Casa rurale nel contado fiorentino

di Giovanni Caselli

La casa colonica in Toscana meravigliò Napoleone ai primi dell’800 perché in nessuna provincia francese i contadini avevano case così belle e confortevoli. Probabilmente il condottiero corso si riferiva alle note “Leopoldine” oggi convertite in apprezzatissime aziende dedite all’agriturismo.
La campagna fiorentina, ma non solo, anche aretina, pratese, pistoiese, e senese in modo particolare è costellata di case coloniche di poderi a mezzadria, ma in collina e in bassa montagna si trovano, spesso anche abbandonati, nuclei rurali definiti spesso medievali, perché tali paiono essere dal toponimo e dall’aspetto “antico”, conferito dalle mura di pietra, dalle case torri, dalle piccole finestre, forni per il pane, ecc. Infatti, chi viaggia per la Toscana settentrionale si trova ad imbattersi in queste architetture che caratterizzano uno dei paesaggi tra i più attraenti d‘Europa: un territorio caratterizzato da torri, castelli diroccati e tuguri di resedi rurali della mezzadria fin dal ‘300 e ‘400.    …   continua a leggere  Casa rurale nel contado fiorentino

La villa di Plinio il giovane in Etruria

di Giovanni Caselli

Ricostruzione di villa romana secondo le indicazioni di Vitruvio

Nella lettera di Plinio il Giovane (61-114 d.C.) inviata all’amico Domizio Apollinare, in cui descrive la sua villa di Val Tiberina, ‘in Tuscis’, (oggi nel comune di San Giustino a pochi chilometri da Sansepolcro n.d.r.) vediamo applicati i canoni riportati da Vitruvio nel De Architettura.

“La sollecita preoccupazione che hai espresso nel sapere della mia intenzione di trascorrere l’estate nella mia villa in Etruria, e i tuoi cari tentativi per dissuadermi dal recarmi in un luogo che ritieni insalubre, mi hanno fatto molto piacere. Ammetto, senz’altro, che l’aria di quella parte della Toscana che giace verso la costa sia spessa e insalubre, ma la mia casa è situata a grande distanza dal mare e ai piedi di quegli Appennini così rinomati per la loro salubrità. Per far sì che le tue apprensioni nei miei confronti svaniscano, ti darò una descrizione della gentilezza di quel clima, della posizione di quella regione e della bellezza della mia villa, che senza dubbio ascolterai con lo stesso piacere col quale te la racconto.  … continua a leggere  La villa di Plinio il giovane in Etruria

L’arte del ferro: arpioni, lanterne, inferriate, cancellate, a Firenze

Loggia del Bigallo arcata a rosta della cancellata

Andare in giro per Firenze significa non solo ammirare le eleganti e pregevoli architetture dei suoi palazzi e chiese, ma scoprirne anche i dettagli, quella miriade di opere artigianali a decorazione di quei palazzi e strade e tabernacoli e chiese. In questo caso vogliamo soffermarci ad ammirare un’arte antica che occupa tanto spazio all’interno e all’esterno di edifici e pubblici e privati: il ferro e il ferro battuto.   …   continua a leggere   L’arte del ferro: arpioni, lanterne, inferriate, cancellate, a Firenze

Località lungo la Via Aemilia: Rimini e Bologna

La via Emilia da Rimini a Piacenza

Ariminum, come diciamo altrove nel descrivere la Via Flaminia, era una città umbro-etrusca che cadde nelle mani dei Galli Senoni nel 400 a.C.. I Romani li vinsero nel 295 a.C. nella battaglia di Sentinum e li dispersero come gruppo etnico culturale dieci anni dopo.

Ariminum nasce come colonia di diritto latino nel 268 a.C. e subito gode dei benefici di essere il trivio più importante d’Italia: la Via Flaminia, la Via Aemilia e la Via Popilia facevano tutte capo alla città.    … continua a leggere  Località lungo la Via Aemilia: Rimini e Bologna

La via Flaminia dal Foro romano a Malborghetto (primo itinerario)

Pubblichiamo a puntate questo interessante percorso illustrato dal prof. Giovanni Caselli anche se la Flaminia toccava solo marginalmente l’Etruria nel tratto iniziale. Tuttavia, attraversando Umbria e Marche, rappresentava una importantissima via di comunicazione con l’Adriatico ed era strettamente connessa alla rete stradale dell’Etruria.


di Giovanni Caselli, da Le strade di Roma in Italia (vol.II°)

Percorso vi Flaminia

Fu la terza grande direttrice dell’espansione romana in ordine cronologico e la prima delle due grandi strade per il nord in ordine di importanza; traversata l’Umbria e le Marche, giungeva sulla costa adriatica a Fanum per terminare a Senigallia. La Via usciva dal Foro Romano da una porta a est del Campidoglio, Porta Fontinalis, seguiva poi l’attuale Via del Corso, ossia la Via Lata del IV secolo d.C. Dopo circa 3 miglia la strada raggiungeva il Pons Milvius dal quale si irraggiavano altre vie inferiori alla Flaminia: la Amerina, la Cimina, la Clodia, l’Annia e la Cassia, la più lunga dopo la Flaminia. …  continua a leggere  La via Flaminia dal Foro romano a Malborghetto (primo itinerario)

La badia di San Salvatore di Vaiano in Val Bisenzio

Abbazia di San Salvatore

Giunti a Vaiano si nota subito il bel campanile che con i suoi 40 metri sovrasta l’abitato. La sua sagoma slanciata ed elegante contempla nella parte inferiore una sola monofora, mentre nei due ordini superiori una bifora su ciascuno dei quattro lati. Rivestita in alberese cui si alternano alcune fasce in serpentino ovvero in marmo verde di Prato, termina in alto con un coronamento aggettante, un rifacimento quattrocentesco, con merlatura. Datato XIII secolo, oltre alla funzione che gli era propria. svolgeva anche quelle di avvistamento e difesa.

Tutto il complesso abbaziale ha subito nel corso dei secoli vari rifacimenti e ristrutturazioni sia all’interno che all’esterno.

Una prima documentazione data la badia nel 1057 anche se la sua fondazione risale ai secoli precedenti dovuta ai benedettini Cassinesi, tra il IX e il X secolo. Sulla sponda destra del Bisenzio …   continua a leggere  La badia di San Salvatore di Vaiano in Val Bisenzio

 

Il Palazzo comunale di Borgo San Lorenzo e l’opera di Tito Chini

Tra decorazioni Decò e simbologie esoteriche

Siamo in piazza Dante a Borgo San Lorenzo, il cuore verde della località principale del Mugello. La grande piazza, che accoglie un giardino con al centro il monumento dedicato ai Caduti, si apre davanti al Palazzo del Comune. La sua attuale struttura risale al 1926 quando prese il nome che la designa e fu abbellita dai giardini che ancora oggi l’adornano. Prima di questa nuova architettura era un grande spazio dedicato alla mostra del bestiame e successivamente anche a campo sportivo. Il bel Palazzo, inaugurato nel 1931, ebbe una lunga gestazione: dal primo progetto del 1883 di Niccolò Niccolai alla definitiva realizzazione nel primo trentennio del XX secolo in base al nuovo progetto, modificato nelle dimensioni nel rispetto anche delle norme antisismiche dopo il catastrofico terremoto del 1919, dell’ingegner Lorini e di Tito Chini, figlio di Chino e nipote di Cesare membro dell’ormai illustre famiglia di ceramisti vetrai e pittori.     … continua a leggere    Il Palazzo comunale di Borgo San Lorenzo e l’opera di Tito Chini

Firenze settecentesca nelle “vedute” di Giuseppe Zocchi

Palazzo Gerini detto “Le Maschere” (clicca sull’immagine per ingrandirla)

La giornata di Giuseppe trascorreva trasportando rena per far calcina, insieme al babbo manovale nei cantieri delle ville signorili e della città e dei dintorni di Firenze, ma anche disegnando con il carboncino su quei bei muri intonacati di fresco che tanto scatenavano il suo desiderio di vedere realizzate le sue immagini fantasiose, anche a costo di sgridate e sguardi incuriositi. Fu così che il marchese Andrea Gerini ne scoprì l’acerbo talento e lo avviò agli studi perché potesse emergere in tutte le sue potenzialità. Fu quindi affidato agli insegnamenti di Ranieri del Pace un artista originale che aveva potuto sperimentare le botteghe romane e diffonderne le novità nelle terre del Granducato: era il lontano 1730.

Non è una leggenda e nemmeno una favola a lieto fine, è la storia di un talento messo fortunatamente a frutto nella Firenze del XVIII secolo.

Parliamo ovviamente del giovane Giuseppe Zocchi (1711-1767), fiorentino, e della sua prorompente passione per il disegno, divenuto poi incisore e pittore di fama e di cui si conservano in vari Musei del mondo le opere: dipinse a Firenze nel palazzo Rinuccini, decorò la galleria Gerini, ma anche la villa Serristori e il soffitto del teatro della Pergola. Numerosissimi i paesaggi e le vedute sia di Firenze che della Toscana, ma disegnò anche per lavori in pietre dure e per le illustrazioni di classici latini e molte delle sue opere furono poi incise, da altri e da lui stesso.

Nell’estate del 1744 dalla bottega di Giuseppe Allegrini “stampatore in rame” usciva la scelta di XXIV vedute delle principali contrade, piazze, chiese e palazzi della Città di Firenze tratte dai disegni dello Zocchi.

Ci piace allora riproporre alcune sue “vedute”, particolari e minuziose della Firenze di allora, in una Galleria di immagini che possano, per quanto minime, presentare e far conoscere le sue opere che, oltre all’apporto artistico, rappresentano un ampio documento a livello storico e antropologico.

Visita la galleria delle stampe di Giuseppe Zocchi

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Immagini di Toscana nelle “vedute” di Giuseppe Zocchi

Il monastero e la chiesa della Badia detta a Isola

L’antica leggenda racconta che la contessa Ava, vedova di Ildebrando signore di Staggia, donna pia e caritatevole, impietositasi per la condizione dei pellegrini che transitavano lungo la via Francigena nei pressi del piano paludoso che intorno all’anno Mille si stendeva tra Monteriggioni e la località successivamente detta Badia a Isola, costretti a salire fino alla cima del Monte Maggio per trovare un ricovero nel suo castello, decise di costruire, insieme ai figli Tegrimo e Berizio, un’abbazia con ospitale alla base orientale del Monte Maggio. Il monastero venne fondato e sostenuto da una ricca dote di beni nell’anno 1001, come da documentazione conservata nell’Archivio di Stato di Siena.  … continua a leggere  Il monastero e la chiesa della Badia detta a Isola