Rutilio Namaziano “De reditu suo”: da Roma a Luni (seconda parte)

Da Roma a Luni, un viaggio nel V secolo d.C.

da il De Reditu suo di Rutilio Namaziano

descritto da Giovanni Caselli

L’Aurelia proseguiva diritta, traversava il Minio (Mignone), per entrare nel litorale di Tarquinia, con i due porti di Graviscae e di Martanum. La città più importante dell’Etruria sorgeva sul colle a nord dell’attuale. Fondata da Tarconte, figlio di Tirreno, nel IX secolo a.C., epoca a cui risalgono i reperti più antichi, tombe della cultura ‘villanoviana’ a fossa. Dal VII secolo iniziano le tombe a camera che col tempo divennero tombe decorate e dipinte, da artisti greci o comunque di scuola greca.

Le tombe dipinte di Tarquinia sono ben note, ma rimasero sepolte per lunghi secoli prima della loro riscoperta. La ricchezza delle tombe, riflette quella della città, purtroppo lungi dall’essere nota agli archeologi, se non per l’area del tempio ‘Ara della Regina’ e poche altre zone. Forse questa città conquistò Roma quando là vi regnavano i Tarquinii, forse fu solo un’influenza politica, certamente vi fu dominio culturale. Nel VI secolo a.C. già inizia la decadenza, nel IV iniziano le guerre per contrastare l’espansionismo di Roma. Ma la cultura etrusca fu dura da cancellare e continuò per secoli e secoli a manifestarsi in tutta l’Etruria meridionale. Il Museo Nazionale Tarquiniese contiene una delle massime raccolte di reperti etruschi in Etruria.

“… Poco dopo avvistiamo i tetti sparsi di Graviscae, spesso piagata da miasmi di palude nell’estate, nonostante le vicine fitte pinete che adombrano la sponda del mare…”     …    continua a leggere    Rutilio Namaziano “De reditu suo”: da Roma a Luni (seconda parte)

Rutilio Namaziano “De reditu suo”: da Roma a Luni (prima parte)

Da Roma a Luni, un viaggio nel V secolo d.C. dal De Reditu  suo di Rutilio Namaziano

descritto da Giovanni Caselli

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Claudio Rutilio Namaziano nacque nella Gallia Narbonense, forse a Tolosa, e in giovane età si recò a Roma dove iniziò la carriera politica fino a ricoprire la carica di praefectus nel 414 d.C.

L’invasione dei Goti e le distruzioni da loro causate lo costrinsero ad abbandonare Roma e a ritornare in Gallia per curare i suoi possedimenti devastati dalle incursioni dei barbari. Preferì intraprendere il viaggio per mare evitando in tal modo i rischi di percorrere le strade consolari, in questo caso la via Aurelia, ormai insicure e difficili da percorrere dato il loro stato di grave abbandono.

Partì dal Portus Augusti situato a circa 4 km a nord della foce del Tevere con sei navicelli   …  continua a leggere  Rutilio Namaziano “De reditu suo”: da Roma a Luni (prima parte)

Fiumi e porti fluviali nell’antica Toscana

Disegno di un barchetto, un navicello di 7-10 metri per la navigazione fluviale

La navigazione fluviale nell’antica Toscana

Lungo l’Arno: dal castello di Malmantile al porto fluviale di Brucianesi

Signa medievale: tre porti e un ponte

I “porti fluviali” di Grosseto

Porto di Motrone di Versilia

La valle dell’Arno dalle origini al 1333

Firenze e l’Arno: un rapporto difficile

Empoli e l’Arno: dalle origini al 1333

Pisa e l’Arno: storia e geografia di un antico sistema portuale

Un ponte mediceo a Cappiano

La via Flaminia da Foligno a Ravenna (quinto itinerario)

di Giovanni Caselli, da Le strade di Roma in Italia (vol.II°)

Flaminia da Foligno a Rimini

Poi la Via Flaminia entrava in Fulginiae (Foligno) e poco dopo vi era Forum Flaminii dove ritrovava la ‘militare’. Fino a Ponte Centesimo il tracciato attuale collima con quello antico; dopo il ponte la via scendeva sul Topino che traversava su un ponte distrutto dal tempo e dalla ferrovia, di cui rimangono pochi resti. Dopo Capodacqua la Via transitava su un viadotto costruito con blocchi calcarei in opera quadrata, con contrafforti. Passati per Pieve Fanonica, antica chiesa costruita in parte col pietrame delle Via Flaminia, si continua il percorso con l’immaginazione in quanto esso collimerebbe con quello della ferrovia Roma-Ancona. Dopo la galleria Valtopina, sotto il ponte ferroviario vi è un resto di un pilone di un ponte che aveva due arcate e mostra lo ‘stile’ augusteo.    …   continua a leggere  La via Flaminia da Foligno a Ravenna (quinto itinerario)

Vedi anche:

La via Flaminia dal Foro romano a Malborghetto (primo itinerario)

La via Flaminia da Malborghetto a Civita Castellana (secondo itinerario)

La via Flaminia da Civita Castellana a Carsulae (terzo itinerario)

La via Flaminia da Carsulae a Foligno (quarto itinerario)

Acone nella val di Sieve

“La Toscana è, per universale sentimento, oltre ad ogni altra provincia italica bellissima: le riconobbero sì nobil pregio i più disappassionati tra i connazionali; e venne come tale salutata e vagheggiata in ogni tempo dagli stranieri. Bagnata dal Tirreno e recinta dall’Appennino, è tutta intersecata da poggi e colline formanti corona a pittoresche valli, cui natura favorì di temperato clima, e che la mano industre dell’uomo rese, quasi in ogni angolo, ridenti di campi sativi, di oliveti, di vigne…”

La breve citazione tratta dalla “Corografia fisica, storica e statistica” di Attilio Zuccagni Orlandini di metà Ottocento, disegna perfettamente anche questa valle toscana percorsa dalla Sieve, cui fanno corona poggi e colline, dove la storia ha lasciato traccia nelle bellezze e del paesaggio e dei manufatti creati dall’uomo in tempi lontani.   …   continua a leggere     Acone nella val di Sieve

Rocca Ricciarda, un antico “castrum” medievale nel Pratomagno

di Salvina Pizzuoli

Per raggiungere Rocca Ricciarda siamo passati dal Valdarno e poi, usciti a Montevarchi, ci siamo diretti verso Loro Ciuffenna e quindi, da lì a pochi chilometri, verso la nostra meta.

Oggi non piove e il paesaggio che ci circonda è pieno di luce e il bosco, prevalentemente a castagno, che ci accoglie ai margini della strada verso la Rocca, è affascinante nei suoi colori autunnali accompagnati, come sottofondo, dal chiassoso scorrere delle limpide e spumeggianti acque del Ciuffenna.

Cosa ci ha spinto fin qui?

La curiosità sicuramente, si parla di questo borgo come di uno dei tanti semi abbandonati. In effetti il paese pare sia  abitato d’inverso da un numero minimo di abitanti, forse 10 in tutto.  …  continua a leggere  Rocca Ricciarda, un antico “castrum” medievale nel Pratomagno

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La via Flaminia da Civita Castellana a Carsulae (terzo itinerario)

di Giovanni Caselli, da Le strade di Roma in Italia (vol.II°)

Tracciato Flaminia

In Umbria: L’Umbria, ossia la Regio VI di Augusto, era il territorio traversato dalla Via Flaminia, allo stesso modo in cui la Regio VIII Aemilia era il territorio traversato dalla Via omonima. Questo territorio corrispondeva solo vagamente all’area culturale umbra; si pensi a Ravenna, città data per umbra da tutti gli autori antichi, che si trovava a ben 75 Km dal confine della Regio VIII Augustea! La ristrutturazione dell’antico tracciato e la sua trasformazione in via militare, avvenuta nel 220-219 a.C.  …    continua a leggere    La via Flaminia da Civita Castellana a Carsulae (terzo itinerario)

La via Flaminia dal Foro romano a Malborghetto (primo itinerario)

Pubblichiamo a puntate questo interessante percorso illustrato dal prof. Giovanni Caselli anche se la Flaminia toccava solo marginalmente l’Etruria nel tratto iniziale. Tuttavia, attraversando Umbria e Marche, rappresentava una importantissima via di comunicazione con l’Adriatico ed era strettamente connessa alla rete stradale dell’Etruria.


di Giovanni Caselli, da Le strade di Roma in Italia (vol.II°)

Percorso vi Flaminia

Fu la terza grande direttrice dell’espansione romana in ordine cronologico e la prima delle due grandi strade per il nord in ordine di importanza; traversata l’Umbria e le Marche, giungeva sulla costa adriatica a Fanum per terminare a Senigallia. La Via usciva dal Foro Romano da una porta a est del Campidoglio, Porta Fontinalis, seguiva poi l’attuale Via del Corso, ossia la Via Lata del IV secolo d.C. Dopo circa 3 miglia la strada raggiungeva il Pons Milvius dal quale si irraggiavano altre vie inferiori alla Flaminia: la Amerina, la Cimina, la Clodia, l’Annia e la Cassia, la più lunga dopo la Flaminia. …  continua a leggere  La via Flaminia dal Foro romano a Malborghetto (primo itinerario)

Prato medievale: il castello di Federico II

Imponente e maestoso, sulle ceneri di un altro, quello della potente famiglia degli Alberti che ne aveva disseminati vari lungo la valle del Bisenzio a tutela di una rete viaria importante per i commerci verso i territori a nord e verso la montagna pistoiese: soprattutto la strada detta Lombarda che collegava Prato con Bologna.

È lì dal 1247 circa, per volere di Federico II, splendor mundi; alla sua morte i lavori rimasero interrotti e nel XIV secolo fu collegato dai fiorentini, dei quali era divenuto presidio militare, alle mura trecentesche attraverso un camminamento coperto, detto il Cassero.    …   continua a leggere    Prato medievale: il castello di Federico II

Castel di Pietra nella Maremma grossetana

Siamo nei pressi di Gavorrano, lungo la valle del fiume Bruna che in tempi lontani sfociava in quel lago salmastro detto Prile dai Romani, conosciuto poi come il Lago di Castiglione.

Castel di Pietra lega il suo nome alla leggenda della Pia, quella Pia de’ Tolomei che Dante immortalò nei versi della sua Commedia. In realtà ha rivestito un ruolo chiave nell’economia medievale del territorio della valle del Bruna, controllando, come è avvenuto per altri castelli nella vicina Val d’Ombrone, i giacimenti minerari delle colline limitrofe da cui si estraevano piombo e argento ma anche ferro. A questo controllo si affiancava quello lungo la via del sale.    … continua a leggere    Castel di Pietra nella Maremma grossetana