Visitiamo oggi la sezione medievale e moderna del Museo Archeologico di Grosseto dove sono esposte le testimonianze provenienti dalla città e dai dintorni, reperti in base quali è stato possibile ricostruire la sua storia, evidenziando un insediamento divenuto più stabile e continuo intorno all’Alto Medioevo. Tra l’VIII e il XIII secolo l’abitato si sviluppò fino a diventare l’area urbana principale di quella zona pianeggiante tra l’Ombrone e il mare, in posizione viaria favorevole e strategica. … vai aVisita al Museo Archeologico e d’arte della Maremma
Lungo Corso Carducci, quasi al termine, si apre la facciata liscia e intonacata di una chiesa, non una qualsiasi, ma la più antica di Grosseto: San Pietro apostolo.
Sapendolo ci si sofferma ad osservare la sua attuale architettura, frutto di vari rimaneggiamenti nel tempo. Citata in una bolla di papa Clemente III nel 1188, fu edificata originariamente nell’VIII secolo lungo il tratto della via Aurelia che attraversava il centro cittadino, secondo l’attuale percorso di Corso Carducci. Subì ampliamenti tra il IX e il XII secolo fino all’aspetto attuale con nuovi restauri seicenteschi e settecenteschi. Le sue origini si legano quindi a quelle della città e alla sua storia successiva rivestendo una notevole importanza: la chiesa originaria viene fatta risalire agli anni compresi fra la fine dell’VIII secolo e l’inizio del IX, mentre l’attuale potrebbe essere stata costruita subito dopo il 1138, data in cui avvenne lo spostamento della Sede Vescovile da Roselle, l’antica città romana ricca e fiorente sul lago Prile, ormai decaduta rispetto alla favorevole e strategica posizione raggiunta nella piana dell’Ombrone da Grosseto. … continua a leggere A Grosseto la chiesa di san Pietro apostolo
Quel s’attuffo, e tornò su col volto; Ma i demon, che del ponte avean coperchio, Gridar: Qui non à luogo il Santo Volto; Qui si nuota altrimenti, che nel Serchio: (Inferno, canto 21°, vv 46 -49)
Siamo a Lucca nella piazza che ospita il Duomo. L’occasione non è solo legata a visitare questa storica chiesa ma alla statua lignea del Volto Santo che in questo settembre ha ripreso, dopo un restauro durato tre anni, il suo posto all’interno della sontuosa cattedrale.
È la più antica scultura lignea monumentale dell’Occidente, databile tra la fine dell’VIII e l’inizio del IX secolo.
La giornata di Giuseppe trascorreva trasportando rena per far calcina, insieme al babbo manovale nei cantieri delle ville signorili e della città e dei dintorni di Firenze, ma anche disegnando con il carboncino su quei bei muri intonacati di fresco che tanto scatenavano il suo desiderio di vedere realizzate le sue immagini fantasiose, anche a costo di sgridate e sguardi incuriositi. Fu così che il marchese Andrea Gerini ne scoprì l’acerbo talento e lo avviò agli studi perché potesse emergere in tutte le sue potenzialità. Fu quindi affidato agli insegnamenti di Ranieri del Pace un artista originale che aveva potuto sperimentare le botteghe romane e diffonderne le novità nelle terre del Granducato: era il lontano 1730.
Non è una leggenda e nemmeno una favola a lieto fine, è la storia di un talento messo fortunatamente a frutto nella Firenze del XVIII secolo.
Parliamo ovviamente del giovane Giuseppe Zocchi (1711-1767), fiorentino, e della sua prorompente passione per il disegno, divenuto poi incisore e pittore di fama e di cui si conservano in vari Musei del mondo le opere: dipinse a Firenze nel palazzo Rinuccini, decorò la galleria Gerini, ma anche la villa Serristori e il soffitto del teatro della Pergola. Numerosissimi i paesaggi e le vedute sia di Firenze che della Toscana, ma disegnò anche per lavori in pietre dure e per le illustrazioni di classici latini e molte delle sue opere furono poi incise, da altri e da lui stesso.
Nell’estate del 1744 dalla bottega di Giuseppe Allegrini “stampatore in rame” usciva la scelta di XXIV vedute delle principali contrade, piazze, chiese e palazzi della Città di Firenze tratte dai disegni dello Zocchi.
Ci piace allora riproporre alcune sue “vedute”, particolari e minuziose della Firenze di allora, in una Galleria di immagini che possano, per quanto minime, presentare e far conoscere le sue opere che, oltre all’apporto artistico, rappresentano un ampio documento a livello storico e antropologico.
Storia di palazzi e di antiche istituzioni marinare
di Salvina Pizzuoli
Nell’ampia e splendida Piazza dei Cavalieri, Pisa conserva e mantiene viva la memoria di un antico e potente passato coniugandolo con le eccellenze di una sua storia più recente. Palazzi rinascimentali ed edifici religiosi fanno da corona alla bella piazza ricca di antiche vestigia artisticamente pregevoli e legate ai nomi di illustri architetti e artisti. La sua strutturazione odierna risulta da una trasformazione nel tempo dell’antica Piazza delle Sette vie, appellativo che risale all’età comunale quando ben sette strade vi sfociavano. La trasformazione dei suoi palazzi si deve ai progetti di un architetto illustre, Giorgio Vasari, quando, per volere di Cosimo I Medici, nacque un nuovo Ordine militare e marinaro, l’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano: era il 9 gennaio 1561 quando l’Ordine veniva istituito con l’obiettivo di liberare il Mediterraneo dalle incursioni Barbaresche e ridare quindi sicurezza alla navigazione del mare nostrum.
Entriamo in via di Borgo Stretto, la via che percorre il Borgo Vecchio e che possiamo definire quasi la sua spina dorsale: stretto e variopinto, nonché pieno di vita e di presenze. Ma partiamo dalla sua origine che si perde lontana nel tempo quando il termine Borgo la legava all’insediamento che si era andato sviluppando fuori dalla cerchia di mura altomedievali intorno al XII secolo, nato proprio in prossimità di quelle Porte di accesso da cui affluivano, in entrata e in uscita, viaggiatori, mercanti, artigiani dalle vie verso nord in direzione di Porta a Lucca e delle strade per Lucca e Firenze. …
Raggiungere la pieve romanica di Pernina sa un po’ di pellegrinaggio dovendo percorrere, volendo anche a piedi, strade bianche tra verdi boschi di lecci. La posizione è piena di fascino così com’è in un’ampia radura erbosa, il grande cipresso che svetta a sinistra e l’alto campanile a destra. A pochi metri, proseguendo lungo la strada sterrata, il Romitorio di Villa Cetinale e la Scala Santa, di 200 scalini scavati nella pietra, che li unisce e, dall’altro lato, a pochi metri dalla strada provinciale, il castello di Celsa: il paesaggio è da favola ed ha un sapore magico che solo il silenzio, interrotto da brevi cinguettii, può regalare al visitatore in una surreale visione d’insieme. … continua a leggere Pieve di Pernina sulla Montagnola senese
Pianta della Catena. Veduta di Firenze attribuita a Francesco Rosselli. Si nota la catena che la chiude circondandola e che le dà il nome e l’Autore che disegna in alto a destra ci dà il punto di vista.
Tracce di Firenze è il titolo di uno scampolo museale all’interno di Palazzo Vecchio, due stanze, la cui visita è gratuita, che raccolgono mappe, stampe, alcuni particolari ad olio che raffigurano, ad opera di artisti italiani e stranieri, la Firenze di un tempo. Su tuttatoscana molti gli articoli dedicati alla Firenze scomparsa per i rimaneggiamenti e le demolizioni attuate durante il periodo in cui fu capitale o la Firenze com’era, in base alle documentazioni e ricostruzioni delle epoche passate. In questa pagina alcune immagini che riportano opere che la documentano in un determinato periodo storico.