fiaschetta della tomba del Guerriero di Poggio alle Croci
Per fiasca del pellegrino (o borraccia del viandante) s’intende far rifermento ad un recipiente da viaggio, di forma tendenzialmente tondeggiante schiacciata, per il trasporto di liquidi.
La tipologia in esame ebbe origine in oriente (già in Mesopotamia) e si diffuse nel Mediterraneo occidentale. La comparsa in Etruria viene perlopiù ricondotta a modelli ciprioti e fenici. Gli esemplari etruschi sono in bronzo, in impasto, in bucchero, argilla figulina, ceramica etrusco-corinzia e presentano varie morfologie.
Le fiasche in lamina bronzea si diffusero prevalentemente nell’VIII ed i primi dell’VII secolo a.C.
Transita sulla linea di confine tra i comuni di Bagno a Ripoli e Rignano Sull’Arno, una antichissima strada bianca che segna, significativamente, il confine comunale, (oggi devastata da sciagurati che vi fanno il moto-cross) nominata, nelle carte catastali preunitarie “Via Maremmana”. In questo tratto di strada esistono ben due cippi di confine etruschi fiesolani del V secolo a.C. che assieme all’antico confine attestano l’antichità della strada. Tutto il percorso (Falterona-Vetulonia) è punteggiato da antichi “stazzi” per il pernottamento di pastori e greggi tutt’ora riconoscibili e confermati dalla memoria locale nonché da memorie raccolte oltre 60 anni or sono dal sottoscritto. Partendo da Bocca Pecorina sul Falterona, il tratturo raggiunge il Passo delle Crocicchie, scende alla Maestà di Tizzano e quindi a Sandetole, sede di un plebato vastissimo già documentata nel 1000, ricostruita come convento per frati minori nel XVIII secolo. Vi esistono ancora strutture che i pastori usavano per fare ricotta e formaggi. Da qui a Pontassieve le greggi seguivano un tratturo tra la Sieve e la Strada statale e quindi traversavano l’Arno al guado storico menzionato dal XII secolo ad est della confluenza della Sieve con l’Arno. … continua a leggereLa via maremmana etrusca
da: Guido Carocci, Bagni e villeggiature in Toscana, Firenze 1899
Marina di Massa, la spiaggia (cartolina anni Venti)
“Villaggio della Provincia di Massa-Carrara-Comune di Massa Stazione della linea tramviaria Massa-Marina. Èuna storia molto breve e che comincia da’ nostri giorni. La spiaggia bella, arenosa, ventilata, rallegrata dalla vista dei bei monti della Liguria e del golfo della Spezia, all’infuori di questo bello spettacolo naturale non offriva già nessun conforto, nessuna comodità, nessun asilo.
La vicinanza di una città capoluogo di provincia, le attrattive del mare, hanno fatto sorgere alla Marina di Massa un grazioso stabilimento balneario e poi un villaggio composto in gran parte di eleganti villini e di gioconde casette che nella stagione estiva si popolano di bagnanti ai quali piace la vita quieta e familiarmente tran quilla d’una località quasi appartata. …continua a leggereMarina di Massa com’era a fine Ottocento
La Maremma grossetana riserva oltre a scorci paesaggistici di suggestiva bellezza e, lungo la costa, mari incontaminati e grandi spiagge sabbiose e promontori che si ergono su un’acqua cristallina, strutture urbane con una storia antica, quella che precedette il dominio senese, quella gestita dalle famiglie comitali, forti e potenti, cui Siena strappò brano a brano il potere su terre e castelli.
Ed eccoci allora a percorrere in parte la valle di uno dei fiumi più lunghi di Toscana, una valle ubertosa, ricca di storia, che conserva antiche vestigia e borghi e opere d’arte e tesori paesaggistici: la valle dell’Ombrone senese e più precisamente i castelli o meglio i borghi murati e le rocche che ancora conservano intatta la loro struttura medievale.
Il Puntone di Scarlino si trova presso la foce del canale detto Fiumara del Puntone, dove è stato costruito recentemente un porto turistico, posta all’estremità di levante del Golfo di Follonica.
Nel canale della Fiumara confluiscono le acque del Canale Allacciante delle Acque Alte (prosecuzione verso il mare del torrente Rigiolato) di alcuni fossi creati per la bonifica della piana di Scarlino e dell’emissario dell’ex cassa di colmata, che raccoglie le acque del fiume Pecora. … continua a leggerePorti e approdi di Toscana: Puntone di Scarlino
Siamo a Barga, delizioso borgo medievale arroccato, cinto da mura su cui si aprono antiche porte.
Risiede a mezzacosta dell’Appennino che scende dalla Valle del Serchio fra i torrenti Corsonna, ed Anio nel 28° 9’ longitudine 44° 4’ 6’’ latitudine 20 miglia toscane a settentrione di Lucca, 34 da Pisa, 64 a maestro di Firenze. È di figura sferoidale con un interrotto recinto di mura e tre porte, circondata da due burroni che fiancheggiano due opposti risalti del monte Romeccio, sul cui fianco settentrionale essa giace. Le sue strade sono per lo più scoscese, lastricate; è priva di grandi piazze, se si eccettui il Prato detto già l’Arringo, davanti alla chiesa maggiore.
Così il buon Repetti nel suo “Dizionario” la collocava e ne descriveva le caratteristiche.
Oggi è festa in paese per la tradizionale sagra delle castagne. I negozi sono aperti, la merciaia fornitissima, a Barga c’è ancora, l’elegante negozio di abbigliamento, lungo la Via di Borgo e la via di Mezzo, viuzze strette ed erte su cui procediamo a fatica, fino allo slargo delle piazzette, dove si concentrano i banchetti e i caldarrostai, già al lavoro. Ma non ci fermiamo, al momento abbiamo un’altra meta, lassù, in cima al cucuzzolo, come una gemma incastonata nell’anello, ci aspetta il Duomo che pare chiamarci festoso con uno scampanio che dura a lungo. … continua a leggere Il Duomo di Barga: storia simboli e misteri
Mappa delle principali strade romane nel territorio di Florentia
Tra le grandi arterie romane che attraversavano la Toscana, la via Cassia rivestiva un ruolo fondamentale. Nel II secolo a.C. (assai prima della fondazione della colonia di Florentia) il suo tracciato nel territorio fiorentino seguiva un percorso pedemontano che toccava diverse località: Compiobbi, Terenzano, Settignano, Ponte a Mensola, Coverciano, San Gervasio, Camerata, le Forbici, piazza delle Cure, la Pietra, Montughi, fino al ponte di Rifredi sul torrente Terzolle e poi verso Quarto, Quinto, Sesto, Settimello, Calenzano, Pizzidimonte e Prato. Poiché Florentia era sorta isolata nella pianura, fu collegata a questa grande arteria attraverso il cardine massimo della centuriazione, che corrisponde alle attuali via San Gallo, via Ginori e Borgo San Lorenzo. In seguito, per abbreviare il percorso, venne realizzato un raccordo sulla riva destra dell’Arno che passava da Compiobbi, Rovezzano, Varlungo, seguiva l’attuale via Aretina, via Gioberti, Borgo la Croce, via Pietrapiana e Borgo degli Albizi, raggiungendo così la porta orientale della città.
Tra Roccamare e la periferia di Castiglione della Pescaia si trova Riva del Sole, uno dei complessi turistici più caratteristici della costa maremmana.
La sua storia, relativamente recente, si intreccia con la trasformazione della Maremma da terra malarica e spopolata a meta internazionale del turismo balneare.
La nascita di Riva del Sole risale al secondo dopoguerra, quando la Maremma, finalmente risanata grazie alle grandi bonifiche idrauliche e alla lotta contro la malaria, cominciava a essere riscoperta.
Il progetto fu promosso da cooperative svedesi, che videro in questo tratto di costa incontaminata il luogo ideale per sviluppare un centro vacanze destinato ai propri connazionali.L’idea non era quella di un villaggio improvvisato, ma di un complesso moderno, immerso nella pineta, con bungalow, alberghi, spazi verdi, servizi sportivi e sanitari.
La battaglia di Campaldino è più volte ricordata direttamente o indirettamente da Dante nella Divina Commedia, battaglia alla quale lo stesso poeta partecipò fra le fila dei cavalieri fiorentini. A questo proposito è bene ricordare che in epoca medievale i cittadini erano chiamati alle armi in caso di guerra e dovevano equipaggiarsi a proprie spese. I meno abbienti andavano a piedi armati con picche o balestre e difesi dai palvesi, grandi scudi di legno su cui erano dipinte le insegne cittadine. I nobili e i più abbienti potevano permettersi di acquistare un cavallo e facevano parte della cavalleria i cui reparti erano spesso determinanti per l’esito della battaglia. Tuttavia procurarsi un cavallo e le armi adeguate di offesa e di difesa rappresentava un costo assai oneroso, Basti pensare che, secondo alcune stime, solo un cavallo da battaglia, robusto e ben addestrato, equivaleva al valore di una dozzina di mucche o al salario di quaranta anni di lavoro di un bracciante. … continua a leggere11 giugno 1289, la battaglia di Campaldino