di Salvina Pizzuoli

Siamo a Tarquinia, città dell’antica Tuscia.

L’ambito urbano, la sua storia, i suoi monumenti, gli antichi reperti, il paesaggio, la cucina ricca dei prodotti locali, il clima, tutto affascina in questo territorio dove natura e creatività si armonizzano continuando una tradizione lontana legata al popolo raffinato e culturalmente avanzato che furono gli Etruschi.

L’antica Tarchuna (o Tarchna), fondata da Tarconte, eroe etrusco fratello o discendente di Tirreno, secondo la leggenda, sorgeva nell’area dell’odierno Piano di Civita, sul cucuzzolo difeso naturalmente da tre lati da scarpate naturali. Non lontana dal mare, intratteneva rapporti commerciali con il mondo greco e orientale al porto di Gravisca. Nel 281 a.C., dopo varie lotte, divenne municipio federato di Roma. L’attuale posizione si lega al periodo delle invasioni barbariche quando decadde; è nel VI secolo che gli abitanti dell’antico centro etrusco si rifugiarono nel vicino castello di Corneto (Castrum Novum, Cornetum) che divenne nel medioevo un centro agricolo e un porto commerciale molto fiorente. La città porta oggi nelle sue torri e nella possente cerchia muraria i segni dello splendore raggiunto. Vista dalla vicina Aurelia, si erge turrita su un colle alla sinistra del torrente Marta e si ravvisano nella sua struttura urbana gli elementi tipici di un agglomerato medievale.

Foto aerea del santuario dell’Ara della regina (da una delle sale del Museo)

Furono i signori di Corneto, i Vitelleschi, a iniziare la costruzione tra il 1436 e il 1439, del Palazzo omonimo, sede del prestigioso Museo Archeologico Nazionale.

La sua mole massiccia è alleggerita dalle belle bifore e dalle trifore che ne adornano la facciata sulla Piazza Cavour. Superato il portone di accesso, un ampio ed elegante cortile a doppio porticato con arcate gotiche dove si ripetono decorazioni bicrome dovute ai diversi tipi di pietra utilizzate, il macco, la pietra calcarea locale dal caldo colore giallo, e il nenfro, una varietà di tufo grigio scuro e compatto. In alto un loggiato con colonne corinzie. Al centro un pozzo ottagonale con lo stemma dei Vitelleschi.

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Il Museo conserva un consistente patrimonio di reperti rinvenuti nel sito dell’antica acropoli etrusca di Pian della Civita dove sorgeva l’Ara della Regina, un tempio utilizzato per preghiere e riti sacri.
Tra i più importanti rinvenuti nel sito l’altorilievo dei Cavalli Alati, una lastra alta 1,15 mt e larga 1,25 metri, era posta sul frontone del tempio sacro, e il gruppo marmoreo del Mitreo.

Articolato su tre piani ospita:

  • al piano terreno una collezione di sarcofagi in pietra risalenti alla metà del IV secolo a.C.;
  • al primo piano una rilevante collezione di reperti vascolari riferibili, in ordine di tempo, dal periodo Villanoviano a quello Romano, che evidenziano l’evoluzione della pittura greca ed etrusca: i vasi greci ad esempio provenienti da Corinto (VII-VI secolo a.C.) e i bucheri, la tipica ceramica etrusca o le ceramiche dell’Attica (VI secolo a.C.); ma anche monete etrusche in bronzo e oro, risalenti al periodo tardo imperiale e rinvenute nella colonia di Gravisca, e manufatti di produzione locale in ceramica e metallo (specchi, suppellettili e balsamari).
  • al secondo piano, in sale climatizzate, gli affreschi di alcune delle tombe della necropoli di Montarozzi (Tomba del Triclinio, Tomba delle Bighe, Tomba della Nave e Tomba delle Olimpiadi) che riproducono la struttura della tomba da cui, con un lavoro di estrazione particolarissimo, sono stati, per motivi conservativi, ricostruiti in questa sala. Sempre a questo piano l’altorilievo dei Cavalli Alati, proveniente dall’Ara della Regina rinvenuto nel 1938, facente parte della decorazione del frontone del tempio dell’Acropoli. (NB Per quanto concerne le tombe della necropoli ricostruite in questa sala del Museo, si rimanda ad un articolo dedicato di prossima pubblicazione)
Scultura etrusca in terracotta, datata 400-390 a.C. Rinvenuta nel 1938 durante gli scavi di Pietro Romanelli
Mitreo, Mitra che uccide il toro (II-III secolo d.C.)

E per concludere con gusto la visita consigliamo il ristorante l’AmbArAdAm, in Piazza Giacomo Matteotti, non lontano dal Museo. Potrete sistemarvi all’aperto o nei tavoli all’interno, dall’atmosfera antica: piatti di mare e di terra, gustosi e ben fatti, verdure locali fresche e saporite, il tutto condito con la simpatia e la professionalità dei gestori

Articoli correlati: (di prossima pubblicazione)

Affreschi delle tombe presenti nella sala del Museo

La necropoli di Tarquinia

Liguri ed Etruschi

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