Il Duomo di Barga: storia simboli e misteri


di Salvina Pizzuoli

Siamo a Barga, delizioso borgo medievale arroccato, cinto da mura su cui si aprono antiche porte.

Risiede a mezzacosta dell’Appennino che scende dalla Valle del Serchio fra i torrenti Corsonna, ed Anio nel 28° 9’ longitudine 44° 4’ 6’’ latitudine 20 miglia toscane a settentrione di Lucca, 34 da Pisa, 64 a maestro di Firenze. È di figura sferoidale con un interrotto recinto di mura e tre porte, circondata da due burroni che fiancheggiano due opposti risalti del monte Romeccio, sul cui fianco settentrionale essa giace. Le sue strade sono per lo più scoscese, lastricate; è priva di grandi piazze, se si eccettui il Prato detto già l’Arringo, davanti alla chiesa maggiore.

Così il buon Repetti nel suo “Dizionario” la collocava e ne descriveva le caratteristiche.

Oggi è festa in paese per la tradizionale sagra delle castagne. I negozi sono aperti, la merciaia fornitissima, a Barga c’è ancora, l’elegante negozio di abbigliamento, lungo la Via di Borgo e la via di Mezzo, viuzze strette ed erte su cui procediamo a fatica, fino allo slargo delle piazzette, dove si concentrano i banchetti e i caldarrostai, già al lavoro. Ma non ci fermiamo, al momento abbiamo un’altra meta, lassù, in cima al cucuzzolo, come una gemma incastonata nell’anello, ci aspetta il Duomo che pare chiamarci festoso con uno scampanio che dura a lungo.     … continua a leggere    Il Duomo di Barga: storia simboli e misteri

Lo stadio Artemio Franchi di Firenze


Una delle scale elicoidali

Lo stadio di Firenze, all’epoca della costruzione dedicato a Giovanni Berta un politico fascista, fu progettato nel 1929 dagli ingegneri Pier Luigi Nervi e Gioacchino Mellucci ed edificato fra il 1930 e il 1932 nel quartiere di Campo di Marte sull’area di un vecchio aerodromo. Fautore dell’iniziativa fu marchese Luigi Ridolfi da Verrazzano, all’epoca segretario del Fascio di Firenze e anche primo presidente della Fiorentina, squadea fondata nel 1926. Proprio la nascita della nuova squadra calcistica, in virtù di più importanti impegni sportivi e della maggiore affluenza di spettatori, rese necessario dotare Firenze di una struttura adeguata, abbandonando il precedente impianto situato alle Cascine (agli inizi del ‘900 le partite si disputavano sul prato del Quercione e successivamente nel Velodromo).    … continua a leggere      Lo stadio Artemio Franchi di Firenze

 

Storia e paesaggio della val di Merse


Ombrone senese e Merse (clicca sull’immagine)

MERSA, MERSE (Mersae fl.) – Fiume di second’ordine fra quelli della Toscana, poiché le sue acque si perdono in un fiume maggiore (l’Ombrone senese) dopo aver con giri tortuosi solcato profondamente una lunga vallecola, da cui le derivò il nome che porta della Mersa. Ha origine questa fiumana sul fianco orientale dei poggi di Prata a ostro di quello di Montieri, ad una elevatezza all’incirca di 900 braccia[circa 526 m] sopra il livello del mare Mediterraneo, nel grado 28.° 40’ longitudine e 43° 5’ 5’’ latitudine. Nelle sue prime mosse corre da libeccio a scirocco fra i poggi di Montieri e Boccheggiano ricevendo i tributi, a destra dal torrente Sievoli che precipita dalle pendici meridionali del poggio di Montieri, e a sinistra dai borri e rivi minori che fluiscono dai fianchi settentrionali dei monti di Boccheggiano. Di là per una via sassosa, aperta fra profonde ripe, la Merse dirigesi sotto Chiusdino, a piè del cui poggio scaturiscono di mezzo al suo letto copiose polle di acqua perenne, in guisa che cotesta località porta il nomignolo di Vene della Merse.

Costà presso la fiumana cambia direzione voltando prima da grecale finché presso il diruto tempio della badia di S.Galgano sotto Montesiepi accoglie la Feccia. Fatta onusta di acque da quest’ultimo torrente la Merse scorre intorno all’ultimo sprone meridionale della Montagnuola di Siena, in guisa che dal lato di ostro e poi dalla parte di levante lambisce i piedi al poggio della Pentolina per entrare in Val di Rosia, dove accoglie il torrente omonimo, e poco dopo quello di Serpenna.

Bacino del fiume Merse (clicca sulla carta)

A quest’ultimo confluente la Merse, dopo aver serpeggiato per Val di Rosia da libeccio a grecale, e quindi dal lato di levante, si piega bruscamente sotto il poggio d’Orgia nella direzione da settentrione a ostro scirocco per passare sotto il Ponte a Macereto; al di là del quale bagna a sinistra i piedi ai poggi di Murlo, e alla sua sinistra rode quelli del villaggio di Tocchi. – Cammin facendo fra cotesta profonda gola, la Merse lascia un miglio al suo levante i Bagni di Petriolo, dove accoglie alla destra il tributo del torrente Farma, e finalmente un miglio o poco più in avanti le acque della Merse, giunte sotto il grado 29.° 1’ 6’’ longitudine, e 43.° 5’ latitudine, si accomunano con quelle dell’Ombrone senese dopo aver percorso un giro tortuosissimo di 50 in 60 miglia toscane[1,608 km] quasi sempre fra rocce secondarie stratiformi rese per la maggior parte semicristalline da un’azione plutoniana, in mezzo a terreni terziarii marini sparsi di profondi depositi di calcarea concrezionata (travertino), e fra banchi frequenti di ciottoli e di ghiaje conglomerate a guisa di pudinghe.

(Emanuele Repetti, “Dizionario geografico fisico storico della Toscana”)

Articoli dedicati:

I mulini della val di Merse

Montieri e le attività estrattive della val di Merse

Il castello di Montarrenti

Boccheggiano e le “Roste”

Chiusdino

San Galgano abbazia

Una spada nella roccia e l’eremo di Montesiepi

Murlo di Vescovado: un castello tra la valle del Merse e dell’Ombrone senese

Nella val di Merse: il chiostro di Santa Mustiola a Torri

Nella val di Merse: la pieve a Ponte allo Spino

Nella val di Merse: la rocca di Crevole e la pieve di Santa Cecilia

Nella val di Merse: San Lorenzo a Merse

Nella val di Merse: Ponte a Macereto e Tocchi

Il caso di Murlo

A Murlo c’è un Museo… da visitare

La leggenda della Rocca di Crevole

Castel di Pietra e la leggenda della Pia

La leggenda della Pia nelle ottave di due toscani dell’Ottocento

Bagni di Petriolo

Le due direttrici storiche della Val di Merse: la strada Consolare Grossetana e la via Massetana

 

In val di Merse: l’abbazia di San Galgano


Abbazia di San Galgano

di Salvina Pizzuoli

Vista così, tra le brume di un giorno d’inverno, nella piana dove la mole mutila si erge comunque possente e imperiosa nelle sue strutture elevate e massicce, è ancora più misteriosa e affascinante come la vita del santo a cui fu dedicata. L’abbazia di san Galgano è il primo esempio di monastero dell’ordine cistercense in Toscana. I lavori furono iniziati intorno al 1220, la chiesa fu poi consacrata nel 1288.

La visita ha inizio da uno dei locali ancora intatti, almeno nelle strutture … Continua a leggere  In val di Merse: l’abbazia di San Galgano

L’abbazia di San Salvatore e la leggenda di re Rachis


Abbazia di San Salvatore, la facciata

Siamo in una terra antica, da sempre terreno di transito, non lontana dalla via Francigena, la grande arteria medievale: siamo nel territorio amiatino, una zona ricca di testimonianze, posto prima al confine tra l’Impero e il Patrimonio di Pietro e successivamente tra la Repubblica di Siena, il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio, e di scontri tra feudatari maggiori e minori, con un passato di contese attestato dalla presenza nel paesaggio di paesi arroccati, castelli, pievi, chiese e badie. … Continua a leggere   L’abbazia di San Salvatore e la leggenda di re Rachis 

Toscana in Liberty: i Chini


di Salvina Pizzuoli

È all’intuito, all’inventiva e all’intraprendenza di Galileo Chini che dobbiamo la diffusione del modernismo in Toscana e attraverso le creazioni in ceramica e quelle che decoreranno molte delle facciate di villini e palazzine e centri termali e attraverso i riconoscimenti internazionali ottenuti.

È il 1896 quando a Firenze Galileo Chini apre, in cooperativa, una manifattura nella fornace in via Arnolfo: “L’Arte della ceramica”.

L’idea era nata tra i tavolini del Caffè Nacci, in piazza Beccaria, dove i futuri soci avevano l’abitudine di riunirsi.

Per tentare una nuova forma di ceramica, fuori dai modelli decorativi e ispirata invece al nuovo stile floreale che ormai pervadeva l’Europa, collaborò con il cugino Chino per la sperimentazione tecnico-chimica. Il marchio della fabbrica era una melagrana da sola o con due mani intrecciate o la scritta “Firenze” riportata sotto a simboleggiare un forte sodalizio tra i soci. … Continua     Toscana in Liberty: i Chini

Il Liberty lungo le coste toscane: Viareggio


di Salvina Pizzuoli

Viareggio particolare della decorazione del villino Flora

Perché soffermarsi proprio su Viareggio? Potrebbe chiedersi un ipotetico lettore. In realtà la Versilia e la costa da Livorno a Cecina conservano ancora evidenti i segni di un’epoca che si realizzava appieno, anche per una serie di casi fortuiti, proprio a Viareggio.

Lungo la riviera tirrenica non mancano le espressioni artistico architettoniche del periodo: a Livorno il complesso termale le “Acque della Salute” conosciuto anche con il nome di “Terme del Corallo” fu realizzato nel 1903 su progetto dell’architetto Angelo Badaloni. Giace purtroppo in profondo stato di abbandono nonostante si trattasse di uno degli edifici più eleganti e più espressivamente vicini al nuovo stile. Sono ancora ammirabili alcune decorazioni e ceramiche ornamentali, veri capolavori che continuano a elargire la loro bellezza tra le erbacce. … Continua