Escursione sul Montalbano: Carmignano e Pietramarina

Carmignano chiesa di San Michele la Visitazione del Pontormo
Carmignano chiesa di San Michele la Visitazione del Pontormo

Il Montalbano è uno scrigno di storia, arte e natura dove le distanze si annullano. Se stai programmando un’escursione in Toscana, sarai felice di sapere che la cultura di Carmignano e i boschi del Montalbano sono vicinissimi e si possono unire in un unico, splendido itinerario. Il blog TuttaToscana propone due percorsi perfetti da collegare in una sola giornata, a soli 10 minuti di auto l’uno dall’altro.

Ecco come combinare le due anime del territorio:

  • La tappa culturale: Puoi iniziare dal cuore del borgo medievale visitando la monumentale fortificazione e la Chiesa di San Michele, che custodisce la celebre Visitazione del Manierismo cinquecentesco.
  • La tappa naturalistica: Spostandoti di pochi chilometri verso la località del Pinone, potrai lasciare l’auto per ammirare una suggestiva abbazia romanica isolata nel verde. Da lì, un facile sentiero a piedi ti guiderà tra alberi secolari e scavi archeologici etruschi. Trovi l’itinerario completo nella guida Sul Montalbano: l’area protetta di Pietramarina e l’abbazia di San Giusto al Pinone su TuttaToscana.

Il consiglio per viverli al meglio? Dedica la mattina alla Rocca e al Pontormo, e il pomeriggio al fresco trekking tra i segreti di Pietramarina.

Vai agli aricoli dedicati:

A Carmignano: la rocca e il Pontormo

Sul Montalbano: l’area protetta di Pietramarina e l’abbazia di San Giusto a Pinone

Storia di Portoferraio

La nascita di Cosmopoli: Portoferraio nella storia e nell’architettura militare
Portoferraio in una carta del 1696

Nel suo volume Bagni e villeggiature in Toscana (Firenze, 1899), l’illustre storico e archeologo Guido Carocci ci regala un affascinante ritratto di Portoferraio, ripercorrendo l’evoluzione di quella che nacque come un semplice villaggio di pescatori e scaricatori di ferro e divenne una delle piazzaforti militari più inespugnabili d’Europa.

Il vero punto di svolta per la città avvenne nel 1548, quando il Granduca Cosimo I de’ Medici acquistò questa porzione dell’Isola d’Elba per trasformarla nel cuore della potenza marittima toscana. Sotto la guida dell’architetto Giovan Battista Camorini da San Marino, sorsero in tempi record imponenti fortificazioni che sfruttavano la perfetta conformazione naturale della costa: il Forte del Falcone, il Forte Stella e la Linguella. Questa nuova città fortificata, battezzata originariamente dallo stesso granduca con il nome di Cosmopoli, dimostrò nei secoli successivi la sua totale inespugnabilità, resistendo agli assalti delle flotte turche e francesi.

Dalle vicende napoleoniche del 1814 fino alla successiva riconversione industriale e commerciale, Carocci ci accompagna alla scoperta di una Portoferraio “linda, pulita, brillante, gaia”, dove le imponenti mura medicee non sono più una minaccia bellica, ma straordinari monumenti d’architettura tutti da ammirare.

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Settembre 1944: la Quinta Armata e la corsa verso i passi dell’Appennino

Approaching the Gothic Line

Nel settembre del 1944, il fronte italiano della Seconda Guerra Mondiale visse una delle sue fasi più concitate e strategiche. Dopo la liberazione di Firenze, le forze alleate si trovarono davanti alla monumentale sfida di violare la Linea Gotica, il formidabile sistema difensivo tedesco arroccato sull’Appennino tosco-emiliano.

Basato sulle cronache storiche ufficiali della Quinta Armata americana curate da Chester G. Starr, questo approfondimento ricostruisce i giorni decisivi in cui i piani militari dovettero piegarsi alla dura realtà del terreno e alle imprevedibili mosse del nemico.

I ripiegamenti tedeschi e il cambio di strategia

L’avanzata alleata a nord dell’Arno, iniziata nei primi giorni di settembre, fu caratterizzata da una sorpresa: i tedeschi, pressati dall’offensiva dell’Ottava Armata sul versante adriatico, scelsero di ritirarsi progressivamente senza ingaggiare battaglia in pianura. Questo doppio ripiegamento volontario costrinse il comando alleato a riorganizzare continuamente le postazioni d’artiglieria e le zone di raccolta delle truppe.

Inoltre, la natura stessa si oppose agli Alleati: le forti piogge portarono l’Arno in piena, distruggendo ponti galleggianti e rendendo i ponti Bailey di Firenze arterie vitali per il rifornimento dei corpi d’armata.

Il Passo del Giogo: la chiave per la Pianura Padana

Davanti alle fortificazioni della Linea Gotica, il comando del II Corpo prese una decisione cruciale: evitare l’assalto frontale al pesantemente difeso Passo della Futa. L’attacco principale venne così deviato verso il Passo del Giogo, un settore considerato meno fortificato ma strategicamente decisivo per puntare su Firenzuola e aggirare le difese nemiche.

L’avanzata, iniziata in modo spedito il 10 settembre, rallentò bruscamente non appena le avanguardie della 91ª e della 34ª Divisione si trovarono ai piedi dei capisaldi montuosi (i monti Calvi, Monticelli e Altuzzo). Lì, tra campi minati e un fitto fuoco di sbarramento, i progressi si ridussero a poche centinaia di metri al giorno.


Vai alla pagina dedicata: Verso la Linea Gotica: l’avanzata alleata del settembre 1944


Caffè storici di Firenze: artisti e letterati tra Otto e Novecento

di Salvina Pizzuoli

Caffè Gilli la vetrata liberty con l'orologio
Caffè Gilli la vetrata liberty con l’orologio

Un caffè, una cioccolata, una conversazione che si accende: tra Otto e Novecento i locali fiorentini erano luoghi di ritrovo, ma anche di confronto e di fermento artistico e letterario. In questi due articoli Salvina Pizzuoli ne ripercorre storie, personaggi e curiosità, invitandoci a guardare con occhi diversi i tavolini a cui ci sediamo oggi.

Rosticcerie, venditori ambulanti e caffè a Firenze nel XVIII secolo

I Caffè Storici Settecenteschi a Firenze

a cura della Redazione 

Giuseppe Conti Firenze vecchia, frontespizio delle'edizione Vallecchi del 1928
Giuseppe Conti Firenze vecchia, frontespizio delle’edizione Vallecchi del 1928

Per riscoprire questa affascinante microstoria attraverso il saggio di Salvina Pizzuoli, ecco i protagonisti e i luoghi simbolo della Firenze dell’epoca:

  • Bottega del Burma (Via Porta Rossa): Citata nelle cronache storiche e nei componimenti satirici dell’epoca (come la celebre Cicalata di Giulio Benedetto Lorenzini), è storicamente riconosciuta come la prima vera bottega del caffè aperta a Firenze.
  • Caffè di Panone (Via Por Santa Maria / Porta Rossa): Uno dei ritrovi più celebri del secolo. Era frequentato quotidianamente dai “galantuomini” e dai dotti della città per sollevare lo spirito con scambi intellettuali.
  • Caffè dello Svizzero (Via dei Calzaiuoli): Centro nevralgico della sociabilità cittadina, noto per la diffusione dei primi giornali e dei fogli d’informazione d’ispirazione illuminista.
  • Bottega dei Pani Dolci (Oggi Caffè Gilli): Fondata nel 1733 da una famiglia di pasticceri svizzeri in via dei Calzaiuoli, è l’unico nucleo originario del Settecento sopravvissuto fino ai giorni nostri, oggi simbolo di Piazza della Repubblica.

👉 Per leggere l’approfondimento completo sulle botteghe del caffè e sullo street food settecentesco, consulta il saggio di Salvina Pizzuoli su TuttaToscana.


vedi anche:

Microstoria in cucina: osterie, strade, antichi mangiari a Firenze nel  XV secolo – Prima parte

Microstoria in cucina: osterie, strade, antichi mangiari a Firenze nel XV secolo – Seconda parte

Il fascino di Pia de’ Tolomei: storia, leggenda e letteratura

di Alessandro Ferrini

Pompeo Molmenti, Pia de' Tolomei condotta in Maremma, 1853 Musei civici di Verona
Pompeo Molmenti, Pia de’ Tolomei condotta in Maremma, 1853 Musei civici di Verona

Poche figure della storia e della letteratura toscana riescono a muovere a compassione e a esercitare un fascino misterioso come Pia de’ Tolomei. Citata da Dante Alighieri nei celebri versi del V Canto del Purgatorio («Siena mi fe’, disfecemi Maremma»), la nobildonna senese è diventata il simbolo universale di un destino tragico e di un amore tradito. Il portale Tuttatoscana offre un viaggio approfondito in questa vicenda, sospesa tra rigorosa ricerca storica e suggestione popolare, attraverso una serie di articoli dedicati che esplorano i luoghi, i miti e la letteratura fioriti intorno alla sua figura.

I luoghi del mito: Castel di Pietra nella Maremma grossetana

Il cuore geografico della tragedia si trova nel cuore della Maremma grossetana, a Gavorrano. È qui che sorge la fortezza medievale dove la tradizione vuole che Pia abbia vissuto i suoi ultimi, drammatici giorni prima di trovare la morte, forse volata giù da una finestra per ordine del marito Nello d’Inghiramo dei Pannocchieschi. L’articolo Castel di Pietra e la leggenda della Pia – Tuttatoscana analizza la storia di questo suggestivo avamposto e l’indissolubile legame con la memoria della nobildonna.

La riscoperta nell’Ottocento romantico

Se Dante ha consacrato Pia de’ Tolomei all’immortalità, il Romanticismo ottocentesco ha letteralmente trasformato la sua storia in un mito popolare di enorme successo, celebrato dai poeti estemporanei e dai cantastorie. Nel saggio La leggenda della Pia nelle ottave di due toscani dell’Ottocento – Tuttatoscana viene analizzato l’impatto culturale delle opere di Bartolomeo Sestini e Giuseppe Moroni (il Niccheri), che attraverso le loro ottave hanno tramandato la sofferenza e la grazia di Pia alle generazioni successive.

Una memoria che vive: la rievocazione storica

Il mito di Pia de’ Tolomei non è confinato solo ai libri di storia o ai ruderi medievali, ma continua a vivere nelle tradizioni popolari della Maremma. Ogni anno, le strade si animano per ricordare la sua vicenda attraverso manifestazioni in costume e spettacoli teatrali. Per scoprire come questa eredità culturale venga celebrata oggi, vi invitiamo a leggere la cronaca e i dettagli della Rievocazione storica della vicenda di Pia de’Tolomei – Tuttatoscana.

I Bagni di Rapolano nelle cronache di Guido Carocci

la Belle Époque in Toscana

Rapolano Terme

A fine Ottocento, la Toscana era la meta d’elezione per la villeggiatura d’élite, e Rapolano Terme ne rappresentava uno dei gioielli più splendenti. Nel suo storico volume Bagni e villeggiature in Toscana, l’architetto e storico fiorentino Guido Carocci ci regala un ritratto vivido di questo borgo termale, descrivendolo come un luogo “gaio e pulito”, immerso in un’aria balsamica tra uliveti e crete senesi.

Il racconto di Carocci ci riporta nei salotti a cielo aperto della Belle Époque. Rivivono così le serate estive nel giardinetto fiorito dell’elegante Caffè Rossi, i concerti festivi della Filarmonica locale e le stagioni di prosa nel nuovo Teatro con la facciata in travertino bianco.

Il cuore della vita rapolanese batteva però nei suoi storici stabilimenti. Carocci descrive nei dettagli il rinomato Bagno di San Giovanni Battista, collegato alla ferrovia da carrozze omnibus, e il grandioso Bagno della Querciolaia, celebre per aver ospitato Giuseppe Garibaldi alla ricerca di una cura per la ferita d’Aspromonte. Tra cure all’avanguardia per l’epoca e panorami mozzafiato che spaziavano dal Chianti al Monte Amiata, Rapolano si confermava una delle migliori stazioni balneari d’Italia.

👉 Leggi qui il testo integrale di Guido Carocci su Rapolano Terme a fine Ottocento


Santa Maria a Castello Averardi

di Salvina Pizzuoli

Santa Maria a Castello Averardi

Abbiamo superato il Bisenzio provenedo da Montecuccoli e siamo entrati a Vernio, da qui, lungo la statale 235, ci dirigiamo verso la nostra meta: Santa Maria a Castello Averardi.
Per raggiuingere Castello, deviamo sulla SP2 che costeggia un corso d’acqua del quale all’inizio ignoriamo il nome.
Un luogo ameno e piacevole dove la natura ha lasciato un’ impronta gradita agli abitanti del luogo e dintorni. Voci festanti e infantili gridolini di gioia attirano la mia attenzione: scendo dall’auto e vado a vedere da vicino.
Il sentiero scende in breve verso il greto sassoso dalle rive verdeggianti; l’acqua scorre tra i sassi limpida in volute determinate dal volume dei sassi che punteggiano il letto del torrente. L’aria è fresca e la bellezza del luogo rende la vista impagabile. Che meraviglia di natura! Indagando tra i villeggianti ho saputo che il torrente è il Carigiola, … continua a leggere Santa Maria a Castello Averardi

Alla scoperta della Pieve di Montecuccoli

tra Mugello e Val di Bisenzio

di Salvina Pizzuoli

L’estate stringe la Toscana in una morsa di caldo torrido e la voglia di trovare un rifugio fresco, dove la natura domina ancora incontaminata, si fa sentire. Se cercate una meta insolita, lontana dai flussi del turismo di massa e capace di regalarvi la meraviglia della scoperta, c’è un itinerario segreto che aspetta solo di essere percorso.

Partendo da Barberino di Mugello, lasciandosi alle spalle il profilo azzurro del suo celebre lago, la strada comincia a salire e a stringersi, trasformandosi quasi in un sentiero. Qui l’antropizzazione svanisce per fare spazio a un bosco fitto e rigoglioso: castagni secolari, abeti e pini tracciano una linea d’ombra che profuma di tempi lontani. La sensazione è immediata: quella di essere entrati in una realtà sospesa, dove il tempo scorre con un ritmo diverso.

Ed è proprio nel cuore di questo silenzio verde, lungo il crinale che divide le acque del Bisenzio da quelle della Sieve, che compare l’inaspettato. Come un miraggio per gli antichi viandanti, si rivela la maestosa e massiccia struttura della Pieve di San Michele a Montecuccoli. Citata fin dal lontano anno 990, questa antica pieve era il passaggio obbligato e il punto di sosta ideale per pellegrini e mercanti in viaggio tra il Mugello e la Val di Bisenzio.

Oggi la pieve accoglie il visitatore avvolta in un silenzio quasi sacro, vigilata da un albero fronzuto che fa da sentinella a una bellezza senza tempo, fatta di pietre antiche, piccoli tabernacoli e una storia millenaria raccontata persino dalle cronache dell’Ottocento dello storico Emanuele Repetti.

Vai all’articolo dedicato alla Pieve di San Michele a Montecuccoli

Fiesole: un Parco Archeologico a due Passi da Firenze

Un viaggio nel tempo tra teatri romani, templi sacri e le possenti mura dei maestri etruschi.

Fiesole - Area archeologica
Fiesole – Area archeologica

A pochi minuti dal caos di Firenze, adagiata sulle colline che dominano la culla del Rinascimento, si nasconde una perla di pietra e storia: Fiesole. Prima ancora che la città medicea prendesse forma nella valle dell’Arno, l’antica Faesulae era già un centro nevralgico dove i destini di due civiltà straordinarie si sono incrociati e fusi per sempre.

Camminare oggi nel cuore del suo Parco Archeologico significa compiere un vero e proprio salto indietro nei secoli. Potrai sfiorare i giganteschi blocchi delle mura etrusche, edificate per difendere l’acropoli, e un attimo dopo lasciarti incantare dalla perfezione acustica del teatro romano, ancora straordinariamente conservato. Dalle suggestive rovine delle terme monumentali ai resti del tempio dove si fondevano culti antichi, Fiesole offre un racconto a cielo aperto unico nel suo genere.

Leggi l’articolo di Letizia Tripodi