di Giovanni Caselli

Legate al paganesimo sono le “teofanie” o apparizioni della Madonna che hanno luogo fra il XIV e il XV secolo, quando ancora si compivano riti pagani in certi luoghi. Le apparizioni accadevano laddove si manifestavano forze soprannaturali e la Madonna vi appariva per sconfiggere il maligno causando la costruzione di un santuario.

Santa Maria delle Grazie

Mi rifaccio alle descrizioni e memorie raccolte da Don Francesco Pasetto per succintamente illustrare il santuario di Santa Maria delle Grazie.
Il giorno 20 di maggio del 1428, secondo tre diversi manoscritti dei primi del ‘400 vi fu nell’alto Casentino un terribile nubifragio. Una contadina, Monna Giovanna, vecchia e devota, si trovava in quel luogo a sarchiare i filari di frumento quando si manifestò un violento nubifragio, tutti contadini correvano a ripararsi in grotte e capanne terrorizzati. La vecchia si rifugiò in una capanna e lì le apparve la Madonna; al suo apparire le cupe nuvole del cielo sparirono, la pioggia cessò e risplendette un sole abbagliante. La vecchia intimorita faticava a vedere la figura velata della Madonna che le parlò e disse “ “Va’ e annuncia al pievano di Stia, e alla gente del posto, che mio figlio, nostro Signore Gesù, vuole in questo luogo un santuario dedicato a me. Tutti quelli che si impauriscono con temprali distruttivi come questo dovranno contribuire alla costruzione del santuario con elemosine e offerte, e intanto devono venire in processione a venerare questa capanna”. La vecchia esitava e traccheggiava temendo di essere presa per pazza raccontando l’accaduto del quale non poteva esibire alcuna prova. La Madonna insisteva “Ovvia! Muoviti!, il segno che chiedi per conferma si è già manifestato da un evento così strepitoso”. Quindi Maria si mise ad insegnare alla vecchia una preghiera che doveva costituire la prova: “O alto e glorioso Dio, illumina le tenebre del cuore mio; dammi fede dritta, speranza certa, carità perfetta, senno e conoscimento di te. Ch’io faccia il tuo verace e santo comandamento”.
Detto questo Maria prese il volo verso l’alto e scomparve. A quel prodigio ne seguì un altro. Un certo Pietro da Campolombardo, stava pascolando un gregge di pecore proprio in quel luogo. Vide d’un tratto una luce intensa accecante sopra il luogo dell’apparizione. Questo evento rassicurò Giovanna che riconoscente e stupita, volendo obbedire alla richiesta della Vergine, si diresse verso il Molinuzzo li presso sull’Arno dove abitava sua cognata. La cognata venne messa al corrente della visione che fu presa come un vaneggiamento. Tuttavia, conosciuti meglio gli avvenimenti, incominciò a visitare il capanno quasi ogni giorno, portandovi anche delle offerte. Delusa dalla reazione della cognata, Giovanna tornò a casa, ma mentre si accingeva a scaldare il forno, quando lo Spirito Santo in forma di colomba entrò in casa, dando fiducia e rinnovando la fede della vecchia. Il giorno seguente la donna era abbastanza convinta di poter andare dal pievano di Stia e raccontargli tutto, con l’aiuto di Pietro da Campolombardo, che aveva visto la gran luce sul capanno. In poco tempo si diffuse la notizia fra la popolazione che si recò in processione presso il capanno elevando inni e cantici.
Accorsero poi monaci e preti da Firenze e gente devota da tutta la Toscana, così nacque il santuario, dapprima una cappella e in seguito una chiesa. Già l’8 settembre del 1432 la chiesa era completata, nell’altare “furono murate le reliquie dei santi S. Bartolommeo Apostolo, Ippolito Martire, Margharita Vergine e Martire.”
Il santuario si trovava – ed è ancora lì – lungo la via che porta da Stia a Londa passando per il Mulino di Bucchio e le Muricce, a circa 4 km da Stia, sulla sinistra dell’Arno, e lo si vede bene dalla località Sassi Bianchi, dalla sponda opposta dell’Arno. Il Santuario divenne una fattoria dell’ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze con ottimi terreni lavorativi. L’area del santuario fu ampliata per ottenere più spazio nel 1689, per la nuova chiesa e fattoria; vi si costruirono granai, fienili, casa del contadino e altri edifici della fattoria. Vi fu eretto un semplice ed elegante porticato con colonne e sedili di pietra per il riposo e riparo dei viandanti, sopra è lo stemma di S. M. Nuova. Un porticato diverso vi esisteva già dal secolo precedente come riparo per pellegrini. Nella Chiesa vi è un presbiterio di pietra serena con terrecotte ornamentali e fregi dei Della Robbia. Il fregio robbiano prelude alla vista delle due grandi terrecotte policrome situate ai lati dell’altar maggiore, probabilmente della bottega di Benedetto Buglioni, del primo decennio del XVI secolo. La prima a sinistra guardando dalla navata del cornu evangeli, illustra l’apparizione del 1428, con la Madonna circondata da angeli. La Madonna ha gli occhi rivolti verso Monna Giovanna contadina, e un uomo anziano e ben vestito, forse lo spedalingo Messer Leonardo Buonafede, rettore si S. M. Nuova che commissionò le terrecotte. Sullo sfondo si vede il pastore Pietro di Campodonico. La seconda terracotta a destra raffigura la Natività con gli stessi personaggi, più San Giuseppe. Sulla parete in fondo al presbiterio, sopra l’altare vi era una Madonna di Lorenzo Gerini, discepolo di Lorenzo Monaco, dell’ultimo decennio del ‘300. Questa tavola fu rubata il 22 maggio del 1985 e mai più ritrovata. Sopra la porta della sacristia è stato invece recuperato un affresco bellissimo probabilmente di Davide del Ghirlandaio raffigurante la Vergine in trono col Bambino ritto sul ginocchio destro e due angeli bellissimi sui lati. Sulla sinistra, inginocchiato, vi è un uomo che dovrebbe raffigurare il donatore dell’affresco. L’altare della parete sinistra ha una terracotta robbiana raffigurante l’Annunciazione e una tavola di scuola fiorentina della seconda metà del ‘500, con Madonna, Bambino e S. Giovannino. Completano il patrimonio artistico una tavola centinata attribuita a Filippo Lippi, ancora con la Madonna, il Bambino e San Giovannino, infine una tavola di Paolo Schiavo sempre del XVI secolo con una Crocifissione.

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