Le radici della cultura medievale

ovvero:
l’iranizzazione dell’Occidente Classico e le influenze nelle origini della letteratura italiana

di Giovanni Caselli
La caduta ufficiale dell’Impero Romano avviene, come tutti sanno, nel 476, ma in effetti Roma era caduta sotto i Visigoti di Alarico nel 410. Nel 406 Firenze scampa alla distruzione da parte di Radagasio grazie a Stilicone, ma cade nelle mani di Totila nel 552 per poi passare sotto il dominio dei Longobardi qualche decennio più tardi, quando era già in rovine e semi deserta.
L’Appennino tosco-romagnolo diviene così un confine fra due mondi diversi, quello romano-bizantino e quello longobardo-barbarico fino alla caduta del regno longobardo per mano dei Franchi. Le vie transappenniniche ad est dell’Appennino pistoiese si chiudono ed acquista importanza il passo della Cisa con la via che nel XX secolo diverrà nota a tutti col nome di Via Francigena.    …  continua a leggere    Le radici della cultura medievale

La Romagna toscana

di Giovanni Caselli

Area geografica della Romagna toscana (clicca sull’immagine per ingrandirla)

Non può esservi dubbio alcuno che la Romagna toscana era tale per motivi economici e non politici. L’area montana e collinare della Romagna, avara e spesso ostile, era abitata, in epoca antica e anche nel medioevo, da pastori che nessun interesse potevano avere per la pianura ravennate gravitando verso la Maremma per il loro sostentamento, anzi per la loro stessa sopravvivenza. Nessuno sa se il confine politico di epoca augustea collimasse col crinale, ma vi sono motivi di dubitarne, per i motivi sopra addotti. La storia ci consegna la Romagna montana come territorio legato alla Toscana ed i Guidi che se ne impadroniscono e traggono la loro ricchezza soprattutto dai movimenti delle greggi e dal controllo delle “Calle” (dal teutonico Kalla = conta o chiamata), i punti di passaggio obbligato dove si contavano le pecore. Il fatto che i Guidi controllassero fino al basso medioevo tutti i passi d’Arno delle transumanze conferma in maniera irrefutabile quanto suggeriscono i fatti e la logica.       … continua a leggere     La Romagna toscana

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La genesi del paesaggio classico (quarta parte)

Dalle fonti antiche e secondo l’osservazione dell’antropologo

Con particolare riguardo al paesaggio toscano

di Giovanni Caselli

Sorprenderà gli ignari sapere che il paesaggio dell’Italia classica era assai meno ricco di alberi e boschi di quanto lo sia oggi. Nelle aree più densamente abitate il paesaggio veniva letteralmente spogliato per trarne legna e carbone. Non vi era casa degna di questo nome senza un bagno (non l’eufemismo di oggi che significa ‘cesso’, ma un vero bagno), non vi era vicus privo di bagni pubblici, e questi erano riscaldati con enormi quantità di legna.

Naturalmente, nei luoghi meno accessibili e dai quali era difficile il trasporto della legna, le foreste erano estese e anche impenetrabili. Si pensi alla nota Selva Cimina, che sui monti Cimini costituì il confine naturale e un vero baluardo fra Roma e l’Etruria per secoli. Il Pinus picea, che cresce in montagna, era la conifera più comune per il largo uso che si faceva del suo legno. Anche il pino si piantava assieme al cipresso presso la porta di casa e presso i cimiteri in memoria dei morti; la sua resina era mischiata al franchincenso perché gli somigliava nell’odore e costava meno. La pece, di cui i Romani facevano largo uso, si otteneva da questo pino.   … continua a leggere   La genesi del paesaggio classico (quarta parte)

La genesi del paesaggio classico (terza parte)

Dalle fonti antiche e secondo l’osservazione dell’antropologo

Con particolare riguardo al paesaggio toscano

di Giovanni Caselli

Melo cotogno

Il pino è un elemento  essenziale del paesaggio italiano classico, Plinio non poteva che classificarlo terzo nella sua dettagliata descrizione degli alberi utili. Il quarto albero da frutto è per Plinio il cotogno, un frutto – ingiustamente ignorato oggigiorno – di origine cretese, col suo evocativo nome di Crysomela. Il melograno è il quinto frutto, assieme alla rarissima pesca. Il melograno aveva associazioni simboliche, soprattutto connesse con la fertilità, la stele di Londa (V sec. a.C.) mostra una donna seduta – la defunta – che regge una melagrana.

La Persica, ossia la pesca, ha un nome che ne tradisce l’origine.   … continua a leggere   La genesi del paesaggio classico

La genesi del paesaggio classico (seconda parte)

Dalle fonti antiche e secondo l’osservazione dell’antropologo

Con particolare riguardo al paesaggio toscano

di Giovanni Caselli

 

L’Italia dei primi uomini era ben diversa da quella attuale ma, paradossalmente, non così diversa come lo era invece un secolo fa. E’ infatti vero che l’aspetto superficiale – o il colpo d’occhio – che offre oggi, ad esempio la Toscana, è più simile a quello di 3000 anni fa che non a quello di un secolo fa.

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La genesi del paesaggio classico (prima parte)

Dalle fonti antiche e secondo l’osservazione dell’antropologo

Con particolare riguardo al paesaggio toscano

di Giovanni Caselli

La “lisca”, il celebre osso di balena preistorica rinvenuto nei pressi di Firenze (Foto di Enio Bravi)

Dei periodi geologici che si sono succeduti durante i 4 miliardi e mezzo di anni che sono trascorsi dalle origini del nostro pianeta, quelle che ci interessano più da vicino sono solo gli ultimi tre, quelli succedutisi durante gli ultimi 7 milioni di anni circa, le cui testimonianze sono percepibili quando facciamo un’escursione in campagna. Dopo il Carbonifero Permiano si è verificato un abbassamento della parte tirrenica che era ancora coperta dalle acque, causando così un accumulo, in questo avvallamento, di numerosi strati di detriti spessi fino a 3 km parte dei quali vediamo in tutto l’Appennino.    … continua a leggere    La genesi del paesaggio classico (prima parte)

 

La cultura della treggia in Toscana

Una indagine etnologica su uno strumento di trasporto del mondo contadino del prof. Giovanni Caselli

Cos’è dunque la “Cultura della Treggia”? Anzitutto sarà bene chiarire che il termine “cultura” è qui inteso in senso antropologico e di questo ne ha data una precisa definizione Taylor [1], in senso etnologico è quel complesso insieme che racchiude conoscenza credenza, arte, morale, legge, costume ed ogni altra capacità ed abitudine acquisita dall’uomo come membro di una società”.

Ma non tutti sanno cos’è la treggia; quella a cui si fa riferimento in questa sede è un veicolo senza ruote, un traino agricolo, ancora non completamente scomparso dai campi di collina e montagna, ma che non moltissimi anni fa era un mezzo di trasporto più comune dell’auto, usato perfino da vescovi e proprietari terrieri per viaggiare su percorsi non facili nell’ambito di una tenuta agricola o nei dintorni collinari della città, in quasi tutta la Toscana fra l’Appennino Tosco Emiliano.     … continua a leggere    La cultura della treggia in Toscana

Cos’è il Mugello (seconda parte)

di Giovanni Caselli

continua dalla Parte Prima

Il verde Mugello

Vi sono poi molti fedeli del Comune di Firenze, i guelfi, ciò hanno di mostrato in molti casi con le loro buone azioni. E fra le altre cose, coll’aiuto e volontà del nostro Comune e colla loro buona sollecitudine, si sono adoperati contro i tirannici Ubaldini, ghibellini, nemici e ribelli de’ guelfi e del Comune di Firenze: e con questi si ritrovarono più volte a molte zuffe assieme ai nostri consorti che abitavano nel Mugello e che avevano subìto molti danni nelle persone e nei loro averi. E così questi paesani sono stati tenaci e fedeli devoti del Comune e mai hanno voluto ascoltare le molte promesse e accettare i gran doni fatti loro dai detti Ubaldini per corromperli: essendo sempre stati contro di loro per difesa delle terre e fortezze, mai è occorso darle in guardia se non ai nostri paesani, che hanno sempre seguito con amore e con zelo la trionfale insegna del nostro Comune assieme alla cattolica insegna dei venerabili guelfi.

 … continua a leggere    Cos’è il Mugello

Cos’è il Mugello (prima parte)

di Giovanni Caselli

Dico in prima che ‘l Mugello

è il più bello paese che abbia il nostro contado;

e di questo ha comunemente fama

da tutti o dalla maggiore parte de’ nostri cittadini.

(Giovanni di Paolo Morelli, “Ricordi”, 1393)

Sotto i Pampini, con un libro di versi

Un fiasco di vino, un pane, …e Tu

Accanto a me cantando, in mezzo ai Campi …

Ed ecco che i campi si trasformano in Paradiso!

(Omar Khayam, X sec. d.C.)

Cos’è il Mugello?

Il Mugello è stato, assieme al Valdarno superiore fino a San Giovanni e il Chianti sino a Panzano, Firenze fuori le mura: la campagna più civilizzata del mondo. … continua a leggere  Cos’è il Mugello (prima parte) 

L’euforia delle strade antiche e del pellegrinaggio moderno: un po’ di chiarezza

del prof. Giovanni Caselli

L’abito dei pellegrini

Premetto che non esistono vie di alcun santo o pellegrino o di altro personaggio, se non itinerari d’epoca trasmessici da documenti storici intesi come guide per futuri viaggiatori. È quindi assurdo parlare di Via di questo o quest’altro in mancanza di tali documenti. Esistono invece vie definibili come “storiche” o addirittura “monumenti storici” in quanto manufatti che l’archeologo riconosce come antichi o come tali documentati nella memoria storica. Come ad esempio le strade consolari romane. Le vie medievali mantenute da serie di pievi lungo il loro percorso, oppure le vie postali istituite in Italia verso il XVIII secolo, come ad esempio le vie esistenti nel catasto preunitario toscano. Tutte da considerarsi “monumenti storici” o “strutture storiche”, in quanto manufatti d’epoca che disegnano il territorio.

Gli itinerari quali sono le vie Francigena o la Via Romea, sono composti di varie vie. I viaggiatori di qualsiasi epoca che si spostavano, per i motivi più vari, da un luogo all’altro, o da una nazione all’altra, si servivano delle strade disponibili, che giudicavano più adatte per vari motivi. I motivi possono andare dalla brevità alla comodità dell’esistenza di strutture di accoglienza, alla stagionalità, alla pericolosità di un percorso rispetto a un altro. … continua a leggere    L’euforia delle strade antiche e del pellegrinaggio moderno: un po’ di chiarezza