Taglia la soia a concassé (piccoli dadini regolari) e falla rosolare lentamente in una padella con un filo d’olio, la polpa di avocado e il porro tritato finemente.
Da dopo la seconda metà del XVIII la Marina toscana si ridusse a ben poco facendo presto dimenticare il bagaglio delle grandi tradizioni connesse all’ordine dei Cavalieri di Santo Stefano, nato duecento anni prima con lo scopo di contrastare i pirati barbareschi che infestavano le acque mediterranee. Dopo la Restaurazione del 1815, con tutta l’Europa che cercava di risollevarsi dopo decenni di guerre quasi ininterrotte, erano impensabili per il piccolo Granducato, tra l’altro da tempo ancorato a una politica neutralistica, investimenti in campo militare di dubbia utilità e a maggior ragione per la Marina ora che le scorrerie piratesche andavano irreversibilmente diradandosi e nel Mediterraneo faceva buona guardia la flotta inglese. Caduta nel nulla la richiesta rivolta all’Austria per la cessione di qualcuna delle navi provenienti dal Regno d’Italia napoleonico, nel 1816 la flotta toscana – se vogliamo definirla tale – comprendeva solo poche piccole unità: il brigantino ArciduchessaMaria Teresa, la goletta Arciduchessa Luisa e lo sciabecco Tisbe, tutte armate solo per una parte dell’anno, scarse di artiglieria e di dotazioni di bordo: di fatto non erano in grado di ricoprire un vero e proprio ruolo attivo di difesa del traffico o delle coste.
Un piatto che unisce la cremosità vellutata delle melanzane alla freschezza lattiginosa della robiola, esaltata dalla croccantezza delle mandorle e dal profumo erbaceo della maggiorana. Un equilibrio di consistenze e aromi che rende questa ricetta ideale come entrée raffinata o come piatto unico leggero.
Siamo sul crinale tra Garfagnana e Lunigiana non lontani da quella che è la bella e popolosa valle del Serchio. L’antica viabilità contemplava in età romana, la Via Clodia Nova/Secunda, da distinguere dalla Via Clodia, il cui percorso da Pisa si dirigeva a Lucca, attraversava la Garfagnana fino a Piazza al Serchio e raggiungeva Fosdinovo e quindi Luni; successivamente in età medievale, la Via del Volto Santo, una variante della Via Francigena verso Lucca, via ancora oggi percorsa da molti pellegrini: si snoda tra la Lunigiana e la Garfagnana, fino ad arrivare a Lucca dove si conserva il Volto Santo, un crocefisso ligneo nella cattedrale della città. Percorsi viari ricchi di storia che attraversano territori in cui l’impronta del passato è ancora presente nelle prestigiose vestigia siano essi pievi, castelli, borghi, come nel caso della Pieve di San Lorenzo.
Un torrente di limpide acque scroscianti tra i sassi del greto, un ponte a schiena d’asino a un solo arco, databile tra il XIII e il XIV secolo, due agglomerati urbani uno su un poggio e l’altro più in basso con il torrente, Acqua Bianca, appellativo che sottolinea le sue precipue caratteristiche, che li separa: siamo a San Michele tra Piazza al Serchio e Nicciano. Un bel torrente che, attraversato San Michele, confluisce nel Serchio di Gramolazzo poco sopra il borgo. Se già di per sé gli elementi indicati evocano un paesaggio suggestivo, il ponte medievale di pietra lo lega alla storia del territorio, una storia lontana e ancora presente e attestata in quel piccolo borgo e nel suo antico ponte.
Siamo sul litorale prospiciente il Parco dell’Uccellina, in località Principina a mare. La natura rigogliosa e selvaggia, la larga e profonda spiaggia sabbiosa che si estende fino a Bocca d’Ombrone, l’estuario del fiume omonimo, le ampie dune poco lontane dalla riva, regalano al visitatore panorami e paesaggi di un’esuberante bellezza, e delle diverse specie vegetative e degli scorci delle isole che ne coronano l’orizzonte.
La “spiaggia dei tronchi”
Oggi però ci siamo imbattuti in una piacevole novità: lungo la battigia, dove il passaggio di chi a piedi si reca alla foce all’Ombrone, è in questa stagione particolarmente sostenuto, siamo quasi letteralmente inciampati in due giovani esemplari di una specie in via d’estinzione e che pertanto ha meritato particolari attenzioni da parte di volontari per garantirne la nidificazione, caratterizzata da un semplice buco sulla sabbia in cui vengono depositate tre uova.
Si tratta del Fratino che nidifica proprio sui litorali sabbiosi, in prossimità delle dune che, al fine di favorire la sopravvivenza delle uova prima della schiusa, erano state recintate.
E oggi eccone due esemplari che tranquilli si godono il sole poco disturbati, a quanto pare, dai molti bagnanti che spesso, ignari della loro presenza e distratti dal paesaggio o dalle chiacchiere che accompagnano queste piacevoli passeggiate, rischiano di travolgerli.
Una piacevole sorpresa e in più i Fratini, sono portatori di buone notizie: la presenza di questo piccolo uccello è infatti sinonimo di un litorale e di un ambiente marino sani.
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