Montieri e le attività estrattive della valle del Merse

Montieri porta di accesso al castello e all’antico borgo

Montieri fu un antico castello con un borgo sottostante sulle pendici settentrionali dell’omonimo Poggio da cui nasce un ramo del fiume Merse con il nome di Merse Savioli. Il suo nome di origine Mons Aeris o monte di rame, pare abbia origine proprio dalle miniere che vi furono scoperte già ai tempi degli Etruschi e dei Romani. La zona fu in età medievale diboscata e il monte bucherellato da ogni parte per la ricerca dei copiosi filoni presenti oltre al rame come il ferro, il piombo e l’argento. … Continua   Montieri e le attività estrattive della valle del Merse

 

Poggio Santa Cecilia, un borgo abbandonato

Siamo a Rapolano Terme, a pochi chilometri da Siena e a pochi dal fantastico paesaggio delle Crete senesi. Il luogo è incantevole, invita a fare passeggiate ed escursioni per immergersi in una natura incontaminata dove la mano dell’uomo ha disseminato coloniche di notevole bellezza che impreziosiscono l’insieme con la grazia e la leggiadria delle forme e dei colori, il giallo senese che si mescola e sovrappone in un ridente contrasto con il rosso dei mattoni che guarniscono gli edifici, in un paesaggio e agreste, con vigne e frutteti, e naturale con lecci allori e cipressi che ricoprono con le loro chiome verdeggianti un poggetto sulla cui cima s’intravvede la forma di un campanile e di ampi fabbricati. … Continua  Poggio Santa Cecilia, un borgo abbandonato

La via Cassia Antica: primo itinerario da Roma a Sutri

Percorsa e descritta dal prof. Giovanni Caselli

Intero percorso della via Cassia vetus

Questa via ricalca, più o meno da vicino, una via naturale, di spartiacque, che corre fra l’Arno e il Tevere, praticamente senza trovare un corso d’acqua. Era una delle direttrici di movimento dei gruppi umani preistorici che discendevano o risalivano la Penisola. Naturalmente questa direttrice preistorica non era una ‘strada’, ma una grande fascia di massimo movimento in direzione nord-sud, con ramificazioni in ogni direzione. Alcuni centri di remotissima origine si trovano ubicati lungo questa direttrice, ma raramente essi stanno sulla stessa, forse perché il terreno lì è meno adatto all’insediamento, forse perché non si prediligevano le aree di più intenso traffico, almeno in epoca preistorica.  … Continua a leggere   La via Cassia Antica: primo itinerario da Roma a Sutri

 

Il castello di Montarrenti

Montarrenti il cassero

Siamo nei pressi dell’incrocio tra due strade importanti della viabilità toscana: segnala l’incrocio e porta il nome del castello che sorge a pochi metri in linea d’aria. Impossibile non notarlo: il cassero si staglia imponente sulla collina dirimpettaia tra la vegetazione che più in basso pare adornarlo. È il castello di Montarrenti, nel comune di Sovicille, che si erge su uno sperone roccioso delle propaggini della Montagnola Senese nella valle del torrente Rosia. … Continua a leggere     Il castello di Montarrenti

Le due direttrici storiche della Val di Merse: la strada Consolare Grossetana e la via Massetana

Un resto dell’antica strada

La Regia Grossetana o Consolare Maremmana che collegava Siena con Grosseto era già in funzione nel basso medioevo, nel 1626, come attesta un provvedimento col quale il Granduca Ferdinando II de’ Medici ne assicurava la manutenzione, rappresentava il collegamento più diretto fra Firenze e la fortezza medicea di Grosseto.

Il degrado e la scarsa agibilità di questo antico tracciato convinse il granduca Leopoldo II, nella prospettiva di valorizzare il territorio maremmano, ad approvare nel 1765 il progetto di ricostruzione della strada e successivamente, nel 1785, quello della riedificazione dei ponti in legno sul Gretano, sull’Ornate, sul Lanza, sul Farma nei pressi di Petriolo con strutture in muratura secondo la proposta del matematico Ferroni. Successivamente, nel 1843, fu completamente ricostruito anche il ponte a Macereto sul fiume Merse.  …  Continua     Le due direttrici storiche della Val di Merse: la strada Consolare Grossetana e la via Massetana

 

Gualdo nella val di Serchio

“Risiede presso la vetta del monte Quiesa fra la via principale che da Camaiore, per la vallecola della Freddana, guida a Lucca, e la via Regia che dalla stessa città, varcando il Monte Quiesa, scende nel littorale di Viareggio e di Pietrasanta”. Con queste parole lo storico Repetti collocava geograficamente il piccolo borgo di Gualdo il cui nome molto probabilmente è legato all’etimo longobardo di bosco di cui il paesaggio mostra il verde intenso e fitto della vegetazione che lo incornicia.    … Continua    Gualdo nella val di Serchio

 

La ficattola non è solo pasta fritta!

Una parola, più significati e una ricetta

Cartoccio di coccoli

Si sa in Toscana la pasta di pane fritta piace e piace così tanto che in vari luoghi della nostra bella regione prende nomi e forme diverse anche se è sempre pasta fritta!

A Firenze abbiamo i coccoli, nome derivato dalla forma tondeggiante simile alle coccole dei cipressi ma se la forma diventa invece romboidale ecco che abbiamo le crescentine; in Lunigiana gli sgabei dalla caratteristica forma a strisce e in Versilia i panzerotti a forma cilindrica, nel Mugello e nel pratese la pasta fritta si chiama ficattola: stesa con il mattarello è resa sottile quindi ritagliata a larghe strisce a forma di losanghe e incise al centro per tutta la lunghezza.

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La Cementizia di Prato

Archeologia industriale in Toscana

Il complesso dell’ex cementificio

Così chiamato l’ex Cementificio Marchino di Calenzano. Ormai parte del paesaggio collinare in località la Querce, vicino a Calenzano, i resti dell’antico cementificio, un notevole esempio di archeologia industriale.

Lo stabilimento La Macine sorto nel 1926 a opera di Ottavio Marchino originario di Casal Monferrato, la cui famiglia aveva fondato nel 1872 la Società Cementi Marchino, sorge alla base delle pendici meridionali dei monti della Calvana. … Continua a leggere:  La Cementizia di Prato

 

Storia e paesaggio della val di Merse

Ombrone senese e Merse

MERSA, MERSE (Mersae fl.) – Fiume di second’ordine fra quelli della Toscana, poiché le sue acque si perdono in un fiume maggiore (l’Ombrone senese) dopo aver con giri tortuosi solcato profondamente una lunga vallecola, da cui le derivò il nome che porta della Mersa. Ha origine questa fiumana sul fianco orientale dei poggi di Prata a ostro di quello di Montieri, ad una elevatezza all’incirca di 900 braccia[circa 526 m] sopra il livello del mare Mediterraneo, nel grado 28.° 40’ longitudine e 43° 5’ 5’’ latitudine. Nelle sue prime mosse corre da libeccio a scirocco fra i poggi di Montieri e Boccheggiano ricevendo i tributi, a destra dal torrente Sievoli che precipita dalle pendici meridionali del poggio di Montieri, e a sinistra dai borri e rivi minori che fluiscono dai fianchi settentrionali dei monti di Boccheggiano. Di là per una via sassosa, aperta fra profonde ripe, la Merse dirigesi sotto Chiusdino, a piè del cui poggio scaturiscono di mezzo al suo letto copiose polle di acqua perenne, in guisa che cotesta località porta il nomignolo di Vene della Merse.

Costà presso la fiumana cambia direzione voltando prima da grecale finché presso il diruto tempio della badia di S.Galgano sotto Montesiepi accoglie la Feccia. Fatta onusta di acque da quest’ultimo torrente la Merse scorre intorno all’ultimo sprone meridionale della Montagnuola di Siena, in guisa che dal lato di ostro e poi dalla parte di levante lambisce i piedi al poggio della Pentolina per entrare in Val di Rosia, dove accoglie il torrente omonimo, e poco dopo quello di Serpenna.

Bacino del fiume Merse (clicca sulla carta)

A quest’ultimo confluente la Merse, dopo aver serpeggiato per Val di Rosia da libeccio a grecale, e quindi dal lato di levante, si piega bruscamente sotto il poggio d’Orgia nella direzione da settentrione a ostro scirocco per passare sotto il Ponte a Macereto; al di là del quale bagna a sinistra i piedi ai poggi di Murlo, e alla sua sinistra rode quelli del villaggio di Tocchi. – Cammin facendo fra cotesta profonda gola, la Merse lascia un miglio al suo levante i Bagni di Petriolo, dove accoglie alla destra il tributo del torrente Farma, e finalmente un miglio o poco più in avanti le acque della Merse, giunte sotto il grado 29.° 1’ 6’’ longitudine, e 43.° 5’ latitudine, si accomunano con quelle dell’Ombrone senese dopo aver percorso un giro tortuosissimo di 50 in 60 miglia toscane[1,608 km] quasi sempre fra rocce secondarie stratiformi rese per la maggior parte semicristalline da un’azione plutoniana, in mezzo a terreni terziarii marini sparsi di profondi depositi di calcarea concrezionata (travertino), e fra banchi frequenti di ciottoli e di ghiaje conglomerate a guisa di pudinghe.

(Emanuele Repetti, “Dizionario geografico fisico storico della Toscana”)

Articoli dedicati:

I mulini della val di Merse

Montieri e le attività estrattive della val di Merse

Il castello di Montarrenti

Boccheggiano e le “Roste”

Chiusdino

San Galgano abbazia

Una spada nella roccia e l’eremo di Montesiepi

Murlo di Vescovado: un castello tra la valle del Merse e dell’Ombrone senese

Nella val di Merse: il chiostro di Santa Mustiola a Torri

Nella val di Merse: la pieve a Ponte allo Spino

Nella val di Merse: la rocca di Crevole e la pieve di Santa Cecilia

Nella val di Merse: San Lorenzo a Merse

Nella val di Merse: Ponte a Macereto e Tocchi

Il caso di Murlo

A Murlo c’è un Museo… da visitare

La leggenda della Rocca di Crevole

Castel di Pietra e la leggenda della Pia

La leggenda della Pia nelle ottave di due toscani dell’Ottocento

Bagni di Petriolo

Le due direttrici storiche della Val di Merse: la strada Consolare Grossetana e la via Massetana

L’olivo una storia affascinante e millenaria

di Salvina Pizzuoli

La vite e l'olivo sono le piante che, dalle colline dell'interno fino al mare, dominano il paesaggio toscano.

Tra novembre e dicembre ricorre il rito della raccolta dei frutti, un lavoro duro ma da sempre vissuto come una grande e bella festa che raccoglie persone diverse in un lavoro all'aria aperta tra chiacchiere e mense semplici dove consumare in allegra brigata pasti veloci nelle pause di riposo tra “paracadute”, i teli per la raccolta, cassette per il deposito dei frutti, “rastrelli” per pettinare i rami e trascinare a terra le olive, raccolte opportunamente ai piedi della panta nei paracadute perché non si disperdano sul terreno

Ancora oggi in Toscana questo è il metodo di raccolta prevalente, quello fatto a mano, la cosiddetta brucatura, arrampicandosi sui tronchi per raggiungere i rami più alti, evitando i rastrelli elettrici, unico marchingegno moderno, ma che rastrella troppo i rami.

La vite e l’olivo sono le piante che, dalle colline dell’interno fino al mare, dominano il paesaggio toscano.

Tra novembre e dicembre ricorre il rito della raccolta dei frutti, un lavoro duro ma da sempre vissuto come una grande e bella festa che riunisce persone diverse in un lavoro all’aria aperta tra chiacchiere e mense semplici dove consumare in allegra brigata pasti veloci nelle pause di riposo: tra “paracadute”, i teli per la raccolta, cassette per il deposito dei frutti, “rastrelli” per pettinare i rami e trascinare a terra le olive.

Ancora oggi in Toscana questo è il metodo prevalente, quello fatto a mano, la cosiddetta brucatura, arrampicandosi sui tronchi per raggiungere i rami più alti, evitando i rastrelli elettrici, unico marchingegno moderno, ma che rastrella troppo i rami … continua a leggere L’olivo una storia affascinante e millenaria