Due ricette toscane:

Pasta del pescatore di Follonica e Farinata gialla di magro dell’Artusi

Timo o pepolino
Timo o pepolino

“Comprimari assoluti dei piatti toscani sono gli aromi delle piante officinali, rosmarino, timo e alloro in particolare, che sono presenti pressoché ovunque” anche nei piatti di mare che Laura Rangoni presenta nel suo ricettario sulla cucina toscana dedicata al pesce. 

Oltre ad essere un’erba aromatica tra le più note e adoperate nella cucina toscana, il timo comune, chiamato pepolino, è una pianta dalle origini antiche tanto che la sua storia si accompagna ad una leggenda che lo vuole nato dalle lacrime di Arianna abbandonata, mentre dormiva nell’isola di Nasso, da quel Teseo cui aveva fornito il famoso “filo” per uscire dal labirinto.

Lacrime mitologiche come le piccole foglie di questo basso arbusto che cresce spontaneo nelle terre mediterranee e che porta nell’etimo del suo nome il profumo che lo caratterizza tanto da essere usato nell’antichità al posto dell’incenso, prima che quest’ultimo fosse scoperto. Alcuni infatti attribuiscono l’etimo del termine alla parola greca che significa fumare, affumicare proprio perché lo bruciavano come si fa per l’incenso.

Altri invece dalla parola greca “coraggio” perché l’essenza aveva potere rinvigorente e tale fu concepita anche durante il medioevo e forse per questo motivo le dame ricamavano un’ape ronzante attorno ad un rametto di timo sulle fasce di cui facevano dono ai propri cavalieri durante i tornei. Ma la sua caratteristica prevalente è sempre stata legata all’aroma tanto che il miele dei fiori di timo era tenuto tra i più prelibati.

… Continua a leggere

I top ten di maggio 2026

tuttatoscana, storia microstoria turismo cultura curiosità

I 10 articoli più letti nel mese di maggio 2026

Iscrizioni votive etrusche

di Michele Zazzi

Aree sacre, santuari e depositi votivi dell’Etruria (centrale, settentrionale e meridionale) hanno restituito ex voto di vari tipi (statue e statuette di divinità ed offerenti, parti del corpo umano, animali, vasi, armi, etc …).

Le offerte, donazioni alle divinità da parte di devoti (appartenenti a tutti ceti sociali) potevano essere propiziatorie (richieste di guarigione o protezione) o di ringraziamento in adempimento di un voto per aver ottenuto una grazia ed anche a prescindere da un impegno assunto in tal senso dal donante. 

Talvolta gli ex voto possedevano un valore intrinseco, essendo costituiti da pezzi di metallo grezzo o variamente lavorato; più spesso, tuttavia, avevano valore simbolico ed erano realizzati in argilla, metallo o altri materiali, sotto forma di riproduzioni di determinati soggetti. Poteva trattarsi di oggetti prodotti ad hoc o di oggetti comuni adattati allo scopo tramite consacrazione.

I reperti votivi erano funzionalmente vincolati alla divinità dedicataria ed in qualche caso recano l’esplicito divieto di appropriazione. Su di una oinochoe in bucchero dedicata da Venalia Slarinas a Menerva si legge “non mi prendere: io (sono) sacro”.

continua a leggere Iscrizioni votive etrusche

La rivolta del maggio 1898 a Firenze

di Alessandro Ferrini

I tumulti del maggio 1898 a Firenze Disegno di Achille Beltramo per la "Domenica del Corriere"
Disegno di Achille Beltramo per la “Domenica del Corriere”

Che dopo l’unità d’Italia le condizioni delle classi subalterne andassero via via peggiorando è purtroppo un dato di fatto: il tentativo di risanare il bilancio dello Stato, il cui debito esorbitante dopo l’unificazione era ulteriormente salito per gli investimenti nella costruzione di nuove infrastrutture e nella riorganizzazione della pubblica amministrazione, essenzialmente gravando sulle classi operaie e contadine, provocò numerose rivolte e altrettante sanguinose repressioni. I governi che si susseguirono negli ultimi decenni dell’Ottocento anziché avviarsi sulla strada di adeguate riforme che permettessero una più equilibrata redistribuzione del reddito ricorsero sempre più frequentemente a una pesantissima tassazione indiretta e alla repressione violenta di ogni protesta (tanto per citarne alcune la tassa sul macinato o quella sulla pece ricordate dal Verga nei Malavoglia). Probabilmente proprio questo atteggiamento di insensibile chiusura ha poi ingenerato nel carattere degli italiani una profonda sfiducia, che ancora oggi percepiamo, nell’apparato dello Stato, nei politici e nei funzionari pubblici in generale. … continua a leggere I tumulti di maggio 1898 a Firenze

Castelli nella bassa Val d’Ombrone

Panorama da Montorsaio
Montorsaio

La Maremma grossetana riserva oltre a scorci paesaggistici di suggestiva bellezza e, lungo la costa, mari incontaminati e grandi spiagge sabbiose e promontori che si ergono su un’acqua cristallina, strutture urbane con una storia antica, quella che precedette il dominio senese, quella gestita dalle famiglie comitali, forti e potenti, cui Siena strappò brano a brano il potere su terre e castelli.

Ed eccoci allora a percorrere in parte la valle di uno dei fiumi più lunghi di Toscana, una valle ubertosa, ricca di storia, che conserva antiche vestigia e borghi e opere d’arte e tesori paesaggistici: la valle dell’Ombrone senese e più precisamente i castelli o meglio i borghi murati e le rocche che ancora conservano intatta la loro struttura medievale.

Il castello di Batignano

Il castello di Campagnatico

Il castello di Civitella Marittima

Il castello di Montorsaio

Il castello di Roccastrada

I castelli di Casenovole e Monte Antico lungo la “Leopoldina”

 

 

Vico Pancellorum in fotografia

Vico Pancellorum
Vico Pancellorum

Vai alla galleria foto di Vico Pancellorum

La via Cassia e le altre strade consolari di Florentia

di Alessandro Ferrini

Mappa delle principali strade romane nel territorio di Florentia
Mappa delle principali strade romane nel territorio di Florentia

Tra le grandi arterie romane che attraversavano la Toscana, la via Cassia rivestiva un ruolo fondamentale.
Nel II secolo a.C. (assai prima della fondazione della colonia di Florentia) il suo tracciato nel territorio fiorentino seguiva un percorso pedemontano che toccava diverse località: Compiobbi, Terenzano, Settignano, Ponte a Mensola, Coverciano, San Gervasio, Camerata, le Forbici, piazza delle Cure, la Pietra, Montughi, fino al ponte di Rifredi sul torrente Terzolle e poi verso Quarto, Quinto, Sesto, Settimello, Calenzano, Pizzidimonte e Prato.
Poiché Florentia era sorta isolata nella pianura, fu collegata a questa grande arteria attraverso il cardine massimo della centuriazione, che corrisponde alle attuali via San Gallo, via Ginori e Borgo San Lorenzo.
In seguito, per abbreviare il percorso, venne realizzato un raccordo sulla riva destra dell’Arno che passava da Compiobbi, Rovezzano, Varlungo, seguiva l’attuale via Aretina, via Gioberti, Borgo la Croce, via Pietrapiana e Borgo degli Albizi, raggiungendo così la porta orientale della città.

… continua a leggere La via Cassia e le altre strade consolari di Florentia

Riva del Sole

da: A. Ferrini S. Pizzuoli, Da Rocchette a Bocca d’Ombroneluoghi storia personaggi ParvaLicetEdizioni 2026 è acquistabile su Amazon in formato cartaceo ed ebook

Ingresso di Riva del Sole (foto di fine anni ’50)
Ingresso di Riva del Sole (foto di fine anni ’50)

Tra Roccamare e la periferia di Castiglione della Pescaia si trova Riva del Sole, uno dei complessi turistici più caratteristici della costa maremmana.

La sua storia, relativamente recente, si intreccia con la trasformazione della Maremma da terra malarica e spopolata a meta internazionale del turismo balneare.

La nascita di Riva del Sole risale al secondo dopoguerra, quando la Maremma, finalmente risanata grazie alle grandi bonifiche idrauliche e alla lotta contro la malaria, cominciava a essere riscoperta.

Il progetto fu promosso da cooperative svedesi, che videro in questo tratto di costa incontaminata il luogo ideale per sviluppare un centro vacanze destinato ai propri connazionali.L’idea non era quella di un villaggio improvvisato, ma di un complesso moderno, immerso nella pineta, con bungalow, alberghi, spazi verdi, servizi sportivi e sanitari.

continua a leggere Riva del Sole

Castiglione di Garfagnana

di Salvina Pizzuoli

Castiglione di Garfagnana

Siamo a Castiglione di Garfagnana nell’alta valle del Serchio. La luminosa giornata di sole rende ancora più brillante il paesaggio, lussureggiante di verdi cangianti e ancora pallidi in questo primo scorcio di primavera, che ci accompagna lungo la strada che da Pieve Fosciana ci porta verso la cima di un promontorio su cui sorge la cittadella fortificata.


Non è facile da immginare perchè Castiglione è davvero particolare con la sua cinta muraria ben conservata, i suoi torrioni e il maschio; ma non solo: stradette lastricate, alte mura, slarghi, splendide chiese, silenzio, spazi fioriti, tutto curato, ordinato; è piacevole trascorrere all’interno e scoprire, lì, proprio sotto la rocca un vero gioiello dell’arte medievale: la splendida facciata della chiesa di San Michele.

continua a leggere Castiglione di Garfagnana

La centuriazione romana a Firenze

di Alessandro Ferrini

Pianta di Firenze romana
Pianta di Firenze romana

Quando i Romani fondarono Florentia nel I secolo a.C., la città non nacque come un semplice insediamento urbano isolato, ma come il fulcro di un territorio organizzato secondo un rigoroso schema agrario e viario: la centuriazione. Questo sistema consisteva nella suddivisione del territorio in grandi quadrati regolari (centurie), delimitati da una griglia di strade orientate secondo due assi fondamentali: i cardini (direzione nord-sud) e i decumani (direzione est-ovest).

Ancora oggi, osservando con attenzione la topografia dell’area urbana e suburbana di Firenze, è possibile riconoscere tracce di questa antica organizzazione del territorio.

I cardini della centuriazione

continua a leggere La centuriazione romana a Firenze