di Giovanni Caselli

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La via percorsa e descritta da Sigerico non e’ che la più diretta – e perciò probabilmente, la più frequentata – fra l’Inghilterra e Roma – almeno in epoca antica. Essa non è però l’unica via che nel X secolo univa le coste della Manica all’Italia, né tanto meno è l’unica ad essere appellata Via Romea, o Francigena.  E’ infatti sintomatico che uno dei più noti studiosi italiani del medioevo, che è anche piemontese, il Prof. Giuseppe Sergi, la ignori nella maniera più assoluta in un suo importante lavoro sulle antiche strade colleganti il Piemonte con la Francia. Sergi, G. Potere e territorio lungo la strada di Francia: Da Chambéry a Torino fra X e XIII secolo. Napoli: Liguori.(1981).

Corteo di pellegrini – Fidenza (Cattedrale)

Nel Medioevo esistevano quattro principali vie Romee francigene valicanti le Alpi francesi: quelle del Piccolo e Gran San Bernardo e quella, di importanza non inferiore, del Moncenisio. Oltre tali passi le tre direttrici si ramificavano in varie direzioni: quella del Moncenisio toccava Chambery e Lione per puntare poi su Parigi o su Reims; quella del Piccolo San Bernardo scendeva in Val d’Isere, mentre quella del Gran San Bernardo puntava su Losanna, Besançon e quindi Reims, oppure su Neuchatel, Basilea, Strasburgo, Spira, Worms, ecc. E’ chiaro come l’ultima sia stata la più frequentata dai Carolingi e dai successivi imperatori germanici. Vi erano poi il Piccolo Moncenisio dove Matthew Paris fa passare la Londra-Gerusalemme, e il Monviso, uno dei passi di Annibale secondo la tradizione. Più tardi, nel XIII° secolo, i passi alpini si moltiplicano:

Col de la Bonnette, 2802 m. da Jausiers a St. Etienne-de-Tinée. Col de l’Isean, 2770 m. da Val d’Isere a Lanslebourg.

Il passo del Sempione, 2005 m, in Svizzera (Canton Vallese), segna il confine tra le Alpi Pennine e le Alpi Lepontine, e collega la piemontese val d’Ossola, con la valle del Rodano, in pratica Domodossola sul versante italiano, con Briga sul versante Svizzero. Sul passo, si trova l’Ospizio del Sempione, costruito agli inizi dell’Ottocento dai canonici del Gran San Bernardo (l’antico Ospizio turrito Stockalper, ben più a valle, 1866 m, è un rifacimento seicentesco di quello edificato dai Gerolosimitani nel 1235).

Il passo del Bernina, 2323 m, in Svizzera (Canton Grigioni), si trova nelle Alpi Retiche occidentali e collega la valle di Poschiavo con l’Engadina e di fatto, Tirano in Valtellina, Sant Moritz.

Dal valico si apre un gran panorama sul gruppo del Bernina, con il Piz Palù e il Piz Morteratsch con le rispettive lingue glaciali che scendo nella valle; a fianco della carrozzabile del passo, il lago Bianco, molto esteso, e il più piccolo lago Nero.

Il passo dello Stelvio, 2758 m, è il valico carrozzabile più elevato d’Italia e secondo d’Europa; si trova nelle Alpi Retiche orientali e collega l’alta Valtellina con la val Venosta, di fatto Bormio con Trafoi o Gomagoi.

Il Passo Pordoi, 2239 m. nelle Dolomiti che divide il gruppo di Sella dal gruppo della Marmolada e che collega Arabba, frazione di Livinallongo del Col di Lana in val Cordevole, con Canazei, in alta val di Fassa, in Trentino. Dal passo si può accedere al gruppo di Sella con la funivia che sale al sovrastante Passo Pordoi 2950 m. Come dice la Guida rossa del T.C.I. da qui il panorama è magnifico: i dirupi di Larsec, il Catinaccio, il Catinaccio d’Antermoia, il Molignon, il Col Rodella, il Sasso Piatto, o Sasso Levante, la Punta Cinque Dita, il Sassolungo, il Sasso Pordoi, il gruppo di Fanes, le Tofane, il Sasso di Stria, il Col di Lana, il Nuvolau, la Croda da Lago, l’Antelao, la Mesola, il Padon, la Marmolada e il Gran Vernel.

Il Passo di Falzàrego, 2109 m, è un valico delle Dolomiti, in provincia di Belluno che collega l’alto Agordino con la conca di Cortina d’Ampezzo. A poca distanza il passo di Valparola, 2192 m, confine con la provincia di Bolzano, tra il Lagazuoi e il Sasso di Stria, permette di scendere in val Badia. In lontananza si distingue la Marmolada, il Col di Lana e le Pale di San Martino.

Il Passo Rolle, 1984 m, è un valico dolomitico in provincia di Trento che collega le valli del Primiero con la val di Fiemme; per la precisione la valle del Cismon con la valle del Travignolo e di fatto Predazzo con San Martino di Castrozza. Il passo è dominato dal gruppo dolomitico delle Pale di San Martino e in particolare dal Cimon della Pala 3186 m e dalla Vezzana 3192 m.

Il Passo delle Erbe, 2003 m, (Würzjoch in tedesco e Jü de Börz in ladino), è un valico dolomitico che collega la valle dell’Isarco (in realtà la val Luson) con la val Badia. Dal valico, dove si trova l’omonimo rifugio alpino, l’Ütia de Börz.

Il tratto francese della Via Romea, a nord di Besançon, dopo essere stata la via dei conquistatori romani della Britannia, fu essenzialmente la via degli evangelizzatori e fondatori di comunità monastiche Sassoni e Scoti, ovvero lo Chemin des Anglais, come ho udito chiamarlo ancora nel 1985 ad Arras.

Nave oneraria romana

Prima del X secolo, il punto consueto di sbarco sulla costa francese era Quentovic, presso la moderna Etaples, sulla foce del fiume Canche, a sud di Boulogne. Vi sono anche testimonianze storiche che parlano di sbarchi in Bretagna, regione originariamente insediata da Britanni fuggiti a seguito dell’invasione Sassone, ma chi era diretto a Roma sbarcava indubbiamente a Quentovic.  Come tante altre città romane, anche Boulogne e il suo porto erano caduti in rovina nel corso del V secolo, in mancanza di porti marittimi riprende quindi l’uso di attraccare entro gli estuari e di risalire i fiumi fino a quanto fosse possibile per installarvi degli empori e quindi insediamenti commerciali per le regioni interne.

Da Dover (Dubris), da Lympne (Lemanis), o ancora da Hastings o Pevensey, il viaggiatore compiva una traversata di 30, 40 e anche 50 km, su lunghe e strette barche a vela quadrata, per giungere nel porto sassone di Quentovic, da dove si sarebbe diretto verso Amiens, Soissons, Parigi, o altrimenti verso la grande Reims. Nel X secolo, i Vichinghi distruggono Quentovic in un periodo di razzie nell’entroterra che raggiungevano risalendo i fiumi. Con le loro snelle barche i Vichinghi raggiungono perfino Orleans, Nevers e anche Reims.

Distrutta Quentovic si riprende, come nella preistoria, a traversare la Manica approdando nel punto più stretto. Dal secolo X si assiste anche a un’opera di restauro della rete viaria terrestre, con il riassetto di vecchie strade romane, antichi sentieri gallici, ponti, stazioni, xenodochia, chiese, monasteri, ecc.  Non è a caso che nel 990 vediamo Sigerico sbarcare a Strouanne (Sombre), vicino Wissant, per guadagnare subito la direttrice romana da Therouanne per Arras.

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