… era scarso della persona, e anzi mingherlino che no, e per questo se gli diceva Lorenzino; non rideva, ma ghignava ; e tutto che egli fosse più tosto graziato che bello, avendo il viso bruno e malinconico, andava molte volte solo, e pareva che non apprezzasse né roba né onori, lo chiamava il Filosofo, dove dagli altri che lo conoscevano era chiamato Lorenzaccio (Benedetto Varchi Storie fiorentine) … continua a leggere Lorenzino de’ Medici detto Lorenzaccio
Palazzo Medici Riccardi particolare della facciata
Ogni città si configura per la sua storia, per la sua posizione geografica, per il territorio e il paesaggio naturale in cui si inserisce. Sono questi aspetti che le conferisco un carattere; la rendono infatti unica e riconoscibile nelle sue forme. Non per ultima, c’è una componente che la caratterizza in maniera visibile, quella che scaturisce ….
La conoscenza del patrimonio storico-artistico pervenutoci è un requisito fondamentale per la comprensione di un luogo. L’argomento di cui voglio parlare richiede la considerazione delle preziose testimonianze del pittore fiammingo del XVI secolo Iustus Van Utens, meglio noto col nome italianizzato di Giusto Utens. La sua opera decorativa più famosa è la serie di quattordici lunette raffiguranti le ville medicee …
Granduchi, sigari e tirchieria: l’invenzione del “toscano”
sigari toscani
Correva l’anno 1815 quando nella Manifattura dei Tabacchi di Santa Caterina della ruota un imprevisto quanto impetuoso temporale estivo infradiciò un grosso quantitativo di tabacco della Val di Chiana lasciato all’aperto, che subito dopo cominciò anche a fermentare per il caldo. La cosa preoccupò non poco i dirigenti della Manifattura perché il tabacco, così rovinato, rischiava di dover essere gettato via ed era risaputo che il Granduca Ferdinando III di Lorena, da poco reinsediato al potere dopo il Congresso di Vienna, per quanto di larghe vedute, odiava ogni forma di spreco. … continua a leggereAneddoti su fatti e personaggi fiorentini
Tutti i Fiorentini sanno bene di cosa stiamo parlando e conoscono anche il significato del termine, ancora molto comune, perché i’ brindellone non indica una cosa sola. Se cerchiamo il termine sul dizionario Treccani troviamo la seguente definizione: brindellóne s. m. (f. -a) [der. di brindello]. – Persona che va in giro con l’abito lacero, o anche sciatta nel vestire, trasandata nell’aspetto, nel camminare e simili; più comune la forma sbrindellone. Ci dice quindi che deriva da brindello ovvero da brano. – Straccio, brandello. A Firenze un brindellone è un tipo sciatto, trasandato, non molto “vispo”
… Ma tutti sanno che questo è anche il nome con cui i Fiorentini chiamano affettuosamente il carro, quello dello scoppio nella domenica di Pasqua e della famosa colombina.
Da: Guido Carocci, Firenze scomparsa, Firenze 1897
Fabio Bprbpttoni – Tiratoio delle grazie
“Ricordo e simbolo dell’importanza infinita di un’arte che fu la causa prima e principale della ricchezza e della potenza di Firenze erano i tiratoi, quei colossali e strani fabbricati che fra un basamento di pietrami ed una gigantesca tettoia racchiudevano un laberinto di terrazze, di scale, di anditi, di antenne, di traverse, di staggi, una costruzione di legname insomma d’un tipo tutto speciale. Come lo dice il loro stesso nome, cotesti edifizi erano usati per stendere e tirare le stoffe, nella stessa guisa che le Gualchiere erette fuori della città sulle rive dell’Arno servivano a lavare e battere le stoffe medesime. Appartenevano o alla corporazione dell’arte della Lana o a società commerciali o a famiglie che esercitavano l’arte della lana o quella della tintoria. L’ampiezza di questi tiratoi dove potevano trovar posto migliaia di braccia di stoffe e matasse in gran copia, il numero cospicuo di questi edifizi esistiti in un epoca a Firenze servono a dare una idea della immensa quantità di produzione che Firenze diffondeva in ogni parte del mondo. E l’arte della lana era difatti la fonte principale di quelle ricchezze che affluivano a Firenze e che facevano della nostra repubblica uno de’ più forti e più autorevoli Stati d’Italia. Le galere coll’orifiamma fiorentina trasportavano anche ne’ mari più lontani i panni qui lavorati, in tutti i centri più importanti d’Europa e d’Asia i nostri mercatanti avevano case e rappresentanti ed i guadagni prodotti da quest’industria contribuirono efficacemente a render Firenze così splendida per dovizia e per imponenza di monumenti. Nel xiv e xv secolo si può dire che oltre una metà della nostra popolazione fosse occupata nell’esercizio dell’arte della lana e ricercando fra le matricole di quest’arte si ritroverebbero facilmente fra i proprietari di tiratoi, di fabbriche, di fondachi, di banchi d’arte della lana i nomi delle famiglie che nella storia fiorentina occupano le pagine più gloriose, delle famiglie più cospicue che costituirono la nostra nobiltà. Li stessi cittadini che discendevano dai più alti lignaggi, che avevano conquistato i gradi più elevati nel governo dello stato, che avevano avuto onori e titoli e dalla repubblica e da sovrani stranieri, stavano a trattar di persona i loro affari, dirigevano i loro fondaci, andavano all’estero per ismerciare le loro mercanzie.
Rotari e la sua corte (particolare di una miniatura dell’XI secolo)
L’invasione dei Longobardi, discesi in Toscana poco prima del 575 (occuparono Arezzo non molto tempo dopo), costrinse gli aretini a rifugiarsi sul Colle di San Donato luogo ritenuto più sicuro, ove rimasero fino al XII secolo. Sotto il regno di Rotari (636 – 652) quando Siena inizia a crearsi uno spazio per la sua esistenza tra Arezzo e Volterra iniziò una lite con Arezzo per il possesso dei territori di una ventina di pievi. In questo periodo nella città di Arezzo il potere era in mano al vescovo Cunemondo (753 – 782) che qui fondò il primo monastero e fu nel 774 sotto il cui dominio che Carlomagno pose fine alla dominazione longobarda dando inizio a quella dei Franchi.