Una indagine etnologica su uno strumento di trasporto del mondo contadino del prof. Giovanni Caselli
Cos’è dunque la “Cultura della Treggia”? Anzitutto sarà bene chiarire che il termine “cultura” è qui inteso in senso antropologico e di questo ne ha data una precisa definizione Taylor [1], in senso etnologico è quel complesso insieme che racchiude conoscenza credenza, arte, morale, legge, costume ed ogni altra capacità ed abitudine acquisita dall’uomo come membro di una società”.
Ma non tutti sanno cos’è la treggia; quella a cui si fa riferimento in questa sede è un veicolo senza ruote, un traino agricolo, ancora non completamente scomparso dai campi di collina e montagna, ma che non moltissimi anni fa era un mezzo di trasporto più comune dell’auto, usato perfino da vescovi e proprietari terrieri per viaggiare su percorsi non facili nell’ambito di una tenuta agricola o nei dintorni collinari della città, in quasi tutta la Toscana fra l’Appennino Tosco Emiliano. … continua a leggereLa cultura della treggia in Toscana
E’ la via per Roma per il Brennero, dei viaggiatori tedeschi, scandinavi, baltici e polacchi, nota in Italia come Via Romea Germanica o dell’Alpe di Serra per Arezzo e Orvieto. Arezzo medievale, ad esempio, deve in gran parte la sua rinascita a questa strada.Oltre ad essere una delle due principali vie per Roma questa fu la via della città vescovile di Arezzo situata sull’antico luogo di culto pagano e dove si trovava la tomba di San Donato (363), su questa bassa collina chiamata Pionta, a breve distanza da Arezzo attuale. Il Pionta divenne la città vescovile con sue proprie strutture: Cattedrale, ospitale per pellegrini, Palazzo vescovile, e “studium”. Punto di riferimento obbligatorio dei viaggiatori tedeschi, scandinavi, baltici e polacchi, e di chiunque si recava a Roma per il Brennero, nota come Via Romea Germanica o dell’Alpe di Serra per Arezzo e Orvieto. Arezzo medievale, ad esempio, deve in gran parte la sua prosperità a questa strada. … continua a leggereLa via Romea Stadense o Germanica Imperiale
La via percorsa e descritta da Sigerico non e’ che la più diretta – e perciò probabilmente, la più frequentata – fra l’Inghilterra e Roma – almeno in epoca antica. Essa non è però l’unica via che nel X secolo univa le coste della Manica all’Italia, né tanto meno è l’unica ad essere appellata Via Romea, o Francigena. E’ infatti sintomatico che uno dei più noti studiosi italiani del medioevo, che è anche piemontese, il Prof. Giuseppe Sergi, la ignori nella maniera più assoluta in un suo importante lavoro sulle antiche strade colleganti il Piemonte con la Francia. Sergi, G. Potere e territorio lungo la strada di Francia: Da Chambéry a Torino fra X e XIII secolo. Napoli: Liguori.(1981). Nel Medioevo esistevano quattro principali vie Romee francigene valicanti le Alpi francesi: quelle del Piccolo e Gran San Bernardo e quella, di importanza non inferiore, del Moncenisio. Oltre tali passi le tre direttrici si ramificavano in varie direzioni: quella del Moncenisio toccava Chambery e Lione per puntare poi su Parigi o su Reims; quella del Piccolo San Bernardo scendeva in Val d’Isere, mentre quella del Gran San Bernardo puntava su Losanna, Besançon e quindi Reims, oppure su Neuchatel, Basilea, Strasburgo, Spira, Worms, ecc. E’ chiaro come l’ultima sia stata la più frequentata dai Carolingi e dai successivi imperatori germanici. Vi erano poi il Piccolo Moncenisio dove Matthew Paris fa passare la Londra-Gerusalemme, e il Monviso, uno dei passi di Annibale secondo la tradizione. Più tardi, nel XIII° secolo, i passi alpini si moltiplicano: … continua a leggere Le vie Romee
Legate al paganesimo sono le “teofanie” o apparizioni della Madonna che hanno luogo fra il XIV e il XV secolo, quando ancora si compivano riti pagani in certi luoghi. Le apparizioni accadevano laddove si manifestavano forze soprannaturali e la Madonna vi appariva per sconfiggere il maligno causando la costruzione di un santuario.
Santa Maria del Sasso.
Presso Bibbiena, c’ è un santuario mariano che si origina anch’esso con una apparizione della Madonna su di un sasso. Questo santuario divenne nel tardo XV secolo, con la colonizzazione fiorentina della zona, una istituzione fiorentina che assunse il ruolo di punto di riferimento devozionale della borghesia rurale, quasi tutta di origine fiorentina, basti osservare le grandi lunette dipinte nel XVIII secolo, ex voto delle famiglie più abbienti della zona, presenti nel portico antistante la chiesa e nel chiostro della clausura. Il santuario che è oggi curato dai domenicani, sorse su di un luogo di culto pagano basato su un grande masso (il Sasso) tempestato di coppelle, prova di un luogo di culto preistorico. Il Sasso è ancora oggi oggetto di culto, si vedano le numerose note e i biglietti inserite nelle crepe e nelle spaccature del sasso, lasciate dai fedeli in ringraziamento per grazia ricevuta o grazia richiesta. Questo enorme sasso erratico, come altri più piccoli dispersi tutto attorno sono frammenti del Sasso della Verna. … continua a leggereSantuario di Santa Maria del Sasso
ovvero: l’iranizzazione dell’Occidente Classico e le influenze nelle origini della letteratura italiana
di Giovanni Caselli
La caduta ufficiale dell’Impero Romano avviene, come tutti sanno, nel 476, ma in effetti Roma era caduta sotto i Visigoti di Alarico nel 410. Nel 406 Firenze scampa alla distruzione da parte di Radagasio grazie a Stilicone, ma cade nelle mani di Totila nel 552 per poi passare sotto il dominio dei Longobardi qualche decennio più tardi, quando era già in rovine e semi deserta. L’Appennino tosco-romagnolo diviene così un confine fra due mondi diversi, quello romano-bizantino e quello longobardo-barbarico fino alla caduta del regno longobardo per mano dei Franchi. Le vie transappenniniche ad est dell’Appennino pistoiese si chiudono ed acquista importanza il passo della Cisa con la via che nel XX secolo diverrà nota a tutti col nome di Via Francigena. … continua a leggereLe radici della cultura medievale
Area geografica della Romagna toscana (clicca sull’immagine per ingrandirla)
Non può esservi dubbio alcuno che la Romagna toscana era tale per motivi economici e non politici. L’area montana e collinare della Romagna, avara e spesso ostile, era abitata, in epoca antica e anche nel medioevo, da pastori che nessun interesse potevano avere per la pianura ravennate gravitando verso la Maremma per il loro sostentamento, anzi per la loro stessa sopravvivenza. Nessuno sa se il confine politico di epoca augustea collimasse col crinale, ma vi sono motivi di dubitarne, per i motivi sopra addotti. La storia ci consegna la Romagna montana come territorio legato alla Toscana ed i Guidi che se ne impadroniscono e traggono la loro ricchezza soprattutto dai movimenti delle greggi e dal controllo delle “Calle” (dal teutonico Kalla = conta o chiamata), i punti di passaggio obbligato dove si contavano le pecore. Il fatto che i Guidi controllassero fino al basso medioevo tutti i passi d’Arno delle transumanze conferma in maniera irrefutabile quanto suggeriscono i fatti e la logica. … continua a leggereLa Romagna toscana
Faesulae è un insediamento etrusco molto antico, ma se nella città i reperti non vanno più indietro nel tempo del VI secolo a.C., nei dintorni vi sono insediamenti più piccoli che mostrano una continuità dal Neolitico al Bronzo al Protovillanoviano, al Villanoviano e all’Etrusco, come nel sito di Poggio di Firenze, ora distrutto dai Vandali.
Forse lungo l’Arno, per via d’acqua, i primi coloni etruschi si spinsero fino alla paludosa valle pistoiese-fiorentina e penetrarono fino nella Val di Sieve a trovare il passo verso Rimini e Ravenna. Una ‘scia’ di toponimi etruschi avallati da reperti, segue questa direttrice senza dare adito a dubbi. … ContinuaLa via Cassia Antica: quinto itinerario da Fiesole a Firenze
La Via Clodia era la strada dell’Etruria e per l’Etruria, era un antichissimo tracciato che fu trasformato in via consolare fra il III e il II secolo a.C. La Via Cassia si separava dalla Clodia all’altezza di Veii, mentre la prima transitava all’interno, ossia a est dei grandi laghi vulcanici, la Clodia transitava a ovest per Blera, Tuscania giungendo a Saturnia, da qui il tracciato fu poi sistemato fino a Rusellae e quindi allacciato alla litoranea Aurelia-Aemilia Scauri a Salebro.