La Berta e la condanna a morte di Cecco d’Ascoli


di Jacopo Cioni  su florencecity

Percorrendo via de’ Cerretani all’angolo con via dei Vecchietti si trova una chiesa molto bella dal nome Santa Maria Maggiore. La chiesa Santa Maria Maggiore fa parte della prima cerchia antica di Firenze ed è quindi una delle chiese più antiche di Firenze, al suo interno riposa Brunetto Latini che fu maestro di Dante, (che Dante mise all’inferno).

Firenze Santa Maria Maggiore, Via de’ Cerretani angolo Via dei Vecchietti

La chiesa esisteva già in epoca longobarda, nell’VIII secolo, ed è già documentata nel 931, in quando un documento cita il vescovo Rambaldo quale affittuario di una terra e una casa ”prope ecclesiam Sancti Marie Majoris”, prima addirittura che venissero erette intorno alla città le mura del 1078, il cui tratto nord passava in corrispondenza di via de’ Cerretani.

Qua dovete cercare la “Berta”, sul fianco del muro della chiesa guardando verso l’alto. La Berta è una testa pietrificata che sembra fuoriesca dal muro. Effettivamente la posizione cosi alta, la parvenza che fuoriesca dal muro, e naturalmente le leggende che l’accompagnano la rendano estremamente particolare come statua.

Firenze Santa Maria Maggiore, la testa della “Berta”

La leggenda più conosciuta racconta che il 16 di Settembre del 1327 passava da quella strada la processione che portava a morte l’astronomo Francesco Stabili di Simeone, detto Cecco d’Ascoli, portato al rogo per accuse di stregoneria. Cecco d’Ascoli oltre che astronomo era stato poeta e insegnante. Con il suo ruolo di insegnante dell’Università di Bologna riuscì ad avere una certa fama, tanto che nel 1326, il duca Carlo di Calabria lo nominò medico di corte. Un giorno il Duca di Calabria lo consultò sul futuro della sua piccola nipote, la futura regina di Napoli Giovanna la Pazza.

Cecco predisse che sarebbe stata incline alla libidine, predizione tra l’altro avveratasi dato che la regina Giovanna ebbe quattro mariti e forse molti amanti e per questo fu scomunicata da papa Urbano VI ed infine trovata strangolata in camera da letto. Il duca si arrabbiò molto per la predizione di Cecco d’Ascoli e volle vendicarsi mediante l’aiuto dell’arcivescovo di Cosenza Accursio, frate Minore ed Inquisitore, che già nutriva astio per l’astronomo. Fu organizzato un processo con tanti capi di accusa, fra cui “Errori contro la Fede”, un reato che garantiva la morte.
La motivazione è scritta anche nella Cronica Fiorentina:
“…ma dicesi che la cagione perché fu arso, fu che disse che Madonna Giovanna, figliola del Duca, era nata in punto di dovere essere di lussuria disordinata. Di che parve questo essere sdegno al Duca, perché non avrebbe voluto fosse morto un tanto uomo per un libro. E molti vogliono dire che era nimico di quel frate Minore Inquisitore e Arcivescovo di Cosenza, perché i frati Minori erano molto suoi nimici. Di che il fece ardere il dì 16 di settembre 1327…”
Il processo fu indetto a Firenze, e si racconta che per ogni domanda il Cecco rispose: «l’ho detto, l’ho insegnato e lo credo». Fu condannato al rogo in piazza Santa Croce.

Cecco d’Ascoli

Tornando alla Berta… Un sacerdote saputo che il Cecco aveva stretto un patto con il diavolo si affacciò da quel punto esatto (dove risiede la testa pietrificata) della chiesa e si mise ad urlare verso le persone riversate sulla strada per vedere il condannato a morte. «Non dategli da bere per nessun motivo o il diavolo lo salverà dal rogo». Il patto che Cecco aveva stretto con il diavolo consisteva in questo, riuscire a strappare un sorso d’acqua dagli astanti e se ci fosse riuscito si sarebbe salvato. Il monito del sacerdote attecchì fra la folla e nessuno offrì dell’acqua a Cecco che bruciò tra le fiamme. Prima di morire sembra si sia rivolto al sacerdote gridando, «E tu di lì il capo non caverai mai», e cosi fu, sembra che la statua che i fiorentini chiamano Berta non sia altro che il sacerdote pietrificato sul muro della chiesa.
Una variante a questa storia ne cambia solo il protagonista, l’urlatore non era un sacerdote, ma una donna di nome Berta che sentito il condannato chiedere dell’acqua dalla finestrella del campanile gridò, «Non date da bere all’alchimista, se beve non brucerà più». La credenza popolare voleva che un mago potesse utilizzare un qualsiasi elemento per acquisire poteri dal diavolo e potersi quindi salvare da una condanna a morte. La risposta del Cecco è la stessa detta prima ma rivolta alla donna: «E tu di lì il capo non caverai mai”. Un’altra storia, forse più verosimile, vuole che la Berta fosse una fruttivendola che teneva il banco non molto lontano dalla chiesa di Santa Maria Maggiore. La Berta decise di regalare una campana alla chiesa per poter avvertire, con i suoi rintocchi, i contadini dell’ora di apertura e chiusura delle porte fiorentine. Il piccolo busto, la Berta, fissato sulla torre campanaria era un riconoscimento dei fiorentini per il suo dono a Firenze.
Meno romantico ma più pratico è pensare che quella testa, la Berta, e molte altre statue sui vari palazzi, erano statue romane del medioevo recuperate ed usate per abbellire i palazzi fiorentini.

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