Il Merse presso Brenna

Opifici idraulici per macinare il grano, per gualcare la lana, per la lavorazione del ferro sono ancora oggi visibili lungo la valle del fiume che, a partire dal XIII secolo, vede incentivata la costruzione di mulini lungo le sue rive e da parte di laici e da parte di monaci, soprattutto i cistercensi dell’abbazia di San Galgano che documenta 2 ferriere ad acqua nel 1278, e i Vallombrosani dell’abbazia di Torri, nonché di laici soprattutto a partire dal XIV secolo.

Diorama della val di Merse e i mulini (clicca sull’immagine per ingrandire)

Ben 12 opifici metallurgici sono documentati nella zona di Monticiano azionati dal legname dei boschi di castagno che ancora oggi riempiono la vallata e dall’utilizzo dei materiali ferriferi provenienti anche da depositi dell’Alta val di Merse.

Gli impianti erano collocati all’interno di edifici in prossimità delle rive del fiume e spesso la proprietà era suddivisa tra più intestatari.

Brenn, Il mulino del Pero

Tra questi ne è un esempio il Mulino del Pero, in località Brenna. Più che un mulino, a prima vista, si presenta come una struttura fortificata, frutto dei lavori operati nel XIV secolo a causa dell’insicurezza delle campagne. Un grosso torrione si eleva a fianco all’edificio più basso dove avveniva la lavorazione.

Particolare del Mulino del Pero è quello di essere ad un tempo e per grano e per gualcare la lana. Il Comune di Siena a causa della povere risorse idriche aveva spostato fuori città alcune delle lavorazioni della lana.

Mulino del Pero

La gualcatura o follatura era anticamente praticata senza il ricorso a macchinari ma pestando con i piedi le stoffe tessute per infeltrirle e renderle quindi più compatte serrandone le fibre. Con le fulloniche o gualchiere il processo era stato affidato ai macchinari, normalmente in legno, azionati dalla forza dell’acqua dei mulini, che pestavano le stoffe in un bagno di acqua, sapone, argilla, lisciva, ottenuta da ceneri di piante, e urina fermentata.

Il Mulino del Pero risale al 1245 quando fu costruito dall’Abbazia di Torri e dal Comune di Siena che ne cedette successivamente varie quote e a privati e all’abbazia di San Galgano. È rimasto attivo fino agli anni ‘50 del Novecento.

Il mulino del Palazzo
Mulino del Palazzo con gli archi per la fuoriuscita delle acque, oggi interrati

Un altro edificio imponente accoglieva il Mulino del Palazzo più a valle e altri piccoli opifici oggi scomparsi. Fu costruito nel 1246 dal Comune di Siena che poi ne vendette le quote a privati e ai monaci di San Galgano.

Un’iscrizione ne indica la data di costruzione e i nomi dei costruttori: MCCXLVI. Al tempo de Gualcieri da Calcinaja Podestà – Guido Striga – Ranieri Lodi. Orlandino de Casuccia feice

Mulino del Palazzo iscrizione con data e nomi dei costruttori
Mulino del Palazzo, macine utilizzate come impiantito

i primi due erano allora operaj de’ mulini del Comune di Siena, mentre il terzo fu capo maestro di quello e di altri edifizj pubblici dello Stato lungo il fiume Merse” scriveva il Repetti nel suo Dizionario.

Oggi gli archi di uscita delle acque non sono più visibili perché interrati mentre l’accesso era possibile per un ponticello sopra il fossato.

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           Da mulino delle Pile a “Mulino Bianco”