Arte dei Merciai, Ferraiuoli, Armaiuoli

Se cerchiamo l’etimo della parola Merciaio/ Merceria troviamo che essa deriva dal latino merx-mercis, merce e in questo tipo di bottega si vendono e trovano le cose minute che appartengono al settore del vestiario.

Oggi questi mestieri e botteghe sono quasi del tutto scomparsi, ma quest’attività si trova documentata in antichi statuti medievali. A Firenze, in particolare, essa era un’Arte associata dal 1296 a quella dei Medici e degli Speziali anche se spesso non compariva insieme ai pittori, oliari, venditori di cera e candele. L’abbinamento, non sempre evidente, in alcuni testi si spiega con la possibilità di vendere, insieme alle altre merci, anche articoli di drogheria.

Associati alle arti Maggiori dei Medici e degli Speziali in verità non ne godevano i privilegi. Varie lotte contraddistingueranno l’ascesa dei Merciai, rispetto ai Medici, che dal 1378, dopo il Tumulto dei Ciompi, verranno accolte dal tribunale della mercanzia.

L’arte dei medici, speziali e merciai a Firenze e negli altri comuni italiani. di La Sorsa, Saverio

A differenza di altri Comuni sia toscani che italiani, a Pisa ad esempio erano sottomessi all’Arte dei Mercatori e a Roma costituivano un’Arte autonoma, l’Arte dei merciai fiorentini raccoglieva i lavoratori impegnati nelle attività di vendita al minuto e all’ingrosso, annoverando anche i mestieri minori di fabbri, vetrai, armaioli e spadai, ottonai e calderai, cioè coloro che trasformavano la materia prima in prodotto finito. Non stupisca l’annovero in alcune Arti e poi successivamente in altre: non era raro infatti il caso di passaggio da un’arte ad un’altra a seconda degli interessi reciproci o per la richiesta di autonomia.

Interessante ed emblematica a tale proposito la figura del merciaio fiorentino* dal cui testamento sono state ricavate notizie preziose non solo sull’attività svolta ma sulle condizioni di vita di questi lavoratori. Una pagina di microstoria curiosa e importante per aprire uno squarcio su un mondo spesso poco trattato e conosciuto.

Siamo nel 1427 quando gli Ufficiali dei Pupilli iniziano l’inventario dei beni del merciaio. L’Istituzione della magistratura dei Pupilli amministrava infatti i beni ricevuti in eredità da chi non era considerato dalla legge autosufficiente, orfani e vedove, come nel caso del merciaio in questione. La documentazione, insieme agli “inventari di bottega” ancora oggi prevalentemente inedita, è conservata negli archivi di Stato, nel caso specifico in quello di Firenze.

Dopo aver inventariato i beni immobili dell’abitazione della famiglia del nostro merciaio Stefano, posta in via Ghibellina, sull’angolo con via del Fico, viene inventariata anche la mercanzia all’interno della bottega situata in posizione centrale, a pochi passi dal Mercato Vecchio, centro focale per le attività di commercio, in Porta Sancta Maria tra’ martiri.

Dall’elencazione comprendiamo subito che quanto oggi intendiamo come merceria in effetti costituiva solo una parte dei prodotti venduti nella bottega del merciaio Stefano: una quarantina di miscirobe tedesche a bocca largha mezzane e picchole, alcune delle quali decorate a draghi.

Le miscirobe erano normalmente delle brocche in argento per lavarsi le mani fornite di bacile sottostante per raccogliere il liquido. Oggetti quindi preziosi insieme ad oggetti di uso comune come scodelle e scodellini. Ma anche oggetti per scrivere come calamai e ampolle ricavate da corna di bufala e quaderni di fogli da Fabriano ed ovviamente aghi e bottoni e spilli ma anche pettini in legno e specchi.

Nella bottega del nostro merciaio, molto fornita al punto di considerarla al giorno d’oggi con caratteristiche vicine ad una mesticheria, non mancavano coltelli o meglio dire lame per usi diversi. Ma anche passatempi come giochi di carte o scacchi e dama e strumenti musicali come zufoli di stagno o di canna o ami per la pesca e reti da uccelli con corda di lana da ragna, tipo di caccia detta appunto “uccellare colla ragna” proprio per imprigionarvi, stese tra i cespugli, gli animali in volo che vi sarebbero sbattuti contro. Anche nel giardino di Boboli erano presenti siepi adatte a questo tipo di caccia. Ma anche catene per cani e cappucci per sparvieri nonché diversi sonagli da mettere addosso agli animali fossero essi falconi, ma anche porci e vacche, utili agli allevatori di questo tipo di bestiame, nonché pettini per cavalli.

Vedi anche: L’Arte dei Beccai e la bistecca alla fiorentina


Per approfondire:

Barbara Conti ed Emanuela Porta Casucci: “Stefano merciaio previdente”

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