Capire il paesaggio della via Francigena in Toscana (seconda parte)


di Giovanni Caselli

IL PAESAGGIO MEDIEVALE DELLA MEZZADRIA

Ambrogio Lorenzetti Effetti del buon governo, particolare del paesaggio della campagna con una casa-torre e le varie case poderali.

Ambrogio Lorenzetti “Effetti del buon governo”, particolare del paesaggio della campagna con una casa-torre e le varie case poderali.

Già dal XIII secolo si manifesta un cambiamento sostanziale nelle campagne a partire dalle vicinanze di Firenze. La borghesia che si è appropriata della terra originariamente appartenuta alle aristocrazie comitali o alle istituzioni monastiche del circondario, istituisce un sistema di conduzione che durerà sino a quasi tutto il XX secolo: la mezzadria poderale, che caratterizza il paesaggio dell’Italia centro settentrionale. La servitù delle signorie dei castelli verrà a costituire la base del nuovo ceto contadino, compare cioè la figura del mezzadro. Ma occorreranno più braccia di quelle disponibili e questa necessità verrà appagata dagli schiavi che verranno acquistati sul mercati di Venezia, Genova, Pisa, Ragusa, ecc.

Ambrogio Lorenzetti Gli effetti del buon governo , l'affresco mostra le case vegetali dei contadini

Ambrogio Lorenzetti “Gli effetti del buon governo”, l’affresco mostra le case vegetali dei contadini

Il sistema della mezzadria che gradualmente si estende a tutte le aree coltivate e coltivabili è di radice bizantina, come lo era la civiltà urbana delle città toscane. Gli immigrati di origini non medio orientali si adeguavano all’unico modello urbano esistete, non solo in Toscana ma nel Mediterraneo e in tutta Europa. Le terra è divisa in poderi lavorati da famiglie di mezzadri. La tenuta agricola di un ricco borghese (mercante, cambiavalute o altro) che poteva anche consistere di 2000 o più ettari, ma anche di molti meno, era divisa un unità da un minimo di due a un massimo di 20 ettari, a seconda delle colture; questi erano i poderi coltivati da una famiglia residente in una abitazione al centro o adiacente al proprio podere, alla cui dimensione la famiglia doveva corrispondere in numero di braccia. Quando si creava una discrepanza la famiglia doveva spostarsi in un podere più adeguato. Il contratto prevedeva la ripartizione dei prodotti a metà e i prodotti dovevano essere vari per garantire il sostentamento della famiglia che necessitava non solo di alimenti variati ma anche di materie prime per la manifattura di quasi tutto ciò che serviva al suo sostentamento. Erano relativamente poche le cose che si acquistavano al mercato mediante lo scambio o mediante moneta, a parte il bestiame da lavoro, le sementi e gli attrezzi di ferro. La coltivazione si definisce “promiscua” o “policoltura” poiché consistente di culture erbacee ed arboree distribuite nello stesso terreno.

Paesaggio toscano:

Paesaggio toscano:

Laddove si coltivavano il grano e il foraggio c’erano viti e alberi da frutto spaziati razionalmente. Queste coltivazioni i cui prodotti venivano spartiti col proprietario erano accompagnate dall’orto per le verdure necessarie all’alimentazione delle famiglia. Sempre per l’alimentazione c’era poi il pollaio e la conigliaia e a volte vi era qualche pecora e capra. Il maiale era condiviso e così erano i prodotti delle bestie da lavoro. La famiglia si occupava anche della trasformazione dei vari prodotti. Il contratto prevedeva l’obbligo del mezzadro di risiedere sul podere di non lavorare altrove, di non allevare più di un certo numero di animali da cortile e di essere a disposizione del padrone per dei servizi domestici.

Sin dal XIII secolo la borghesia cittadina con terre a mezzadria, inizia a costruire lussuose dimore al centro della proprietà terriera. La “villa-fattoria” provvista di attrezzature per la lavorazione dei prodotti e allo stesso tempo una comoda e spesso lussuosa dimora estiva, è assai simile alla villa del latifondista romano di epoca imperiale, possedendo non solo presse per fare il vino e cantine per conservarlo, ma anche il frantoio per l’olio e due tipi di giardino: il giardino all’italiana, rigorosamente geometrico ornato con siepi di bosso e alloro, e il “selvatico”, un folto arboreto di lecci e cipressi, una parvenza o memoria del cafaggio dove cacciava il cavaliere di origine teutonica nei secoli passati.

Anche in città il signore borghese trasformerà la sua casa-torre in una palazzo di modello orientale, organizzato attorno ad un cortile porticato, echeggiante il khan al quale è ispirato. Tipico esempio di commerciante e possidente con palazzo in città e villa in campagna è quello di Francesco Datini di Prato, della seconda metà del XIV secolo. (Iris Origo “Il mercante di Prato”)

Benozzo Gozzoli Palazzo Medici Riccardi, particolare di villa di campagna del XV secolo

Benozzo Gozzoli “Palazzo Medici Riccardi”, particolare di villa di campagna del XV secolo

Il pane e il vino erano i prodotti chiave della mezzadria poiché da un lato indispensabili all’alimentazione della famiglia, dall’altro prodotti commerciabili per il padrone. L’olio arriva relativamente tardi e in Toscana in particolare sostituisce i grassi di maiale. In certe zone favorite l’olio di oliva si unisce al vino e al pane come prodotto principale per il mercato. Gli ortaggi a la frutta, quando erano in eccedenza rispetto alle esigenze della famiglia, venivano smerciati al mercato cittadino – se non era troppo lontano –  dove venivano acquistati dai negozianti.

Dopo la Peste Nera e durante il suo ricorrere per tutto il XV secolo, scarseggiava la manodopera nelle campagne e si ricorse quindi agli schiavi, soprattutto slavi e tartari. Questi introdussero anche nuove tecnologie per gli attrezzi agricoli comuni nei loro paesi di provenienza.

Bibliografia

Pinto, «L’agricoltura delle aree mezzadrili», in S. Gensini (a cura di), Le Italie del tardo Medioevo, Centro di studi sulla civiltà del tardo Medioevo, San Miniato, Pisa, Pacini, 1990, pp. 433-448.

Nelle regioni a nord del Po la mezzadria poderale era rara se non del tutto assente anche alla fine del Medioevo. Nel nord Italia si svilupparono forme di conduzione diverse dalla mezzadria.

Pinto, «Per una storia delle dimore mezzadrili nella Toscana medievale», in Archeologia medievale, VII, 1980, pp. 153-171.

La bibliografia sulla mezzadria poderale è vastissima, basti citare in “classici”:

Imberciadori, Mezzadria classica toscana, con documentazione inedita dal IX al XV secolo, Firenze, Vallecchi, 1951;

Ph. Jones, «From Manor to Mezzadria: a Tuscan Case-study in the Medieval Origins of Modern Agrarian Society», saggio uscito nel 1968 e ora in trad. it. con il titolo «Le origini medievali della moderna società rurale. Un caso tipico: il passaggio dalla curtis la mezzadria», all’interno del suo volume Economia e società nell’Italia medievale, Torino, Einaudi, 1980, pp. 377-433. All’interno dello stesso volume si veda, ancora di Jones, «Forme e vicende di patrimoni privati nelle “Ricordanze” fiorentine del Trecento», pp. 345-376;

Conti, La formazione della struttura agraria moderna nel contado fiorentino, I, Le campagne nell’età precomunale, III, parte 2ª, Monografie e tavole statistiche (secoli XV-XIX) Roma, Istituto storico italiano per il Medio Evo, 1965; G. Cherubini, Scritti toscani. L’urbanesimo medievale e la mezzadria, Firenze, Salimbeni, 1991,

McKee, Inherited Status and Slavery in late Medieval Italy and Venetian Crete. In “Past and Present”, N° 182, February 2004, pp.31-53.

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