Da Montorsoli scendiamo verso la valle del Terzolle per poi risalire, all’altezza di Cercina, il versante a sud del Monte Morello percorrendo via di Fondalino, subito prima della magnifica pieve di Sant’Andrea.

Ma dove siamo di preciso?

Non lontani da Firenze, per un sali e scendi lungo il declivio delle amene e ridenti colline che a semicerchio coronano la città. Stradine strette, solitarie, delimitate da muretti a secco, campanili e ville sparse e campi a olivi a perdita d’occhio fino alla città che lontana definisce l’orizzonte.

Paesaggi dolci che seducono il visitatore invitandolo a restare, così oggi come nel passato quando tra il XIV e il XV secolo vennero scelti dai cittadini abbienti che vi si rifugiavano in buen retiro disseminandovi le loro eleganti magioni. E non solo. Un territorio pieno di storia, terreni fertili e acque abbondanti ne avevano favorito anche gli insediamenti etruschi e romani le cui tracce si rinvengono nella toponomastica. Castelli e fortilizi di antiche casate, piccoli borghi, stemmi di grandi famiglie di quel periodo travagliato che vide le casate scontrarsi e farsi la guerra, cadere e risorgere, nelle terribili lotte tra guelfi e ghibellini.

Quella di cui andiamo a raccontare ha nome illustre, cantata anche dal sommo poeta ( Canto XVI del Paradiso) insieme ad altre di alto lignaggio: i Catellini di Castiglione, discendenti dagli antichi Cattani di Cambiase e di Cercina, proprietari di grandi estensioni di terre nella valle del Terzolle e del Mugnone.

Appartenevano a quella parte avversa, erano ghibellini, che avrebbe portato loro fatali e tristi conseguenze: quando furono cacciati in esilio perdettero tutti i loro beni, esilio che durò un centinaio di anni circa, tra il XIV e il XV, ma riappropriandosene alla fine e ritornando padroni del territorio di Cercina. Due i castelli, quello di Cercina e quello di Castiglioni.

È lì che siamo diretti, in quel che ne rimane dopo le varie ristrutturazioni e l’incuria degli anni trascorsi: già alla fine del XIII secolo il castello di Castiglioni era stato trasformato in villa con nuovi interventi nel XVI che gli hanno conferito l’aspetto attuale.

Si vede bene in alto, sul cocuzzolo che si apre davanti alla pieve di Cercina, una torretta e un corpo quadrangolare massiccio con accanto la chiesa di San Michele che prima della ristrutturazione era all’interno del circuito murario oggi inesistente. Sebbene scortecciati e poco riconoscibili due stemmi, uno sulla chiesa e l’altro sulla parete in alto del lato sud dell’antico castello: si riconoscono però tre cani rampanti, lo stemma dei Catellini. Se la chiesa all’esterno mantiene ancora la sua struttura a capanna senza gravi tracolli, il vicino maniero abbisogna di interventi urgenti e sostanziali. A detta dei residenti è stato recentemente acquistato e infatti una gru giganteggia sopra i tetti completamente sfondati. Torneremo a vederlo allora quando, a lavori ultimati, avrà riacquistato l’antica veste che mostra in una vecchia foto.

Il Castello in una foto di anni fa, oggi in completo abbandono,
si spera nei lavori di restauro (foto originale)

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