di Salvina Pizzuoli

Di fronte alla chiesa di San Cassiano il piccolo e prezioso Museo: è ospitato dentro l’antico oratorio sede della confraternita del Santissimo Sacramento e Nome di Gesù, datato 1657. Il progetto di restauro e di riadattamento a sede museale, voluto dalla parrocchia per esporvi il gruppo equestre attribuito a Jacopo della Quercia, fino ad allora conservato presso la casa canonica, si realizza nell’agosto del 2012 quando venne inaugurata la sala espositiva che nel marzo del 2018 diverrà museo parrocchiale.

A sinistra dell’entrata il bacile di ceramica datato X – XI secolo proveniente da manifatture islamiche siculo tunisine. Una ceramica invetriata raffigura un cavaliere a cavallo con il suo falcone. Il bacile occupava la parte alta del sottotetto, dove ancora oggi è alloggiata la copia.


Lungo la stessa parete sinistra due statue lignee: Madonna Annunciata e Angelo Annunciante (fine 1300 – inizio 1300). L’Autore è Maestro anonimo noto come Maestro dell’Annunciazione di San Cassiano. Si tratta di una coppia di statue lignee raffiguranti l’Annunciazione: la Madonna e l’Angelo sono scolpiti con eleganti panneggi e con i tratti delicati. Le forme mostrano armonia nel movimento delle figure e nel trattamento dei capelli e delle vesti. Sono esempi rari di scultura in legno medievale proprio perché spesso non si conservavano a causa della deperibilità del materiale.
Il gruppo del Cavaliere e le statue dell’Annunciazione sono pertanto testimonianze preziose.



Notevole il pregevole gruppo equestre sebbene mutilo, datato XV secolo (circa 1400-1420). L’opera è attribuita alla giovane produzione di Jacopo della Quercia (1371–1438 circa), uno dei più influenti scultori italiani tardo-gotici e precursori del Rinascimento

Il gruppo ligneo policromo in tiglio raffigura un cavaliere su un cavallo; ha i capelli arricciati e un’espressione assorta, il mantello che lo avvolge ha suggerito l’antica iconografia del San Martino caritatevole. L’opera fu scoperta casualmente nel 1909 in una legnaia del complesso, è considerata uno dei rarissimi esempi medievali di scultura che rappresenta cavaliere e cavallo e un esempio significativo della scultura lucchese del primo Quattrocento.

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