Etruria romana e preromana (parte prima)


da: Viaggio nell’Italia romana (vol.I)

di Giovanni Caselli

Etruria, la VII Regio secondo la ripartizione di Ottaviano

La Regio VII Etruria, comprendeva l’attuale Toscana assieme a parte delle attuali province di Perugia e Terni, e tutta la provincia di Viterbo, ma le ricostruzioni cartografiche escludono il Casentino, ossia l’alta valle dell’Arno, che – secondo una errata interpretazione di Plinio e Polibio – faceva parte dell’Umbria. Invece la toponomastica e l’evidenza archeologica indicherebbero proprio il Casentino come la “culla etnica” degli Etruschi.
Il Casentino – o per essere precisi – l’area del Monte Falterona ha infatti la più alta densità di toponimi di origine etrusca di tutta l’Italia, quindi, se i toponimi con suffissi in – ena – enna sono etruschi, quella è la loro terra di origine. Etnograficamente il Casentino sta a cavallo fra l’area ligure e quella umbra, mostrando poco di ‘etrusco’. … Continua

Top ten di maggio


 

tuttatoscana

 

I 10 articoli più letti nel mese di maggio 2017

 

 

 

 

Toponimi etruschi in Casentino
La Lisca e l’osso di balena
Il caso di Murlo
Liguri ed Etruschi
La Carabaccia
Firenze in antiche mappe
La Via del Volto Santo – A piedi in Lunigiana e Garfagnana
Cosa rivela il DNA degli Etruschi?
La “risciacquatura dei panni in Arno”: Manzoni a Firenze nell’estate del 1827
Itinerario di Sigerico: il tracciato della via Francigena nella Toscana dell’anno 1000

Itinerario di Sigerico: il tracciato della via Francigena nella Toscana dell’anno 1000


Manoscritto dell’Itinerarium Sigerici

Eletto arcivescovo di Canterbury nel 989 Sigierico nel 990 intraprese il viaggio verso Roma per ricevere il pallium, il mantello onorifico, dalle mani del pontefice Giovanni XV. Quello che definiamo Itinerarium Sigierici non è altro che il diario di viaggio che Sigerico fece redigere da uno scrivano del suo seguito. Il testo riporta con minuziosa precisione le tappe del percorso di ritorno da Roma fino a Calais con i vari luoghi di sosta, 78 per l’esattezza, nelle mansiones (o submansiones come lui le definisce) e ha rappresentato e rappresenta un documento di eccezionale importanza per ricostruire il tracciato dell’intera Via Francigena nell’alto medioevo. Tra le78 submansiones figurano infatti città e borghi, santuari, chiese e ospedali, ma anche altri luoghi di sosta per attendere il traghetto, rifocillarsi e lasciar riposare e le cavalcature e le bestie da soma. … Continua

Il mistero degli affreschi delle cappelle Medici e Pazzi


di Jacopo Cioni su florencecity

Firenze, Sagrestia Vecchia,  San Lorenzo

Qual è la ragione che può spingere due grandi famiglie fiorentine, i Medici e i Pazzi, a commissionare due opere artistiche per le proprie cappelle perfettamente uguali? La dimensione è leggermente diversa ma è perfettamente proporzionata. Stiamo parlando della Sagrestia Vecchia nella basilica di San Lorenzo a Firenze e della Cappella Pazzi nel primo chiostro della basilica di Santa Croce sempre a Firenze. Ambedue capolavori architettonici di Filippo Brunelleschi

Entrambe le volte delle cappelle raffigurano un emisfero celeste boreale con precisi riferimenti astronomici, la cosa incredibile è che entrambe fanno riferimento esattamente allo stesso emisfero, nella stessa data, nella stessa ora e con un punto di osservazione leggerissimamente diverso. … Continua

La Lisca e l’osso di balena


La “lisca” della Lisca (Foto di Enio Bravi)

Raramente si trovano cetacei di gran mole in Toscana, quantunque lungamente occupata dal mare: qualche osso di balena, di capidolio, di foca. D’uno di questi cetacei sussiste un osso smisurato alla Lisca, osteria ch’è tra Signa e la Gonfolina” così scriveva Francesco Inghirami nel 1841.

Nonostante sia trascorso tanto tempo, se volessimo, potremmo ancora vederla la “lisca”percorrendo la strada statale 67 tra Lastra a Signa e il Masso della Gonfolina nel sottotetto della facciata di una casa che fiancheggia la statale e che anticamente era un’osteria. … Continua

 

La Carabaccia


Piatti tipici di Toscana

Il nome non è stuzzicante, è vero, eppure questa zuppa fiorentina da molti viene ritenuta l’antesignana della più famosa soupe à l’oignon esportata in Francia dall’estrosa Caterina dei Medici che ne andava ghiotta. 

Anche l’etimo del suo nome lascia a desiderare per precisione o attendibilità. Cristoforo da Messisbugo nel suo “Libro novo nel qual si insegna a far d’ogni sorte di vivanda” pubblicato nel 1557 illustra le varie fasi di preparazione di una zuppa di cipolle e la chiama “carabazada” da cui Carabaccia. … Continua

Lungo la valle del Vezza: la pieve di Santa Maria Assunta di Stazzema


Il Monte Forato

Da Pietrasanta ci muoviamo verso Seravezza il cui toponimo nasce dalla particolare posizione geografica tra il Serra e il Vezza i due torrenti che confluendo formano il fiume Versilia che dà il nome alla porzione nord-occidentale del territorio toscano. Subito fuori dal paese, lungo la sponda sinistra del Vezza ci accoglie, tra due lunghe strisce di prato dal verde intenso, il tracciato di accesso alla dimora estiva dei Medici: il palazzo voluto da Cosimo I fu realizzato dal celebre architetto Bartolomeo Ammannati nel 1555. Quattro massicce torri angolari attorno al cortile e al pozzo, un grande portale con lo stemma. 

Proseguiamo lungo la valle del Vezza, stretta e profonda, e verdissima in questa piovosa primavera ma ampi scorci ci riservano vedute grandiose sulle Apuane che giganteggiano sullo sfondo. Primo tra gli spettacoli naturali che ci accompagnano nel tragitto la vista del Monte Forato che deve il suo nome ad un ampio “buco” sotto l’arco che unisce due cime e, non seconda, non in ordine di maestosità e bellezza, la Pania della Croce. … Continua

Toponimi etruschi in Casentino


di Giovanni Caselli

Casentino (Clicca sullimmagine per ingrandire) Mappa ripresa dal sito Itinerari in Casentino)

La conservazione di toponimi vecchi di 3000 anni o più, è un fatto difficile da spiegare. All’arrivo dei Longobardi le campagne italiane erano devastate, circolavano bande di migranti dall’Oriente, di dispersi e sbandati. Eppure i teutonici si arroccano sui vecchi siti etruschi, abbandonati da secoli, recuperandone assai spesso i nomi, anzi, i toponimi etruschi si sono conservati fino ai giorni nostri grazie a questo ‘recupero’ dei longobardi. Non esistendo archivi catastali, i nomi furono passati agli invasori dai sopravvissuti della popolazione locale, non è possibile altra spiegazione. Il Casentino e la Val di Sieve sono le zone dell’Etruria dove sopravvive il più grande numero di toponimi etruschi di tutta l’area etrusca. … Continua