Chianti e Valdarno Superiore

Radda in chianti, Le Marrangole
Radda in chianti, Le Marrangole

“Coperto di querce in parte il Chianti, li monti suoi petrosi son ridotti a terrazze, disfatte le rupi colle mine e coi picconi, la terra portata coi corbelli nelle aiuole a spianarle, ivi sono piantate le viti basse, sa dare il miglior vino a Toscana”

Così Leopoldo II nelle “Memorie”*descriveva questo angolo felice di Toscana e non solo per il buon vino.

Il Chianti geograficamente è una regione collinare ed occupa una porzione centrale nel territorio toscano tra Firenze e Siena: ad est i Monti del Chianti, ad ovest le valli dei fiumi Pesa ed Elsa

Paesaggio del Chianti
Paesaggio del Chianti
Paesaggio del Chianti
Paesaggio del Chianti
Struttura architettonica tipo delle coloniche collinari
Struttura architettonica tipo delle coloniche collinari
Chianti
Chianti
Chianti paesaggio punteggiato di coloniche e castelli e badie
Chianti paesaggio punteggiato di coloniche e castelli e badie

Il Valdarno Superiore confina con esso delimitato dai monti del Chianti ad occidente e dal bel Pratomagno ad oriente; comprende l’ampio bacino dell’Arno tra Arezzo e Firenze

Le coloniche che ancora oggi possiamo ammirare disseminate su paesaggi coltivati a vigne e olivi, hanno caratteristiche costruttive comuni per la presenza soprattutto di portici, loggiati e torretta colombaia.

Senza nome

Struttura architettonica di una colonica del senese

Colonica del Valdarno di Sopra
Colonica del Valdarno di Sopra

I portici, con loggiato sovrapposto, accoglievano all’interno le scale per accedere al piano superiore occupato dalla grande cucina, l’area più importante della casa del contadino, spesso definita con il termine popolare e comprensivo di “casa”, con attorno le stanze per dormire. Il loggiato era un locale idoneo ad essiccare i prodotti perché era un ambiente coperto e areato. Su un lato del portico spesso si situava il forno e gli accessi alla cantina e alla stalla. Separato dal fabbricato principale il grande fienile.

Radda in Chianti esempio di colonica con doppio loggiato e torre colombaia
Radda in Chianti esempio di colonica con doppio loggiato e torre colombaia
Panzano, colonica con porticato, loggiato e colombaia
Panzano, colonica con porticato, loggiato e colombaia
Radda Le Marrangole
Radda Le Marrangole con i terrazzamenti
Colline del Chianti nei pressi della Val di Pesa, esempio di colonica
Colline del Chianti nei pressi della Val di Pesa, esempio di colonica

Alla caratteristica colombaia si accedeva da una scala interna, normalmente di legno, da una delle camere. Varianti a questo tipo di architettura erano le scale esterne, per risparmiare spazio all’interno, senza la colombaia e con la cucina al piano terreno.

Nel senese era più diffusa la casa a pianta quadrata con la colombaia, senza portici o loggiati oppure rettangolare con piccola loggetta,  portone ad arco e scale esterne.

Nel suo trattato sulla costruzione delle case dei contadini, il Morozzi, nel 1770, proponeva in generale la costruzione esterna delle scale perché più luminose e perché offrivano il vantaggio del sottoscala; dovevano essere esposte a mezzogiorno e coperte, con i scaglioni né troppo alti né troppo bassi ma adeguati all’altezza media dei contadini. Dovevano anche essere dirette evitando lunghi giri per accedere ai locali da lavoro, con i gradini di pietra o altrimenti di mattoni ben cotti e resistenti.

Val di Pesa esempio di scala estrana
Val di Pesa esempio di scala esterna
Val di Pesa particolare di scala esterna coperta
Val di Pesa particolare di scala esterna coperta da una loggetta

Per le case di collina in particolare riteneva importante la costruzione della stanza dei tini o tinaia e dell’orciaia per l’olio, quest’ultima in un locale riparato dai venti freddi; la tinaia invece doveva essere ampia non esposta a mezzogiorno perché quei venti non erano considerati favorevoli e con il soffitto ad archi. Questo perché “Il Podere di Collina, partecipando di Piano e di Monte, le sue entrate migliori si ricavano dal Vino, e dall’Olio, che vi fanno di maggior perfezione, che nel Podere di Monte, o sivvero in quel di Piano; abbisogna di un oliviera, o infrantojo da far olio, e suoi annessi, varie stanze a palco per soppassire le uve o per dare i colori al vino, e per fare vini scelti”.

E precisava in nota:

(1) Le aperture delle stanze, ove si seppassiscono le uve, si muniscono con tele rade, a guisa di zanzerieri, per difenderle dalle vespe, pecchie ed altri insetti, che fanno un danno incredibile, io so che nel Veneziano presso la Città d’Udine per soppassire le uve fanno ampli stanzoni, e questi gli armano con telai di legno agguisa di scene da teatro, ne’ quali telai essendovi un numero prodigioso di attaccagnoli, o arpioncini, in quelli attaccano i grappoli dell’ uve da soppassire in cambio di temerle distese sopra a cannicci o stoie come è l’ uso nostro, e per esperienza, ho udito dire, che è regola migliore, poiché con facilità: cadono i grani dell’ uva fradici, o marci, e meglio si possono nettare senza che resti viziato il grano saldo”.

Rivive oggi, portata a nuova vita, tutta l’armonia e la gradevolezza di queste costruzioni restaurate, soprattutto nel Chianti, nel rispetto delle originarie strutture che incantano il visitatore tanto son ben incastonate nel morbido paesaggio collinare.

Esempio di griglia in laterizio
Esempio di griglia in laterizio

*In:  Franz Pesendorfer, Il governo di famiglia in Toscana. Le memorie del granduca Leopoldo II di Lorena (1824-1859).

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