La luce che cambiò la pittura

di Alessandro Ferrini

Giovanni Fattori, La Signora Martelli a Castiglioncello (1867 Olio su tavola)
Giovanni Fattori, La Signora Martelli a Castiglioncello (1867 Olio su tavola)

Tra il 1859 e il 1870 Castiglioncello, molto prima di diventare una celebre località balneare assai frequentata da attori e registi cinematografici come avvenne negli anni ’50 -’60 del Novecento, fu uno dei luoghi decisivi per la nascita e la maturazione della pittura macchiaiola. In quel decennio la costa livornese fino ad Ardenza (dove fra l’altro si trovava anche la residenza del musicista Pietro Mascagni) e Livorno, ancora aspra e poco urbanizzata, divenne un laboratorio di sperimentazione grazie all’iniziativa di Diego Martelli e alla presenza di artisti come Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Silvestro Lega e Odoardo Borrani, trasformando un tratto allora periferico della Toscana in un centro di creatività artistica.

Giovanni Fattori "La libecciata" del 1885 (l'artista prese spunto dal paesaggio dello scoglio della tamerice ad Antignano)
Giovanni Fattori “La libecciata” del 1885 (l’artista prese spunto dal paesaggio dello scoglio della tamerice)

Il punto di svolta fu il 1859, anno cruciale per il Risorgimento e per la Toscana, che proprio allora si avviava ad abbandonare il Granducato verso l’annessione al Regno di Sardegna e poi all’Unità d’Italia del 1861; in questo clima di rinnovamento politico e culturale anche la pittura cercava una via alternativa all’accademia, e i giovani artisti che si riunivano al Caffè Michelangiolo di Firenze, inizialmente derisi come “Macchiaioli”, stavano già sperimentando una costruzione dell’immagine basata su contrasti tonali e campiture di colore.

Telemaco Signorini, Il pascolo
Telemaco Signorini, Il pascolo

Diego Martelli, critico d’arte colto e militante, proprietario di una tenuta a Castiglioncello, intuì che quel paesaggio isolato poteva offrire le condizioni ideali per lavorare en plein air. Invitò gli amici pittori, offrì ospitalità e sostegno economico, e trasformò la sua proprietà in una comunità informale dove si dipingeva all’aperto, si discuteva di modernità e si mettevano alla prova nuove soluzioni compositive

Giovanni Fattori, Torre rossa a Castiglioncello
Giovanni Fattori, Torre rossa a Castiglioncello

Negli anni Sessanta dell’Ottocento Castiglioncello, come abbiamo detto, non era ancora segnata dal turismo; la Baia del Quercetano, le scogliere rosse, la macchia mediterranea, le pinete e i campi coltivati dell’entroterra livornese costituivano un ambiente essenziale, dominato da una luce marina netta e tagliente che obbligava a semplificare le forme e a ragionare per masse compatte; proprio questa struttura naturale favoriva la “macchia” come principio costruttivo dell’immagine, non semplice effetto pittorico ma metodo di sintesi visiva

Giovanni Fattori, La campagna di Castiglioncello
Giovanni Fattori, La campagna di Castiglioncello

Tra il 1861 e il 1867 si concentrano le presenze più significative: Giovanni Fattori trovò nella costa livornese un banco di prova per consolidare la sua ricerca, elaborando paesaggi dagli orizzonti bassi, dalle linee essenziali e dai contrasti netti tra luce e ombra, in cui le figure umane diventano presenze integrate nella natura e il mare non è sfondo decorativo ma superficie luminosa che dialoga con la terra; a Castiglioncello Fattori sviluppò una sintesi formale che supera la veduta descrittiva e si avvicina a una costruzione strutturata dello spazioTelemaco Signorini, più attento alla vibrazione atmosferica, utilizzò la scogliera e l’orizzonte marino per indagare le variazioni luminose, eliminando il dettaglio superfluo e concentrandosi sulla resa sintetica dell’impressione visiva.

Silvestro Lega, sulle rocce
Silvestro Lega, sulle rocce

Silvestro Lega e Odoardo Borrani, pur noti soprattutto per scene di vita domestica e rurale, entrarono a contatto con la dimensione marina e consolidarono la pratica della pittura dal vero.

Odoardo Borrani, Il carro rosso
Odoardo Borrani, Il carro rosso

Non si trattò di una colonia stabile né di un’istituzione formalizzata, ma di una concentrazione temporanea di relazioni e lavoro che rese possibile un confronto continuo tra teoria e pratica; Martelli svolse un ruolo decisivo anche sul piano critico, difendendo il gruppo dalle accuse accademiche e contribuendo a definire il valore culturale della loro ricerca

Dopo il 1870 il gruppo si disperse e il territorio avviò lentamente verso un processo di trasformazione economica e urbanistica, ma l’eredità di quel decennio rimase: la pittura en plein air trovò qui una delle sue espressioni più coerenti, la costa livornese entrò nella geografia dell’arte italiana dell’Ottocento.

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