Vada Volterrana segnalata nella Tabula Peutingeriana

Scendendo  a sud di Pisa attraversiamo un’area che in età etrusca e romana ospitò numerose attività artigianali ed agricole, della cui fiorente attività commerciale è testimonianza il porto di Vada Volterrana, attivo anche in epoca tardo antica sebbene ridimensionato nella sua importanza.

Situato tra i due porti di Pisa e di Populonia in epoca etrusca e romana fu un importante scalo nel territorio di Volterra, dal fiume Cecina al fiume Fine ampia zona costiera nella quale erano probabilmente presenti molti approdi e nella quale non è facile situare la località dove sorgeva lo scalo principale, spesso citato da fonti antiche: fra le più importanti gli Itineraria, la Tabula Peutingeriana e il De reditu suo di Rutilio Namaziano che così scrive:

In Volaterranum, vero Vada nomine, tractum
   ingressus dubii tramitis alta lego.
Despectat prorae custos clavumque sequentem
   dirigit et puppim voce monente regit.
Incertas gemina discriminat arbore fauces
   defixasque offert limes uterque sudes.
Illis proceras mos est adnectere lauros
   conspicuas ramis et fruticante coma,
ut praebente viam densi symplegade limi
   servet inoffensas semita clara notas.
Illic me rapidus consistere corus adegit,
   qualis silvarum frangere lustra solet.
Vix tuti domibus saevos toleravimus imbres:
   Albini patuit proxima villa mei.
(De reditu suo vv 452-466)

“Entrando ora nel territorio di Volterra, in verità chiamato Vada, mi tengo strettamente alla parte più profonda dell’infido canale. A prua la vedetta scruta le acque lì sotto e dà istruzioni al timoniere a poppa, guidandolo con grida di allarme. Un limite su ambedue i lati segna le strette con una coppia di alberi, presentando un allineamento di pali infilati nel fondo; a queste si legano alti lauri, facili da vedere dai rami e dal fogliame, cosicché anche se i fangosi margini del canale si vedono anche per la massa di alghe, si può ottenere un passaggio più sicuro e non urtare i segnali. Qui fui costretto a fermarmi da un forte vento dal Coro (vento di nord ovest, oggi chiamato maestrale) del tipo che sconquassa anche il profondo dei boschi. Sicuri, sotto un tetto, ci riparammo dalla pioggia incessante: la vicina villa del mio amico Albino fu messa a mia disposizione. (Decio Albino Cecina appartenente alla gens Caecina fu il successore in ufficio di Rutilio Namaziano)”

Resti della villa di San Vincenzino

Alcuni identificano la villa di Albino con la villa romana di san Vincenzino sulla sponda sinistra del fiume Cecina, l’infido canale di cui parla Namaziano.
L’area portuale in epoca etrusco – romana appartenne a Volterra, intorno al mille era possedimento di Pisa, poi per un periodo di Genova e infine agli inizi del XV secolo passò a Firenze. Negli anni ottanta del secolo scorso sono iniziati gli scavi nella località di San Gaetano, alle spalle dell’antico porto, che hanno portato alla scoperta di numerosi edifici: horrea (magazzini), una schola attribuibile al collegio dei Dendrophori (coloro che portavano insegne sacre durante le cerimonie)terme, strutture sacrali, laboratori artigianali e tabernae con forni per pane.

Area archeologica di San Gaetano

Il quartiere venne costruito agli inizi del I sec. d.C., e nel corso dei secoli subì numerosi rifacimenti e ristrutturazioni; rimase attivo, e sempre inserito nelle rotte mediterranee, sino ai primi decenni del VII sec. d.C., in seguito alla conquista longobarda. Dalla topografia del luogo che emerge dagli scavi appare evidente che il porto era inserito in una zona densamente popolata ricca di aziende agricole e manifatturiere databili dall’età tardo-repubblicana al primo medioevo.

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