La pieve di Galatrona e le opere dei della Robbia


Galatrona la chiesa e il campanile a vela

Nel verde paesaggio collinare sovrastato da un’alta torre, la torre di Galatrona, quel che rimane di un importante castello con borgo nella Valdambra, immersa nel silenzio e ai margini di una radura boscosa, la Pieve di San Giovanni Battista. Lo storico ottocentesco Emanuele Repetti ci riferisce nel suo Dizionario che il castello di Galatrona e la torre di S. Reparata, con altre terre del Viscontado di Val d’Ambra appartenne ai conti Guidi, successivamente occupate da Saccone Tarlati e nel 1335 passate ai Fiorentini.    … continua a leggere    La pieve di Galatrona e le opere dei della Robbia

Visita al Museo Archeologico di Vulci


Un piccolo museo, con grandi foto e filmati oltre agli importanti reperti archeologici, da non perdere anche per il castello che lo alloggia in alcune delle sue stanze. A pochi chilometri dalla città antica di Vulci, sulla riva scoscesa che sovrasta il Fiora, un ponte, che definire suggestivo è davvero poco, peccato che per lavori non sia attraversabile, e un castello medioevali detti entrambi della Badia, che meritano una digressione.

Il Ponte della Badia è anteriore al castello omonimo e, anche se con fogge diverse, risale al tempo degli Etruschi. Si fanno risalire all’opera degli Etruschi i basamenti dei piloni in tufo rosso e, come altri ponti particolarmente arditi nelle strutture con i tre archi che si elevano fino a trenta metri d’altezza, è conosciuto anche come del Diavolo o dell’Arcobaleno ed è sicuramente stato di importanza strategica, già in età etrusco-romana, per i collegamenti nord orientali verso l’interno dell’Etruria. … continua a leggere    Visita al Museo Archeologico di Vulci

Il Vin Santo toscano: e ce ne vuole perché sia Vin Santo…


È sicuramente il più conosciuto e per alcuni il più buono e il più vero ma, contrariamente a quanto si possa credere, non è l’unico: ce ne sono trentini, emiliani, veneti, umbri e di diverse zone della stessa Toscana come il Vin Santo del Chianti Classico, di Montepulciano, del Chianti tra cui quello della Rufina e quello di Carmignano noto per la sua antica tradizione storica, solo per citarne alcuni tra i più conosciuti in base alle quantità prodotte.

Ma procediamo con ordine.

Come si fa il Vin Santo?    … continua a leggere     Il Vin Santo toscano: e ce ne vuole perché sia Vin Santo…

 

In Valdambra Badia Agnano e Badia a Ruoti


Badia Agnano, la chiesa e la canonica

A pochi chilometri l’uno dall’altro, su brevi deviazioni della Strada provinciale 540 della Valdambra, i due complessi abbaziali con chiesa annessa oggi sono due piccoli borghi arroccati attorno alle loro antiche badie, così come sorsero intorno ai castelli. Si legano infatti al fenomeno delle abbazie fortificate, costruite intorno al X – XI secolo. Entrambe appartenenti alla congregazione camaldolese, dall’inizio al XII secolo, si differenziano per le notizie storiche che le riguardano: di San Pietro a Roti scarseggiano le testimonianze documentarie che al contrario sono molto ricche per Santa Maria di Agnano. Entrambe centri di potere economico entrarono in contesa con i feudatari laici, come gli Ubertini  … continua a leggere    In Valdambra Badia Agnano e Badia a Ruoti

 

Castagnata del Diavolo: un piatto legato a una leggenda


Castagne nella varietà “marrone”

Un piatto legato alla leggenda che volle il diavolo protagonista non solo della costruzione dello splendido ponte sul Serchio ma anche di tutta una serie di storie legate all’attraversamento del fiume servendosi del ponte o del diavolo come traghettatore. Ma anche per spiegare la presenza di castagne nella zona di Borgo a Mozzano nonché di un piatto saporito tanto da aver tentato e corrotto anche il diavolo.

Una suora di nome Monna Leta aveva deciso di disfarsi del diavolo prendendolo per la gola e pertanto allestì un fornello, accanto al fatidico ponte, su cui cosse un po’ di caldarroste che poi sbucciò da ogni buccia, anche della pellicina. Sul fondo di una padella aveva sistemato uno strato sottile di zucchero e un goccio di vino facendo andare il tutto a fuoco vivo. Quando il diavolo, attirato dall’odore, si avvicinò unì le caldarroste e vi versò sopra una tazza di buona grappa. Ne derivò una fiamma viva ma il diavolo, abituato alle fiamme dell’inferno, riuscì lo stesso a vedere le castagne e a prenderne qualcuna che trovò deliziosa sebbene infuocata. Quello fu il prezzo da pagare: per ogni castagna un passeggero poteva attraversare il ponte senza il pericolo di dover vendere l’anima al diavolo se non poteva pagare il compenso. Il patto era stretto: “Purché non manchino le castagne” e così fu, da allora a Borgo a Mozzano le castagne non mancarono e nessuno più corse il pericolo di dover vendere l’anima sua. E non è finita: era nata anche la Castagnata del Diavolo” la cui ricetta si può ritrovare tra le righe della leggenda. …  per altre ricette vai a   Ottobre tempo di castagne: storia e antiche ricette

La lingua degli Etruschi


di Alessandro Ferrini

Lamine in oro rinvenute a Pyrgi

Ancora oggi la lingua etrusca rimane un mistero di difficile interpretazione; le parole finora note di quell’antico idioma sono circa ottomila, compresi i nomi propri che rappresentano la stragrande maggioranza e le forme flesse. Esse sono ricavate da circa 13000 testi in gran parte epigrafici (ricordiamo i più importanti Lamine di Pyrgi, Tabula Cortonensis, Tegola di Capua, Disco di Magliano, Cippo di Perugia), risalenti al periodo fra il VII secolo a.C. e il I secolo d.C. e provenienti soprattutto dall’Etruria propria ma anche dall’Etruria padana e dalla Campania oltre che da Lazio, Umbria, Liguria e perfino Corsica e Tunisia, tutte zone che furono frequentate dagli Etruschi.    … continua a leggere   La lingua degli Etruschi

 

La cultura della treggia in Toscana


Una indagine etnologica su uno strumento di trasporto del mondo contadino del prof. Giovanni Caselli

Cos’è dunque la “Cultura della Treggia”? Anzitutto sarà bene chiarire che il termine “cultura” è qui inteso in senso antropologico e di questo ne ha data una precisa definizione Taylor [1], in senso etnologico è quel complesso insieme che racchiude conoscenza credenza, arte, morale, legge, costume ed ogni altra capacità ed abitudine acquisita dall’uomo come membro di una società”.

Ma non tutti sanno cos’è la treggia; quella a cui si fa riferimento in questa sede è un veicolo senza ruote, un traino agricolo, ancora non completamente scomparso dai campi di collina e montagna, ma che non moltissimi anni fa era un mezzo di trasporto più comune dell’auto, usato perfino da vescovi e proprietari terrieri per viaggiare su percorsi non facili nell’ambito di una tenuta agricola o nei dintorni collinari della città, in quasi tutta la Toscana fra l’Appennino Tosco Emiliano.     … continua a leggere    La cultura della treggia in Toscana

Palazzo Lavison oggi Palazzo del Leone


Palazzo Lavison in una vecchia cartolina

A Firenze in Piazza della Signoria c’è un palazzo, dalla mole imponente, conosciuto con varie denominazioni: Palazzo delle Assicurazioni Generali, Palazzo del Leone, sempre come richiamo alle Assicurazioni, Palazzo Lavison o anche, erroneamente, Lavisan o Lawyson.

Borbottoni, Piazza della Signoria prima che fossero abbattute la torre degli Infangati, la chiesa di santa Cecilia, la Loggia dei Pisani

In linea con il “nuovo decoro” della città che doveva diventare capitale, come sancito dalla Convenzione di Settembre del 1864 che prevedeva il trasferimento da Torino alla città toscana, molte antiche costruzioni furono abbattute e anche l’edificazione del nuovo palazzo comportò l’abbattimento, attorno al 1864, della torre degli Infangati, della Chiesa di Santa Cecilia e della Loggia dei Pisani, cosiddetta perché costruita dai prigionieri pisani nel 1364. Su progetto dell’architetto Giovanni Carlo Landi fu eretto nel 1871 in forme che richiamavano le strutture cinquecentesche dei palazzi delle maggiori famiglie fiorentine, con alcune varianti dettate dalle nuove esigenze e dai nuovi modelli costruttivi come la presenza di un quarto piano, rispetto ai tre, e un cornicione realizzato utilizzando la ghisa. Si imponeva sulla piazza con la bella facciata realizzata in pietra forte e il monumentale portone finemente intagliato e l’apertura di una serie di archi a caratterizzare il piano terreno da utilizzare come fondi per attività commerciali che furono inaugurate, nel 1872, dal caffè pasticceria Rivoire. Agli inizi del Novecento divenne proprietà delle Assicurazioni Generali di Venezia. Di recente è stato oggetto di risanamento conservativo: inaugurato nel 2012 con la nuova denominazione di Palazzo del Leone, è stato posto dal Gruppo Generali in locazione aziendale.

Ma perché ci soffermiamo su questa tipica espressione architettonica legata al periodo che vide Firenze capitale del Regno d’Italia?

In realtà il palazzo ha una collocazione importante in una delle piazze più famose nel mondo e anche perché incuriosiscono le sue diverse denominazioni e poi, c’è un altro interessante motivo:

c’è un discendente dell’antica famiglia dei Lavison, il signor Edoardo, che ancora cerca di scoprire il misterioso motivo dell’arrivo dei suoi antenati a Firenze e della costruzione del prestigioso palazzo dato che la loro storia li aveva portati a percorrere strade molto lontane dalla città, come lui stesso ha raccontato nelle pagine di tuttatoscana. Una pagina interessante della storia recente e documentata da una serie di momenti storici che il signor Edoardo Lavison ha messo gentilmente a disposizione nostra e dei nostri lettori:

La famiglia Lavison e il palazzo in Piazza della Signoria