Sezione Seconda: Roselle

di Salvina Pizzuoli

Il Museo Archeologico di Grosseto

Chi si trovasse nei dintorni di Grosseto, non si perda una visita al Museo Archeologico, non solo perché è un Museo ben organizzato nelle diverse Sezioni in cui è suddiviso, ma soprattutto per avere cognizione ampia di un territorio, quello della Maremma, che di solito conosciamo e visitiamo per le bellezze che la costa regala al visitatore. I Musei sono infatti spesso considerati solo luoghi di custodia o di studio, presumibilmente “stancanti” per quella marea d’oggetti con cui si presentano al visitatore. Ma anche i Musei sono cambiati e tanto. Oggi “raccontano” il passato e il territorio proprio perché ciascun oggetto non è solo un reperto ma un’opera che ci giunge dal passato con una sua precisa contestualizzazione*.

Per entrare nei dettagli, prima della rassegna fotografica e didascalica di alcuni reperti presenti e scelti per questa documentazione, diremo come è organizzato.

Caratteristica peculiare è la semplicità della fruizione oltre all’interessante materiale che alberga e alla funzionale contestualizzazione dei reperti. Ciascuna sala si apre infatti su un corridoio principale, con un titolo che ne sintetizza il tema e il periodo, costituito da una vetrina dove sono esposti i reperti idonei a fornire un’idea base, entrando all’interno della sala altre vetrine approfondiscono e ampliano con nuovi reperti la documentazione e dove ciascun reperto viene spiegato in didascalie numerate. Pannelli informativi e fotografie accompagnano il percorso del visitatore con indicazioni storiche.

Ma procediamo con ordine.

Il Museo si compone di cinque Sezioni:

La prima raccoglie materiali eterogenei e provenienti da aree toscane diverse dalla Maremma e si compone di urne cinerarie etrusche e di età ellenistica che fanno bella mostra di sé nella sala d’ingresso al Museo.

La seconda: dedicata a Roselle dalla fondazione all’età moderna

La terza: dedicata all’Archeologia della Maremma dalla Preistoria alla tarda età antica

La quarta: Arte sacra della diocesi di Grosseto

La quinta relativa all’Archeologia medievale della Maremma e alla storia di Grosseto.

Noi decidiamo di iniziare la nostra visita partendo dalla sezione seconda, e precisamente da quella dedicata a “Roselle” che, in ordine cronologico, percorre le 22 sale che seguono l’evoluzione dalle origini dell’insediamento alle fasi medievale e moderna.

Osserviamo il grande plastico in scala che ricostruisce il territorio in età arcaica con il lago Prile, un’area umida le cui coste si estendevano Da Castiglione della Pescaia fino alla città di Roselle, di cui oggi resta una piccola presenza nell’area di Diaccia Botrona (Castiglione della Pescaia); all’antico lago abbiamo dedicato un articolo il cui link, se interessati, potete trovare in fondo a questo articolo dal titolo “Quando a Castiglione c’era un lago”,

Sempre da Roselle, e più precisamente dalla collina Nord, su cui sorgeva la casa del periodo arcaico detta dell’Impluvium di cui riportiamo la ricostruzione, la bocca di pozzo lì rinvenuta del VII secolo a.C. e diverse olle cordonate

Varie le decorazioni in terracotta con cui gli Etruschi nel VI secolo a.C. erano soliti proteggere le parti esposte degli edifici: le antefisse che chiudevano le file dei coppi del tetto; tegole dipinte; lastre rettangolari che coprivano le architravi e che accostate formavano un fregio; lastre traforate rifinivano i cornicioni: tegola dipinta e una cortina pendula a lastre traforate che rifinivano i cornicioni

Una serie di ceramiche attiche datate V- IV secolo a.C. Gli Etruschi erano grandi importatori di ceramiche dalla Grecia e soprattutto dall’Artica. Prevalentemente coppe a figure nere e vasi per bere ma anche crateri, i grandi contenitori da banchetto, le ceramiche più conosciute.

Con il numero 1: Anfora attica con figure nere. Raffigura Ercole che offre il Cinghiale di Erimanto al re Euristeo (520 a. C.) tratto dal racconto mitologico delle dodici fatiche

Un esemplare interessante di cratere etrusco a campana, della fine del IV a.C., a figure rosse raffigura una donna alata con in mano il tirso, il bastone di Dioniso.

Dall’Augusteo, edificio a pianta rettangolare rinvenuto nell’area a sud della piazza del foro, sede del culto imperiale e nel quale alloggiavano una serie di statue-ritratto della famiglia; in particolare quella di Livia seduta di dimensioni maggiori delle reali datata metà del I secolo d.C.

Livia seduta, datata metà del I secolo d.C.

Dell’età adrianea il plastico con la ricostruzione delle terme rinvenute sulle pendici della collina nord intorno al 120d.C.

Per Roselle, chi interessato, può approfondire con la lettura dell’articolo dedicato all’area archeologica della città (il link, in fondo a questo articolo, a “Roselle, l’area archeologica della città etrusco-romana” con allegata un’ampia galleria foto)


*A tale proposito ci piace indicare al lettore un breve e recente saggio di Evelina Christillin Presidente del Museo Egizio di Torino e Christian Greco direttore dello stesso, pubblicato da Einaudi “Le memorie del futuro. Musei e ricerca”. Gli autori oltre a ripercorrere la storia dei musei dall’antichità ad oggi, pongono una serie di riflessioni sul ruolo dei Musei in base alle trasformazioni in atto nella società contemporanea e all’utilizzo delle nuove tecnologie.

E anche l’ottima guida acquistabile al Museo a cura di Mariagrazia Celuzza

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