Disegno dell’antico porto (tratto da archive.archaeology.org)

Il Portus Cusanus si trovava all’inizio della lunga spiaggia di Ansedonia a circa 7 km a SE di Orbetello, a levante del Monte Argentario, ai piedi del promontorio dove sorgeva la città di Cosa, fiorente colonia romana fondata nel 273 a.C. Vari ruderi di edifici di età romana, sono visibili nei dintorni di Ansedonia e in particolare nella zona dove sorgeva l’importante porto già attivo in epoca estrusca. Tra questi i resti parzialmente insabbiati di un molo di difesa e di una grande villa costiera forse adibita alla lavorazione del pesce con magazzini per lo stoccaggio di derrate alimentari.

Tagliata Etrusca

Per evitare l’insabbiamento dello scalo e per garantire un costante ricambio d’acqua, fu scavata una grande fenditura nel promontorio, la cosiddetta Tagliata Etrusca, opera idraulica di eccezionale valore ingegneristico unica nel suo genere; si tratta di un canale scavato nella roccia perfettamente levigata e dotato di porte lignee che venivano aperte a seconda della stagione per immettere o far defluire acqua dal bacino portuale ed evitare così il ristagno e il conseguente insabbiamento, creando un sistema di contro-correnti provenienti dal mare e dal canale emissario del vicino Lago di Burano. In realtà questa grandiosa opera, nonostante il nome, pare sia stata realizzata dai romani in epoca repubblicana. Salendo le scale scavate sugli scogli oggi si può ammirare dall’alto il mare che s’incanala in grotte sotterranee.

Tagliata Etrusca e grotta

Dalla spiaggia poi, guardando la parete rocciosa in basso sulla sinistra in corrispondenza di uno slargo, si scorge una fenditura nella roccia: è il famoso Spacco della Regina, un anfratto naturale, secondo alcuni usato anche per scopi rituali o addirittura sacrifici umani, che rimanda a una leggenda antica tramandata per secoli: la protagonista è una giovane regina etrusca di nome Ansedonia.
La regina fin da piccola era costretta a rispettare uno stile di vita che fosse all’altezza del ruolo che ricopriva nella società e che quindi le impediva di svolgere qualsiasi attività di svago come era consentito agli altri bambini; talvolta però le era consentito di uscire dalla reggia per compiere qualche passeggiata e proprio durante una di queste giunse casualmente in un luogo di straordinaria bellezza: una conca naturale sul mare con acqua talmente limpida che la giovane Ansedonia non seppe resistere all’impulso di immergersi. Da quel giorno la regina scelse quel luogo come unica meta delle sue passeggiate. La morale del tempo però considerava uno scandalo che una donna qualsiasi facesse il bagno in luoghi aperti, a maggior ragione se era una regina. Dunque le malelingue subito si scatenarono: si diffuse la convinzione che la regina fosse discepola di streghe e demoni e che in quel posto venissero celebrati riti satanici. Ma un giorno la regina Ansedonia non fece più ritorno a casa e tutti pensarono che fosse rimasta vittima dei rituali cui si era accostata scomparendo per sempre in quelle acque misteriose.
Si narra anche che in questo luogo Ansedonia abbia nascosto un tesoro che non è mai stato trovato.

Ricostruzione del porto (da Wikipedia)

Situato nei pressi della via Aurelia il porto di Cosa dalla fine del III° secolo a.C. e per tutto il e del II divenne importante punto d’imbarco per la Corsica e per la Sardegna e di appoggio per la navigazione costiera, è ricordato anche durante le Guerre Puniche. La famiglia senatoria dei Domizi Enobarbi, che gran rilievo ebbe negli insediamenti marittimi dell’Ager Cosanus nel I° secolo a.C. (ville di Santa Liberata, di Giannutri, forse di Madonna delle Grazie di Talamone), vi armava proprie flottiglie.

Resti del Portus Cusanus

Con la rapidissima decadenza, per cause ancora oggi sconosciute della città di Cosa alla fine del I° secolo a.C. anche il porto subì un progressivo abbandono. Noto è il fatto che Rutilio Namaziano, quando nel 416 d.C. deve approdare in Maremma, si dirige allo scalo di porto Ercole, evitando il porto di Cosa, della città dice solo di vedere le antiche rovine deserte (nullo custode) ricordando la leggenda che vuole il centro abitato abbandonato a causa di un’invasione di topi (De redito suo I, 285-290). Durante il medioevo il porto subì varie vicissitudini: passò sotto il dominio degli Aldobrandeschi, in certi periodi fu utilizzato da bande di pirati come rifugio dopo le loro scorrerie, finché nel 1330 la Repubblica di Siena organizzò una spedizione armata che riprese il controllo della zona.

La costa oggi

Durante i secoli XVI e XVII il porto della Tagliata riprese una certa importanza commerciale: vi approdavano bastimenti che caricavano grano e altre derrate prodotti nelle campagne di Capalbio e dei paesi delle contee di Pitigliano e di Sorano; praticamente per tutto il XVIII secolo vi si svolsero anche i traffici legati alla ferriera di Pescia Fiorentina.  Tali merci erano sottoposte al pagamento di una gabella alla Dogana di Orbetello in ragione di “4 lire per ogni moggio”. L’approdo della Tagliata era difeso da una torre e vicino sorsero altri due edifici utilizzati come magazzini.

Progressivamente abbandonato nelle epoche successive è poi divenuto luogo di grande interesse archeologico.

Due filmati che consigliamo relativi allo Spacco della Regina, lo spacco naturale poi sostituito con la Tagliata, un canale scavato artificialmente nella roccia.

A questo link:

https://www.youtube.com/watch?v=JtFkZap1kv4

https://www.youtube.com/watch?v=vEYr_VCaKE0

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