Giuseppe Giusti e gli aforismi sull’amore

La Toscana non è solo la culla della lingua e dell’arte, ma è anche la terra di una radicata e vivace saggezza popolare. Tra le pagine della sua tradizione, un posto d’onore spetta senza dubbio ai proverbi toscani sull’amore, specchio fedele di un popolo ironico, passionale e disincantato.

Gran parte di questo patrimonio è giunto fino a noi grazie al poeta e scrittore Giuseppe Giusti, che nel 1853 pubblicò una celebre raccolta edita da Le Monnier. Ma i proverbi, all’epoca, non erano semplici modi di dire: erano una vera e propria arma di corteggiamento. Nelle serate fiorentine del diciannovesimo secolo, i giovani si sfidavano nel “gioco dei proverbi”: disposti in cerchio, si lanciavano un fazzoletto e chi lo riceveva doveva recitare un detto a tema, usandolo per dichiararsi, lanciare frecciatine o testare la gelosia dell’amato.

I detti popolari racchiudono ogni sfumatura del sentimento. Si va dall’inevitabilità della passione con “Amore e tosse non si nascondono”, alla cruda realtà dei legami clandestini con “Amore di ganza, fuoco di paglia”, fino a un saggio e consolatorio “Delle pene d’amore si tribola e non si more”.

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