La via Cassia Antica: terzo itinerario da Bolsena ad Arezzo


 

Tratto della Cassia da Volsinii ad Arretium

Percorsa e descritta dal prof. Giovanni Caselli 

Uscita da Bolsena la Via Cassia niente ha più a che fare, nel suo corso, con quella che oggi è la SS2 Cassia; tuttavia crea confusione sul suo corso anche una Via Traiana Nova che da Bolsena si dirigeva verso il territorio di Chiusi e a Perugia, costituendo peraltro una scorciatoia della Cassia fra il colle dopo Bolsena e Fabro; questa via fu edificata nel 108 d.C.

La Cassia si dirigeva verso nord est, evitando Orvieto, transitando per Albergo la Nona, traversava il fiume Paglia     … Continua 

La via Cassia Antica: terzo itinerario da Bolsena ad Arezzo

La via Cassia Antica: secondo itinerario da Sutri a Bolsena


Percorsa e descritta dal prof. Giovanni Caselli

Panoramica del lago di Vico

Piacevole e pittoresca è tutta la strada fino a Capranica, probabilmente un’ennesima cittadina etrusca su un’ennesimo sperone tufaceo. All’altezza della stazione ferroviaria di Vico Matrino sull’incrocio per il Lago di Vico era la stazione della Via Cassia di Vico Matrini. Il Lacus Ciminus degli antichi rimane a 507 m di altitudine all’interno di un cratere vulcanico, meno ampio degli altri -Bracciano e Bolsena- ma più alto e pittoresco;    …  Continua a leggere    La via Cassia Antica: da Sutri a Bolsena

La via Cassia Antica: primo itinerario da Roma a Sutri


Percorsa e descritta dal prof. Giovanni Caselli

Intero percorso della via Cassia vetus

Questa via ricalca, più o meno da vicino, una via naturale, di spartiacque, che corre fra l’Arno e il Tevere, praticamente senza trovare un corso d’acqua. Era una delle direttrici di movimento dei gruppi umani preistorici che discendevano o risalivano la Penisola. Naturalmente questa direttrice preistorica non era una ‘strada’, ma una grande fascia di massimo movimento in direzione nord-sud, con ramificazioni in ogni direzione. Alcuni centri di remotissima origine si trovano ubicati lungo questa direttrice, ma raramente essi stanno sulla stessa, forse perché il terreno lì è meno adatto all’insediamento, forse perché non si prediligevano le aree di più intenso traffico, almeno in epoca preistorica.  … Continua a leggere   La via Cassia Antica: primo itinerario da Roma a Sutri

La via Aurelia ed Aemilia Scauri (quinto itinerario): da Portus Pisanus a Luni fino a Vada Sabatia


percorsa e descritta da Giovanni Caselli

Aurelia da Roma a Vada Sabatia

La Via Aemilia Scauri, a nord di Pisa, traversa quella regione pedemontana, detta oggi Versilia, che ai piedi delle spettacolari Alpi Apuane, era cosparsa di ville e villaggi e dove, dall’età augustea in poi, si sviluppò la fiorente industria del marmo.

Luni fu la città capitale di questo distretto, in parte controllato dalla vicina Lucca.

All’altezza di Camaiore si innestava sull’Aemilia Scauri il ramo della Via Cassia da Luca, che vediamo altrove. Un’altro ramo della Via Cassia si univa a questa costiera a Pisae.

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La via Aurelia ed Aemilia Scauri (quarto itinerario): da Salebro a Portus Pisanus


percorsa e descritta da Giovanni Caselli

Tracciato Aurelia da Salebro a Luni

La via Aemila Scauri

Da Salebro, la nuova litoranea del console Emilio Scauro traversava il fosso Pecora,-a ricordo dei milioni di pecore che qui venivano portate in inverno dagli Appennini Tosco-Romagnoli durante le transumanze-, e giungeva nella piana del torrente Cornia all’estremità ella quale é il promontorio di Populonia, dove si trova l’odierna Piombino in luogo del porticciolo romano di Falesia. La Via Aemilia Scauri tagliava subito verso nord e San Vincenzo, ma al bivio, la stazione di Manliana, era un diverticolo che conduceva alla città etrusca, l’unica fra tutte, situata sul mare.

L’ubicazione è tipica di una colonia ellenica: un promontorio e un porto naturale. … Continua  La via Aurelia ed Aemilia Scauri da Salebro a Portus Pisanus

La via Aurelia ed Aemilia Scauri (terzo itinerario): da Centumcellae a Salebro


percorsa e descritta da Giovanni Caselli

Tracciato Aurelia da Roma a Vetulonia

L’Aurelia proseguiva diritta, traversava il Minio (Mignone), per entrare nel litorale di Tarquinii, con i due porti di Graviscae e di Martanum.

La città più importante dell’Etruria sorgeva sul colle a nord dell’attuale. Fondata da Tarconte, figlio di Tirreno, nel IX secolo a.C., epoca a cui risalgono i reperti più antichi, tombe della cultura ‘villanoviana’ a fossa. Dal VII secolo iniziano le tombe a camera che col tempo divennero tombe decorate e dipinte, da artisti greci o comunque di scuola greca.

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La via Aurelia ed Aemilia Scauri (secondo itinerario): da Ostia a Centumcellae


percorsa e descritta dal prof. Giovanni Caselli

Il viaggio di Claudio Rutilio Namaziano da Ostia a Luni: 416 d.C.

Attracchi sulla costa toscana toccati da Rutilo Namaziano

E’ patetico il racconto di Claudio Rutilio Namaziano, che descrive, nell’autunno del 416 d.C., nel suo viaggio di ritorno in Gallia, la costa di un’Etruria degradata, colpita dall’insabbiamento dei porti, dalla formazione di lagune e dal conseguente arrivo della malaria. Il tutto causato dalla deforestazione per le necessità degli altiforni delle fonderie. Questo ‘poema di viaggio’ piuttosto elaborato rispetto a quello di Orazio lungo l’Appia, è interrotto a Luni, in quanto il resto del poema è perduto. Claudio Rutilio Namaziano rimane nel porto di Claudio e Traiano di Ostia per quindici giorni in attesa del vento giusto, poi ecco il viaggio di sei giorni. Il primo giorno Rutilio è a Centumcellae dove passa la notte, il secondo a Portus Herculis sull’Argentario; il terzo giorno circumnaviga l’Argentario, vede l’isola del Giglio, tocca la bocca dell’Ombrone e bivacca sulla costa. Il quarto giorno attracca a Falesia (Piombino), dove partecipa al festival di Osiride e pernotta nella locanda di un ebreo.

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La via Aurelia ed Aemilia Scauri (primo itinerario): la Tirrenia di Strabone


percorsa e descritta dal prof. Giovanni Caselli

Tracciato Aurelia da Roma a Vada Sabatia

La Via Aurelia, quasi tutta costiera, o da ritenersi essenzialmente tale, risaliva la costa tirrenica fino al porto di Cosa, all’82° miglio. Questo tratto può datarsi al III secolo a.C., mentre il tratto successivo, fino a Salebro, al 132° miglio è posteriore. Da qui la direttrice prendeva il nome di Via Aemilia Scauri e raggiungeva Luni al miglio 242. Questo tratto [oggi identificato con l’Aurelia] si data agli inizi del II secolo a.C.

Sempre seguendo la costa la Via transitava per Genua al miglio 329 e raggiungeva Vada Sabatia al miglio 362, Continua  La via Aurelia ed Aemilia Scauri (primo itinerario): la Tirrenia di Strabone

Il sasso del Regio: paganesimo, magia, superstizione


di Giovanni Caselli

Non vi è motivo di ritenere un falso l’opera di Charles Godfrey Leland che testimonia la sopravvivenza del paganesimo etrusco-romano nell’Appennino tosco-romagnolo fino alla fine del XIX secolo (Leland C.G., 1898). E’ quindi opportuno esaminare il soggetto in rapporto a ciò che oggi riscontriamo nella stessa zona ed in particolare in relazione al ritrovamento di cui sopra. Il Leland (1824-1903), storico delle religioni e Presidente della Gypsy-Lore Society di Londra, recuperò, sul finire dell’800, nell’Appennino a cavallo fra Romagna e Toscana, uno straordinario retaggio di elementi del paganesimo etrusco-romano, inspiegabilmente sopravvissuto nella tradizione popolare di quella zona.

Il fatto è straordinario, non si tratta infatti di regioni remote e marginali della nostra penisola, bensì del cuore della campagna italiana più evoluta e ricca. E’ evidente, come appare attraverso il rigoroso ed ineccepibile lavoro del Leland, che nella Romagna toscana e nelle aree limitrofe delle province di Firenze e Arezzo, la “vecchia religione” era sopravvissuta intatta sino ai giorni nostri, a fianco di quella cristiana, relegata de facto in secondo piano e a lato delle superstizioni notoriamente presenti nella cultura popolare. Queste credenze e pratiche segrete registrate quando erano ancora vive e diffuse e se pur taciute, note a molti, testimoniano la sopravvivenza, nel centro più civile dell’Italia cristiana, non solo di una forte fede in antiche divinità, spiriti, elfi, streghe, incantesimi, sortilegi, profezie, pratiche mediche ‘alternative’, amuleti, ma addirittura del paganesimo classico. … Continua

Il sasso del Regio: sensazionale scoperta archeologica in Casentino


Il reperto

Di Giovanni Caselli

L’incisione sul Sasso del Regio

Che a culti pagani si siano sovrapposti nel corso dei secoli culti cristiani è un fatto consolidato per quanto concerne molti luoghi sacri delle nostre campagne, trovarne l’evidenza tangibile è tuttavia sempre una sorpresa; quando poi emergono prove che residui del culto pagano palesemente perdurano evolvendosi a fianco del culto cristiano fino ai nostri giorni, la cosa diventa davvero interessante e degna di esame. Il “Sasso del Regio” scoperto di recente a Stia, in Casentino, … Continua