di Salvina Pizzuoli

Tarquinia, veduta della zona occidentale della città con la torre della chiesa di Santa Maria di Castello e più a sinistra la chiesa e convento di Valverde
La veduta della zona occidentale della città con la torre della chiesa di Santa Maria di Castello e più a sinistra la chiesa e convento di Valverde

Origini antichissime caratterizzano la città che oggi accoglie il viaggiatore con il suo giro di mura medievali, le sue torri, le sue chiese e i suoi palazzi, ma la sua storia si muove ancora più addietro nel tempo, con le sue origini etrusche, l’antica Tarchna, ricca e fiorente già tra il VII e il IV secolo a.C., origini che trovano testimonianza nello splendido Museo Archeologico e nelle necropoli.

Antico centro etrusco che la tradizione vuole fondato da Tarconte, fratello o figlio di Tirreno, l’eroe eponimo del popolo etrusco. La città sorgeva in un ampio pianoro oggi denominato La Civita. Nel 181 a. C.in una porzione del suo territorio presso il mare fondò la colonia di Gravisca; nel 90 ricevette il diritto di cittadinanza e divenne municipio. Probabilmente nel sec. VII, per le invasioni barbariche e la malaria ,la città si spopolò e parte della popolazione si trasferì sul colle vicino, dando vita a Corneto, la Tarquinia moderna. Il centro si è denominato Corneto fino al 1872 quando ha assunto il nome di Corneto Tarquinia, poi quello di Tarquinia 1922  Corneto deriva dal latino cornetum ‘luogo piantato a cornioli

così si legge nel Dizionario di toponomastica cui ci piace aggiungere, come notizie storiche rilevanti, che nel medioevo, Corneto sarà un importante porto commerciale e un centro produttore di grano, che, nella seconda metà dell’XI sec., fu feudo della contessa di Canossa e divenne in seguito libero comune, e che tra i secoli XIV e XV, fu coinvolto nelle lotte tra papato e impero, fino al 1435, quando il cardinale Giovanni Vitelleschi, ne fece una sua signoria.

Tarquinia,  percorso delle antiche Mura, lo scorcio dell'abside della chiesa di Santa Maria di Castello
Lungo il percorso delle antiche Mura, lo scorcio dell’abside della chiesa di Santa Maria di Castello

Ma oggi ci dedicheremo alla vista della città medievale che ci accoglie da lontano con le sue 18 torri che si elevano alte e segnalano l’abitato già dalla piana più prossima al mare. Perfetta la sua collocazione geografica: su un cucuzzolo, tra una pianura fertile di questo lembo di Maremma tosco-laziale e il mare, con il suo microclima dolce e particolare dato proprio dalla sua posizione geografica.

Abbiamo parcheggiato fuori le mura e non entreremo in città dalla Barriera San Giusto, che nei primi anni del Novecento aveva sostituito l’antica Porta Firenze, con le sue balconate  e il suo ampio belvedere prospicente la piazza sottostante, ma inizieremo il nostro giro delle mura spostandoci a sinistra verso il Castello che già da questa posizione ci invita, dall’alto della sua imponente mole e la sua turrita Porta, da cui prende il nome omonimo, ad una visita più ravvicinata.

Tarquinia.  facciata della chiesa di Valverde e l'antistante giardino
La facciata della chiesa di Valverde e l’antistante giardino

Procediamo quindi lungo via Valverde, dal nome dell’antica chiesa e convento (1257-74), e iniziamo la salita sul percorso che ci porterà a Porta Castello costeggiando le alte mura (IX – XII sec.) di conci di macco rettangolari costruiti sulla base rocciosa ben in vista. Il macco è una roccia sedimentaria dal caratteristico colore caldo tra bianco e giallognolo. Il percorso si arricchisce di scorci scenografici sulla valle della Marta e con i colori di una vegetazione tipica e lussureggiante  di gialle ginestre e convolvoli giganti dall’intenso colore blu.  La Porta si apre maestosa addossata a un torrione a pianta circolare, detto di Matilde di Canossa.

da sinistra: le Mura e il torrione di Matilde e un particolare del macco, la pietra arenaria. (cliccare sulle immagine per ingrandirle)

La Porta di Castello. (cliccare sulle immagini per ingrandirle)

Superata la Porta su un ampio spiazzo, la splendida facciata della chiesa di Santa Maria di Castello (XII secolo): sulla struttura rettangolare della facciata, al centro il portale con la sovrastante bifora e lateralmente i due ingressi secondari e a sinistra il campanile a vela. Da sottolineare che il portale e la bifora sono opere dette cosmatesche, appellativo derivato dai maestri marmorari laziali detti così dalla frequenza del nome Cosma nelle loro famiglie nei secoli XII-XIV.

Tarquinia, La chiesa di Santa Maria di castello e l'alta torre che l'affianca
La chiesa di Santa Maria di castello e l’alta torre che l’affianca

Il panorama dall’alto delle Mura sulla valle della Marta

Vai a Tarquinia: la città vecchia e le sue bellezze architettoniche (seconda parte)

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