, nel 1410, destinò mille fiorini alla creazione di un luogo dedicato esclusivamente all’accoglienza dei fanciulli.
Con un contratto del 1419, ancora conservato nell’archivio storico dell’ente, l’Arte della Seta ne affidò la costruzione a Filippo Brunelleschi che qui fissò i canoni della nuova architettura rinascimentale. Molti grandi artisti, come Domenico del Ghirlandaio, lavorarono nell’istituzione e contribuirono ad accrescerne il prestigio e il patrimonio monumentale. … Continua

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Top ten di marzo


tuttatoscana

 

I 10 articoli più letti nel mese di marzo 2017

 

 

 

 

 

Il Rinascimento fiorentino e l’era dei Medici dal mito alla realtà
Antiche mappe dell’Arcipelago toscano
Il percorso dell’antica via Pisana in epoca romana
Abbazia di San Savino a Montione
Gli Etruschi a sud ovest del Mugello
Toscana in “Liberty”: Introduzione
E a Pasqua uno spicchio di Pasimata…
Le prime ferrovie in Toscana: strade ferrate al tempo del Granduca Leopoldo
Foto e disegni al tempo di Firenze capitale
galleria foto di Toscana
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Toscana in “Liberty”: i “villini” di Michelazzi e le realizzazioni di Coppedè a Firenze


Per maggiori particolari si consiglia la Galleria delle immagini dei “villini” a questo link

di Salvina Pizzuoli

Villino Ravazzini, decorazioni in ceramica delle manifatture Chini

Nella fascia periferica della città di Firenze si ebbe una maggiore fioritura del nuovo stile. Sembra impossibile, ma colpisce l’elevato numero di costruzioni ascrivibili alla nuova tendenza affermatasi tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo. Firenze inganna per l’uniformità che sembra contraddistinguerla e stupisce invece trovare nel suo tessuto, sebbene periferico, tante espressioni architettoniche legate o assimilabili al Liberty, soprattutto se teniamo conto che molte sono andate distrutte come “il villino in via Michelangelo (ultimato nel 1904 e distrutto nel 1962), il villino Ventilari in viale Mazzini (realizzato nel 1907 e demolito intorno al 1960), il villino “La Prora” in via Guerrazzi (completato nel 1908 e abbattuto dopo il 1955)”* tutte progettazioni di Giovanni Michelazzi (1879-1920) e ancora, i Garages Riuniti in via Alamanni, il Villino Cottini in via Masaccio, villa “La Palancola” in via Boccaccio. … Continua

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E a Pasqua uno spicchio di Pasimata…


La Pasimata era un pane pasquale che nel tempo vide l’aggiunta di strutto e zucchero. Oggi la Pasimata è un dolce della tradizione lucchese, e non solo, ricco di ingredienti aggiunti.

La Pasimata

Il suo nome ha un etimo incerto che non corrisponde alle caratteristiche dell’impasto o della sua cottura. Il Dizionario etimologico del 1907 ci dice che deriva dal latino passamatum che trova nel termine greco paxiadi un suo omologo, derivato a sua volta dal turco peksimet e nella descrizione finale recita “Pasta dolce con zafferano cotta al forno”. In realtà gli etimi indicati non possono essere messi in relazione in quanto dal latino tardo significherebbe “pane cotto sotto la cenere” mentre il termine peksimet intende “un pane non lievitato”, entrambe estranee alla lavorazione della Pasimata che resta un dolce antico ma dal nome particolare e oscuro. … Continua

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Il Rinascimento fiorentino e l’era dei Medici dal mito alla realtà (parte terza)


di Giovanni Caselli

La cappella dei Magi – Il corteo è guidato da Lorenzo il Magnifico, seguito dal padre Piero e dal nonno Cosimo (Benozzo Gozzoli 1459)

Il Rinascimento fiorentino, che fiorisce dal 1430 al 1492, sotto Cosimo il Vecchio e suo nipote Lorenzo il Magnifico, segna il culmine del processo di unificazione culturale e quindi di italianizzazione di una società di immigrati fino ad ora divisa in due ceti sociali: da un lato un ceto rurale di aristocratici e contadini di ceppo germanico, dall’altra un ceto di borghesi di artigiani, commercianti e lavoratori di estrazione levantina.
Durante il XV secolo prende forma una società centro italiana culturalmente omogenea e si diffonde allo stesso tempo l’uso dei cognomi. La gente dimentica le proprie origini forestiere e si inventa antenati romani o comunque italiani. … Continua

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Toscana in “Liberty”: Introduzione



di Salvina Pizzuoli

La Toscana conserva nel suo patrimonio artistico-architettonico tracce consistenti dello stile diffusosi tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, chiamato in Italia Liberty, nome derivato da quello dei magazzini londinesi di Artur Lasenby Liberty specializzati in tessuti, oggetti d’arredamento e mobili. 

Villino Ravazzini, Firenze. Particolare: decorazioni in ceramica di Galileo Chini

In Toscana Firenze ne fu la capitale mentre la parte meridionale della regione rimase praticamente estranea; a Siena si caratterizzò come eccezione ma conobbe notevoli realizzazioni a Lucca e lungo il litorale i cui centri balneari e termali conservano opere architettoniche di rilievo da Livorno a Viareggio in particolare.

Oggi stentiamo a credere che il nuovo stile fosse così diffuso in quella che era stata fino a qualche anno prima la capitale dell’Italia unita, sconvolta dagli ammodernamenti del Piano Poggi, eppure molte produzioni, anche d’interni e di allestimenti commerciali, sono state precoci “si pensi ad esempio alla sala di lettura nell’Hotel Elvetia a Firenze, o al negozio di arredi di Pietro Botto in via Strozzi del 1899”*. Già allora il negozio del “lampista”, come lo definisce Carlo Cresti nel** suo studio dedicato all’argomento, era esposto un nutrito e scelto campionario di mobili e di oggettistica Art Nouveau e Jugendstil, nomi con cui il movimento era noto in Francia e in Germania. E non solo, è molto ampio il numero dei fabbricati giunti fino a noi, nonostante molti purtroppo siano stati perduti perché abbattuti, tra i quali anche realizzazioni dell’architetto Giovanni Michelazzi (1879-1920) uno dei maggiori e creativi rappresentanti che legò il suo nome a progetti architettonici di prestigio nel nuovo stile o ad esso assimilabili: il villino di viale Michelangelo, il villino Ventilari in viale Mazzini e il villino “La Prora” in via Guerrazzi. E non per ultime sono da segnalare le prestigiose affermazioni dei prodotti de l’”Arte della Ceramica” delle manifatture Chini e la medaglia d’argento di Girard e Cutler per i mobili d’arredamento alle Esposizioni di Torino del 1898 e di Parigi del 1900.

Di tanto patrimonio e artistico e architettonico, cosa possiamo ancora “vedere”?

Molto, e cominciamo dal centro di Firenze:

Toscana in Liberty: Firenze capitale del nuovo stile

Toscana in Liberty: i “villini” di Michelazzi e le realizzazioni di Coppedè a Firenze

Galleria di immagini: i “villini” di Michelazzi e le realizzazioni di Coppedè a Firenze

Il Liberty lungo le coste toscane: Viareggio

Toscana in  Liberty: i Chini

  • *Da Fabio Mangone “Il contributo toscano all’architettura del Liberty italiano” in “Architetture del Novecento. La Toscana” a cura di Ezio Godoli
  • ** Da Carlo Cresti “Firenze 1896 -1915. La stagione del Liberty
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Bernardo Cennini prototipografo fiorentino


di Alessandro Ferrini

Il De divinis institutionibus adversus gentes, stampato a Subiaco nel                              1465 da Konrad di Schweinheim e Arnold Pannartz                            (Clicca sull’immagine per ingrandire)

II  monastero   di  Subiaco  fu  il primo in Italia  ad offrire ospitalità a due tipografi  tedeschi,  Sweinheim  e  Pannartz , che  nel 1465 vi stamparono  il  De divinis institutionibus adversus gentes del retore e apologeta Lucio Cecilio Firmiano Lattanzio (III secolo), il primo  libro  con  data certa  stampato  in Italia (valore stimato con una cifra compresa tra i 100.000 e i 120.000 euro). Nel giro di pochissimi anni la stampa a caratteri mobili si diffuse a Roma, a Venezia nel 1469, a Foligno e a Trevi nel 1470, e poi a Bologna,  Ferrara,   Milano, e Napoli; soltanto nel 1471 a Firenze. Probabilmente il ritardo nell’introduzione di questa nuova tecnica si deve alla ricca tradizione di copisti e abili miniatori che la città vantava. … Continua

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Il Rinascimento fiorentino e l’era dei Medici dal mito alla realtà (parte seconda)


di Giovanni Caselli

Campagna toscana – La cavalcata dei Magi, particolare (Benozzo Gozzoli 1459)

Dopo la peste nera del 1348 e durante la sue continue recrudescenze degli anni successivi,
si ebbe una notevole espansione della pastorizia e le transumanze divennero indispensabili, quindi organizzate da apposite leggi che regolavano i movimenti degli animali, stabilivano quali dovessero essere le strade di transito ed i metodi per l’assegnazione dei pascoli. Siena si accaparrò l’esclusiva dei pascoli di Maremma creando una istituzione che durante il XV secolo divenne il Monte dei Paschi di Siena, mentre i pascoli montani che originariamente erano nelle mani delle varie aristocrazie comitali passarono gradualmente nelle mani di Firenze, Arezzo e Pistoia o dei monaci camaldolesi. … Continua

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Le friggitorie fiorentine sono un ricordo. McDonald e i kebabbari il futuro!


di Jacopo Cioni su Florence city Rivista Fiorentina

Friggitoria d’epoca

Articolo contenente la ricetta per i coccoli

C’è qualche fiorentino che ricorda le friggitorie?

Le friggitorie fiorentine quando ero ragazzo erano distribuite in tutta Firenze, in centro, di la’ d’Arno, nelle periferie. In friggitoria si compravano per poche lire i coccoli, la polenta fritta, i roventini, i carciofi fritti, la pattona, i bomboloni e le ciambelle. Erano luoghi piccoli, spesso angusti che si trovavano seguendo il naso, il profumo ti portava sull’uscio con già le lirette pronte. Uscivi di li con un cartoccio a cono di carta gialla fumante di coccoli e … Continua

 

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Antiche mappe dell’Arcipelago toscano


Clicca sull’mmagine per visualizzare le mappe delle singole isole

Le isole dell’Arcipelago (1847)

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Il Rinascimento fiorentino e l’era dei Medici dal mito alla realtà (parte prima)


di Giovanni Caselli

Ambrogio Lorenzetti – Effetti del Buongoverno, particolare (1338)

La società che si era sviluppata in città dal X secolo in poi aveva in pieno XIII secolo maturato una stratificazione sociale chiara e netta dove ogni ceto conosceva i suoi diritti e i suoi doveri.

La borghesia dirigeva “democraticamente” gli affari della città per il bene comune.
Naturalmente da questo tipo di democrazia erano esclusi le donne e i meno abbienti. … Continua

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Le prime ferrovie in Toscana: strade ferrate al tempo del Granduca Leopoldo


 

Le ferrovie toscane al tempo di Leopoldo

Le ferrovie toscane al tempo di Leopoldo

La Leopolda: prima strada ferrata in Toscana

Strada ferrata Maria Antonia

Strada ferrata centrale toscana

I Lorena dettero grande impulso alla costruzione di infrastutture in Toscana, oltre alle ferrovie dettero impulso alla ricostruzione di strade e ai collegamenti fluviali.

Vedi articoli dedicati:

La navigazione fluviale nell’antica Toscana

Lungo antiche vie di Posta: da Firenze a Bologna

 

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Gli Etruschi a sud ovest del Mugello


di Giovanni Caselli

Ricostruzione di ambiente palustre del Valdarno in epoca preistorica

Ricostruzione di ambiente palustre del Valdarno in epoca preistorica 

Gli Archeologi Lucia Sarti e Fabio Martini scrivevano nel 1993 che a fianco del primo lotto di edificazione universitario a Sesto Fiorentino, ai piedi del Monte Morello, vi è un’area di intensa espansione edilizia che fin dai primi scavi si rivelò ricca di reperti archeologici che datavano da 10.000 anni fa all’epoca romana. Nacque quindi il Progetto Sesto volto all’indagine archeologica globale, ma in particolare preistorica, di tutta la zona pedemontana ai margini settentrionali della piana fiorentina. … Continua

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Abbazia di San Savino a Montione


Abbazia di San Savino, foto dall'alto (originale a questo link)

Abbazia di San Savino, foto dall’alto (originale a questo link)

Siamo a pochi chilometri da Pisa, nei pressi del fiume Arno che in questo punto caratterizza il suo corso con una grande ansa prima di entrare e attraversare la città.

Se percorriamo la strada che da Firenze conduce a Pisa, la vecchia Pisana, e la abbandoniamo in località Navacchio seguendo le indicazioni per Montione, non potremo fare a meno di notare la mole del rettangolare campanile dell’abbazia che si innalza sulle case della bassa piana alluvionale che costeggia il fiume. … Continua

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Top ten di febbraio


tuttatoscana

tuttatoscana

 

 

I 10 articoli più letti nel mese di febbraio 2017

 

 

 

Cosa rivela il DNA degli Etruschi?
A tavola con gli Etruschi: cosa mangiavano gli antenati di casa nostra? 
Le donne fiorentine del Trecento
Il caso di Murlo
Capraia una delle sette isole dell’Arcipelago toscano
Strade romane in Etruria
Itinerari a piedi su antichi sentieri
Firenze in antiche mappe
La “risciacquatura dei panni in Arno”: Manzoni a Firenze nell’estate del 1827
Tres viae sunt ad Mutinam: la via Clodia secunda da Lucca a Luni e Modena
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Antiche mappe di Livorno e dintorni


Clicca sull’immagine per visionare le 8 mappe

Pianta di Livorno (1776)

Pianta di Livorno (1776)

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Strada ferrata centrale toscana


Le ferrovie del Granducato di Toscana

Tracciato della ferrovia Siena - Empoli

Tracciato della ferrovia Siena – Empoli

Mentre veniva inaugurata la prima tratta della Leopolda a Siena un gruppo di cittadini – mossi dal lodevole intento di collegare la loro città alla Strada Ferrata Leopolda mediante una ferrovia – incaricarono l’ing. Giuseppe Pianigiani di stendere il progetto per una linea ferroviaria che da Siena, per la valle dell’ Arbia, dello Stoggia e dell’EIsa, arrivasse all’Osteria Bianca, raccordandosi ad Empoli con la S.F. Leopolda. Nell’agosto del 1844 furono emesse azioni di lire venti ciascuna per raccogliere le quattromila lire necessarie a finanziare le spese del progetto. Costituita così la Società Strada Ferrata Centrale Toscana iniziavano i lavori per la nuova linea che venivano ultimati nel dicembre del 1849.

Il tronco era servito da due treni giornalieri, che impiegavano circa due ore per compiere l’intero percorso … Continua

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A Murlo c’è un Museo… da visitare


Museo di Murlo, "cappellone", particolare

Museo di Murlo, “cappellone”, particolare

Siamo a Murlo nei pressi di Siena in quella bella valle percorsa dal Merse e dall’Ombrone di cui il primo è tributario.

A Poggio Civitate, di fronte all’abitato dell’antico possedimento vescovile, da cui il nome di Vescovato di Murlo, tra la macchia fitta del bosco, sono stati portati alla luce diversi reperti appartenuti ai lontani abitatori del luogo: gli Etruschi.

Sono stati rinvenuti i resti di un grande edificio caratterizzato da due fasi costruttive: la prima, datata intorno alla fine del VII secolo a.C. … Continua

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La pieve di Calci


Calci, la facciata e il campanile della pieve dei santi Giovanni ed Ermolao

Calci, la facciata e il campanile della pieve dei santi Giovanni ed Ermolao

Famosa per la Certosa, Calci sorge nella valle del torrente Zambra già chiamata “Valgraziosa”. Come scriveva il Repetti nel suo “Dizionario” il paese è formato da più borgate sparse a destra e a sinistra del torrente il quale solca la vellecola di Calci ad angolo retto con il fiume Arno, il cui centro era costituito dalla pieve dei santi Giovanni ed Ermolao e aggiungeva che la ricchezza de’ Calcisani consiste nella copiosissima quantità degli ulivi che coprono per ogni dove la valle dello Zambra.

Siamo in una valle ricca di storia e di monumenti che testimoniano quanto questo territorio alle pendici del Monte Pisano fosse nell’antichità attraversato e percorso e scelto come insediamento da parte dei vari popoli che vi si sono succeduti. … Continua

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Strada ferrata Maria Antonia


Le ferrovie del Granducato di Toscana

Tracciato della strada ferrata Pisa - Pistoia - Prato - Firenze

Tracciato della strada ferrata Pisa – Pistoia – Prato – Firenze

Il 15 novembre 1846 venne terminata la linea Pisa – Lucca, mentre si stava ancora ultimando la tratta Pontedera – Empoli della Leopolda. La ferrovia partiva dalla stazione di Pisa Porta Nuova, proseguiva verso Bagni San Giuliano, Rigoli, Ripafratta fino a Lucca. La linea era servita ogni giorno da quattro treni che impiegavano 30 minuti a compiere l’intero percorso. … Continua

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Il caso di Murlo


di Giovanni Caselli

Museo di Murlo, ricostruzione del palazzo signorile

Museo di Murlo, ricostruzione del palazzo signorile

Durante gli anni ’60 fu scoperto a Murlo presso Siena un centro etrusco consistente in una specie di “palazzo” principesco del VII secolo, vaste ricerche condotte successivamente su tutto il territorio senese chiarirono agli archeologi quale fosse il sistema socio economico “orientalizzante” dell’Etruria rurale, cioè di quell’area non urbana dell’Etruria settentrionale situata fra le città marittime e le città pedemontane. … Continua

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Capraia una delle sette isole dell’Arcipelago toscano


Carta di Capraia del XVIII secolo

Carta di Capraia del XVIII secolo

È una delle sette perle dell’Arcipelago come racconta un’antica leggenda, nate da quelle perdute dalla collana di  Venere uscendo dal mare. Le leggende si sa, più sono antiche più si ritrovano e ritornano più o meno identiche a designare luoghi anche lontani e diversi. Che sia una “perla” è indubbio vista la sua naturale bellezza con cui oggi ammalia i molti visitatori. La storia ci tramanda che il nome Capraia lega il suo etimo alle capre o comunque a come i Greci chiamavano l’isola: Aigylion appunto, l’isola delle capre. Anche la storia alberga i suoi se e i suoi ma: altri infatti attribuiscono il suo nome a karpa, roccia, da cui deriverebbe il “Caprara” dei Romani. … Continua

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Un dolce Berlingozzo per il prossimo Berlingaccio


Un dolce di Carnevale

I Toscani non avranno problemi a capire di cosa parlo: nel primo caso di un antico dolce tradizionale fiorentino tipico dei giorni di Carnevale e, nel secondo, del Giovedì grasso.

E andiamo a scoprire il perché di questi nomi, a dire il vero poco accattivanti con quei suoni duri dovuti alle doppie “z” del Berlingozzo e a quell’”accio” del Berlingaccio che fa pensare proprio a qualcosa di “accio”.

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Il Berlingaccio in una stampa del XVIII secolo dove si legge: “È questo il dì che gioia al cuor dispensa con urli, strida, balli e lauta mensa”

Tutto nasce da berlengo, così ci dice il dizionario etimologico, mentre la Treccani sottolinea che il termine deriva dal tedesco antico bretling, tavola. Ma non finisce qui: per analogia berlingare ovvero chiacchierare o meglio ciarlare a tavola dopo aver mangiato lautamente e bevuto altrettanto, come si legge nelle opere di Boccaccio e del Sacchetti sia con l’accezione di ciarlare sia di abbuffarsi, e berlingatore, il mangione. … Continua

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A tavola con gli Etruschi: cosa mangiavano gli antenati di casa nostra (seconda parte)


L’arte etrusca e le testimonianze di cucina

La tomba Golini1 e la cista di Preneste

di Salvina Pizzuoli

Museo Archeologico di Firenze, "aulos" strumento a fiato usato dai musici per allietare il banchetto come raffigurato nella tomba Golini1

Museo Archeologico di Firenze, “aulos” strumento a fiato usato dai musici per allietare il banchetto come raffigurato nella tomba Golini1

Quella offerta dall’iconografia dei banchetti funebri è l’immagine di una società opulenta che si ciba di svariate varietà di alimenti e bevande con uno stuolo di servi che accudisce i commensali e con la presenza di musici ad allietare il convito. Le scene sono così realistiche che alcuni studiosi sono riusciti a riprodurre gli strumenti dei musici che accompagnavano il banchetto, riuscendo anche a riprodurne le sonorità: come ad esempio la tromba-lituo, con la sua particolare forma e composizione. … Continua

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Antiche mappe della Versilia


Territorio di Lucca – Viareggio – Massaciuccoli – Foce del Serchio – Foce d’Arno – Forte di Motrone – 

Litorale toscano (Giuseppe Guerra 1785)

Litorale toscano (Giuseppe Guerra 1785)

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Tres viae sunt ad Mutinam: la via Clodia secunda da Lucca a Luni e Modena


La via Clodia secunda da Lucca a Luni e Modena

di Alessandro Ferrini

Percorso della via Clodia Secunda

Percorso della via Clodia Secunda (clicca per ingrandire l’immagine)

“Tres viae sunt ad Mutinam, a supero mari Flaminia, ad infero Aurelia, media Cassia” (Filippiche, XII). Così Cicerone a indicare la via che da Lucca piegava verso nord, correva lungo la valle del Serchio e varcato l’Appennino scendeva a Modena, da questa si staccava un ramo che raggiungeva Luni come mostra il tracciato della Tabula Peutingeriana. Cicerone la chiama ancora Cassia considerandola naturale proseguimento di quella che univa Firenze a Lucca. In realtà scrittori successivi la chiamano Clodia Secunda … Continua

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A tavola con gli Etruschi: cosa mangiavano gli antenati di casa nostra? (prima parte)


Prima parte: Caratteri generali

Seconda parte: Gli affreschi della tomba Golini1 e la cista di Preneste

di Salvina Pizzuoli 

Tarquinia tomba "della caccia e della pesca" particolare della caccia

Tarquinia tomba “della caccia e della pesca” particolare della pesca

Indagare e ricostruire le abitudini alimentari dei popoli antichi, in questo caso degli abitatori che più di altri hanno lasciato traccia nella terra d’Etruria, può appagare non solo amene curiosità, ma può farci comprendere meglio il tipo di economia che quei popoli avevano sviluppato, gli usi e costumi alimentari in rapporto all’ambiente naturale circostante e magari farci scoprire quanto sia rimasto in alcuni piatti tradizionali odierni se è vero, come affermano alcuni studiosi, che sono un’espressione culturale che si evolve lentamente. … Continua

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Top ten di gennaio


tuttatoscana

tuttatoscana

 

 

I 10 articoli più letti nel mese di gennaio

 

 

 

Cosa rivela il DNA degli Etruschi?
Liguri ed Etruschi
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Visita al Museo delle navi antiche di Pisa: un entusiasmante viaggio nel passato
La via Clodia in Maremma
galleria foto di Toscana
Da Tagliaferro a Buonsollazzo: un altro tratto della “Via degli Dei”
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La Leopolda: prima strada ferrata in Toscana
La “risciacquatura dei panni in Arno”: Manzoni a Firenze nell’estate del 1827
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“Fiorenza dentro da la cerchia antica”


Firenze tra XI e XII secolo

di Alessandro Ferrini

La più antica veduta di Fitenze (particolare dell'affresco della Madonna della Misericordia (Firenze Museo del Bigallo

La più antica veduta di Fitenze (particolare dell’affresco della Madonna della Misericordia (Firenze Museo del Bigallo

Fiorenza dentro da la cerchia antica,
ond’ ella toglie ancora e terza e nona,
si stava in pace, sobria e pudica.  (Par. XV, 97-99)

Appassionata rievocazione che Dante fa per bocca di Cacciaguida della rimpianta Firenze “sobria e pudica” del secolo XII ancora chiusa nella prima cerchia di mura del 1078 (in realtà la quarta dall’epoca romana) stretta attorno alla chiesa della Badia i rintocchi delle cui campane segnavano le ore (e terza e nona), di un tempo, quando ancora i retti e onesti costumi delle poche migliaia di cittadini non erano stati sovvertiti dall’avvento dei mercanti, della ricca borghesia, dalla ricerca di guadagni che secondo il poeta avevano irreparabilmente corrotto il virtuoso stile di vita della comunità. … Continua

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La società degli Etruschi


di Giovanni Caselli

Sarcofago degli sposi (520 a.C.)

Sarcofago degli sposi (520 a.C.)

La società etrusca era patrilineare e patriarcale, tuttavia la relativa libertà della donna, che nella società etrusca poteva partecipare ai banchetti assieme agli uomini, scandalizzava gli altri popoli mediterranei che tenevano le loro donne in stretta clausura, come del resto accade ancora oggi nella maggior parte del Mediterraneo o accadrebbe ancora altrove se non fossero stati imposti regimi democratici nel XX secolo. Questo tratto culturale indica senza ombra di dubbio una tradizione massagetica, sarmatica o forse mitannica, originaria cioè delle steppe nord caucasiche, dove le donne, che almeno in guerra avevano gli stessi doveri degli uomini, furono dette Amazzoni dai Greci. … Continua

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