Siamo a Murlo nei pressi di Siena in quella bella valle percorsa dal Merse e dall’Ombrone di cui il primo è tributario.
A Poggio Civitate, di fronte all’abitato dell’antico possedimento vescovile, da cui il nome di Vescovato di Murlo, tra la macchia fitta del bosco, sono stati portati alla luce diversi reperti appartenuti ai lontani abitatori del luogo: gli Etruschi.
Sono stati rinvenuti i resti di un grande edificio caratterizzato da due fasi costruttive: la prima, datata intorno alla fine del VII secolo a.C. … continua a leggere Museo di Murlo
Siamo nel cuore dell’antica Tuscia a pochi chilometri da quella che oggi è la Maremma Toscana da cui noi stiamo arrivando: un panorama dai verdi cangianti, ondulato, morbido, illuminato da un bel sole primaverile. Anche il paesaggio sa di secolare, come le genti che lo hanno in origine abitato: una terra calda, accogliente con i rossi e i gialli dei suoi tufi, con tanta storia scritta nelle splendide architetture che ne adornano i poggi e i declivi. Tuscania ci accoglie così presentandosi con due strutture prestigiose che, appena fuori dell’abitato, ne contraddistinguono le caratteristiche artistiche, in questo caso medievali: le due basiliche di Santa Maria Maggiore e di San Pietro, la prima più in basso rispetto alla seconda che dal colle domina spettacolarmente la piana del fiume Marta.
Transita sulla linea di confine tra i comuni di Bagno a Ripoli e Rignano Sull’Arno, una antichissima strada bianca che segna, significativamente, il confine comunale, (oggi devastata da sciagurati che vi fanno il moto-cross) nominata, nelle carte catastali preunitarie “Via Maremmana”. In questo tratto di strada esistono ben due cippi di confine etruschi fiesolani del V secolo a.C. che assieme all’antico confine attestano l’antichità della strada. Tutto il percorso (Falterona-Vetulonia) è punteggiato da antichi “stazzi” per il pernottamento di pastori e greggi tutt’ora riconoscibili e confermati dalla memoria locale nonché da memorie raccolte oltre 60 anni or sono dal sottoscritto. Partendo da Bocca Pecorina sul Falterona, il tratturo raggiunge il Passo delle Crocicchie, scende alla Maestà di Tizzano e quindi a Sandetole, sede di un plebato vastissimo già documentata nel 1000, ricostruita come convento per frati minori nel XVIII secolo. Vi esistono ancora strutture che i pastori usavano per fare ricotta e formaggi. Da qui a Pontassieve le greggi seguivano un tratturo tra la Sieve e la Strada statale e quindi traversavano l’Arno al guado storico menzionato dal XII secolo ad est della confluenza della Sieve con l’Arno. … continua a leggereLa via maremmana etrusca
Il Puntone di Scarlino si trova presso la foce del canale detto Fiumara del Puntone, dove è stato costruito recentemente un porto turistico, posta all’estremità di levante del Golfo di Follonica.
Nel canale della Fiumara confluiscono le acque del Canale Allacciante delle Acque Alte (prosecuzione verso il mare del torrente Rigiolato) di alcuni fossi creati per la bonifica della piana di Scarlino e dell’emissario dell’ex cassa di colmata, che raccoglie le acque del fiume Pecora. … continua a leggerePorti e approdi di Toscana: Puntone di Scarlino
Siamo a Barga, delizioso borgo medievale arroccato, cinto da mura su cui si aprono antiche porte.
Risiede a mezzacosta dell’Appennino che scende dalla Valle del Serchio fra i torrenti Corsonna, ed Anio nel 28° 9’ longitudine 44° 4’ 6’’ latitudine 20 miglia toscane a settentrione di Lucca, 34 da Pisa, 64 a maestro di Firenze. È di figura sferoidale con un interrotto recinto di mura e tre porte, circondata da due burroni che fiancheggiano due opposti risalti del monte Romeccio, sul cui fianco settentrionale essa giace. Le sue strade sono per lo più scoscese, lastricate; è priva di grandi piazze, se si eccettui il Prato detto già l’Arringo, davanti alla chiesa maggiore.
Così il buon Repetti nel suo “Dizionario” la collocava e ne descriveva le caratteristiche.
Oggi è festa in paese per la tradizionale sagra delle castagne. I negozi sono aperti, la merciaia fornitissima, a Barga c’è ancora, l’elegante negozio di abbigliamento, lungo la Via di Borgo e la via di Mezzo, viuzze strette ed erte su cui procediamo a fatica, fino allo slargo delle piazzette, dove si concentrano i banchetti e i caldarrostai, già al lavoro. Ma non ci fermiamo, al momento abbiamo un’altra meta, lassù, in cima al cucuzzolo, come una gemma incastonata nell’anello, ci aspetta il Duomo che pare chiamarci festoso con uno scampanio che dura a lungo. … continua a leggere Il Duomo di Barga: storia simboli e misteri
Isolata sui colli alle falde della collina del Castello, accanto ad una casa colonica oggi adibita a centro di accoglienza e foresteria per i numerosi fedeli che giungono soprattutto la domenica da ogni parte, è il monumento più notevole del Casentino dopo il castello di Poppi. Il Prof Bronowski presentò un documentario televisivo, una pietra miliare nella storia della BBC, diviso in 13 parti intitolato The Ascent of Man, del 1973 : Il primo prodotto dell’ingegno umano che Bronowski decise di mostrare fu proprio la pieve di Romena. Questa scelta mi rimase molto impressa perché chiaramente dimostrava cosa l’uomo poteva trarre dalla grezza pietra: un’opera che ha il potere di trasmettere spiritualità anche agli animi più insensibili. Sia pure danneggiata e tarpata delle sue campate originali da terremoti e intemperie, la Pieve di Romena ha il potere di muovere le tempre più dure, i materialisti più incalliti. … continua a leggere La pieve di San Pietro a Romena
Edizione ottocentesca dei “Ricordi” edita da Le Monnier
Un mercante fiorentino vissuto fra tre e quattrocento, Giovanni di Paolo Morelli*, compilando, com’era costume allora, le proprie memorie, scrisse sul Mugello, luogo di origine della sua famiglia, parole preziose poiché nel loro genere costituiscono la testimonianza diretta di un’epoca in cui il territorio emerge, dalla notte della storia.
Eppure non è il quadro che Giovanni Morelli intende dipingerci che ci rivela il Mugello in un’epoca in cui ha già recuperato il ‘classico’, è piuttosto quello che egli inconsciamente ci comunica e si impegna ad illustraci non solo il Mugello nella sua essenza vera, profonda, ma le radici stesse della nostra civiltà, una civiltà nata da un progetto. Il progetto dei nostri antenati del medioevo era chiaro: recuperare gli splendori dell’Età Classica.
Il testo del Morelli è stato da me aggiustato nella forma e nel lessico per facilitarne la lettura e per renderne più spedita l’acquisizione da parte di chi non è abituato al linguaggio letterario toscano dell’epoca.
*Giovanni di Paolo Morelli nasce a Firenze nel 1371 da una famiglia giunta in città nel corso del XII secolo. Sposa unaAlberti e per questo rischia l’esilio data l’inimicizia di questa famiglia con quella degli Albizi al potere, ma infine diventa Gonfaloniere e nel 1427, Priore di giustizia. Fu capostipite di una dinastia di cronisti. (Giovanni Caselli, da “Mugello, giardino di Firenze” 2008)