Ronta a fine Ottocento

da:  Guido Carocci, Bagni e villeggiature in Toscana, Firenze 1899

“Borgo nel Comune di Borgo S. Lorenzo, Provincia di Firenze. Stazione ferroviaria sulla linea Firenze-Faenza. Ufficio telegrafico e Servizio di posta.

È una stazione climatica che nasce ora, sebbene non fossero ignorate le splendide bellezze del luogo, la dolce temperatura, la comoda situazione, la doviziosa ricchezza del suolo, tanto che in tempi lontani vi si eressero ville e case campestri in gran numero.
Di Ronta si hanno ricordi assai antichi. Vi fu difatti un castello che anteriormente al 1000 fu posseduto da alcuni nobili d’origine longobarda.
Più tardi, tra i molti castelli che possedeva in Mugello ebbe pur quello da Ronta la celebre famiglia degli Ubaldini e siccome essa angariava gli abitanti dei luoghi vicini e dava molestia alla Repubblica fiorentina, le milizie di questa corsero rapidamente colà e cacciarono dal loro maniero i prepotenti ed incomodi signori. … “

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A San Piero a Sieve la Pieve di San Pietro

Come tutte le pievi che sorgevano in prossimità di grandi vie di comunicazione e dei passi al fine di accogliere gli abitanti disseminati nel territorio circoscrizionale o i pellegrini che transitavano su assi viari importanti o lungo i cosiddetti diverticoli ovvero le diramazioni dalla viabilità principale, anche la nostra sorse in prossimità della confluenza tra il torrente Carza e il fiume Sieve ove era un guado e sulla direttrice viaria che portava al Passo del Giogo. Una posizione quindi importante che ne avrebbe determinato l’espansione che ne rese necessario l’ampliamento una ventina d’anni dopo.

Dai libri delle Decime che registravano i contributi fiscali in base alle proprietà, registri che insieme ai catasti permettono oggi agli storici di ricostruire pagine di storia o meglio di microstoria di un territorio, si viene a conoscenza del passaggio di proprietà ai Medici che l’arricchirono di quelle opere artistiche che ancora oggi possiamo ammirare all’interno. … continua a leggere La Pieve di San Pietro a San Piero a Sieve

La villa del Trebbio e il giardino

di  Salvina Pizzuoli                                                                 

Giusto Utens Villa il Trebbio
Giusto Utens Villa il Trebbio

 

Tutto il complesso della Villa Il Trebbio (1427-1436) a pochi chilometri da San Piero a Sieve (Mugello) ha mantenuto nel tempo quasi inalterate le sue strutture originarie: la villa-fortezza con la torre di guardia e i camminamenti di ronda sorretti dalle mensole aggettanti, il giardino allungato di forma quadrangolare con il pergolato e le aiuole, la cappella, le case contadine. …continua a leggere La villa e il giardino di Trebbio

 

Vecchie strade del Mugello: i collegamenti nord sud

da: Leonardo Rombai e Marco Sorelli, Dall’assetto ancien régime alla «rivoluzione stradale» lorenese, in Manifestazione espositiva itinerante: percorsi e valichi dell’Appennino, 1985

Mappa dell’area del Mugello (XVIII secolo)

Prima che nel Settecento le riforme lorenesi portassero una vera e propria rivoluzione nella viabilità del Mugello, questa regione presentava un sistema stradale che era il frutto di secoli di storia. Il territorio, già in epoca etrusca e romana e poi nel Medioevo, soprattutto a partire dal Trecento, quando Firenze riuscì a imporre il proprio dominio sul Mugello, vide nascere una rete articolata di percorsi che mettevano in comunicazione la città con i valichi dell’Appennino e con la pianura padana.
La valle del Mugello, in questo senso, rappresentava un’eccezione rispetto ad altri bacini intermontani della Toscana: la sua rete viaria era più fitta e vitale, segno di un’intensa attività economica e sociale. Le strade attraversavano la valle da sud a nord, partendo dalla pianura fiorentina e risalendo verso i valichi, mentre altre vie correvano lungo la Sieve, assecondando la sua naturale direttrice longitudinale.
Questo fitto reticolo era percorso da una moltitudine variegata: vi transitavano mercanti, pastori, viandanti, contrabbandieri e soldati.

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Da Firenze a Bologna viaggiando “per posta” nel Settecento

Nel Settecento viaggiare “per posta” significava affidarsi a un sistema organizzato di carrozze, cavalli e stazioni di sosta che, seppur rudimentale rispetto agli standard odierni, rappresentava il cuore del trasporto a lunga distanza. In Toscana, la tratta Firenze–Bologna era una delle più importanti e al tempo stesso delle più impegnative, poiché richiedeva un’attenta pianificazione e la resistenza necessaria per affrontare un percorso lungo, impervio e spesso segnato da condizioni climatiche proibitive. Il servizio postale, presente fin dal XVII secolo, si perfezionò progressivamente fino a conoscere un vero riordino sotto la dinastia asburgica, con la promulgazione della prima legge organica il 14 marzo 1746, seguita da ulteriori regolamenti nel 1762 e nel 1783, quando la gestione passò al “Dipartimento Generale delle Poste”. Durante il dominio francese venne adottata la legislazione postale d’Oltralpe e, dopo ulteriori modifiche nel 1825 e nel 1827 con la rinuncia alla Privativa Postale, si giunse nel 1859 all’unificazione normativa con le altre province del Regno, preludio alla legislazione postale italiana del 1861. Fino al 1762 il collegamento tra Firenze e Bologna passava per il Giogo, una strada dura, percorsa a cavallo e talvolta a piedi o a dorso di mulo, costellata di salite ripide e resa ancora più ostile dagli inverni gelidi e nevosi. Le soste, necessarie sia per i viaggiatori che per i cavalli, erano numerose: Uccellatoio, S. Piero a Sieve, Scarperia, Giogo, Firenzuola, Pietramala, Filigare e Pianoro rappresentavano le tappe principali.

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Tra le pievi del Mugello: San Giovanni in Petrojo e Sant’Andrea a Camoggiano

San Giovanni in Petroio

Il tracciato viario da Firenze a Bologna ha origini etrusco romane come vari documenti attestano. Non una sola strada, ma tante che si biforcavano per congiungersi ad altre, incrociando pievi, castellari e badie, fino a raggiungere le città o i centri religiosi o del maggiore traffico commerciale.

Vari studiosi ritengono che il tracciato medievale della via bolognese giunto in Mugello si biforcasse in due rami principali: uno verso Sant’Agata e San Piero e l’altro verso Galliano che, attraversata la Sieve a Bilancino, saliva a San Giovanni in Petrojo e da lì raggiungeva Firenze. …Continua

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Il Mugello: etimologia, arte, storia, paesaggio

Il verde Mugello

È il territorio della regione toscana corrispondente all’alta e media valle della Sieve. Il suo bel paesaggio si caratterizza per l’ampia corona di colli e monti che ne rende i confini mossi e armoniosi e che degradano poi verso la piana percorsa dalle acque limpide e gorgoglianti della Sieve. Un’antica conca di circa 30 km di diametro, costituita da un bacino pliocenico di origine marina e una valle subappenninica fra il crinale principale ed il corso dell’Arno. Una lunga storia e antichi insediamenti hanno caratterizzato l’ampia area lasciando testimonianze artistiche di rilievo sparse per tutto il suo territorio dove natura e storia si integrano in un armonico e felice connubio.

È l’etimo del nome di questa antica valle e conca che non trova gli studiosi concordi e sicuri: quanto più gli avvenimenti si allontanano nel tempo tanto più divenmta difficile trovarne le origini. Nel Dizionario dei toponimi della UTET (1990) si legge

“Secondo un’opinione diffusa, ma errata, Mugello rifletterebbe il nome dell’antica popolazione ligure dei Magelli o Maielli, menzionata da Plinio (Nat. Hist. Ill, 47), che però si trova nella regio Liguria e non nella regio Etruria cui appartiene il Mugello, le cui piu antiche attestazioni, almeno fino a tutto il sec. XII, presentano la sorda c e non la sonora g. Documentato infatti nella meta del sec. VI ad Mucellos, il toponimo riflette il personale latino Mucellus, diminutivo di Mucius, di probabile origine etrusca. Diversa interpretazione etimologica propone Mastrelli da un tema prelatino muc- ‘sporgenza, altura’ col suffisso -elli”

Molto ampia e articolata l’indicazione riportata da Giovanni Semerano nel suo volume “Il popolo che sconfisse la morte” (a pag 61) che si apre già con una precisazione imprescindibile, date le diverse letture:

“II Mastrelli ha dedicato all’etimologia di Mugello un articolo metodologicamente esemplare in cui i tentativi di giungere a un risultato attendibile sono condotti con estrema cautela”.

Riporta quindi i dati storici e le diverse interpretazioni. Gli studiosi, scrive, paiono concordi nel ritenere che i Liguri siano stati i più antichi abitanti del Mugello e precisa “Procopio di Cesarea (De bello Gothorum, III, 5) scrisse che Totila, tolto l’assedio a Firenze, si ritirò coi suoi Goti nel Mugello […]Nella prosecuzione della Cronaca di Marcellino Comite, terminata nel 548, si ha ad Mucellos. Furono richiamati perciò i Mucilli che il Beloch sostiene siano liguri”

E quindi di seguito le altre letture:

“Il Battisti e l’Alessio affacciarono opportunamente il confronto con la base mediterranea *mug, “sporgenza”, “altura”, spagnolo muga (montagna isolata), istriano Muggia (Mugla, a. 1251), dalmata Muda (Spalato). La voce Muc-elli significa “poggi alti” e corrisponde a basi attestate  da accadico muh ellu: muhhu (parte superiore, “top, “topside, “upper part”, in prep. use: “on top”, “upon”) e l’afformante – ellu, che si ritrova in Sabelli, Statielli, corrispondente ad accadi co ellu, elu (alto, detto di montagna, “tali, said of mountains”)”

Ma c’è un ma:

“Gli idronimi del tipo Muccione, Vicchio, Mugnone, Mignone, latino Munto, Minio, come Mogus, Moenus sembrano escludere la base *mug (altura) e risalire alla base corrispondente ad accadico mahahu (sgorgare, “to pour out”), mehù (acquazzone, “rain”, “Ungewitter”), mu, antico assiro màhu, mà’ù (acqua, “water”).”

E in base a quest’ultima possibile lettura, aggiunge

“Le popolazioni liguri che occuparono il Mugello si tennero alle  zone elevate evitando le ultime stagnazioni del lago pliocenico e  le furiose inondazioni della Sieve, antica Sepis che, come gli idro nimi Sapis, {Vada) Sabatia ecc., deriva dalla base corrispondente  ad accadico sapu, sabu (irrigare, inondare, “to irrigate”, “to flood”), sepu (bagnato); quindi “zona palustre”.”

Risulta pertanto chiaro come una denominazione nata così lontana nel tempo abbia subito notevoli sedimentazioni e pertanto più  interpretazioni.  

Proponiamo di leggere i numerosi articoli che raccontano quest’angolo di Toscana godendo dell’amenità del luogo, della sue testimonianze storico artistiche, dei suoi panorami e paesaggi , dei prodotti e di tutto il buono che la terra  del Mugello sa elergire grazie al lavoro, all’industriosità, alla creatività dei suoi abitanti.

Articoli sul Mugello presenti nella rivista:

Il Mugello

Cos’è il Mugello

Il Palazzo comunale di Borgo San Lorenzo e l’opera di Tito Chini

La viabilità del Mugello prima del Settecento

I Lorena e la via Bolognese

Le stazioni di posta sulla via Bolognese

La battaglia di Scarperia del 542 d.C.

Linea Gotica in Toscana: la battaglia del Giogo (settembre 1944)

Tra le pievi del Mugello: San Giovanni in Petrojo e Sant’Andrea a Camoggiano

Gli Etruschi a sud ovest del Mugello

 Gli Etruschi a Dicomano

Da Firenze a Faenza: la via Faventina

Donne e castelli… delitti e congiure

Badia di San Bartolomeo in Buonsollazzo

Tra le pievi romaniche in Mugello: Sant’Agata

La chiesa di Santa Maria e San Niccolò a Spugnole

Tra le pievi romaniche del Mugello: San Cresci in Valcava

Tra le pievi romaniche in Mugello: Santa Maria a Fagna

Tra le pievi del Mugello: San Giovanni in Petrjo e Sant’Andrea a Camoggiano

La villa e il giardino di Trebbio

Gli Etruschi a sud ovest del Mugello

L’antica via “Faventina” e la “Flaminia minor“

Lungo antiche vie di Posta: da Firenze a Bologna

San Giovanni Maggiore a Panicaglia

L’oratorio della Madonna del Vivaio a Scarperia

Bosco ai Frati: la Chiesa e il convento di San Bonaventura

La pieve di Santa Felicita a Larciano nella valle del Faltona

Toscana in Liberty: i Chini

Linea Gotica in Toscana: la battaglia del Giogo (settembre 1944)

I “terreni ardenti” di Pietramala

Il Sasso di San Zanobi e la sua leggenda

San Giovanni Maggiore a Panicaglia

Un itinerario a piedi sulla Via degli Dei

Un itinerario a piedi illustrato: da Buonsollazzo a Monte Senario

Un itinerario a piedi: Petroio, Rincine, Fornace, Caiano

Da Tagliaferro a Buonsollazzo: un altro tratto della Via degli Dei

Pasquetta in vetta: cronaca di un’escursione a piedi nei boschi di Rincine (Londa)

Archeologia rurale: ghiacciaie e burraie a Montesenario

Sul monte Bastione: la strada romana lungo Via degli Dei

Museo d’Arte Sacra “Beato Angelico” a Vicchio

Lungo antiche vie di Posta: da Firenze a Bologna: San Gavino Adimari e l’Antica osteria di Montecarelli

Antichi mestieri: Cino l’arrotino

Antichi mestieri: il castrino

Itinerario illustrato lungo un tratto di Via degli Dei

Passo della Futa: 21 settembre 1944

Toscana in Liberty: i Chini

Le comunicazioni transappenniniche attraverso tre passi del Mugello

di Alessandro Ferrrini

Mugello

Il Mugello, nonostante la sua conformazione geologica chiusa tra catene montuose, è stato nei secoli uno snodo strategico fondamentale nelle comunicazioni tra il nord e il centro dell’Italia. Questo territorio è stato attraversato da personaggi, eserciti, mercanti e pellegrini che mai lo avrebbero visitato per motivi locali, ma che lo hanno solcato perché obbligati dalla geografia a percorrere i suoi valichi per andare da Bologna a Firenze o da Firenze verso la Romagna. In questo complesso scenario appare assai interessante ripercorrere brevemente la storia delle comunicazioni transappenniniche attraverso tre valichi: l’Osteria Bruciata, il Giogo di Scarperia e il passo della Futa. La chiave interpretativa scelta è quella della “regola dei valichi”, formulata da Raymond Oursel: ogni itinerario storico, specie in territori montuosi, deve essere tracciato partendo dai passaggi obbligati sul crinale. Questi punti obbligati determinano il corso delle strade e, di conseguenza, gli incontri, i commerci, le guerre e le peregrinazioni.

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Badia di San Bartolomeo in Buonsollazzo

UN’ANTICA ABBAZIA DEL MUGELLO

di Salvina Pizzuoli

Abbazia del Buonsollazzo

 Come una vecchia signora anche di lei si può dire che gli anni ce li ha, si vedono, ma nonostante tutto se li porta bene; se poi fosse un po’ imbellettata, sarebbe ancora di notevole bellezza.

Alla tramontana di Monte Asinario, un miglio e mezzo circa lontano dall’antica strada maestra che da Firenze conduceva un tempo a Bologna, si scuopre una fabbrica ampia e magnifica, servita già ad uso di monastero, fino a che non piacque al Granduca Pietro Leopoldo I di sopprimerlo e, secolarizzatone ogni sua pertinenza, ridurlo a comoda abitazione o villa di campagna (Fontani, Viaggio pittorico della Toscana, 1827).

 Nella radura erbosa, digradante e ben esposta al sole, là dove s’interrompe il bosco fitto di querce e soprattutto castagni, sulla via di Tassaia che porta a Polcanto da Vaglia e da Bivigliano, a pochi chilometri da Firenze, sorge la vecchia abbazia che le segnalazioni stradali indicano come benedettina, del XII secolo circa, detta del Buonsollazzo, probabilmente da bono solatio, luogo soleggiato.

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Il Mugello di Giovanni di Paolo Morelli – 1390

di Giovanni Caselli

Edizione ottocentesca dei “Ricordi” edita da Le Monnier

Un mercante fiorentino vissuto fra tre e quattrocento, Giovanni di Paolo Morelli*, compilando, com’era costume allora, le proprie memorie, scrisse sul Mugello, luogo di origine della sua famiglia, parole preziose poiché nel loro genere costituiscono la testimonianza diretta di un’epoca in cui il territorio emerge, dalla notte della storia.

Eppure non è il quadro che Giovanni Morelli intende dipingerci che ci rivela il Mugello in un’epoca in cui ha già recuperato il ‘classico’, è piuttosto quello che egli inconsciamente ci comunica e si impegna ad illustraci non solo il Mugello nella sua essenza vera, profonda, ma le radici stesse della nostra civiltà, una civiltà nata da un progetto. Il progetto dei nostri antenati del medioevo era chiaro: recuperare gli splendori dell’Età Classica.

Il testo del Morelli è stato da me aggiustato nella forma e nel lessico per facilitarne la lettura e per renderne più spedita l’acquisizione da parte di chi non è abituato al linguaggio letterario toscano dell’epoca.

Il Mugello

Cos’è il Mugello (Morelli prima parte)

Cos’è il Mugello (Morelli seconda parte)

Cos’è il Mugello (Morelli terza parte)

Tra le pievi romaniche in Mugello

Gli Etruschi a sud ovest del Mugello

*Giovanni di Paolo Morelli nasce a Firenze nel 1371 da una famiglia giunta in città nel corso del XII secolo. Sposa unaAlberti e per questo rischia l’esilio data l’inimicizia di questa famiglia con quella degli Albizi al potere, ma infine diventa Gonfaloniere e nel 1427, Priore di giustizia. Fu capostipite di una dinastia di cronisti. (Giovanni Caselli, da “Mugello, giardino di Firenze” 2008)