Mosaico di epoca romana (Ostia)

Molti porti dell’epoca romana situati sulla costa della Toscana continuarono ad essere attivi anche durante l’alto medioevo seppure ridimensionati nei traffici e, in diversi casi, progressivamente inutilizzabili a causa dell’insabbiamento e della scarsa manutenzione. Così, tra gli altri, Luni, Vada, Populonia, Cosa e lo stesso Porto Pisano sono rimasti attivi in tutto il periodo tardo-antico, anche durante la guerra greco-gotica e la successiva conquista longobarda. A questi scali di maggiore importanza si aggiungevano poi altri numerosi approdi praticabili grazie alla ridotta stazza dei natanti e magari utilizzati solo per alcuni periodi dell’anno come quelli alle foci di fiumi (si pensi a Torre Trappola a bocca d’Ombrone o al piccolo golfo delle Rocchette).

Assai difficile rintracciare oggi i resti di queste strutture portuali, o anche solo la loro ubicazione. Ovviamente ancora più arduo individuare i possibili approdi minori che potevano essere utilizzati lungo la costa e nell’arcipelago toscano durante l’alto Medioevo. Ogni studio dedicato a questo argomento si avvale di una serie di strumenti di diversa natura quali: fonti letterarie come il De reditu suo, il  poema di Rutilio Namaziano e geografiche come gli Itineraria e i Portolani (Itinerarium Maritimum, liber Guidonis e Tabula Peutingeriana), documentazione archeologica e in particolare l’archeologia subacquea (capace tra l’altro di raccogliere importantissimi dati sui relitti sommersi) che è andata sviluppandosi negli ultimi anni, (il Museo del Puntone a Follonica ne offre una interessantissima testimonianza) e infine lo studio delle infrastrutture presenti nel territorio come le grandi strade di comunicazioni terrestri che spesso collegavano gli scali marittimi agli insediamenti interni.

Luni

Tabula Peutingeriana Pisa Lucca Luni

L’antico porto di Luni, oggi in provincia di La Spezia, era posto sulla riva sinistra del fiume Magra in prossimità dello sbocco al mare, in un’ampia insenatura corrispondente alla laguna della Seccagna, oggi interrata. Gli approdi lunensi furono impiegati con tutta probabilità fino dal II secolo a.C. in concomitanza con la fondazione di Lunae, ma le loro attività ricevettero grande incremento soprattutto a partire dall’età augustea in relazione alla massiccia estrazione e commercializzazione del marmo delle Alpi Apuane. I moli dovevano essere ancora in uso nel V secolo, quando Rutilio Namaziano descrive l’abitato e le cave di marmo che lo circondano (De redito suo, II, 61 e sgg.).

Luni Museo carta delle rovine della città

La piena attività degli approdi sembra piuttosto documentata dai reperti rinvenuti in città, che mostrano i collegamenti soprattutto con le coste nord-africana, peninsulare tirrenica  e in misura minore anche con quella iberica, egea e medio-orientale, fino al V-VI secolo.

Durante la prima fase dell’avanzata longobarda in Tuscia la città rimase in mano bizantina per circa un secolo, costituendo uno dei capisaldi della Provincia Maritima Italorum, ossia l’area dell’odierna Liguria, nel 643 venne definitivamente conquistata dai Longobardi; nonostante una presunta riduzione al rango di villaggio, sappiamo che in questo periodo Luni fu sede di un magister militum e mantenne il ruolo di sede diocesana. Le fonti archeologiche del resto non mostrano particolari segni di distruzione nel periodo della conquista longobarda e anzi la coniazione di monete in piombo da parte del vescovo lunense farebbe pensare che la città continuasse a essere ancora vitale. Per i secoli successivi le ricerche archeologiche hanno disegnato il profilo di una città ruralizzata, ma ancora decisamente popolata, seppure operativa in un’area limitata al territorio circostante.

Successivamente, tra il IX e il X secolo, ripresero contatti commerciali con l’esterno e in modo particolare con l’area tirrenica; secondo le fonti scritte tra il terzo decennio del IX e la metà del X secolo Genova e Luni sono le due città della costa alto-tirrenica dotate di flotta per proteggere il mare antistante e le isole maggiori dalle incursioni. Gli ultimi scavi realizzati in città hanno portato alla luce i resti di abitazioni in pietra e in materiale deperibile come il legno e la paglia. Probabilmente risale a questo periodo la costruzione della cattedrale di Santa Maria (andata distrutta nel XIII secolo) di cui sono visibili i resti. Nulla invece rimane delle strutture portuali, la cui area appare totalmente interrata.

Tra il X e XI secolo inizia la sua ascesa il porto di Motrone in concomitanza con lo sviuluppo commerciale di Lucca. Rimandiamo all’articolo dedicato: Porto di Motrone di Versilia

Massaciuccoli

Le fonti antiche e la Tabula Peutingeriana attestano la presenza in quest’area delle Fosse Papiriane: un sistema di canali navigabili dalle imbarcazioni dell’epoca mettevano in comunicazione lo specchio lacustre e il territorio circostante, con il mare. Gli interventi archeologici succedutisi a Massaciuccoli dal XVIII secolo sino alle ultime ricerche degli anni Novanta si sono concentrati sulla collina della pieve e hanno consentito di riscoprire un nucleo abitativo di ambienti appartenenti a una ricca villa della famiglia dei Venulei appartenente all’ordine senatorio, sorta sulle sponde del lago in età augustea e ristrutturata più volte nel corso dei primi due secoli dell’Impero. L’area occupa un’ampia terrazza con panorama sul lago su cui sorge anche la pieve di San Lorenzo. Successivamente nella zona sottostante sorse un complesso termale decorato con marmi policromi e movimentato da giochi d’acqua, cui appartengono le strutture oggi visibili.

Massaciuccoli romana, i resti di un impianto termale del I secolo

Ai piedi del rilievo su cui sorgeva la residenza dei Venulei negli anni Trenta fu portato alla luce anche un altro edificio, che solo recentemente è stato riconosciuto come probabile mansio, una locanda con stazione di posta probabilmente voluta dalla stessa famiglia senatoriale per rendere preferibile il tracciato pedecollinare rispetto alla viabilità costiera e offrire ospitalità anche a chi arrivava dal mare. Il complesso, solo parzialmente visibile, comprenderebbe una serie di vani affacciati su un cortile e altri, per l’accoglienza dei viaggiatori, collegati tramite un corridoio a un quartiere termale arricchito di mosaici e di arredi marmorei. L’area continuò a essere abitata anche in epoca tardo antica e alto medievale come testimoniano reperti rinvenuti nei dintorni della villa.

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