Petriolo, Vignone e San Filippo

di Salvina Pizzuoli

Ambrogio Lorenzetti Le conseguenze del buon governo in città e in campagna , Siena , 1337 circa
Ambrogio Lorenzetti Le conseguenze del buon governo in città e in campagna , Siena , 1337 circa

 

La terra di Toscana vanta sin dall’antichità una notevole abbondanza e varietà di acque minerali tanto che, ai tempi di Augusto, Vitruvio scriveva che superava da sola tutte le altre d’Italia. Molte delle località termali conosciute ai tempi dei Romani ripresero la loro attività e nuovi centri nacquero lungo la grande via di comunicazione detta Francisca o Francigena o Romea, come tutte le vie attraverso cui i pellegrini giungevano a Roma, per le tre principali mete: Gerusalemme, Compostella e Roma. 

La via Francigena seguendo le indicazioni di Sigerico
La via Francigena seguendo le indicazioni di Sigerico

Dalle prime documentazioni è stato possibile ricostruirne il percorso in terra toscana: l’arcivescovo di Canterbury Sigerico nel 990 fornisce un tracciato dettagliato, in 79 tappe indicando anche le “submansiones” i luoghi dove pernottare; successivamente l’abate islandese Nikulas di Munkathvera nel 1154 lo precisa ulteriormente indicando alcune varianti ma non discostandosi molto da quello di Sigerico.

La Francigena, contrariamente a quanto è per noi ovvio compito della viabilità, cercava di coniugare la via più breve con un itinerario che includesse la possibilità di raggiungere il maggior numero di centri abitati di una certa zona.

L’aprirsi delle vie di pellegrinaggio lungo la grande arteria fu contemporaneo alle Crociate e al diffondersi delle Chansons de geste tanto che il percorso era segnato da immagini sacre, come quella famosa del Volto Santo di Lucca, reliquie, spedali, come Spedaletto che porta nel toponimo la sua funzione di centro fortificato (XII secolo) nato in prossimità dell’attraversamento della Francigena sull’Orcia, tra Bagno Vignoni e Pienza; ma anche chiese, pievi, strutture per l’accoglienza e l’assistenza dei pellegrini con una forte connotazione sacrale. 

La statua del Volto Santo all'interno del Duomo di Lucca
La statua del Volto Santo all’interno del Duomo di Lucca

È probabilmente per questo motivo che anche l’acqua, come simbolo, venisse ad assumere un carattere culturale e religioso: i centri termali, a partire dal XIII secolo, registrarono un forte incremento dovuto ad un migliore livello medio della vita legato ad una maggiore floridezza economica per l’espansione dei commerci. Fu in questo periodo che la Francigena conobbe tracciati diversi, direttrici nuove vennero ad affiancare le precedenti e collaudate, verso centri, come ad esempio Firenze, che erano divenuti fulcro economico, utilizzando percorsi attraverso la val di Chiana e la val Tiberina, ricalcati su antiche strade romane.

Scomparse le Terme romane varie documentazioni attestano la presenza in età medievale di bagni pubblici anche per cittadini di classe sociale media e bassa, come la frequentazione di centri termali per la cura di determinate malattie, centri che conobbero un ulteriore incremento sul finire del XV secolo.

Terme medievali
Terme medievali

Insomma, il piacere di un bagno caldo non era venuto meno neanche nel periodo medievale anche se il carattere ludico sensuale delle antiche terme romane non apparteneva alla nuova mentalità. 

Il bagno in età medievale
Il bagno in età medievale

Tra i Bagni del senese quelli solforosi e aciduli di Petriolo divennero sin dal XII secolo i più conosciuti grazie anche al fatto che Petriolo, per difendere dai ladri i viandanti e i malati che vi si recavano, si  dotò di mura e, come Spedaletto, svolgeva una funzione di ricovero e difensiva; erano diventati talmente noti che furono citati nei Sonetti dei Mesi da Folgore da San Gimignano alla fine del XIII secolo: e di novembre a Petriuolo al bagno. Oggi ne restano parte della cinta muraria, l’edificio delle terme e una chiesetta romanica della fine del 1300.

La prossimità della via Francigena favorì sicuramente l’odierno centro termale di Bagno Vignoni in Val d’Orcia precedentemente indicato come Bagni di Vignone o Bagno a Vignone già noto in età romana, come l’etimo indica. Nel medioevo vi si era sviluppato un piccolo villaggio le cui acque termali erano un toccasana per quei pellegrini che partiti da lontano trascorrevano lunghi mesi senza poter seguire le più basilari norme igieniche: le acque erano infatti famose per curare affezioni come la scabbia e la rogna che sicuramente affliggevano i pii viandanti oltre a malattie reumatiche.

Donne ai bagni solfurei per curare la sterilità
Donne ai bagni solfurei per curare la sterilità

La crescita del villaggio fu quindi logica conseguenza e la bella piazza con la grande vasca che ancora oggi possiamo ammirare fu descritta a partire dal 1334: la fonte era divisa in due parti con un portico a riparare i bagnanti dalla pioggia e separata per i maschi e per le femmine e l’invaso era circondato da palazzi e osterie e dotato di una cappella. Le cronache tramandano che l’acqua dei bagni fu usata da illustri personaggi: Lorenzo il Magnifico, Caterina da Siena e Pio II. 

Bagno Vignoni in un vecchio disegno
Bagno Vignoni in un disegno dell’Ottocento

Non lontano da Bagno Vignoni altri bagni solfurei noti erano quelli denominati con il nome di San Filippo. La leggenda narra che Filippo Benizzi temendo di essere eletto papa dal conclave di Viterbo, fuggì in Val d’Orcia nascondendosi in una grotta da dove miracolosamente fece sgorgare le acque solfuree di cui ancora oggi possiamo beneficiare, in realtà erano ben note già in età romana.

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