di Giovanni Caselli

elementi architettonici decorativi del tetto della villa di Murlo (Museo di Murlo)
elementi architettonici decorativi del tetto della villa di Murlo (Museo di Murlo)

Il dibattito storiografico sull’organizzazione territoriale e socio-economica dell’Etruria interna trova un punto di svolta nelle evidenze archeologiche emerse a Poggio Civitate (Murlo) a partire dagli anni Sessanta del Novecento. Nel saggio analitico intitolato “Il caso di Murlo”, l’archeologo e antropologo Giovanni Caselli riesamina criticamente la portata scientifica di questa scoperta, inserendola nel quadro dei modelli di popolamento rurali di epoca orientalizzante ed arcaica.

L’analisi di Caselli si focalizza sulla transizione evolutiva delle strutture di potere locali. L’autore decostruisce l’immagine tradizionalmente urbano-centrica della civiltà etrusca, dimostrando come l’edificio monumentale di Murlo configurasse un centro egemonico rurale. Questo complesso combinava funzioni politico-religiose a una chiara vocazione di coordinamento economico-produttivo dell’entroterra agricolo. ... continua a leggere      Il caso di Murlo 

2 pensieri su “Il Caso di Murlo: Viaggio nell’Etruria Rurale con Giovanni Caselli

  1. Buongiorno leggo sempre con attenzione i vostri articoli . Murlo era stata selezionata da Piazza perché un borgo teoricamente rurale e quindi meno interessato da ipotetici cambi di popolazione. Lo studio di Piazza è stato uno dei primi di paleogenetica ma negli ultimi anni c’è stata una rapide crescita delle conoscenze in questo campo. Riguardo ai Toscani ed agli Etruschi , le più recenti analisi paleogenomiche indicano che gli Etruschi appartenevano sostanzialmente al continuum genetico delle popolazioni dell’Italia preromana e presentavano una composizione affine a quella dei contemporanei Latini dell’Italia centrale. Non emerge invece evidenza di una migrazione significativa recente( le origini anatomiche derivano da migrazioni di epoca neolitica) dall’Anatolia tale da spiegare l’origine degli Etruschi

    Durante l’età romana il quadro divenne progressivamente più eterogeneo. L’espansione di Roma e la mobilità all’interno dell’Impero determinarono infatti l’arrivo nella penisola di individui provenienti da differenti regioni mediterranee ed europee. Il fenomeno fu particolarmente marcato nella popolazione della Roma imperiale, che acquisì componenti genetiche riconducibili anche al Mediterraneo orientale. Questo dato documenta un’intensa mobilità demografica in età imperiale, ma non implica una; sostituzione generalizzata delle popolazioni italiche .

    Dopo la fine dell’Impero romano d’Occidente si verificarono ulteriori trasformazioni, con l’introduzione di componenti genetiche nordeuropee associate ai movimenti di popolazioni germaniche e, in particolare, al periodo longobardo. Il patrimonio genetico dell’Italia centro-settentrionale risultò quindi dalla progressiva sovrapposizione di diversi contributi demografici.

    Il modello attualmente più coerente con i dati è dunque quello di una storia genetica stratificata, piuttosto che di una successione di sostituzioni popolazionali: substrato neolitico e dell’Età del Bronzo, componente steppica diffusasi durante l’Età del Bronzo, popolazioni italiche dell’Età del Ferro — tra cui Etruschi e Latini —, intensificazione della mobilità mediterranea in età romana e ulteriori apporti nordeuropei nell’Alto Medioevo. Di conseguenza, la popolazione toscana moderna non può essere considerata una semplice prosecuzione biologica degli Etruschi, ma il risultato di una complessa continuità locale accompagnata da successivi fenomeni di mobilità e mescolamento genetico.
    Alessandro Guerri