di Salvina Pizzuoli

Siamo sull’Appennino a pochi chilometri dal confine tra la Toscana e l’Emilia Romagna, più precisamente in località Monte Battaglia, un promontorio di 715 m slm tra le valli del Santerno e del Senio.

La posizione è grandiosamente scenografica, un punto d’osservazione che permette allo sguardo di spaziare a trecentosessanta gradi, da una parte fino alla pianura e dall’altra fino al mare. Non oggi, purtroppo non possiamo spingere la nostra vista così lontano, ma lo spettacolo è altrettanto fascinoso: l’immaginario è quello di essere sulla prua di una nave, sotto di noi un mare bianco spumeggiante di nebbia densa e compatta che però non impedisce di cogliere il bel panorama all’intorno di colli degradanti, prati, boschi, chiese, rocche, fattorie.

La località porta nel nome parte della sua storia.

Non sempre concordi sull’etimo, due le variabili oggi accolte: il nome deriverebbe o da una battaglia che vi sarebbe stata combattuta durante la guerra Greco-Gotica, in tempi quindi antecedenti alla prima documentazione, la denominazione datata 1154 di castrum de Monte Batalla, oppure da un’alterazione del longobardo “pataia”, straccio o pezzo di stoffa che sventola. Che il territorio potesse essere conteso data la sua posizione strategica è attestato dalla presenza di una rocca, abbattuta e poi ricostruita tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo, e da una viabilità che lo poneva come snodo tra la Pianura Padana orientale e l’Etruria meridionale.

IL puntone
Il puntone nella veduta del disegnatore Liverani nel 1847
L’incamiciatura del torrione in una veduta del disegnatore Liverani 1847

L’antica rocca fu ristrutturata nella seconda metà del XV secolo, per renderla idonea a resistere ai nuovi armamenti, con la realizzazione del puntone, di cui restano ben tangibili i segni in quanto oggi ne rimane, e l’incamiciatura del torrione. Fu questo il periodo in cui diverse famiglie di signori si succedettero nella proprietà della rocca: alcune opere sono state con certezza attribuite a Carlo II Manfredi membro della famiglia nobiliare che esercitava il suo potere sui territori di Imola e Faenza. Entrato a far parte dei territori dello Stato Pontificio (XVI secolo) perse via via il suo ruolo di sentinella per la sua posizione che dominava dall’alto le due valli e la viabilità, avviandosi ad una lenta decadenza.

Oggi salire sulla vetta del Monte Battaglia è un viaggio della memoria. I resti dell’antica rocca ne segnano la storia più lontana mentre i monumenti e la cartellonistica rammentano i nomi di quanti caduti durante il secondo conflitto mondiale. Perché sì, ancora una guerra segnerà e sottolineerà il suo toponimo: era il pomeriggio del 27 settembre del 1944 quando partigiani e forze americane si scontrarono con tre battaglioni tedeschi cui era stato ordinato di resistere sull’Appennino per impedire agli Alleati di dilagare nella Pianura Padana. La bella rocca sembra fare il picchetto a quanti qui persero la vita.

Oggi oltre a un percorso della memoria, arrivare sul Monte Battaglia dal piccolo centro urbano di Casola Valsenio costituisce un’occasione per un’escursione in un ambiente naturale, sia a piedi che in mountain bike, e per soffermarsi ad ammirare quanto resta di un lontano passato dentro un panorama di straordinaria bellezza in tutte le stagioni.

Come sulla prua di una nave…

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