Placentia via Emilia e diramazioni come appaiono nella tabula peutingeriana (clicca sull’immagine per ingrandirla)

Placentia, situata sulla destra del Padus, dopo la confluenza col Trebia, passaggio obbligato fra Cispadana e Transpadana, guardiana del principale passo del Padus. Il famoso ‘fegato di Piacenza’, un bronzetto etrusco per la divinazione, assieme ad altri reperti di carattere topografico e monumentale, dicono che la città fu dominata anche dagli Etruschi, quindi fu dei Galli e poi colonia romana. Resisté Annibale contribuendo alla famosa Battaglia del Trebbia nel 218 a.C. Resisté anche ad Asdrubale nel 207 e ad Amilcare nel 200. Il caposaldo romano fu ristrutturato nel 187 a.C. e fu fatta la Via Aemilia che la collegava a Rimini con il più lungo rettifilo d’Italia. Placentia ottenne la cittadinanza romana nel 90 a.C. e poi fu assegnata alle Regio VIII Aemilia. Per la sua posizione chiave nell’ambito del commercio sul Padus, mantenne la sua prosperità anche in periodi di decadenza.

Il fegato di Piacenza

La sua architettura rinascimentale è in laterizio e forse fu così anche in epoca romana. L’antico centro conserva la pianta quadrilatera della città romana e la Via Aemilia col Nome di Via Roma termina sull’incrocio di Corso Cavour. Nel Palazzo Farnese è il recente Museo Civico con materiale archeologico importantissimo, fra il quale il famoso fegato etrusco.

Da Placentia partivano un gran numero di strade; sappiamo storicamente che la città era collegata direttamente a Mediolanum, Ticinum e Dertona.

La prima sopravvive nel rettifilo Piazza Borgo, Malpaga e il Po -di fronte a Boscone Cusani-. la seconda da Milano a Cascina Griona -a nord del Po vicino Somaglia- ce sarebbe la ‘Mutatio ad Rotas’. L’attraversamento del Po è stato localizzato fra San Rocco al Porto e Piacenza; il primo tratto della strada è Via Borghetto.

La Via Postumia è ricalcata dall’attuale SS10 fino a Dertona, che in epoca imperiale fu Via Aemilia fino al Trebbia e poi Via Iulia Augusta. Da Piazza Borgo in Piacenza la strada andava verso Cremona passando per Piazza Alberoni da dove usciva anche la Aemilia. Via Alberoni e ancora la SS10 verso est.

Oltre a queste strade storicamente accertate, ne esistevano altre dirette verso l’Appennino, dimostrabili topograficamente e archeologicamente: da Piazza Borgo partiva una direttrice per la Val Tidone, per Pistona, sulla riva sinistra del Trebbia e la strada per Caselle e Campremoldo.

Piacenza Piazza Borgo

Sempre da Piazza Borgo partiva una strada rappresentata oggi da Via Beverora, poi da quella per Pittolo, dal Rio Stradazza e dalla strada da Ottavello a Rivergaro.Lungo questa strada esiste il toponimo “Ottavello” a otto miglia romane da Piacenza.

Il rettifilo Piacenza-Gossolengo ricalca forse un’altra via romana per Val Luretta. La direttrice della SS45 fra il KM 138 e il Km 133 potrebbe ricalcare una strada per la Val Trebbia. Ambedue queste strade uscivano dalla porta sud.

Da qui usciva la via per la Val di Nure, rintracciabile tramite allineamenti di viottole e canali campestri e quindi dalla Riazza di Podenzano più a monte. Dalla porta est della città, oltre alla Postumia usciva anche la via per Velleia in Val di Chero, rintraciabile nel rettifilo Piacenza San Polo.

Tutte le città della Via Aemilia erano altrettanti nodi stradali. L’itinerario di Antonino riporta la Parma-Luca di 100 miglia, 147 Km. senza però fornire alcun dato sul percorso. Il tracciato più probabile è quello poi ricalcato dalla Via Romea di Monte Bardone, per Fornovo e La Cisa, per Luni e la via di Pieve di Camaiore. Luni era il porto di Parma e anche l’etnografia dimostra antiche affinità fra le due parti dell’Appennino in questa zona.

Un’altra direttrice da Parma prende per la Valle dell’Enza e da qui ai valichi Pradarena e di Ospedalaccio, poi in Lunigiana. Un’altra strada da Parma, passante per Via Palermo, quindi ricalcante la SS62, conduceva al porto fluviale di Brixellum (Brescello) sul Po. Un importante centro del traffico fluviale tardo imperiale fra Ravenna e Ticinum (Pavia).

Sistema stradale romano nell’Italia settentrionale (clicca sull’immagine per ingrandire)

In Romagna diverse vie minori collegavano la Via Aemilia con l’Etruria; le vie del Bidente e del Savio, parte in crinale, parte in valle, collegavano i centri di Sarsina e Mevaniola. U’altra strada minore univa Faventia (Faenza) con Florentia (Firenze); questa è citata nell’Itinerarium Antonini come la Parma-Luca. Da Caesena una strada divenuta importante in epoca augustea, raggiungeva il porto di Ravenna ed era questo il collegamento più diretto fra la Val Tiberina e Ravenna.

La Via Popilia, costruita dal console Publio Popilio Lenate nel 132 a.C.collgava Ariminum con Atria (Adria), quindi nel 133 fu estesa fino ad Aquileia.

Nella Pianura Padana i corsi d’acqua erano, per la maggior parte navigabili e ampiamente sfruttati per il traffico commerciale. Il Po era, secondo Plinio e Strabone (Nat.Hist.,III,17,123 – Geog. V,1,11), navigabile dalla foce fino ad Augusta Taurinorum (Torino), le fonti storiche dicono che occorrevano due giorni di navigazione per andare da Piacenza a Ravenna. Strabone (V,1,11) riferisce che Aemilio Scauro costruì canali parallelamente al Po nei territori di Parma e Piacenza. I fiumi alpini a regime più costante erano quelli maggiormente sfruttati e incanalati, adattandoli alla centuriazione, ma anche alcuni dei fiumi appenninici alimentavano la rete di canali che era collegata col Po. Il canale detto Fossa Augusta collegava il Po a Ravenna.

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