di Michele Zazzi

Le immagini presenti si riferiscono a ex voto etruschi con iscrizioni rinvenuti nel Santuario di San Casciano dei Bagni (SI)

 ex voto etruschi con iscrizioni rinvenuti nel Santuario di San Casciano dei Bagni

Aree sacre, santuari e depositi votivi dell’Etruria (centrale, settentrionale e meridionale) hanno restituito ex voto di vari tipi (statue e statuette di divinità ed offerenti, parti del corpo umano, animali, vasi, armi, etc …).

Le offerte, donazioni alle divinità da parte di devoti (appartenenti a tutti ceti sociali) potevano essere propiziatorie (richieste di guarigione o protezione) o di ringraziamento in adempimento di un voto per aver ottenuto una grazia ed anche a prescindere da un impegno assunto in tal senso dal donante. 

Talvolta gli ex voto possedevano un valore intrinseco, essendo costituiti da pezzi di metallo grezzo o variamente lavorato; più spesso, tuttavia, avevano valore simbolico ed erano realizzati in argilla, metallo o altri materiali, sotto forma di riproduzioni di determinati soggetti. Poteva trattarsi di oggetti prodotti ad hoc o di oggetti comuni adattati allo scopo tramite consacrazione.

I reperti votivi erano funzionalmente vincolati alla divinità dedicataria ed in qualche caso recano l’esplicito divieto di appropriazione. Su di una oinochoe in bucchero dedicata da Venalia Slarinas a Menerva si legge “non mi prendere: io (sono) sacro”.

Gli oggetti donati alle divinità potevano o meno recare iscrizioni; le più antiche risalgono alla metà del VII secolo a.C. Di regola gli ex voto anatomici ne erano privi. Tra i pochissimi casi si segnala un elemento fittile a forma di ginocchio, databile al III-II secolo a.C., proveniente da Tarquinia (deposito di Pian di Civita), che risulta donato da un certo Vel Tiples. Il testo dell’iscrizione fu realizzato prima della cottura; il pezzo quindi fu ordinato già iscritto dal donante. Risulta iscritto anche un ex voto a forma di utero proveniente da Vulci (Santuario di Fontanile di Legnisina) dedicato a Vei.

La funzione votiva di un oggetto si desume dalla tipologia del sito di ritrovamento, dalla forma del dono (es. figura della divinità antropomorfizzata provvista degli attributi caratteristici della stessa) e/o da eventuali iscrizioni che collegano in qualche modo l’oggetto al sacro.

Le formule scritte presentano vario contenuto.

 ex voto etruschi con iscrizioni rinvenuti nel Santuario di San Casciano dei Bagni

Nelle iscrizioni ricorrono sovente alice/alce, muluvani e turuce/turce come verbi del dono; ten/tenine con riferimento all’impegno preso dal devoto verso la divinità con un voto; nuna/nunar, nel significato di intoccabile in quanto (dono) destinato alla divinità; cver/cvera interpretato come sacro.

Frequentemente viene indicato un teonimo a titolo di donatario (divinità dedicataria) od altro; in qualche caso vi è anche il nome del donante. In una kylix attica (VI-V secolo a.C.) dal Santuario di Gravisca si legge mi turuns = io sono di Turan (Afrodite). Una ciotola a vernice nera, databile al III secolo a.C., dal tempio di Belvedere ad Orvieto fu donata a Tinia Calusna. Un cratere a colonnette attico a figure rosse (470/460 a.C.) fu dedicato a Fufluns (mi fluflunusra) nel deposito Kappa del Santuario di Pjrgi. Sappiamo anche che a Veio, Laris Velskanas donò una cista (VI secolo a.C.) alla dea Minerva (menervas). A Tarquinia Murila Hercnas dedicò una lancia di bronzo (III-II secolo a.C.) al dio Tuftha. In una kylix da Pjrgi si legge “questo ha donato V(in)uma a Cavatha”.

Alcuni ex voto venivano donati da più persone. Su un ex voto a Volsinii si legge “io (sono) di Pethan, Cae (e) Titi Vucinas hanno donato”.

Certi manufatti risultano dedicati a più divinità. Un bronzetto chiusino del IV secolo a.C. fu dedicato da Vel Sapu a Selvans ed a Turan. Una kylix attica dal Santuario di Pjrgi, della prima metà del V secolo a.C., fu inscritta a Suris ed a Cavathas. Un vaso da Veio del VI secolo a.C. fu donato ad Artemide e a Turan.

Talvolta le offerte recano solo il nominativo del donante. Nel santuario di Minerva a Veio è stato ritrovato un vaso inscritto “mi donò Avile Vipiennas (Aulo Vibenna)”. Nel Santuario per il culto delle acque di Marzabotto un bacile in ceramica etrusco-padana, della prima metà del V secolo, fu donato da Lareke Niritalu. A Tarquinia Vel Tiples donò un modellino a forma di ginocchio.

 ex voto etruschi con iscrizioni rinvenuti nel Santuario di San Casciano dei Bagni

Vi sono anche fattispecie in cui è indicata un’altra persona in favore delle quale è fatta la dedica. Una statuetta del IV secolo a.C. fu donata da Fasti Rufris a favore del figlio. Un bronzetto fu dedicato da Velias Fanacnal a Thuftha in nome del figlio.

Per completezza si rileva che sono stati trovati all’interno di tombe oggetti dedicati a divinità di carattere infero. Una kylix attica a figure rosse (510-500 a.C.), rinvenuta in una tomba della Necropoli dei Monterozzi a Tarquinia, fu dedicata da Venel Atelinas ai figli di Tinia (“tinascliniiaras”) i Dioscuri, divinità destinatarie di culto funerario.

Indicazioni bibliografiche:

Sulle iscrizioni votive etrusche cfr., tra gli altri, Daniele F. Maras, Le dediche ed i devoti nel mondo etrusco in Etruschi e Veneti Acque, Culti e Santuari a cura di Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, Fondazione Luigi Rovati, MUVE, 2026 pagg. 84 e ss.; Enrico Benelli, Iscrizioni etrusche leggerle e capirle, SACI edizioni, 2007, pagg. 213 e ss.; Adriano Maggiani, Epigrafia e religione in Gli Etruschi Maestri di scrittura. Società e cultura nell’Italia antica, Silvana Editoriale, 2015, pagg. 103 e 104; Giulio M. Facchetti, L’enigma svelato della Lingua Etrusca La chiave per penetrare nei segreti di una civiltà avvolta per secoli nel mistero, Newton & Compton Editori, 2000, pagg. 130 e ss.

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