La navigazione fluviale nell’antica Toscana

di Alessandro Ferrini

Disegno di un barchetto, un navicello di 7-10 metri per la navigazione fluviale
Disegno di un barchetto, un navicello di 7-10 metri per la navigazione fluviale

Dai tempi più antichi i fiumi hanno rappresentato importantissime vie di comunicazione e hanno determinato lungo il loro corso la nascita di empori e centri commerciali. Anche i fiumi toscani hanno svolto questo compito sebbene la morfologia del terreno su cui scorrono e il loro carattere a regime torrentizio, con piene rovinose e lunghi periodi di secca, abbia notevolmente ostacolato o addirittura impedito la possibilità di collegamenti stabili durante tutto il corso dell’anno.  Continua   La navigazione fluviale nell’antica Toscana

Il Cammino d’Etruria Centro da Volterra a Chiusi

Un progetto di escursionismomo culturale creato dalle persone per le persone

di Gianfranco Bracci

ll Cammino d’Etruria Centro da Volterra a Chiusi si propone come progetto di escursionismo culturale, di turismo lento e mobilità dolce (a piedi e in mountain bike), che mira a collegare in modalità escursionistica le evidenze etrusche, ma anche di altra epoca storica, sparse nel territorio e collegate tra loro nei secoli, rispondendo pienamente e con coerenza alla mission del progetto generale del Sistema dei Cammini Storici e degli Itinerari Culturali.

Gianfranco Bracci (guida ambientale, progettista di itinerari famosi come la GEA -Grande Escursione Appenninica e co-ideatore del SI-Sentiero Italia) e Diego Vichi (archeologo, social media manager), sono gli ideatori e i progettisti del percorso.

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La cucina toscana delle origini, la cucina del “riuso”:

Il riutilizzo del pan secco

Pane raffermo

Come tutte le cucine povere anche quella toscana delle origini vanta molti piatti nati dalla fantasia delle massaie per riutilizzare i cosiddetti “avanzi”. Ne sono derivate molte pietanze ancora oggi in voga, saporite e genuine, nate al fine di evitare lo spreco di cui oggi vantiamo il primato: sprechiamo circa 65 chili a testa di cibo all’anno, recita una recente statistica, anche perché non sappiamo riutilizzarlo o conservarlo in modo appropriato.

Facciamo allora tesoro di alcuni piatti tipici per il riutilizzo del pane, quello raffermo.

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Ricette tipiche toscane e loro storia sulla pagina: 

Piatti tipici della cucina toscana

Dolci tipici toscani, la loro storia e le loro ricette

Il castello del Piagnaro e il Museo delle stele (Parte seconda: il Museo)

A Pontremoli in Lunigiana

Il Castello del Piagnano di Pontremoli ospita dal 1975 il Museo delle stele, statue antropomorfe ritrovate nel territorio della Lunigiana prevalentemente lungo il Magra, ma anche in zone collinari e montuose.

Un personaggio femminile tra le stele più antiche
Un personaggio femminile tra le stele più antiche

Sono testimonianze di età preistorica e protostorica: dal III millennio a.C. fino al VI secolo a.C. in pietra arenaria. Disseminate nel territorio poche sono state ritrovate infisse nel terreno, molte riutilizzate come materiale murario in vari edifici, ma quasi tutte al di fuori di un contesto originario che possa permettere ricostruirne il significato e la funzione . Gli studiosi presumono un loro carattere sacro o come segnalatori lungo un territorio di transito, di guadi, di acqua, di luoghi soleggiati o simulacri di personaggi di rilievo. … continua a leggere      Il castello del Piagnaro e il Museo delle stele (Parte seconda: il Museo)

Il castello del Piagnaro e il Museo delle stele (Parte prima: Il castello)

A Pontremoli in Lunigiana 

Pontremoli, il ponte della Cresa sul torrente Verde e il castello del Piagnaro in alto
Pontremoli, il ponte della Cresa sul torrente Verde e il castello del Piagnaro in alto

Il castello del Piagnaro, in posizione dominante, signoreggia con la sua mole squadrata l’abitato di Pontremoli, “Pons Tremulus”, più in basso, alla confluenza del torrente Verde nel Magra.

Il toponimo “pons tremulus” merita una digressione: alcuni studiosi attribuiscono la denominazione a indicazioni medievali relative al tipo di viabilità, come ad esempio il toponimo Callemala, oppure a strutture per attraversare i fiumi, come in questo caso, un ponte dalla caratteristica particolare, l’essere tremulo. Un’altra versione, più leggendaria, racconta che … Continua a leggere      Il castello del Piagnaro e il Museo delle stele (Parte prima: Il castello)

La condizione della donna nell’antica Etruria

di Alessandro Ferrini

Nell’antica Roma le donne, per quanto di famiglia illustre, come appare nelle iscrizioni, sono assai spesso individuate con il solo nomen (Claudia, Cornelia, Livia anche se imperatrice); le donne etrusche invece accanto al nomen riportano anche il praenomen a sottolineare l’importanza del loro ruolo sociale. Inoltre, mentre la forma onomastica latina menziona, dopo il prenome e il gentilizio, solamente il prenome del padre: M(arcus) Tullius M(arci) f(ilius), l’epigrafia etrusca vi aggiungeva anche il nome della madre, spesso accompagnato dal suo praenomen. Un pretore di Tarquinia viene così indicato: Larth Arnthal Plecus clan Ramthase Apatrual, cioè “Lars, figlio di Arruns Pleco e di Ramtha Apatronia”.

Ormai è noto che le donne etrusche partecipassero alla vita sociale con pari dignità rispetto all’uomo; raffinate, indipendenti, libere, disinibite, almeno a quanto testimoniano gli affreschi tombali, godevano di una posizione privilegiata nel mondo antico e per questo suscitavano la riprovazione in certi ambienti arcaici sia greci che romani.

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Cassia vetus: da Arezzo a Firenze

di Alessandro Ferrini

Percorso Cassia vetus fra Arezzo e Firenze
Percorso Cassia vetus fra Arezzo e Firenze

L’importante via consolare ripercorreva in gran parte un tracciato di origine etrusca che univa Chiusi ad Arezzo passando per Cortona. Nel II secolo Arezzo divenne roccaforte essenziale a difesa delle incursioni dei Celti. È il periodo in cui il censore Lucio Cassio Longino intraprese la ristrutturazione della via che da lui ebbe il nome.

La strada usciva da Roma, passava da Chiusi, toccava il lago Trasimeno fino ad arrivare ad Arezzo (Adretium). … continua a leggere                          Cassia vetus: da Arezzo a Firenze  

Nella val di Merse: la pieve a Ponte allo Spino

Pieve a Ponte allo Spino immagine complessiva nella piana alluvionale
Pieve a Ponte allo Spino immagine complessiva nella piana alluvionale

Siamo a pochi chilometri da Siena e a un chilometro da Sovicille, un antico agglomerato sorto sulla collina attorno al suo castello più volte bruciato e saccheggiato nel corso delle lotte con i Fiorentini, nel cui piano sottostante, la valle alluvionale creata dal torrente Spino, scorrono le acque dei fossi, dei righi, dei torrenti e dei fiumi, quali il Merse, di cui molte acque del piano sono tributarie. Ci delucida con la precisione di sempre il Repetti nel suo “Dizionario” e alla voce Sovicille scrive: …continua a leggere                         Nella val di Merse: la pieve a Ponte allo Spino

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