San Cassiano di Controne: Interno

di Salvina Pizzuoli

Visitare l’interno della Chiesa di San Cassiano è vivere un viaggio nel tempo, un’esperienza sostanziale che conquista e l’occhio e lo spirito per la bellezza delle sue opere artistiche, per i  messaggi simbolici delle tarsie pavimentali, per la struttura rimasta originale, senza subire rimaneggiamenti o alterazioni nel tempo. Le tarsie pavimentali ne sono un elemento principe ma non l’unico.
La chiesa è a tre navate: la navata centrale si apre alle navate laterali su colonne massicce. Solo alcune presentano capitelli decorati; particolare quello della prima colonna a destra, parte del quale non più visibile: figure umane stilizzate tra elementi vegetali, in un intreccio tra umano e natura che suggerisce la vitalità, la rinascita, il legame tra uomo e creazione.

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Firenze, i Medici e il Rinascimento dal mito alla realtà (parte prima)

di Giovanni Caselli

Ambrogio Lorenzetti - Effetti del Buongoverno, particolare (1338)
Ambrogio Lorenzetti – Effetti del Buongoverno, particolare (1338)

La società che si era sviluppata in città dal X secolo in poi aveva in pieno XIII secolo maturato una stratificazione sociale chiara e netta dove ogni ceto conosceva i suoi diritti e i suoi doveri.

La borghesia dirigeva “democraticamente” gli affari della città per il bene comune.
Naturalmente da questo tipo di democrazia erano esclusi le donne e i meno abbienti. … Continua a leggere Il Rinascimento fiorentino e l’era dei Medici dal mito alla realtà (parte prima)

I top ten di gennaio 2026

I 10 articoli più letti nel mese di gennaio 2026

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Antignano fra Otto e Novecento

Descritta da Guido Carocci in Bagni e villeggiature in Toscana, Firenze 1899

Lo scoglio della tamerice lungo la passeggiata a mare di Antignano
Lo scoglio della tamerice lungo la passeggiata a mare di Antignano

“Villaggio già castello nel Comune di Livorno- Ufficio di posta e telegrafo Servizio di tramvia da Livorno.
Il più antico ricordo di Antignano è del 1171. Il luogo apparteneva ai Conti Aldobrandeschi di Sovana, i quali donavano la chiesa ed il luogo d’Antignano allo Spedale di S. Leonardo di Stagno. Nel 1370 fu rifatta e consacrata la chiesa dedicata a S. Lucia e nel 1821 prima, e dipoi nel 1836, venne ampliata e restaurata. Una speciale importanza assunse però Antignano allorquando Cosimo I Granduca di Toscana per difendere dalle scorrerie dei corsari questa parte della campagna Livornese, vi fece erigere un forte castello che munì di cannoni, affidandolo alla custodia di un comandante e di un drappello di soldati. Innamorato poi della località veramente stupenda, il Granduca fabbricò presso al villaggio che rapidamente si formò attorno al forte, una sontuosa villa chiamata il Giardino, dove spesso dimorarono i sovrani Medicei. La villa fu venduta nel 1782 a privati ed oggi è dei signori Niccolai-Gamba. … continua a leggere Antignano fra Otto e Novecento

Una celebre strada del Settecento: la via Vandelli tra Modena e Massa Carrara

Tracciato della via Vandelli

La costruzione della strada che univa il Ducato di Modena a quello di Massa ideata intorno agli anni trenta del Settecento per volere di Francesco III d’Este fu affidata al matematico e ingegnere Domenico Vandelli (1691-1754) dal quale prese il nome che ancora oggi la definisce.

Motivo occasionale per la realizzazione dell’opera fu il matrimonio del figlio Ercole III d’Este con Maria Teresa Cybo Malaspina destinata a ereditare il ducato di Massa e il principato di Carrara; in realtà il progetto del duca di Modena era quello di aprire un percorso commerciale e militare che collegasse il Ducato al mar Tirreno dopo che lo Stato Pontificio si era impadronito del territorio di Ferrara e del relativo accesso al mar Adriatico, costringendo la famiglia estense a spostarsi nei territori di Modena e della Garfagnana. Il progetto di Francesco d’Este era addirittura quello di costruire un grande porto a Massa che potesse competere con quello di Livorno collegando l’area dell’Italia settentrionale al Mediterraneo. … continua a leggere Una celebre strada del Settecento: la via Vandelli tra Modena e Massa Carrara

tuttatoscana e tuttatoscanalibri augurano

BUON NATALE

La Pieve di San Giorgio a Brancoli

di Salvina Pizzuoli

Siamo in località Pieve di San Giorgio a Brancoli, nel cuore della Brancoleria, la valle che si raggiunge percorrendo da Vinchiana la strada lungo il torrente omonimo, e che, per definirla come la descrive lo storico ottocentesco Emanuele Repetti nel suo famoso Dizionario*, è una  contrada composta di più borgate e 9 popoli diversi, nella Comunità Giurisdizione Diocesi e Ducato di Lucca, da cui il paese di Brancoli trovasi fra le 7 e 9 miglia toscane a settentrione.[…]Le colline di Brancoli offrono una delle più belle prospettive della Valle del Serchio, e del piano settentrionale di Lucca, rese più vaghe e graziose dalle numerose ville e case di delizia, ma più che altro dalla varia e ricercata coltura della circostante campagna, ricca di ulivi, di viti, di selve e di limpide fontane.

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I top ten di novembre 2025

I 10 articoli più letti nel mese di novembre 2025

Livorno com’era alla fine dell’Ottocento

da: Guido Carocci, Bagni e villeggiature in Toscana, Firenze 1899

Pianta di Livorno primi Ottocento

“Città capoluogo di Provincia. Porto. Stazione ferroviaria sulle linee Firenze-Pisa-Livorno, Livorno-Colle Salvetti-Roma.
Molti documenti tratti dagli antichi archivi hanno valso a dimostrare che il primitivo borgo e poi castello di Livorno formava un solo insieme col celebratissimo Porto Pisano, l’emporio del fiorente commercio di quella città di Pisa che nei tempi lontani con poche altre repubbliche italiane ebbe il dominio de’nostri mari.
Le numerose e forti torri, compresa quella del Fanale, erette sulla spiaggia del mare e in mezzo alle onde, altro non furono che opere militari destinate a guardia e difesa di quel porto, mentre Livorno costituiva il nucleo dell’abitato dove avevano sede la comunità e le autorità poste alla custodia e al comando di quel porto. … “

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Le corse dei carri in Etruria nell’ambito funebre

di Michele Zazzi

Particolare di un bassorilievo chiusino

Corse di carri a due (bighe) o tre cavalli (trighe, con due cavalli timonieri ed uno esterno libero) appaiono su alcune tombe di Tarquinia (tombe delle Olimpiadi, del Maestro delle Olimpiadi e delle Bighe) e di Chiusi (tombe del Colle Casuccini, di Poggio al Moro e della Scimmia) ed in alcuni rilievi chiusini dal VI al IV secolo a.C. Probabilmente a Chiusi la corsa su carri era il gioco funebre prevalente.  La triga risulta il tiro più ricorrente in Etruria.
Si tratta della rappresentazione di giochi funebri in onore di defunti della classe aristocratica.
L’iconografia ci consente di desumere alcune caratteristiche della corsa.
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