Ambra, la villa medicea di Poggio a Caiano


di Giulia Atanasio

La conoscenza del patrimonio storico-artistico pervenutoci è un requisito fondamentale per la comprensione di un luogo. L’argomento di cui voglio parlare richiede la considerazione delle preziose testimonianze del pittore fiammingo del XVI secolo Iustus Van Utens, meglio noto col nome italianizzato di Giusto Utens. La sua opera decorativa più famosa è la serie di quattordici lunette raffiguranti le ville medicee: la precisione sul loro aspetto è calligrafica e sembra, con nostra sorpresa e per sua grande capacità di regolarizzazione della realtà, che la ripresa avvenga da una veduta aerea. All’epoca gli furono commissionate affinché potessero, come una sorta di inventario dei possedimenti, mostrare la ricchezza e, al tempo stesso, il fiero controllo sul territorio della famiglia Medici. Val la pena segnalare che siamo lontani da un intento catastale. La riforma catastale come strumento essenziale che consentiva di ridistribuire il carico fiscale sui beni immobili, in Italia, per quanto elaborato già sotto il regno di Carlo VI, verrà ultimato solamente tra il 1748 e il 1755, entrando in vigore in modo definitivo nel 1760 sotto l’amministrazione austriaca di Maria Teresa in area lombarda.

Le originarie diciassette, ad oggi quattordici, lunette sono conservate nella Villa della Petraia a Firenze in un allestimento permanente; sono popolari a tal punto da essere spesso raffigurate su cartoline e stampe o come decorazione su piatti e vasi.

Giusto Utens Lunetta della Villa di Poggio a Caiano

Giusto Utens Lunetta della Villa di Poggio a Caiano

Una di questa raffigura Ambra, la villa medicea di Poggio a Caiano.

Per quanto la visita della città di Firenze sia straordinaria, limitarsi ad essa sarebbe riduttivo. La rinascita artistica promossa dai Medici, infatti, si allarga a tutta la provincia e va oltre; dal Mugello a Firenze con Careggi e Fiesole fino a località sul mare come Livorno. Sparse per tutte le dolci colline della Toscana si trovano esempi architettonici di grande bellezza: le ville medicee erano luogo di diletto e cultura per tutta la corte e in quanto tali frequentate da personaggi illustri e di potere.

Quella rappresentata nella lunetta si trova in provincia di Prato tra Firenze e Pistoia, su un piccolo poggio circondato dal verde. Nel 1479 Lorenzo il Magnifico prefigurandola come sua residenza di campagna, decise di costruirvi una villa, oggi il maggior vanto di Poggio a Caiano. Il progetto fu affidato alla mano di indiscutibile eleganza di Giuliano da Sangallo di cui ci rimane come regalo di inestimabile pregio la Basilica di Santa Maria delle Carceri a Prato. L’eleganza è rintracciabile nello stile rinascimentale dato alla villa, ereditato dagli insegnamenti del Brunelleschi il quale aveva chiarito quali dovessero essere i rapporti armoniosi tra interno ed esterno di un edificio e quali elementi classici fosse doveroso conservare o recuperare.

In questa villa, in posizione solitaria, Lorenzo, circondato da artisti e letterati, creò il meglio della sua produzione poetica e si ispirò al fiume Ombrone per scrivere il poema Ambra. Non è un caso se la villa prende il suo nome! Il poemetto narra come la ninfa Ambra – di cui il pastore Lauro è innamorato – inseguita per amore dalla divinità del fiume Ombrone, viene trasformata, dopo aver invocato l’aiuto di Diana, in un’isoletta rocciosa. L’isoletta sarebbe proprio quella su cui poi sarebbe sorta la villa Medicea; il rimando al sapore e al gusto rinascimentale è palese e diventa base teorica e progettuale dell’edificio stesso.

Un porticato iniziale e delle grandi scalinate che abbracciano il visitatore sono sovrastati da una terrazza concepita come un perno da cui si può contemplare la bellezza del mondo a 360 gradi. Da qui si può vedere in lontananza Firenze, Monte Morello e la Calvana ma soprattutto il tramonto: la terrazza fiancheggiando le pareti dell’edificio impone un giro circolare che è un invito a seguire il corso del sole. Percorrendola per intero è possibile assaporare ogni ora della giornata e percepire in modo inequivocabile come questa, seguendo il ciclo naturale di nascita e morte, si concluda con un tramonto.

Il tramonto dalla terrazza della Villa

Il tramonto dalla terrazza della Villa

Quando il sole ‘muore’ all’uomo è tolta la possibilità di vedere e questo rappresenta il momento più triste. Lorenzo nelle Rime, parlando della morte dell’amata Simonetta, paragona la sua anima a un girasole che insegue il sole fino al suo ultimo orizzonte: così come una giornata ha inizio e si conclude così è la vita dell’uomo.

Fregio Ginori

I versi più celebri del Magnifico «Quant’è bella giovinezza/ che si fugge tuttavia!/Chi vuol esser lieto, sia:/ di doman non c’è certezza» chiariscono in modo conciso ma esemplare la malinconica considerazione di questa transitorietà che deve subire l’uomo. La terrazza implicitamente contiene in sé il contenuto dei versi del Magnifico (troppo spesso fraintesi per una sua più superficiale ma diffusa accezione spensierata) e, diviene luogo liminare in cui è possibile soffermarsi a riflettere sullo scorrere del tempo e su chi siamo. Il tempo logora ed è, come Aristotele scrive in Fisica, la “causa di corruzione” di tutte le cose. La poesia del periodo rinascimentale si connotata tra connubio di bellezza e amara malinconia che la rende estremamente suggestiva.

Sull’architrave della facciata si trova il fregio in terracotta, considerata uno degli esempi più alti di rappresentazione figurativa di epoca laurenziana databile intorno al 1490. Quella che si vede è intuibilmente una copia, magistralmente eseguita negli anni ’80 dalla manifattura Richard-Ginori affinché l’originaria, conservata in una sala al primo piano della villa, non rischiasse il deterioramento da agenti esterni.

Immagine

Albero genealogico

Nella stessa stanza un quadro mostra l’albero genealogico della famiglia Medici. I legami familiari erano tanto numerosi quanto articolati.

Molti matrimoni erano programmati e, come succedeva in tutte le famiglie nobili, celebrati per convenienza. Non stupisce infatti sapere che la villa in questione oltre a essere angolo privilegiato per eventi di cultura fu anche residenza di misteriose tragedie, fatti di sangue e drammi d’amore. Inspiegabilmente morirono a poca distanza di giorni l’uno dall’altra, Francesco I Granduca di Toscana e sua moglie Bianca Cappello.

Margherita Luisa D’Orleans sposò Cosimo III unicamente per salvaguardare gli intrighi di corte; tuttavia non digerì mai il matrimonio obbligato tanto che, ritiratasi in questa villa, mandò a dire al marito scorbutico che se si fosse fatto vedere là, l’avrebbe accolto a colpi di messale in testa. Andando avanti negli anni, questa villa divenne residenza reale dei Savoia: vi abitò Vittorio Emanuele II e sua moglie anche se sono molte le dicerie riguardo agli innumerevoli soggiorni del Re con le sue amanti.

Il-Salone-di-Leone-X

Il salone di Leone X

Nel 1919 i Savoia donarono la villa allo Stato; solamente dal 1984 è stato aperto al pubblico come Museo Nazionale. A rendere la villa Patrimonio Unesco contribuiscono le decorazioni interne volute ed effettuate per opera di Giovanni, asceso al seggio papale con il nome di Leone X.

Il salone al primo ne piano prende il nome e costituisce la parte centrale della villa in quanto occupa gran parte della sua lunghezza e tutta l’altezza. La pittura del sacrificio di Lacoonte di Filippino Lippi, i dipinti sulle pareti di Andrea del Sarto, del Franciabigio e dell’Allori non sono solo decorativi ma celebrano la casata dei Medici. La villa è famosa anche per l’opera “Allegoria di Vertumno e Pomona” del maestro manierista Jacopo Pontormo.

Il parco attorno alla villa ingrandisce visivamente gli spazi e regala un senso di libertà. Ogni parte del parco era ben tenuto e aveva una sua funzione particolare: ad aree sterrate seguivano altre boschive dove era possibile praticare la caccia. Al 1800 risale invece il tipico giardino all’italiana situato sulla destra della villa. Oggi la situazione si è invertita rispetto al passato: il parco è poco visitabile per problemi di carente manutenzione a causa di scarsi fondi mentre il giardino è la parte più curata.

Entrandovi, una statua in terracotta mette immediatamente a fuoco la storia raccontata dal Magnifico nel suo poema della Ninfa Ambra raffigurata nel momento della cattura da parte di Ombrone.

Ambra e Ombrone

Ambra e Ombrone

Immersi nella poesia delle immagini create dalla mitologia e dalla cultura del Magnifico, circondati da vialetti ombreggiati e angoli caratteristici pare che il tempo, proprio come sulla terrazza, si fermi nuovamente. Alla sera soprattutto è rilassante poter godere di un ambiente che permette di vagheggiare; rare specie vegetali, vasi di limone e aiuole geometriche definiscono distinti tragitti e contribuiscono ad offrire agli occhi del visitatore un’atmosfera pacifica e distensiva. Probabilmente i vari vialetti ritagliati vorrebbero creare un senso di finto disordine che però si esaurisce confluendo al centro dove una vasca circolare centrale ripristina l’ordine, caratteristico di tutta la villa.

Il valore sul piano culturale è indubbio, quello turistico altrettanto lo sarebbe se questo patrimonio storico immenso avesse le giuste manutenzioni e le giuste iniziative. Nonostante il decadimento (colmato solo in parte dal recente progetto di recupero) conserva un fascino che cattura chiunque dotato di sensibilità.

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Le immagini sono state in parte riprese da altri siti che indichiamo di seguito:

Lunetta di Utens ,  Fregio,  Salone di Leone X, Ambra e Ombrone.

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