Signa e Lastra a Signa

Signa Pieve di San Giovanni Battista, affresco che fa da sfondo ai miracoli della beata Giovanna e raffigura il castello e il fiume

Signa medievale: tre porti e un ponte

Visita al centro storico di Lastra a Signa, un borgo murato

San Martino a Gangalandi

L’eccidio di Lastra a Signa durante l’assedio di Firenze del 1529

Lungo l’Arno: dal castello di Malmantile al porto fluviale di Brucianesi

Maramaldo e Francesco Ferrucci

Prato medievale e il porto fluviale di Signa

Libri, lasagne… e Francesco Datini

La valle dell’Arno fra storia e geografia: da Firenze a Pisa

La navigazione fluviale nell’antica Toscana

4 novembre 1333 – 4 novembre 1966

Giovanni Signorini alluvione ottobre 1844
Giovanni Signorini alluvione ottobre 1844

Per ricordare l’alluvione del 4 novembre del 1966, riproponiamo l’articolo già pubblicato:

“Firenze e l’Arno un rapporto difficile”

cui aggiungiamo alcuni versi tratti da Antonio Pucci dal “Novello sermintese lagrimando” dedicato ad un altro 4 novembre del lontano 1333: incredibilmente le date si ripetono!

Tra vespro e la nona il fiume rompe gli argini e travolge i ponti:

E, poco stando, tra vespro e la nona,

 

si come per chi ‘l vide si ragiona,

il fiume ruppe, che si forte sprona,

ogni pescaia;

e fe’ cadere il ponte alla Carraja

[…]

I’ dico che non ero a meza via

A ritornare in verso casa mia,

ch’i’ udì dir che Ponte Vecchio già

per l’acqua rotto.

[…]

E riponendo verso l’acqua cura

(e questa ben li parve cosa scura!)

Vide venir per la fortuna dura

in una culla

O ver fanciul che fosse o ver fanciulla,

e non parea ch’ avesse addosso nulla:

chi le suol dar le cose e chi ‘l  trastulla

or che ne fia?

Egli era vivo e tuttavia piagnia

E l’acqua forte nel menava via;

 

e poi di dietro a lui ratto venia

 

un greve legno!

[…]

Giù per quel fiume ch’era tanto rio

Più cose venner ch’io no le vid’io,

ma i’ ò scritto il vero da que’ ch’io

d’altrui ascoltai

Per l’Arno ne venivano e telai

con l’orditura, e capanne e pagliai,

e dietro a questo poi veniva assai

d’ogni legname;

iscope sciolte, ed anche con legame;

e una pieta fu pure ‘l bestiame;

ancor si vide molta lana e stame

ed alcun panno;

persona non s’andò la notte a letto,

chi fuggì in alto palco e chi sul tetto,

piangiendo (forte), picchiandosi ‘el petto

ognun gridava

misericordia ciaschedun chiamava,

piccoli e grandi forte lagrimava.

 

Alluvione del 6 novembre 1864 in un disegno dell'epoca
Alluvione del 6 novembre 1864 in un disegno dell’epoca

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Sigerico e “l’invenzione” della Francigena

di Giovanni Caselli

I vari itinerari della via Francigena

Nell‘anno 990 Sigeric fu consacrato arcivescovo; nello stesso anno, si recò a Roma per il pallio. (The Anglo-Saxon Chronicles)

II viaggio dell’Arcvivescovo sassone di Canterbury del X secolo sarebbe da annoverarsi fra i tanti che dal V secolo al 1066 videro re, arcivescovi, monaci e semplici pellegrini fare numerosissimi la spola tra le Isole britanniche e Roma… se non se ne fosse conservato il “diario”. II prezioso resoconto, fatto compilare da Sigeric ad uno dei componenti del suo seguito, offre (anche se privo di particolari) una precisa immagine di un “romeaggio” del X secolo, ossia di uno dei numerosi pellegrinaggi che dalle Isole Britanniche portavano gli Anglosassoni alla città di san Pietro.

Si tratta di un documento di straordinario interesse, poiché unico resoconto dell’intero itinerario di un pellegrino anglosassone a Roma in nostro possesso. … Continua a leggere Sigerico e “l’invenzione” della Francigena

La nascita delle Officine Galileo

Archeologia industriale nel periodo di Firenze capitale

Manifesto delle Officine Galileo

L’origine delle Officine Galileo si inserisce nella tradizione fiorentina della costruzione di strumenti ottico/scientifici di misura e di precisione, tradizione che inizia con l’opera dello stesso Galileo Galilei e, ancor prima, di Leonardo da Vinci, fino all’Accademia del Cimento fondata a Firenze nel 1657 da Leopoldo de’ Medici, il cui motto “provando e riprovando” faceva propria la sperimentazione scientifica in laboratorio e l’intento di costruire strumenti scientifici appropriati per la misurazione.  … Continua a leggere   La nascita delle Officine Galileo

 

I top ten di ottobre 2022

I 10 articoli più letti nel mese di ottobre 2022

La via Aurelia ed Aemilia Scauri (quinto itinerario): da Portus Pisanus a Luni fino a Vada Sabatia

percorsa e descritta da Giovanni Caselli

Aurelia da Roma a Vada Sabatia

La Via Aemilia Scauri, a nord di Pisa, traversa quella regione pedemontana, detta oggi Versilia, che ai piedi delle spettacolari Alpi Apuane, era cosparsa di ville e villaggi e dove, dall’età augustea in poi, si sviluppò la fiorente industria del marmo.

Luni fu la città capitale di questo distretto, in parte controllato dalla vicina Lucca.

All’altezza di Camaiore si innestava sull’Aemilia Scauri il ramo della Via Cassia da Luca, che vediamo altrove. Un’altro ramo della Via Cassia si univa a questa costiera a Pisae.

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Etruschi e Romani

di Giovanni Caselli

Chi erano gli Etruschi? Alcuni studiosi ritengono che essi fossero un popolo intero giunto in massa dall’Oriente mediterraneo sulle coste della Campania, del Lazio e della Toscana agli inizi dell’VIII secolo a.C. In realtà, il fatto in sé è improbabile, ed è assai improbabile che nomi di luogo (toponimi) in lingua etrusca, assai più numerosi nel Casentino e nell’interno della Toscana che non altrove, siano da attribuirsi a una popolazione di immigrati dall’Oriente che occupò territori in precedenza abitatati da Liguri e Umbri. I Romani chiamarono Etrusci gli abitanti del Lazio settentrionale e della Toscana attuali che chiamavano se stessi Rasenna o Rasna e che i Greci chiamavano Tyrrhenoi. … continua a leggere Etruschi e Romani

La Mantovana di Prato

La torta Mantovana è di Prato, nonostante il nome; famosissima quella prodotta nel biscottificio Mattei, altrettanto come i “Cantucci” o meglio detti Biscotti di Prato. Una delle varie storie che raccontano l’origine del nome di questo dolce, ma anche di Lucca e dell’Alta Versilia, coinvolge in prima persona il pasticcere pratese: due religiose di Mantova, in pellegrinaggio per Roma nel 1875 per il ventunesimo giubileo, soggiornarono a Prato ospiti di Antonio Mattei e, per ringraziarlo dell’ospitalità, gli fecero omaggio della ricetta che venne ricordata con il nome della loro città. Ma la storia non finisce qui. Pellegrino Artusi era amico di Antonio Mattei che stimava moltissimo tanto che, nella ricetta 597 dedicata alla Stiacciata unta, de “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” lo citava espressamente:

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Museo d’Arte Sacra “Beato Angelico” a Vicchio

di Salvina Pizzuoli

Il piccolo museo vide nascere il suo primo nucleo nel 1967 nel Palazzo Municipale, per poi arricchirsi di nuove opere non limitate soltanto al territorio comunale di Vicchio ma ad una vasta area del Mugello comprensiva di cinque zone comunali (Borgo San Lorenzo, San Piero a Sieve, Barberino, Scarperia, oltre Vicchio).

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Sulla via Francigena da San Miniato a San Gimignano con la mappa interattiva

Un nuovo viaggio sulla Francigena con la mappa interattiva di Nicola De Innocentis alla scoperta delle pievi di Coiano, Chianni e Cellole.

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