Archeologia industriale in Toscana

Nel 1822 Francesco Roncioni decise di far costruire nel grande parco della sua villa di Pugnano, nei pressi di San Giuliano Terme, un edificio per l’allevamento dei “bigatti” o bachi da seta, la bigattiera appunto, e una filanda per iniziare la produzione di tessuti di seta. Il modello cui il Roncioni si era ispirato era quello realizzato da Raffaello Lambruschini nella sua fattoria di San Cerbone.

Affidò il progetto all’architetto pisano Alessandro Gherardesca che realizzò fra il 1826 e il 1831 un edificio di gusto neogotico, il primo esempio in Italia di applicazione di modelli architettonici neogotici, che si andava diffondendo in quegli anni negli edifici residenziali, applicandolo ad una tipologia manifatturiera.

Nella filanda era utilizzato il sistema di trattura «alla piemontese» mediante caldaie a vapore a seguito delle innovazioni nella lavorazione della seta introdotte in Toscana con il sistema ideato dal conte Vincenzo Dandolo autore di un trattato dal titolo Dell’arte di governare i bachi da seta per trarre costantemente da una data quantità̀ di foglia di gelso la maggior copia di ottimi bozzoli pubblicato nel 1815.

Secondo la relazione degli Accademici Georgofili, il Roncioni aveva inoltre affidato la direzione della Bigattiera a «un giovine che mandò prima ad istruirsi nella Bigattiera di S. Cerbone, quella appunto dei Lambruschini», per l’applicazione di un sistema produttivo all’ avanguardia.

L’edificio, realizzato nel giardino della villa padronale, con i suoi archi acuti, ghimberghe e pinnacoli risente di elementi dell’architettura del XIII e del XIV secolo, derivanti soprattutto da diversi monumenti pisani, quali la chiesa di Santa Maria della Spina, il Battistero e la Santa Caterina.

“La bigattiera, infatti, come un fiabesco padiglione ai limiti del prato, dissimula dietro un fronte traforato di bifore, adorno di statue in terracotta e coronato da pinnacoli, la sua vera destinazione d’uso”, si compone di un corpo di fabbrica centrale di rappresentanza, sviluppato su due piani, nel quale prevalgono gli elementi di caratterizzazione architettonica e decorativa neogotica, affiancato da ali a un solo piano, i cui accessi sono inseriti in edicole cuspidate. L’intero edificio presenta ampie finestre a bifora nel settore mediano e rettangolari nei padiglioni laterali.

La Bigattiera, particolare

Il progetto venne pubblicato dall’autore nel suo libro La casa di delizia, il giardino e la fattoria, edito nel 1826.

Verso la metà del XIX° secolo fu realizzato il grande parco all’inglese che circonda la villa, la cappella di famiglia, costruita riutilizzando anche vecchie arche sepolcrali, un castello, una cascata, un lago e una grotta artificiale (con volta a botte decorata con pietre dure, madreperla e conchiglie). Attualmente nella villa ha la propria sede la Fondazione Cerratelli, che raccoglie costumi e locandine di film, foto di scena, manifesti e bozzetti.

Villa Roncioni in primo piano e la Bigattiera sullo sfondo

La villa fu anche teatro della vicenda amorosa fra Ugo Foscolo e Isabella Roncioni (già promessa in sposa ad altri), che ispirò la figura di Teresa del romanzo epistolare Le ultime lettere di Jacopo Ortis. La villa è stata anche la location dove la regista Jane Campion ha diretto il film Ritratto di signora (The Portrait of a Lady) nel 1996, basato su un romanzo di Henry James.

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