Via Emilia: Piacenza e le sue diramazioni

Tabula Peutingeriana – Tratto della via Emilia da Bononia a Placentia (Clicca sull’immagine per ingrandire)

Placentia, situata sulla destra del Padus, dopo la confluenza col Trebia, passaggio obbligato fra Cispadana e Transpadana, guardiana del principale passo del Padus. Il famoso ‘fegato di Piacenza’, un bronzetto etrusco per la divinazione, assieme ad altri reperti di carattere topografico e monumentale, dicono che la città fu dominata anche dagli Etruschi, quindi fu dei Galli e poi colonia romana. Resisté Annibale contribuendo alla famosa Battaglia del Trebbia nel 218 a.C. Resisté anche ad Asdrubale nel 207 e ad Amilcare nel 200. Il caposaldo romano fu ristrutturato nel 187 a.C. e fu fatta la Via Aemilia che la collegava a Rimini con il più lungo rettifilo d’Italia. Placentia ottenne la cittadinanza romana nel 90 a.C. e poi fu assegnata alle Regio VIII Aemilia. Per la sua posizione chiave nell’ambito del commercio sul Padus, mantenne la sua prosperità anche in periodi di decadenza.  …  continua a leggere  Via Emilia: Piacenza e le sue diramazioni 

Il Biancone

Piazza Signori a con il Biancone, in una vecchia cartolina

Che l’arguzia toscana si misuri anche nei modi di dire, nel linguaggio e nei nomignoli affibbiati a uomini e cose, è indubbio. Per fare un “grosso” esempio, basta pensare al Biancone. Non si può non notarlo. In piazza Signoria la sua bianca mole spicca sullo sfondo della pietraforte del Palazzo.

Ma chi ne conosce la storia? E perché fu detto ‘i biancone?

… continua a leggere  Il Biancone

Dolci tipici di Carnevale

Ricetta e storia di tre dolci di origine toscana caratteristici del Carnevale

Berlingaccio in una stampa del XVIII secolo, dove si legge: “È questo il dì che gioia al cuor dispensa con urli, strida, balli e lauta mensa”

Un dolce Berlingozzo per il prossimo Berlingaccio

Carnevale: è tempo di Schiacciata alla fiorentina

I cenci dell’Artusi

Da: Dolci tipici toscani, la loro storia e le loro ricette

Rutilio Namaziano “De reditu suo”: da Roma a Luni (terza parte)

Da Roma a Luni, un viaggio nel V secolo d.C. dal De Reditu suo di Rutilio Namaziano

descritto da Giovanni Caselli

Mosaico di epoca romana (Ostia)

Da Salebro, la nuova litoranea del console Emilio Scauro, la via Aurelia Sacuri, traversava il fosso Pecora,-a ricordo dei milioni di pecore che qui venivano portate in inverno dagli Appennini Tosco-Romagnoli durante le transumanze- e giungeva nella piana del torrente Cornia all’estremità ella quale é il promontorio di Populonia, dove si trova l’odierna Piombino in luogo del porticciolo romano di Falesia. La Via Aemilia Scauri tagliava subito verso nord e San Vincenzo, ma al bivio, la stazione di Manliana, era un diverticolo che conduceva alla città etrusca, l’unica fra tutte, situata sul mare. L’ubicazione è tipica di una colonia ellenica: un promontorio e un porto naturale.   …  continua a leggere       Rutilio Namaziano “De reditu suo”: da Roma a Luni (terza parte) 

 

Scrittori toscani? Sì, ancora… con due autori contemporanei

Gentili lettori, concludiamo questo primo incontro con gli scrittori toscani di ieri e di oggi con due autori contemporanei:

 


Gigi Paoli, giornalista fiorentino, con un brano tratto dal suo romanzo d’esordio

“Il rumore della pioggia”

che si apre con uno degli scorci più amati della città

 

 

 

 

Marisa Salabelle, nata a Cagliari ma vive a Pistoia da molto tempo e nell’Appennino ha ambientato i suoi romanzi.

“L’ultimo dei Santi” da cui è tratto il brano che presentiamo.

 

Rutilio Namaziano “De reditu suo”: da Roma a Luni (seconda parte)

Da Roma a Luni, un viaggio nel V secolo d.C.

da il De Reditu suo di Rutilio Namaziano

descritto da Giovanni Caselli

L’Aurelia proseguiva diritta, traversava il Minio (Mignone), per entrare nel litorale di Tarquinia, con i due porti di Graviscae e di Martanum. La città più importante dell’Etruria sorgeva sul colle a nord dell’attuale. Fondata da Tarconte, figlio di Tirreno, nel IX secolo a.C., epoca a cui risalgono i reperti più antichi, tombe della cultura ‘villanoviana’ a fossa. Dal VII secolo iniziano le tombe a camera che col tempo divennero tombe decorate e dipinte, da artisti greci o comunque di scuola greca.

Le tombe dipinte di Tarquinia sono ben note, ma rimasero sepolte per lunghi secoli prima della loro riscoperta. La ricchezza delle tombe, riflette quella della città, purtroppo lungi dall’essere nota agli archeologi, se non per l’area del tempio ‘Ara della Regina’ e poche altre zone. Forse questa città conquistò Roma quando là vi regnavano i Tarquinii, forse fu solo un’influenza politica, certamente vi fu dominio culturale. Nel VI secolo a.C. già inizia la decadenza, nel IV iniziano le guerre per contrastare l’espansionismo di Roma. Ma la cultura etrusca fu dura da cancellare e continuò per secoli e secoli a manifestarsi in tutta l’Etruria meridionale. Il Museo Nazionale Tarquiniese contiene una delle massime raccolte di reperti etruschi in Etruria.

“… Poco dopo avvistiamo i tetti sparsi di Graviscae, spesso piagata da miasmi di palude nell’estate, nonostante le vicine fitte pinete che adombrano la sponda del mare…”     …    continua a leggere    Rutilio Namaziano “De reditu suo”: da Roma a Luni (seconda parte)

Rutilio Namaziano “De reditu suo”: da Roma a Luni (prima parte)

Da Roma a Luni, un viaggio nel V secolo d.C. dal De Reditu  suo di Rutilio Namaziano

descritto da Giovanni Caselli

Clicca sulla carta per ingrandirla

Claudio Rutilio Namaziano nacque nella Gallia Narbonense, forse a Tolosa, e in giovane età si recò a Roma dove iniziò la carriera politica fino a ricoprire la carica di praefectus nel 414 d.C.

L’invasione dei Goti e le distruzioni da loro causate lo costrinsero ad abbandonare Roma e a ritornare in Gallia per curare i suoi possedimenti devastati dalle incursioni dei barbari. Preferì intraprendere il viaggio per mare evitando in tal modo i rischi di percorrere le strade consolari, in questo caso la via Aurelia, ormai insicure e difficili da percorrere dato il loro stato di grave abbandono.

Partì dal Portus Augusti situato a circa 4 km a nord della foce del Tevere con sei navicelli   …  continua a leggere  Rutilio Namaziano “De reditu suo”: da Roma a Luni (prima parte)

Scrittori toscani di oggi: Pina Bertoli uno stralcio da “Infondate ragioni per credere nell’amore”

Pina Bertoli, lucchese, in questo suo romanzo racconta, sullo sfondo delle vicende di Francesco e Maria, la Versilia e Lucca dagli anni ’50 fino ai ’90.

Leggi lo stralcio dalle pagine del romanzo

e anche:

A questo link il sito di Pina Bertoli

“Il mestiere di leggere”

dedicato ai libri, alla musica e all’arte.

A questo link la recensione su tuttatoscanalibri del romanzo da cui sono tratte le pagine presentate.

Scrittori toscani? Sì ancora… Renato Fucini tre bozzetti da “All’aria aperta”

Gentili lettori, continuiamo la nostra rassegna letteraria sugli autori toscani di ieri e di oggi o che scrivono o hanno ambientato le loro opere in Toscana, con tre bozzetti  di Renato Fucini da

“All’aria aperta”

più due poesie dalla raccolta “Ombre” Gente etrusca e Castelli in aria

 che si aggiungono a

“Il ciuco di Melesecche”

 

“Il rimedio pei topi” e   “Il Dodolo”  dalle “Novelle toscane” di Ferdinando Paolieri

e, per gli autori toscani contemporanei, al racconto di Alessandro Pagani “Breve racconto onirico”

 

e di Oreste Verrini con uno stralcio da “Madri”

 

 

 

 

e ancora:

sabato 8 febbraio per gli autori toscani contemporanei

uno stralcio dal romanzo di

Pina Bertoli Infondate ragioni di credere nell’amore

Non mancate e buona lettura a tutti !

La villa di Plinio il giovane in Etruria

di Giovanni Caselli

Ricostruzione di villa romana secondo le indicazioni di Vitruvio

Nella lettera di Plinio il Giovane (61-114 d.C.) inviata all’amico Domizio Apollinare, in cui descrive la sua villa di Val Tiberina, ‘in Tuscis’, (oggi nel comune di San Giustino a pochi chilometri da Sansepolcro n.d.r.) vediamo applicati i canoni riportati da Vitruvio nel De Architettura.

“La sollecita preoccupazione che hai espresso nel sapere della mia intenzione di trascorrere l’estate nella mia villa in Etruria, e i tuoi cari tentativi per dissuadermi dal recarmi in un luogo che ritieni insalubre, mi hanno fatto molto piacere. Ammetto, senz’altro, che l’aria di quella parte della Toscana che giace verso la costa sia spessa e insalubre, ma la mia casa è situata a grande distanza dal mare e ai piedi di quegli Appennini così rinomati per la loro salubrità. Per far sì che le tue apprensioni nei miei confronti svaniscano, ti darò una descrizione della gentilezza di quel clima, della posizione di quella regione e della bellezza della mia villa, che senza dubbio ascolterai con lo stesso piacere col quale te la racconto.  … continua a leggere  La villa di Plinio il giovane in Etruria