di Guglielmo Evangelista

Lo sbocco al mare del Ducato di Modena si limitava a quei territori che, incuneati fra il Regno di Sardegna e il Granducato di Toscana, scendevano fino a Massa e Carrara arrivando ad affacciarsi sul mar Tirreno che quindi lambiva per un breve tratto lo stato modenese.
Si trattava di un’area che fu acquisita di fatto nel 1741 da Ercole III d’Este a seguito del matrimonio con Teresa Cybo-Malaspina che però fu incorporata definitivamente solo nel 1829 come eredità di tale casato.
Era fondamentalmente estranea per tradizioni ed interessi al Ducato, stato interno e continentale, ma che era economicamente importante, perché il clima permetteva una buona produzione agricola e, soprattutto, per la presenza delle cave di marmo.
Gli Estensi, dopo aver perso Ferrara e il litorale adriatico nel 1598, continuarono ad essere sensibili alle problematiche della navigazione e al commercio marittimo e sfruttarono al meglio il Po e le vie navigabili interne; una volta ottenute Massa e Carrara, cercarono di approfittare di questo ritorno al mare e a metà del XVIII secolo fecero progettare un porto fra la foce del Magra e quella della Avenza, ma per difficoltà finanziarie non vi fu alcun seguito.
Nel 1816 Beatrice Cybo-Malaspina, ultima duchessa di Massa, riprese il progetto di costruire un porto, ma un’alluvione spazzò via quei pochi lavori preliminari di verifica dei terreni che erano stati fatti fino ad allora.
D’altra parte non esisteva localmente una tradizione marittima come nelle vicine Viareggio e La Spezia perché la popolazione non era interessata alla navigazione trovando un miglior lavoro nell’agricoltura e nelle cave di marmo. Non esisteva nessuna nave mercantile e il poco traffico marittimo per secoli avvenne mediante piccole navi straniere che facevano la spola con Livorno che sostavano al largo del breve litorale e che, non esistendo porti, erano obbligate a trasbordare i carichi su barche più piccole che approdavano direttamente sulla spiaggia o su malfermi ed effimeri pontili usati per il carico dei marmi.
La prima nave battente bandiera modenese, il Sant’Andrea, destinato al trasporto dei marmi, risale solo al 1841; anche se col tempo la piccola flotta si incrementò fino avere 36 unità nel 1858, erano tutti velieri di piccole dimensioni, di armatori carraresi o inglesi, ma con capitani ed equipaggi liguri o del Granducato di Toscana.
Se mancavano le navi mercantili, a maggior ragione mancavano quelle militari che, tra l’altro, non avrebbero trovato marinai nazionali per equipaggiarle e quindi si preferì affidarsi alla difesa passiva della costa costruendo una serie di fortini collocati sul litorale a poca distanza l’uno dall’altro.
Durante il periodo della Repubblica Cisalpina fu istituito, benché in via solo formale, il Circondario Marittimo del Tirreno a cui capo fu messo il conte massese Adriano Ceccopieri quale capitano di porto (1).

Nel XIX secolo la crescita dei traffici rese tuttavia improcrastinabile l’avere a disposizione delle imbarcazioni militari soprattutto per la vigilanza sanitaria e doganale.
Di conseguenza l’amministrazione statale, verso il 1830, decise di istituire una flottiglia e tanto era arretrato lo stato della marineria locale che non si riuscì né a far costruire idonee imbarcazioni nuove né a trovarle usate così che fu necessario ordinarle all’estero, probabilmente in cantieri liguri. Entrarono così in servizio le due “Regie lance” che ricevettero i nomi di Francesco IV e Santa Maria della Salute.
La marina militare non esistette mai come forza armata separata: gli equipaggi delle imbarcazioni erano composti da soldati e guardie doganali e poste al comando del Sottotenente dell’esercito Giuseppe Crudeli; i fortini litoranei (2) vennero in parte gradualmente dismessi mentre altri rimasero presidiati da pochi soldati e vecchie artiglierie e, anche se non c’erano né pirati né nemici, continuarono ad esercitare la tradizionale vigilanza contro i tentativi di sbarco di contrabbandieri e soprattutto di rivoluzionari mazziniani, questi regolarmente intercettati, arrestati e processati.

Le imbarcazioni trovavano ricovero alla foce del torrente Brugiano e probabilmente il comando si trovava in un edificio che sorgeva sull’area demaniale dove ora si trova la caserma della Guardia di Finanza.
Nel XIX secolo l’amministrazione marittima militare e mercantile era posta alle dipendenze di un Ispettore di Marina e Sanità nella persona del maggiore Gaetano Bollero cui subentrarono il Capitano Alessandro Tinti e infine il Maggiore Nicola Messori.
L’unica nave da guerra che si vide lungo il litorale del Ducato … non era ducale. Infatti si trattava dell’avviso Authion appartenente al Regno di Sardegna che, con le solite difficoltà di accostarsi al litorale, il 1° maggio 1859 riuscì a sbarcare, sul rudimentale pontile per i carico dei marmi esistente ad Avenza, truppe e munizioni di rinforzo alla colonna sabauda formata da due compagnie del Battaglione Real Navi con aggregati marinai, Carabinieri e Guardie Nazionali che aveva passato il confine a Sarzana il 30 aprile, preludio delle annessioni di territori ben più vasti e che avrebbero portato all’Unità d’Italia.
NOTE
- L’incarico era presumibilmente solo formale come dimostrerebbe il fatto che, mentre sull’Adriatico il comando dei porti era condiviso fra un ufficiale della Marina militare e un Capitano civile, sul Tirreno esisteva solo il Capitano essendo inesistente ogni attività operativa.
- Nel XIX secolo i forti esistenti erano i seguenti:
Il Cinquale (Al confine lucchese e poi toscano)
La Speranza (Un miglio a nord del precedente)
San Giuseppe (Presso la Dogana)
San Francesco (Preso il canale di Ricoltola)
L’Avenza (Ad Avenza)
Maria Beatrice (Al confine sardo)
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