Il demone etrusco Tuchulcha

di Michele Zazzi

Tuscania, cratere a figure rosse
Tuscania, cratere a figure rosse

Tra i protagonisti dell’iconografia etrusca della morte in età ellenistica figurano i demoni infernali, spiriti psicopompi raffigurati come guardiani delle porte dell’Ade o nell’atto di prelevare, scortare e sollecitare il defunto nel suo ultimo viaggio verso l’oltretomba.

Tra gli spiriti infernali figura anche Tuchulcha (uno dei tre demoni designati da iscrizione insieme a Charun e Vanth), dal volto di avvoltoio e munito di serpenti, non sempre facilmente distinguibile dagli altri demoni.

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I conti Guidi e il Casentino (8)

Pubblichiamo a puntate la storia di Poppi a cura di Giovanni Caselli

Diploma di Ottone III (Milano, Archivio di Stato)
Diploma di Ottone III (Milano, Archivio di Stato)

I Conti Guidi si ritenevano legittimati dal Sacro Romano Impero nell’esercizio del loro potere e vantavano il titolo di Conti Palatini conferito loro dall’Imperatore. Con cadenza trentennale – cioè circa ogni generazione – i Conti ricevevano diplomi dall’Imperatore a conferma del loro dominio su castelli, villaggi e terre che erano determinati dalla politica imperiale relativa a tutta l’Italia e all’area tosco- romagnola in particolare. Tuttavia questo potere non era mai assoluto, ma condiviso con varie modalità e continue revisioni di accordi, con gli altri poteri: il potere della Chiesa e quello dei Comuni. La priorità del diritto legale di proprietà su un dato territorio era conferita dalla documentata antichità del suo possesso. I Conti facevano spesso riferimento agli antenati Longobardi per reclamare la loro proprietà su un determinato distretto. … continua a leggere Poppi e il Casentino dei Guidi (8)

Insediamenti villanoviani in Etruria

di Michele Zazzi

La cosiddetta cultura villanoviana (il nome deriva da Villanova di Castenaso, a est di Bologna, dove nel 1853 furono trovate per la prima volta dal conte – archeologo Giovanni Gozzadini evidenze di tale facies) si sviluppò all’incirca tra il IX e il VII secolo a.C.

Sito del Gran Carro
Sito del Gran Carro

In ordine alla facies in questione (caratterizzata dal rito funerario della cremazione, dalla deposizione delle ceneri in appositi cinerari biconici e da corredi composti da oggetti personali e ceramiche d’impasto) si distingue un villanoviano tirrenico in Toscana e nel Lazio, un Villanoviano emiliano in Emila, un Villanoviano romagnolo nelle Romagna ed in particolare a Verucchio, un nucleo isolato a Fermo nelle Marche, un Villanoviano a Capua, nel Salernitano ed a Sala Consilina. … continua a leggere Insediamenti villanoviani in Etruria

Le Saline di Tarquinia

Il borgo e le saline di Tarquinia
Il borgo e le saline

In uso già in epoca etrusca e romana le Saline situate sul lungomare di Tarquinia sono divenute Riserva Naturale Statale nel 1980, pur continuando a funzionare per l’etrazione del sale fino al 1998. … continua Archeologia industriale: Le Saline di Tarquinia

Museo Archeologico di Abbadia a Isola

di Salvina Pizzuoli

Museo Archeologico di Abbadia Isola

Siamo ad Abbadia a Isola per un tour organizzato egregiamente dall’Ufficio Monteriggioni Turismo che comprende la visita al Museo Archeologico, contrassegnato dalla sigla MaM, recentemente inaugurato, i camminamenti sulle mura del castello, la visita al piccolo Museo delle armature, Monteriggioni in Arme, annesso all’Ufficio del Turismo con sede a Monteriggioni (per dettagli a questo link).

Ma procediamo con ordine e prepariamoci ad una visita che sa coniugare aspetti didattico culturali e paesaggistici.

Sì, ad Abbadia a Isola c’è un Museo Archeologico da non perdere per ben due motivi: il primo riguarda ovviamente i reperti, alcuni notevoli, che custodisce rinvenuti nel territorio; il secondo per i locali, molto particolari, che lo alloggiano.
Una storia antichissima si sente e si respira in questo luogo meravigliosamente ricostruito nel diorama che lo rappresenta nel XIII secolo:

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Le vie ‘allargate’: Storia e trasformazione di via de’ Tornabuoni

da Guido Carocci, Firenze scomaparsa. Ricordi storico artistici, Firenze 1897

Firenze, via dei Tornabuoni
Tornabuoni

“In antico non fu che un piccolo tratto quello distinto col nome comune oggi a tutta questa via, larga, fiancheggiata da artistici e grandiosi palazzi, arricchita da stupendi negozi che fanno di essa un vero centro di eleganza e di buon gusto. Via de’ Tornabuoni ha da trent’anni (siamo nel 1881 quando l’autore scrive n.d.r.) a questa parte preso il posto della strada più splendida e più animata di Firenze, vincendo la mano a Via de’ Calzaioli. Via de’Tornabuoni era chiamato quel tratto, allora angustissimo, che fra Piazza degli Antinori e il canto del Palazzo Strozzi era stretto fra le case appartenute un giorno per la massima parte ai Tornabuoni ed alle altre famiglie dell’antica e celebre consorteria dei Tornaquinci. Il rimanente della strada fino al Ponte a S. Trinita traeva nome dal numero notevole di artefici che vi avevano le botteghe e si diceva via o corso dei Legnaioli. Nell’uso comune poi era chiamata lo Stradone di S. Trinita perché fu in un tempo la via più larga della città, tanto che vi si facevano le rassegne delle milizie e vi si tenevano pubbliche riunioni.

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I conti Guidi e il Casentino (7)

Pubblichiamo a puntate la storia di Poppi a cura di Giovanni Caselli

Gli stranieri a Poppi

Poppi, castello e abitato antico

Appare assai chiaro da tutti i documenti che i borghi e i centri storici del Casentino erano popolati, dai tempi più antichi e fino al XVIII secolo, da genti di ogni provenienza.
Al tempo della signoria dei Conti di Battifolle si calcola che il 10% degli abitanti di Poppi fossero forestieri. I documenti dimostrano provenienze da Firenze e dai dintorni, dal Valdarno superiore, da Arezzo, Siena, Prato, Pisa, Pistoia, Cortona, Borgo San Sepolcro, Val di Nievole, Romagna, Lombardia, Marche, Genova, Venezia, Ragusa, Gran Bretagna, Belgio Germania, Provenza, Catalogna.
Era tradizione che i Conti di Poppi garantissero ospitalità ai forestieri e a volte si trattava di asilo politico e protezione di ricercati dalla giustizia. I muratori e gli scalpellini in particolare provenivano tutti dal milanese e dalla Svizzera. Si trovano a Poppi muratori di Como, Val Safena, Brescia, Milano, Val Camonica, Varese, Lugano, Origlio ecc. … continua a leggere Poppi e il Casentino dei Guidi (7)

Brisighella, in provincia di Ravenna

di Salvina Pizzuoli

Brisighella:“sulla sinistra del fiume Lamone, caratterizzato dalla presenza di tre colli di selenite; frequentato per cure termali, sorge in area ricca di reperti archeologici anche preromani. Le origini del Castrum Brasichellae sono incerte; la fondazione viene comunemente attribuita a Maghinardo Pagani nel sec. XIII. Il Polloni riferisce un’attestazione del toponimo dell’anno 1371 «Brisghella» e propone un etimo da un prelatino brisca, bresca, da cui il romagnolo bresca ‘favo’, siciliano briscale ‘terra spugnosa, gessosa’, e dice che «tale è la natura delle colline brisighellesi». Ma il toponimo probabilmente non va separato da una voce brejega che in territorio polesano significa ‘piccola parte di terreno’ (Lorenzi 1908); la parola è in rapporto con l’italiano briciola, ed e alla base di denominazioni toponimiche del Polesine come Brefega e Brefeghina

Oggi ci spingiamo ultra limes, ma di poco: tra la provincia di Firenze e quella di Ravenna, dopo Marradi e verso Brisighella. Abbiamo preferito percorrere la vecchia Faentina per la molteplicità di paesaggi e slarghi e scorci di acque che offre il paesaggio dove serpeggia il Lamone, un bel corso d’acqua che ci accompagnerà fino alla nostra meta. … continua a leggere Brisighella

La gens Spurinna di Tarquinia

di Michele Zazzi

Ricostruzione degli elogia tarquiniensia
Ricostruzione degli elogia tarquiniensia

Le fonti ci riportano nomi e cariche di illustri personaggi appartenenti alla potente famiglia degli Spurinna di Tarquinia.
Le fonti principali sulla gens in argomento sono i cd “Elogia degli Spurinna” (o Elogia Tarquiniensia), epigrafi in latino del periodo imperiale, databili al I secolo d.C., ritrovate presso il tempio dell’Ara della Regina (Tarquinia). Si tratta di iscrizioni su marmo poste su basi di statue onorarie che intendevano celebrare gli antenati (etruschi) di una famiglia senatoria romana i Vestricii Spurinnae. I monumenti, che si riferiscono a tre membri della famiglia vissuti tra la fine del V e la metà del IV secolo a.C. (Velthur Spurinna Larthis, Velthur Spurinna Velhturis e Aulus Spurinna Velthuris, rispettivamente capostipite, figlio e nipote), ci sono pervenuti in stato frammentario e con lacune nel testo che rendono piuttosto difficile la loro interpretazione. 

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Un itinerario in Casentino

Itinerario: Soci – Cerreto – Marciano – Il Fraghello – Casa Corbellini – Gressa – Poggiolo – Molino di Gressa – Soci.

di Giovanni Caselli

Passeggiate casentinesi

Soci sorge su una strada antica – oggi SS 71 dei Mandrioli – che collegando Partina all’Arno, ai piedi di Bibbiena, percorre il dosso regolare di un risalto del terreno (cono di deiezione) delimitato da un lato dal Torrente Archiano, dall’altro dal Fosso Rignano. Si tratta di una fertile area pianeggiante delimitata da due lunghi dossi collinari terminanti uno con Bibbiena, l’altro con Memmenano. In epoca romana questo territorio, ben drenato e centuriato, comprendeva almeno tre latifondi. Scavi effettuati nel tempo dal Gruppo Archeologico Casentinese dimostrano che il primo faceva capo alla villa scavata nel podere Domo, presso Marena, l’altro alla villa i cui resti giacciono sotto Pieve di Partina e il terzo su una villa rustica i cui impianti per la produzione di vino e olio sono stati scavati a Ciliegi di Balzano, presso Soci. … continua a leggere Passeggiate casentinesi