Transita sulla linea di confine tra i comuni di Bagno a Ripoli e Rignano Sull’Arno, una antichissima strada bianca che segna, significativamente, il confine comunale, (oggi devastata da sciagurati che vi fanno il moto-cross) nominata, nelle carte catastali preunitarie “Via Maremmana”. In questo tratto di strada esistono ben due cippi di confine etruschi fiesolani del V secolo a.C. che assieme all’antico confine attestano l’antichità della strada. Tutto il percorso (Falterona-Vetulonia) è punteggiato da antichi “stazzi” per il pernottamento di pastori e greggi tutt’ora riconoscibili e confermati dalla memoria locale nonché da memorie raccolte oltre 60 anni or sono dal sottoscritto. Partendo da Bocca Pecorina sul Falterona, il tratturo raggiunge il Passo delle Crocicchie, scende alla Maestà di Tizzano e quindi a Sandetole, sede di un plebato vastissimo già documentata nel 1000, ricostruita come convento per frati minori nel XVIII secolo. Vi esistono ancora strutture che i pastori usavano per fare ricotta e formaggi. Da qui a Pontassieve le greggi seguivano un tratturo tra la Sieve e la Strada statale e quindi traversavano l’Arno al guado storico menzionato dal XII secolo ad est della confluenza della Sieve con l’Arno. … continua a leggereLa via maremmana etrusca
Il Puntone di Scarlino si trova presso la foce del canale detto Fiumara del Puntone, dove è stato costruito recentemente un porto turistico, posta all’estremità di levante del Golfo di Follonica.
Nel canale della Fiumara confluiscono le acque del Canale Allacciante delle Acque Alte (prosecuzione verso il mare del torrente Rigiolato) di alcuni fossi creati per la bonifica della piana di Scarlino e dell’emissario dell’ex cassa di colmata, che raccoglie le acque del fiume Pecora. … continua a leggerePorti e approdi di Toscana: Puntone di Scarlino
Siamo a Barga, delizioso borgo medievale arroccato, cinto da mura su cui si aprono antiche porte.
Risiede a mezzacosta dell’Appennino che scende dalla Valle del Serchio fra i torrenti Corsonna, ed Anio nel 28° 9’ longitudine 44° 4’ 6’’ latitudine 20 miglia toscane a settentrione di Lucca, 34 da Pisa, 64 a maestro di Firenze. È di figura sferoidale con un interrotto recinto di mura e tre porte, circondata da due burroni che fiancheggiano due opposti risalti del monte Romeccio, sul cui fianco settentrionale essa giace. Le sue strade sono per lo più scoscese, lastricate; è priva di grandi piazze, se si eccettui il Prato detto già l’Arringo, davanti alla chiesa maggiore.
Così il buon Repetti nel suo “Dizionario” la collocava e ne descriveva le caratteristiche.
Oggi è festa in paese per la tradizionale sagra delle castagne. I negozi sono aperti, la merciaia fornitissima, a Barga c’è ancora, l’elegante negozio di abbigliamento, lungo la Via di Borgo e la via di Mezzo, viuzze strette ed erte su cui procediamo a fatica, fino allo slargo delle piazzette, dove si concentrano i banchetti e i caldarrostai, già al lavoro. Ma non ci fermiamo, al momento abbiamo un’altra meta, lassù, in cima al cucuzzolo, come una gemma incastonata nell’anello, ci aspetta il Duomo che pare chiamarci festoso con uno scampanio che dura a lungo. … continua a leggere Il Duomo di Barga: storia simboli e misteri
Isolata sui colli alle falde della collina del Castello, accanto ad una casa colonica oggi adibita a centro di accoglienza e foresteria per i numerosi fedeli che giungono soprattutto la domenica da ogni parte, è il monumento più notevole del Casentino dopo il castello di Poppi. Il Prof Bronowski presentò un documentario televisivo, una pietra miliare nella storia della BBC, diviso in 13 parti intitolato The Ascent of Man, del 1973 : Il primo prodotto dell’ingegno umano che Bronowski decise di mostrare fu proprio la pieve di Romena. Questa scelta mi rimase molto impressa perché chiaramente dimostrava cosa l’uomo poteva trarre dalla grezza pietra: un’opera che ha il potere di trasmettere spiritualità anche agli animi più insensibili. Sia pure danneggiata e tarpata delle sue campate originali da terremoti e intemperie, la Pieve di Romena ha il potere di muovere le tempre più dure, i materialisti più incalliti. … continua a leggere La pieve di San Pietro a Romena
Edizione ottocentesca dei “Ricordi” edita da Le Monnier
Un mercante fiorentino vissuto fra tre e quattrocento, Giovanni di Paolo Morelli*, compilando, com’era costume allora, le proprie memorie, scrisse sul Mugello, luogo di origine della sua famiglia, parole preziose poiché nel loro genere costituiscono la testimonianza diretta di un’epoca in cui il territorio emerge, dalla notte della storia.
Eppure non è il quadro che Giovanni Morelli intende dipingerci che ci rivela il Mugello in un’epoca in cui ha già recuperato il ‘classico’, è piuttosto quello che egli inconsciamente ci comunica e si impegna ad illustraci non solo il Mugello nella sua essenza vera, profonda, ma le radici stesse della nostra civiltà, una civiltà nata da un progetto. Il progetto dei nostri antenati del medioevo era chiaro: recuperare gli splendori dell’Età Classica.
Il testo del Morelli è stato da me aggiustato nella forma e nel lessico per facilitarne la lettura e per renderne più spedita l’acquisizione da parte di chi non è abituato al linguaggio letterario toscano dell’epoca.
*Giovanni di Paolo Morelli nasce a Firenze nel 1371 da una famiglia giunta in città nel corso del XII secolo. Sposa unaAlberti e per questo rischia l’esilio data l’inimicizia di questa famiglia con quella degli Albizi al potere, ma infine diventa Gonfaloniere e nel 1427, Priore di giustizia. Fu capostipite di una dinastia di cronisti. (Giovanni Caselli, da “Mugello, giardino di Firenze” 2008)
Montemignaio nel nostro bel Casentino, conserva tre importanti monumenti che ne sottolineano l’importanza rivestita storicamente legata al potere tenuto dai conti Guidi e alla sua posizione strategica: Castel Leone, la Pieve di Santa maria Assunta e l’oratorio di santa Maria delle Calle. Castel Leone o Castiglione, deriva la propria denominazione presumibilmente dal latino “castrum leonis” da cui di “castiglione” . Costruito nel XII secolo da quei Conti Guidi che dominarono la valle, si erge ancora alto e possente con il suo torrione e le sue massicce mura sulla verde e articolata valle dello Scheggia sovrastandola maestosamente.Il piazzale antistante l’arco d’ingresso è stato ricavato coprendo l’originario fossato che ne difendeva l’accesso. In origine la cinta muraria si apriva su tre porte, l’attuale è postuma, aperta nel primo dopoguerra. Sull’alto torrione un’antica campana datata 1332 … continua a leggereCastel Leone a Montemignaio
È il territorio della regione toscana corrispondente all’alta e media valle della Sieve. Il suo bel paesaggio si caratterizza per l’ampia corona di colli e monti che ne rende i confini mossi e armoniosi e che degradano poi verso la piana percorsa dalle acque limpide e gorgoglianti della Sieve. Un’antica conca di circa 30 km di diametro, costituita da un bacino pliocenico di origine marina e una valle subappenninica fra il crinale principale ed il corso dell’Arno. Una lunga storia e antichi insediamenti hanno caratterizzato l’ampia area lasciando testimonianze artistiche di rilievo sparse per tutto il suo territorio dove natura e storia si integrano in un armonico e felice connubio.
È l’etimo del nome di questa antica valle e conca che non trova gli studiosi concordi e sicuri: quanto più gli avvenimenti si allontanano nel tempo tanto più divenmta difficile trovarne le origini. Nel Dizionario dei toponimi della UTET (1990) si legge
“Secondo un’opinione diffusa, ma errata, Mugello rifletterebbe il nome dell’antica popolazione ligure dei Magelli o Maielli, menzionata da Plinio (Nat. Hist. Ill, 47), che però si trova nella regio Liguria e non nella regio Etruria cui appartiene il Mugello, le cui piu antiche attestazioni, almeno fino a tutto il sec. XII, presentano la sorda c e non la sonora g. Documentato infatti nella meta del sec. VI ad Mucellos, il toponimo riflette il personale latino Mucellus, diminutivo di Mucius, di probabile origine etrusca. Diversa interpretazione etimologica propone Mastrelli da un tema prelatino muc- ‘sporgenza, altura’ col suffisso -elli”
Molto ampia e articolata l’indicazione riportata da Giovanni Semerano nel suo volume “Il popolo che sconfisse la morte” (a pag 61) che si apre già con una precisazione imprescindibile, date le diverse letture:
“II Mastrelli ha dedicato all’etimologia di Mugello un articolo metodologicamente esemplare in cui i tentativi di giungere a un risultato attendibile sono condotti con estrema cautela”.
Riporta quindi i dati storici e le diverse interpretazioni. Gli studiosi, scrive, paiono concordi nel ritenere che i Liguri siano stati i più antichi abitanti del Mugello e precisa “Procopio di Cesarea (De bello Gothorum, III, 5) scrisse che Totila, tolto l’assedio a Firenze, si ritirò coi suoi Goti nel Mugello […]Nella prosecuzione della Cronaca di Marcellino Comite, terminata nel 548, si ha ad Mucellos. Furono richiamati perciò i Mucilli che il Beloch sostiene siano liguri”
E quindi di seguito le altre letture:
“Il Battisti e l’Alessio affacciarono opportunamente il confronto con la base mediterranea *mug, “sporgenza”, “altura”, spagnolo muga (montagna isolata), istriano Muggia (Mugla, a. 1251), dalmata Muda (Spalato). La voce Mucelli significa “poggi alti” e corrisponde a basi attestate da accadico muh ellu: muhhu (parte superiore, “top, “topside, “upper part”, in prep. use: “on top”, “upon”) e l’afformante – ellu, che si ritrova in Sabelli, Statielli, corrispondente ad accadi co ellu, elu (alto, detto di montagna, “tali, said of mountains”)”
Ma c’è un ma:
“Gli idronimi del tipo Muccione, Vicchio, Mugnone, Mignone, latino Munto, Minio, come Mogus, Moenus sembrano escludere la base *mug (altura) e risalire alla base corrispondente ad accadico mahahu (sgorgare, “to pour out”), mehù (acquazzone, “rain”, “Ungewitter”), mu, antico assiro màhu, mà’ù (acqua, “water”).”
E in base a quest’ultima possibile lettura, aggiunge
“Le popolazioni liguri che occuparono il Mugello si tennero alle zone elevate evitando le ultime stagnazioni del lago pliocenico e le furiose inondazioni della Sieve, antica Sepis che, come gli idro nimi Sapis, {Vada) Sabatia ecc., deriva dalla base corrispondente ad accadico sapu, sabu (irrigare, inondare, “to irrigate”, “to flood”), sepu (bagnato); quindi “zona palustre”.”
Risulta pertanto chiaro come una denominazione nata così lontana nel tempo abbia subito notevoli sedimentazioni e pertanto più interpretazioni.
Proponiamo di leggere i numerosi articoli che raccontano quest’angolo di Toscana godendo dell’amenità del luogo, della sue testimonianze storico artistiche, dei suoi panorami e paesaggi , dei prodotti e di tutto il buono che la terra del Mugello sa elergire grazie al lavoro, all’industriosità, alla creatività dei suoi abitanti.
Siamo a Pereta un borgo fortificato a dieci chilometri da Magliano in Toscana nella bella Maremma, sulla strada che porta a Scansano. Come l’abbiamo scoperto?
Come tutte le gradite sorprese, quasi per caso…
La Toscana e la Maremma pullulano di questi piccoli borghi più o meno suggestivi, più o meno integri.