Cana, nella Maremma grossetana

Cana sullo sperone spartiacque

Siamo a Cana un suggestivo borgo murato di origine medievale. Sorge su un promontorio ai lati del quale scorrono due grossi torrenti, il cui nome è Trasubbio e Trasubbino che scendono dal fianco occidentale del Monte Labbro, uno dal lato maestro, l’altro verso ponente, i quali avanzandosi nell’ultima direzione lasciano in mezzo il poggio di Cana, finchè sotto il colle di Polveraja si riuniscono in un solo alveo per andare a perdersi nel fiume Ombrone.

Così, un po’ parafrasando e un po’ citando lo storico toscano Repetti, descriviamo la posizione geografica dell’antico borgo e, precisando ulteriormente, ci troviamo nella Maremma grossetana nei pressi della valle dell’Ombrone senese. Per raggiungere Cana percorriamo la Strada Provinciale 24 che da Istia d’Ombrone porta a Roccalbegna di cui Cana è frazione. Il viaggiatore all’arrivo vede l’abitato stagliarsi allungato sull’alto promontorio da cui ben si distinguono le valli dei due Trasubbio.   … continua a leggere    Cana, nella Maremma grossetana

Etruschi: origini e lingua

di Giovanni Caselli

Chi erano gli Etruschi? Philip Perkins dice che questo è stato a lungo un problema spinoso. Da Erodoto ad oggi il dibattito è stato intenso. Lasciando da parte il romantico “mistero etrusco” la questione è stata da tempo chiarita da Massimo Pallottino, quando egli convinse il mondo accademico del fatto che gli Etruschi erano autoctoni, che parlavano un lingua non indoeuropea e che avevano radici nell’area etrusca fino dalla tarda Età del Bronzo. Infatti la definizione di “Villanoviano” del popolo che in questa area precede la civiltà etrusca è stata sostituita da quella di “Proto-Etrusco” già da Ward Perkins nel 1959 per sottolineare una continuità della civiltà dell’Etruria dall’epoca protostorica a quella storica. Sybille Haynes ha scritto che la civiltà dei villaggi della prima Età del Ferro dalla quale si svilupparono le comunità etrusche senza soluzione di continuità, è nota come civiltà “Villanoviana”.     … continua a leggere    Etruschi: origini e lingua

La via Pisana nella storia

di Giovanni Caselli

La strada consolare che collegava Firenze a Pisa – città fluviali che naturalmente erano razionalmente meglio collegate per via d’acqua – è stata ricostruita o ipotizzata per lunghi tratti, non essendosi conservata in alcun luogo, sulla base di indizi di varia natura, viene ritenuta da Lopes Pegna come precedente all’esistenza di Firenze, quando si presume collegasse lo scalo tirrenico di Pisa con gli scali adriatici di Adria e Spina. Tenendo presente il fatto assai ben documentato storicamente, che in antico si privilegiavano le vie d’acqua a quelle di terra, specialmente per il commercio importante, occorre tener presente la recente scoperta dell’emporio-scalo fluviale etrusco di Gonfienti (VII sec. a-C.) ai piedi dei monti della Calvana, tra Sesto e Prato raggiungibile dall’Arno per il Bisenzio canalizzato.    …  continua a leggere   La via Pisana nella storia

Il Forte delle Marze

Sorge sul litorale tra Castiglione della Pescaia e Marina di Grosseto. Oggi presenta l’aspetto di un edificio residenziale, una grande villa sul mare, anche se dell’antico apparato rimane la struttura quadrangolare con base a scarpa le cui pareti, ai livelli inferiori sono rivestite in pietra e a quelli superiori in laterizio. Molti i rifacimenti odierni come la loggia che copre la bella terrazza chiusa in basso, dovuta anch’essa a interventi novecenteschi. Il confronto tra le strutture originarie,  come appaiono in un antico disegno, e le foto attuali, ne evidenziano le pesanti ristrutturazioni. Molte delle torri o dei fortini sorti lungo il litorale toscano furono infatti dopo l’Unità dismessi e utilizzati come abitazioni private. Nulla toglie comunque al fascino della sua storia lontana.   …  continua a leggere   Il Forte delle Marze

La via Fiorentina o del Monasteraccio o di Vallombrosa o della Verna

di Giovanni Caselli

Un tratto della strada da Firenze alla Verna

Attribuisco questo nome, ricavato dal Catasto preunitario della Toscana dove questa via è così definita in vari luoghi anche a grande distanza da Firenze. Altri nomi sono Via del Monasteraccio, Via di Vallombrosa, Via Vecchia della Verna ecc. Da anni conosco un sentiero con lunghi tratti lastricati in vario modo che iniziando dal cimitero di Paterno, presso la Via Vecchia Aretina, passa il confine comunale Bagno a Ripoli-Rignano in località Poggio Gorioli, poco a nord del passo di San Donato in Collina in un crocevia che le toponomastica chiama Poggio Crocifero. Qui questa via incrocia l’antichissima via di crinale che ho definito Via Tirrenica, nella sue variante che discende a Compiobbi dalle colline sopra Fiesole e precisamente da San Clemente. Su questo incrocio chi scrive ha rilevato tutto un sistema di antropizzazione che ad oggi non è stato completamente acquisito. Sul Poggio Crucifero furono raccolti frammenti di ceramiche etrusche e romane tra i quali terra sigillata decorata ed etrusco-campana.    … continua    La via Fiorentina o del Monasteraccio o di Vallombrosa o della Verna

I top ten di giugno

tuttatoscana

I dieci articoli più letti nel mese di giugno 2020

 

Dolci tipici toscani, la loro storia e le loro ricette
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I conti Guidi e il Casentino
Un itinerario a piedi illustrato: da Buonsollazzo a Monte Senario
Lo stadio Artemio Franchi di Firenze
Il Sasso di San Zanobi e la sua leggenda
La via Cassia Antica: primo itinerario da Roma a Sutri

Il sistema delle torri del litorale toscano: il forte di San Rocco

Il forte di San Rocco a Marina di Grosseto

di Salvina Pizzuoli

C’è a Marina di Grosseto una costruzione, possente e massiccia, tutta a mattoni rossi, di recente riportata “alla luce” grazie al restauro di un giardino che la circonda prevalentemente da un lato, quello che si apre verso il canale omonimo che dal mare porta nell’entroterra. La sua costruzione risale al XVIII secolo, ma fa parte di un sistema difensivo costiero che affonda le sue radici nel medioevo e i cui interventi si sono protratti fino al XIX. Guerre, pestilenze, invasioni barbaresche li avevano resi necessari a protezione e delle isole e degli attracchi costieri: il sistema a baluardo era composto da singole fortezze, torri di guardia e casotti di residenza di soldati e guardiacoste; i manufatti assommavano complessivamente a 160 elementi di fortificazione giunti quasi del tutto integri ma in gran parte abbandonati, o ristrutturati come residenze civili, dopo l’Unità.     … continua a leggere        Il sistema delle torri del litorale toscano: il forte di San Rocco

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I conti Guidi e il Casentino

di Giovanni Caselli

Belisario comandante dell’esercito bizantino (particolare del mosaico in San Vitale a Ravenna)

Le guerre tra i Bizantini e i Goti, durate venti anni (535 – 568), distrussero l’Italia “classica” e l’invasione longobarda del 568 praticamente ridusse i latini come etnia ad una esigua minoranza, ossia la popolazione latina discendente dai Romani praticamente cessò di esistere. Molte città furono rase al suolo e la residua popolazione latina si disperse, diluita nella massa di invasori e immigrati stranieri, provenienti dalle varie parti del Mediterraneo e dell’Oriente, invase dalle orde islamiche. La lingua latina fu recuperata come lingua franca della penisola, dove si parlava ogni lingua e la lingua latina era nota solo in ambiti colti e amministrativi. Verso il 650 iniziano gli approdi di fuggitivi e migranti dal Levante. Mentre l’Islam penetra nella Siria cristiana, aramaica e greca, ondate di “migranti” cristiani levantini raggiungono Ravenna, e le città adriatiche dalle quali vengono dirottati verso Roma e quindi verso la Toscana e l’Umbria, quasi del tutto spopolate, e questi migranti daranno l’avvio alla resurrezione delle città romane deserte, abbandonate durante le guerre gotiche o distrutte dai Longobardi. Pare proprio che la storia si stia, in qualche modo, ripetendo ai giorni nostri.  …  continua a leggere  I conti Guidi e il Casentino

Bibbiena: dalle origini all’epoca del Grand Tour

di Giovanni Caselli

Bibbiena, Palazzo Dovizi

Bibbiena è definita nei giornali locali “capoluogo di vallata”, probabilmente perché come centro urbano ha, o aveva, tutte le strutture necessarie ad un centro urbano oltre inclusi i necessari servizi pubblici per essere tale. Se il nome è di origini etrusche e probabilmente lo è, ciò non pare corroborato dall’archeologia. Sotto le case e le cantine c’è il “pancone marnoso”, erroneamente chiamato “tufo” cioè terra solida vergine del fondo del lago pliocenico salvata dall’erosione da rocce di calcare sottostanti. Dal nome personale Vilpnei poi latinizzato in Viblena e nel 979 Beblena, quindi nell’XI secolo Biblena. I toponimi e la piccola necropoli etrusca identificata e localizzata sul pendio occidentale della collina di Lonnano che domina il santuario di Santa Maria del Sasso, confermano che un insediamento etrusco in zona vi fosse davvero. Se vi era un tale insediamento questo era sicuramente sul colle detto “Le Monache”, ma il toponimo del colle è Lontrina (di radice etrusca, niente a che vedere con le lontre), dove si è recuperato il manufatto più antico visibile ad oggi. … continua a leggere  Bibbiena: dalle origini all’epoca del Grand Tour

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