Il fiume Ombrone e la sua foce

Articolo tratto da: A. Ferrini S. Pizzuoli, Da Rocchette a Bocca d’Ombrone: luoghi storia personaggi ParvaLicetEdizioni 2026 è acquistabile su Amazon in formato cartaceo ed ebook

Bocca d’Ombrone

Il fiume Ombrone è la spina dorsale della Maremma grossetana, un corso d’acqua che, con i suoi circa 160 chilometri di lunghezza, attraversa la Toscana meridionale e ne segna profondamente il paesaggio, la storia e la vita quotidiana. Nasce nei pressi di San Gusmè sul lato meridionale delle colline del Chianti e compie un ampio percorso prima di sfociare nel Mar Tirreno a sud di Marina di Grosseto, all’interno del Parco Regionale della Maremma.

Il bacino dell’Ombrone è vasto e articolato, e raccoglie le acque di territori fra i più suggestivi della Toscana. Fra i suoi principali affluenti si annovera il Merse, che porta con sé le acque dell’area senese con i suoi affluenti, l’Arbia, l’Orcia, il Farma.

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Il museo etrusco di Murlo

Museo di Murlo, "cappellone", particolare
Museo di Murlo, “cappellone”, particolare

Siamo a Murlo nei pressi di Siena in quella bella valle percorsa dal Merse e dall’Ombrone di cui il primo è tributario.

A Poggio Civitate, di fronte all’abitato dell’antico possedimento vescovile, da cui il nome di Vescovato di Murlo, tra la macchia fitta del bosco, sono stati portati alla luce diversi reperti appartenuti ai lontani abitatori del luogo: gli Etruschi.

Sono stati rinvenuti i resti di un grande edificio caratterizzato da due fasi costruttive: la prima, datata intorno alla fine del VII secolo a.C. continua a leggere Museo di Murlo

Villa Masini, il liberty a Montevarchi

di Salvina Pizzuoli

Montevarchi, Villa Masini elementi decorativi
Montevarchi, Villa Masini elementi decorativi

In Toscana non è difficile incontrare espressioni artistiche riconducibili all’Art Nouveau e alle sue diverse configurazioni. A Firenze sono molte e alcune legate al nome di Michelazzi che fu uno dei maggiori protagonisti: i suoi villini ne sono a oggi spettacolare testimonianza.    … continua a leggere   A Montevarchi: Villa Masini

Sul sentiero del Monte Penna

di Salvina Pizzuoli e foto della Redazione

Carta dei sentieri Monte Penna

Siamo a Badia Prataglia e ci apprestiamo a raggiungere la vetta del Penna (1333 metri) per ammirare il decantato paesaggio che da lì, al limitare di un dirupo, si apre a 180 gradi.


Subito superata la bella Badia che merita una visita, a sinistra una strada conduce al rifugio Fangacci da cui si dipartono vari sentieri. Il luogo è ameno e, nonostante le giornate torride che stanno caratterizzando questo mese di giugno, qui, a circa 1000 metri, si sta bene e si respira un’aria salutare, niente umidità, niente afa.


Prima di giungere al Rifugio Fangacci, a destra una freccia indica il nostro sentiero.
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Anni ruggenti

Gianni Bonini in occasione del Centenaro della fondazione della ACF Fiorentina (29 agosto 1926)

Con “Anni ruggenti”, Gianni Bonini ci accompagna dentro uno dei decenni più intensi, contraddittori e affascinanti della storia viola: gli anni Sessanta, quelli che conducono la Fiorentina dalla grande eredità del ciclo di Befani fino allo scudetto del 1968-69. Non una semplice ricostruzione sportiva, ma un viaggio nella memoria di Firenze, del suo tifo, dei suoi protagonisti e di una squadra capace di incarnare, in campo e fuori, lo spirito di un’epoca.

L’articolo ricorda le figure decisive di quegli anni — da Hamrin a De Sisti, da Pesaola ai giovani della cosiddetta Fiorentina yé-yé — intrecciando risultati, rimpianti, intuizioni societarie e passaggi storici che segnarono profondamente la città, compresa l’alluvione del 1966. Ne emerge il ritratto di una Fiorentina viva, popolare, orgogliosa, ancora capace di sentirsi protagonista del calcio italiano.

Pubblicare oggi questo testo significa restituire valore a una memoria che non appartiene soltanto agli appassionati di calcio, ma anche alla storia culturale e sentimentale del capoluogo toscano. Perché raccontare la Fiorentina di quegli anni vuol dire raccontare Firenze, la sua identità, la sua capacità di rialzarsi e il legame profondo tra una squadra e la comunità che la sostiene.

Leggi l’articolo di Gianni Bonini: Anni ruggenti – Alé Fiorentina 

Due ricette toscane:

Pasta del pescatore di Follonica e Farinata gialla di magro dell’Artusi

Timo o pepolino
Timo o pepolino

“Comprimari assoluti dei piatti toscani sono gli aromi delle piante officinali, rosmarino, timo e alloro in particolare, che sono presenti pressoché ovunque” anche nei piatti di mare che Laura Rangoni presenta nel suo ricettario sulla cucina toscana dedicata al pesce. 

Oltre ad essere un’erba aromatica tra le più note e adoperate nella cucina toscana, il timo comune, chiamato pepolino, è una pianta dalle origini antiche tanto che la sua storia si accompagna ad una leggenda che lo vuole nato dalle lacrime di Arianna abbandonata, mentre dormiva nell’isola di Nasso, da quel Teseo cui aveva fornito il famoso “filo” per uscire dal labirinto.

Lacrime mitologiche come le piccole foglie di questo basso arbusto che cresce spontaneo nelle terre mediterranee e che porta nell’etimo del suo nome il profumo che lo caratterizza tanto da essere usato nell’antichità al posto dell’incenso, prima che quest’ultimo fosse scoperto. Alcuni infatti attribuiscono l’etimo del termine alla parola greca che significa fumare, affumicare proprio perché lo bruciavano come si fa per l’incenso.

Altri invece dalla parola greca “coraggio” perché l’essenza aveva potere rinvigorente e tale fu concepita anche durante il medioevo e forse per questo motivo le dame ricamavano un’ape ronzante attorno ad un rametto di timo sulle fasce di cui facevano dono ai propri cavalieri durante i tornei. Ma la sua caratteristica prevalente è sempre stata legata all’aroma tanto che il miele dei fiori di timo era tenuto tra i più prelibati.

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La mostarda nella tradizione toscana

Anche la Toscana può vantare origini antiche per questa preparazione aromatizzata e piccante, usata per accompagnare le carni. Mostarda all’uso toscano”: al numero 788 del libro di Pellegrino Artusi “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” così si titola la ricetta di una salsa ottima per accompagnare sia bolliti che arrosti e di suino e di carni rosse in genere.  Nel medioevo era presente solo sulle tavole dei signori perché ricca di spezie costose:

Si preparava sin dai tempi medicei facendo concentrare il mosto d’uva dove si bollivano mele e arance a cui veniva dato il savore con le spezie più variate, tra cui dominavano il pepe, lo zenzero, il chiodo di garofano” Giovanni Righi Parenti premetteva questa notizia storica   …  continua a leggere   Mostarda all’uso toscano

Intorno al passo del Cerreto

Passo del Cerreto

Al Passo del Cerreto

Le Strade Transappenniniche del Granducato di Toscana: ss 63 del passo del Cerreto

Il lago Cerretano e il lago Pranda

Il lago Padule

Il Passo dell’Ospedalaccio

Il borgo medievale di Verrucola

La Pieve di San Paolo a Vendaso

Curiosità linguistiche nell’uso toscano

Della lingua toscana

Alcune parole desuete della lingua toscana

“Ciana” e “indovinala grillo!” Parole in disuso e modi di dire

Lo sapevi che…? Modi di dire di ieri e di oggi: “A ufo”

 I’ Brindellone tra etimi e leggende

Torta coi bischeri

Manuale completo di espressioni e modi di dire toscani di Laura Atie

L’amaretto di Santa Croce sull’Arno

amaretto di Santa Croce sull’Arno

Sono biscotti dolci, ma si chiamano amaretti… Pare una contraddizione, eppure non è. Ma procediamo con ordine per raccontare la storia di un biscotto che ha conquistato l’Italia, da nord a sud, tanto che non si può parlare genericamente di amaretti, ma abbinare al nome la denominazione geografica.

Ma quale è la loro origine?

Facile a dirsi, ma un po’ tutte le regioni italiane ne vantano un’antica produzione: la vanta il Piemonte che li usa come ingredienti in molte ricette sia dolci che salate, ma anche la Lombardia, come dimenticare quelli di Saronno e di Gallarate, ma li annoverano tra i propri prodotti tipici anche l’Emilia, con quelli di Modena, e la Liguria con quelli di Sassello, e la Sardegna e la Campania e il Lazio e, non per ultima, ma solo per cortesia, anche la nostra Toscana. … continua a leggere Gli amaretti e l’amaretto di Santa Croce sull’Arno