Principali itinerari terrestri e rotte marittime in Europa alla fine del XIII secolo

di Giovanni Caselli

Sembra che una guarnigione romana impiegasse un mese per raggiungere la Britannia dai confini dell’Impero del tempo di Augusto, anche se furono ben pochi i soldati romani stanziati in Inghilterra. Roma reclutò principalmente Galli e Germami, e persino Siriaci sia per l’invasione claudiana sia per i presidi, in epoca tarda gli imperatori impiegavano cavallerie sarmate per presidiare il Vallo. Nell’esperienza di chi scrive un mese di marcia risulta plausibile per raggiungere la Manica, ma in epoca romana come oggi, le strade erano in migliori condizioni di quelle calcate da Ceolfrid, Alcuin o Sigeric.

Pellegrini sulla Franfigena – pittura VI secolo – Santa Maria del Parto Sutri

Mentre a piedi si percorrevano, (e chi scrive ha percorso) in pianura o in collina, da 30 a 40 km al giorno, a cavallo se ne coprivano 50 o 70; le staffette, naturalmente, ne percorrevano assai di più.

I 1600 chilometri – o se si preferisce le mille miglia – che separano Canterbury da Roma, potevano esser difficilmente coperte in quattro settimane a una media di 51 km al giorno col mulo di un arcivescovo. Ma anche quelli che riuscivano a coprire la distanza in sette settimane – alla media di 32 km al giorno – dovevano essere ben pochi. Un arcivescovo o un abate, che viaggiassero assistiti a una folta schiera di chierici, monaci, guardie e servi, (dalle 50 alle 80 persone) la maggior parte dei quali a piedi, gli altri su muli – raramente a cavallo – dovevano impiegare mesi per un viaggio di andata e ritorno a Roma, considerando tappe non più lunghe di 15 – 20 km.

Come Ceolfrid anche Sigeric avrà certamente fatto soste prolungate presso città, monasteri e residenze reali situati lungo la via o in prossimità di essa. Un viaggio del genere non si compiva molte volte nella vita e quindi si coglieva l’occasione per visitare luoghi e persone importanti a ragionevole distanza dall’itinerario, a qualche chilometro o al massimo impiegando un giorno per la digressione, molti i inglesi diretti verso Roma sostavano a Tour per visitare il monastero di San Martino.  Se Sigeric impiegò almeno quattro mesi per il viaggio, rimanendo solo tre giorni a Roma, sappiamo da Beda che Ceolfrid impiego 114 giorni per andare da Jarrow fino a Langres, col Codice Amiatino, dove morì. Lasciato il suo monastero il 4 di giugno, l’abate giunse infatti a Langres il 25 settembre, dopo aver attraversato il Canale sbarcando sulla costa Francese a Quentovic. Occorre nel caso specifico ricordare che Ceolfrid non era certo un atleta ed aveva molte curiosità  che lo spingevano a visitare chiese, sovrani e abati ovunque fosse possibile.

Miniatura all’interno del Codex Amiatinum, la più antica Bibbia scritta a mano

Come si evince dalle distanze tra le varie “stazioni” in Francia è chiaro che Sigeric fece qui il viaggio a cavallo, mentre in Toscana l’arcivescovo  sassone soddisfece assai più il suo buon gusto centellinando il tragitto, fitto di chiese, monasteri e castelli. Un paesaggio fortemente antropizzato e acculturato.

Re Canuto di Danimarca e le agevolazioni papali per pellegrini

Il pallium era una semplice fascia di lino, decorata col segno della croce, simbolo dell’investitura arciepiscopale. “Nell’ottavo secolo – scrive Giosuè Musca, – i papi mutarono l’usanza del dono del pallium agli arcivescovi, da simbolo della loro autorità in obbligo, per i metropolitani, di venire a ricevere il pallio dell’investitura a Roma pagando per questo privilegio una somma di denaro esosa, tanto è vero che re Canuto di Danimarca chiese al papa di diminuire il balzello imposto dal papato  per il privilegio-obbligo di ricevere dalle sue mani il pallio; nel X secolo la consegna del pallium era diventata condizione indispensabile per poter consacrare un arcivescovo, il che causerà qualche risentimento proprio tra il clero inglese. Canuto, ex re di Danimarca e quasi imperatore di Norvegia, Svezia e Inghilterra, arrivò a Roma a fine marzo del 1027 per attendere a un Sinodo nel Palazzo Laterano.

Nelle foto: il pallio a sinistra; a destra Innocenzo III con il pallio medievale

Papa Giovanni XIX accettò di ridurre la tassa sul Pallio a condizione però che l’Obolo di San Pietro venisse pagato con assoluta regolarità. Canuto ottenne anche uno sconto nelle locande per i pellegrini del suo impero “Danelaw”, i quali percorrevano la Via Romea della Borgogna, quella della mappa di Matthew Paris per il Moncenisio, ottenendo anche la protezione degli stessi pellegrini romei. Avendo concluso con successo il suo intervento a  Roma, Canuto tornò in Danimarca per completare la conquista della Norvegia, e vi incontrò pochissima resistenza. Passò in Inghilterra e sottomise tutti i potenti dell’isola prendendo ostaggi e ottenendo giuramenti di sottomissione. Poi si dedicò a soggiogare i razziatori scozzesi. Nel 1027 con un grosso esercito, Canuto costrinse re Malcolm di Scozia e il conte Macbeth a rendergli omaggio. L’anno seguente Canuto era di nuovo in Norvegia e ordinò una riunione dell’Impero danese a Nidaros dove si ritrovarono i regnanti dei tre paesi da lui sottomessi: Inghilterra, Scozia e Norvegia. Qui organizzò l’impero mediante un sistema di vassalli, conti e re. Nominò suo nipote Haakon, conte di Norvegia e vice reggente, mentre nominò Harthacanuto re di Danimarca, con suo figlio adottivo Harald Thorkilson come consigliere. I nobili di Norvegia rimasero tranquilli sino a che lui detenne il dominio con guanti di velluto, ma quando suo figlio adottivo mostrò un pugno di ferro i norvegesi incominciarono a sfuggirgli di mano.

Nel 1029 Canuto tornò in Inghilterra dove solo il Nothumberland era fermamente sotto il suo controllo. L’impero di Canuto stava ora vacillando quando anche il Galles gli si era sottomesso. Canuto, anziano, aveva ora sotto di se  Scozia, Inghilterra, Danimarca e Norvegia quando il 12 novembre del 1035 morì di malattia a Shaftesbury durante una ispezione del suo regno.

Bibliografia:

Larson, Laurence Marcellus. Canute the Great, c. 995-1035, and the Rise of Danish Imperialism During the Viking Age. Putnam, 1912.

Loyn, H. R. The Vikings in Britain. St. Martin’s Press, 1977.

Brooke, Christopher. From Alfred to Henry III, 871-1272. Norton, 1961.

Garmonsway, G. N. Canute and His Empire. University College Press, 1964.

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