L’assedio di Firenze del 1529 e l’eccidio di Lastra a Signa

Giovanni Stradano, L’assedio di Firenze (1555, Firenze Palazzo Vecchio, Sala di Clemente VII)

Nel 1529 le truppe dell’esercito di Carlo V assediavano Firenze. Dopo il Sacco di Roma e a seguito della pace siglata a Barcellona, l’imperatore si era riappacificato con papa Clemente VII; tra le clausole dell’accordo c’era quella di ristabilire la dominazione dei Medici a Firenze da dove erano stati cacciati ed era stata proclamata la Repubblica. In cambio il Pontefice lo avrebbe incoronato imperatore come di fatto avvenne l’anno successivo a Bologna. Firenze resistette a lungo all’assedio delle truppe imperiali finché il 12 agosto 1530, presso la chiesa di Santa Margherita a Montici fu siglata la resa.

Una delle prime tragiche battaglie combattute durante questa guerra fu quella di Lastra a Signa    … continua a leggere  L’eccidio di Lastra a Signa durante l’assedio di Firenze del 1529 

Paesaggi invernali in Appennino

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La ferrovia del Duca e…del Granduca

Le origini della ferrovia Lucca-Pisa

di Guglielmo Evangelista

Fino al 1847 Lucca fu un Ducato indipendente e dal 1824 vi regnava Carlo Ludovico II di Borbone, un personaggio in un certo qual modo sconcertante, che alternava la vita brillante e l’indifferenza per gli affari di stato a un positivo interessamento per il suo paese e per la promozione di un buon governo anche se, stante la piccola estensione e un’economia che aveva più ombre che luci, le finanze dello stato erano sempre in difficoltà e a questo contribuiva lo stesso Duca che usava allegramente il denaro pubblico come se fosse il proprio. Come in tutta l’Europa, a partire dagli anni successivi al 1820, scoppiò anche in Toscana la febbre delle strade ferrate e nel 1844 fu aperta la prima ferrovia fra Livorno e Pisa, destinata ad essere presto prolungata fino a Firenze,  di cui si favoleggiava e si discuteva fin dal lontano 1825. Anche Lucca era stata contagiata da questo entusiasmo e nel 1841 si era costituito un comitato, guidato dall’avvocato Pasquale Berghini, che si mise subito al lavoro e già il 10 dicembre 1841 ottenne dal Duca, che fu subito conquistato dall’idea,  la concessione per la costruzione e l’esercizio di una linea da Lucca a Pisa per una durata di cento anni.

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Marina di Pisa o Bocca d’Arno nel 1899

da:  Guido Carocci, Bagni e villeggiature in Toscana, Firenze 1899

Carta Topografica d’Italia, San Rossore, Bocca d’Arno (1878)

“Comune di Pisa. Stazione della linea tramviaria Pontedera-Pisa-Marina. Ufficio di Posta e Telegrafo.

Il suolo sul quale sorge ora il popolato paese di Marina non può avere una storia sua propria, perché esso è stato conquistato al mare dalle arene che l’Arno trasporta e le onde agitate rigettano verso terra.
Diciotto secoli addietro il mare non distava da Pisa che tre chilometri appena, nel XII secolo la distanza era aumentata fino a 6 chilometri, oggi la foce dell’Arno è lungi da Pisa 10 chilometri e mezzo.

Nel XII secolo fu costruito presso la bocca d’Arno lo Spedaletto di S. Croce per accogliervi coloro che si recavano al mare o che dal mare giungevano malaticci ed egri e nel secolo successivo allo Spedale si aggiunse un monastero dove per qualche tempo stettero le monache cistercensi trasferitesi dipoi a S. Bernardo di Pisa.
In tempi più moderni, fu costruito alla foce dell’Arno un torrino per la difesa e sorveglianza della costa, dove stavano un ufficiale con pochi soldati di guardia. Ed ecco tutte le notizie storiche della Marina di Pisa. … “

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Pratovecchio e Stia in Casentino

Casentino

Il lago degli Idoli: gli Etruschi sul Falterona

Le “teofanie” del Casentino: Santuario di Santa Maria delle Grazie (Stia)

Santa Maria delle Grazie – Stia in Casentino

Lanificio Ricci – Stia in Casentino

La Verna

Il castello di Romena fra poesia e leggenda

Dante in Casentino

La via Fiorentina o del Monasteraccio o di Vallombrosa o della Verna

Le “teofanie” del Casentino: La Madonna del Bagno (Castelfocognano)

Le “teofanie” del Casentino:  Santuario di Santa Maria del Sasso (Bibbiena)

Le “teofanie” del Casentino: Santuario di Santa Maria delle Grazie (Stia)

La strada Firenze – passo della Consuma – Casentino

Casentino da scoprire: la pieve di San Martino a Vado

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Sulla via di Rosano: le gualchiere di Remole

di Salvina Pizzuoli

Le gualchiere di Remole

Chi percorre la via di Rosano lungo la riva sinistra dell’Arno, in prossimità di via di Remoluzzo, vede comparire i merli di antiche torrette in pietra e laterizio: si tratta delle gualchiere di Remole testimonianza della fiorente industria laniera fiorentina nel lontano XIV secolo.

Sono ancora lì, ormai in disuso e in grande degrado, ma ancora presenti nonostante l’età ad attestare la loro storia lunghissima che si muove dal lontano 1327 circa fino al 1966, anno dell’ultima alluvione devastante del fiume, quando furono completamente dismesse e abbandonate non da quello che fu il loro ruolo originario ma di mulino da grano e frantoio.

Ma cosa erano le gualchiere e quale ruolo ricoprivano nella produzione dei “panni lani”?

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A Trassilico nella bella Garfagnana

di Salvina Pizzuoli

Siamo in Garfagnana: la nostra meta è la rocca estense e il borgo di Trassilico.
Il paesaggio lungo il vivido Serchio, con le sue acque chiare e briose tra i sassi del letto,  è vestito già dei colori dell’autunno che colorano colli e valli in cangianza di verdi e gialli e rossi: felice l’occhio e lo spirito che si rasserena tra le bellezze naturali.
Poco prima di Castelnuovo Garfagnana abbandoniamo il corso del Serchio e ci addentriamo in una valle laterale per raggiungere Gallicano, prima tappa, per procedere poi verso Verni, l’antico Castrum Liverni documentato già dal 997,  e quindi Trassilico: ciascuna località vanta una rocca nome con cui in Garfagnana si designano i castelli.

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La via Clodia secunda da Lucca a Luni e Modena

La via Clodia secunda da Lucca a Luni e Modena

di Alessandro Ferrini

Percorso della via Clodia Secunda
Percorso della via Clodia Secunda (clicca per ingrandire l’immagine)

“Tres viae sunt ad Mutinam, a supero mari Flaminia, ad infero Aurelia, media Cassia” (Filippiche, XII). Così Cicerone a indicare la via che da Lucca piegava verso nord, correva lungo la valle del Serchio e varcato l’Appennino scendeva a Modena, da questa si staccava un ramo che raggiungeva Luni come mostra il tracciato della Tabula Peutingeriana. Cicerone la chiama ancora Cassia considerandola naturale proseguimento di quella che univa Firenze a Lucca. In realtà scrittori successivi la chiamano Clodia Secunda … Continua a leggere Tres viae sunt ad Mutinam

 

Il Balipedio di Viareggio

di: Guglielmo Evangelista

Il termine balipedio, del tutto inusuale al di fuori dell’ambito militare, mutuato dal greco antico e con significato letterale di “campo di tiro”, si riferisce ad un’area dove vengono sperimentate artiglierie e munizioni, specialmente se di nuova acquisizione, testandone le prestazioni, pregi e difetti  in vista del loro impiego operativo.
All’indomani dell’unità d’Italia Viareggio fu scelta come sede del principale Balipedio della Regia Marina per diversi motivi: la presenza di grandi aree boschive e spiagge disabitate a sud della città, la vicinanza con La Spezia che permetteva il rapido collegamento con i comandi che vi avevano sede e la sua posizione facilmente raggiungibile, tanto che fu anche costruito un raccordo ferroviario con la stazione che permetteva il comodo spostamento di carichi pesanti.
Infine, ma non ultima, la potenziale presenza di abbondante manodopera.

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Livorno com’era alla fine dell’Ottocento

da: Guido Carocci, Bagni e villeggiature in Toscana, Firenze 1899

Pianta di Livorno primi Ottocento

“Città capoluogo di Provincia. Porto. Stazione ferroviaria sulle linee Firenze-Pisa-Livorno, Livorno-Colle Salvetti-Roma.
Molti documenti tratti dagli antichi archivi hanno valso a dimostrare che il primitivo borgo e poi castello di Livorno formava un solo insieme col celebratissimo Porto Pisano, l’emporio del fiorente commercio di quella città di Pisa che nei tempi lontani con poche altre repubbliche italiane ebbe il dominio de’nostri mari.
Le numerose e forti torri, compresa quella del Fanale, erette sulla spiaggia del mare e in mezzo alle onde, altro non furono che opere militari destinate a guardia e difesa di quel porto, mentre Livorno costituiva il nucleo dell’abitato dove avevano sede la comunità e le autorità poste alla custodia e al comando di quel porto. … “

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