di Salvina Pizzuoli

Palazzo Medici Riccardi particolare della facciata
Palazzo Medici Riccardi particolare della facciata

Ogni città si configura per la sua storia, per la sua posizione geografica, per il  territorio e il paesaggio naturale in cui si inserisce. Sono questi aspetti che le conferisco un carattere; la rendono infatti unica e riconoscibile nelle sue forme. Non per ultima, c’è una componente che la caratterizza in maniera visibile, quella che scaturisce dai colori delle sue pietre, quelle delle facciate dei suoi palazzi e delle sue chiese, quelle delle lastre delle sue strade e delle sue piazze, quelle che la ornano e l’abbelliscono, quelle dei monumenti, delle colonne, degli archi, delle architravi, delle statue, dei tabernacoli e delle epigrafi. Più sono antiche più le città si vestono dei colori del territorio che le ospita e nel quale hanno trovato i materiali per edificare, lastricare, adornare, decorare. Custoditi nelle pietre ci sono anche scampoli di vita che le epigrafi e i festoni incisi raccontano o le teste e i busti che spesso ci sorprendono con la loro presenza, sporgendo da un vecchio muro o immortalando in alto, in modo quasi schivo, personaggi scomparsi o sconosciuti. Tre i colori dominanti a Firenze, quello della pietraforte, della pietra bigia e della pietra serena appartenenti alla famiglia delle arenarie: sono inconfondibili e le conferiscono un’aria austera, ma nello stesso tempo sobria e calda come lo sono le venature marrone-gialloazzurrino della  pietraforte, la pietra della Firenze medioevale oppure il marroncino della pietra bigia o il grigio luminoso della pietra serena che, nel contrasto grigio-bianco, domina l’architettura del Rinascimento.

Palazzo Pitti particolare della facciata
Palazzo Pitti particolare della facciata

Della pietra bigia di Fiesole scrive il monaco Agostino del Riccio; in un trattatello del 1597 intitolato Historia delle pietre dice che  è molto in uso nella città di Firenze, e d’essa fanno le belle facciate, finestre, usci, ma in particulare le finestre inginocchiate, come si vede nel palazzo dell’Illustrissimo signor Girolamo Gondi ed in molti altri palazzi e casamenti della città. ..Le più famose finestre inginocchiate, attribuite a Michelangelo, sono quelle che si possono ammirare al piano terreno di Palazzo Medici-Riccardi; il nome deriva probabilmente dal fatto che sono sorrette da due sostegni sporgenti simili a gambe piegate.

Palazzo Medici Riccardi finestra inginocchiata particolare
Palazzo Medici Riccardi finestra inginocchiata particolare

Dall’alto la città si macchia del rosso dei suoi tetti e delle cupole delle sue chiese o del verde della serpentinite, ma è trascorrendoci in mezzo che ci accorgiamo quanto siano dominanti gli altri, quelli delle arenarie di cui il territorio si presenta ricco: tutta la collina di Boboli, i rilievi del Piazzale, Arcetri sono infatti costituiti di pietraforte che ha il colore alquanto gialliccio, con alcune vene di bianco sottilissime che le danno grandissima grazia…di questa sorte di pietra è murato il palazzo de’ Signori, la Loggia, Or San Michele, et il di dentro di tutto il corpo di Santa Maria del Fiore e cosí tutti i ponti di quella città, il palazzo de’ Pitti e quello de gli Strozzi ( Vasari). La pietra serena con il suo colore ceruleo chiaro tendente al grigio-azzuzzino, in cui brillano i puntini lucenti delle concrezioni di mica, decora con colonne, cornici e costoloni soprattutto gli interni. Era estratta anticamente nelle cave di Fiesole, lungo la valle del Mugnone e un po’ in tutte le località a nord della città; l’altra a grana medio grossa, conosciuta come una varietà dell’arenaria Macigno*, era più frequente a sud-ovest della città. Così la descrive nelle sue varietà  il Vasari nel 1550…è quella sorte che trae in azzurrigno o vero tinta di bigio… e ne’ monti di Fiesole è bellissima, per esservisi cavato saldezze grandissime di pietre, come veggiamo in tutti gli edifici che sono in Fiorenza fatti da Filippo di Ser Brunellesco, il quale fece cavare tutte le pietre di San Lorenzo e di Santo Spirito…. Questa sorte di pietra è bellissima a vedere, ma dove sia umidità e vi piova su o abbia ghiacciati addosso, si logora e si sfalda; ma al coperto ella dura in infinito… Della qual pietra Michele Agnolo s’è servito nella libreria e sagrestia di San Lorenzo…la qual pietra è gentile di grana, et ha fatto condurre le cornici, le colonne et ogni lavoro con tanta diligenza, che d’argento non resterebbe sí bella.

La  pietraforte per la sua resistenza fu usata anche per la pavimentazione delle strade del centro e per le mura cittadine; la pietra bigia,  più resistente al degrado rispetto alla serena sua consimile, abbelliva all’esterno i palazzi fiorentini con stemmi e ornamentazioni varie, mentre  la pietra serena, proprio perchè si prestava ad essere scolpita, fu utilizzata per la realizzazione di colonne monolitiche, stipiti e  soglie; il Palazzo degli Uffizi e il porticato della SS. Annunziata sono invece gli unici esempi di un suo utilizzo all’esterno.

Santa Maria Maggiore da via Cerretani
Santa Maria Maggiore da via Cerretani

Seguire i colori della città è un po’guardarla con occhi nuovi, da una prospettiva non solo diversa, ma più attenta ai particolari; non mancano curiosità e misteri che il passante distratto  scopre casualmente perchè è difficile accorgersene se non si cercano o non si colgono in un’occasionale sguardo all’insù: cosa ci fa e di chi è la bianca testa pietrificata che sporge sulla torre campanaria della  facciata giallo rosata di Santa Maria Maggiore o cosa c’è scritto sui cartigli di pietra  ai lati del portone del palazzo detto appunto dei Cartelloni di via Sant’Antonino o a chi appartiene il grigio stemma con tre tafani, in alto, nel bel palazzo in Borgo dei Greci? (ndr: per chi volesse saperne di più, consiglio il bel libro della Giannarelli e della Pellis dal titolo Donne di pietra)

 

 

Particolare della torre: in alto, la testa bianca di una statua
Particolare della torre: in alto, la testa bianca di una statua

Firenze sa  incantarci anche con i bagliori e le screpolature delle sue pietre e con  tutto quel mondo di storie e storia che li accompagna.

Il palazzo dei Cartelloni in via Sant'Antonino
Il palazzo dei Cartelloni in via Sant’Antonino

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo stemma con i tre tafani in Borgo de' Greci

*Macigno – tipo di pietra arenaria dell’Appennino settentrionale, di colore grigio o giallognolo: impiegata come materiale da costruzione con il nome di “pietra forte” nella varietà compatta e pesante e con quello di “pietra serena” nella varietà più tenera, facilmente lavorabile, di colore azzurrognolo.

 Pubblicato su: Microstoria, Rivista Toscana di storia locale 2009

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