Il museo etrusco di Murlo

Museo di Murlo, "cappellone", particolare
Museo di Murlo, “cappellone”, particolare

Siamo a Murlo nei pressi di Siena in quella bella valle percorsa dal Merse e dall’Ombrone di cui il primo è tributario.

A Poggio Civitate, di fronte all’abitato dell’antico possedimento vescovile, da cui il nome di Vescovato di Murlo, tra la macchia fitta del bosco, sono stati portati alla luce diversi reperti appartenuti ai lontani abitatori del luogo: gli Etruschi.

Sono stati rinvenuti i resti di un grande edificio caratterizzato da due fasi costruttive: la prima, datata intorno alla fine del VII secolo a.C. continua a leggere Museo di Murlo

L’antica Etruria di Plinio il Vecchio

Antica Etruria, la VII regio
L’antica Etruria

Nella Naturalis Historia, la sua monumentale opera, Caio Plinio Secondo, detto Plinio il Vecchio (23-79 d.C.), oltre alla famosa classificazione delle specie botaniche ci offre anche la descrizione geografica del territorio europeo e del bacino mediterraneo. Riportiamo di seguito il brano relativo all’Etruria.

“La costa della Liguria si estende per 211 miglia dal fiume Varo1 al Magra. Da lì inizia la settima regione, l’Etruria; una regione che spesso ha cambiato nome. In tempi antichi i Pelasgi cacciarono da essa gli Umbri, ma ne furono a loro volta scacciati dai Lidi. Dal nome del re di questi gli abitanti furono chiamati Tirreni3. In seguito, dalla parola greca del rito sacrificale, presero il nome di Tusci4.

… continua a leggere L’antica Etruria descritta da Plinio il Vecchio

L’antica Aurelia da percorrere oggi in cinque tappe alla scoperta del passato

Proponiamo cinque itinerari per ripercorrere oggi il tracciato dell’antica via Aurelia da Roma a Luni raccontati dal prof. Giovanni Caselli

Tracciato Aurelia da Roma a Vada Sabatia
Tracciato Aurelia da Roma a Vada Sabatia

La via Aurelia ed Aemilia Scauri: la Tirrenia di Strabone

La via Aurelia ed Aemilia Scauri: da Ostia a Centumcellae

La via Aurelia ed Aemilia Scauri: da Centumcellae a Salebro

La via Aurelia ed Aemilia Scauri: da Salebro a Portus Pisanus

La via Aurelia ed Aemilia Scauri: da Portus Pisanus a Luni fino a Vada Sabatia

La fiasca del pellegrino in Etruria

di Michele Zazzi

fiaschetta della tomba del Guerriero di Poggio alle Croci
fiaschetta della tomba del Guerriero di Poggio alle Croci

Per fiasca del pellegrino (o borraccia del viandante) s’intende far rifermento ad un recipiente da viaggio, di forma tendenzialmente tondeggiante schiacciata, per il trasporto di liquidi.

La tipologia in esame ebbe origine in oriente (già in Mesopotamia) e si diffuse nel Mediterraneo occidentale. La comparsa in Etruria viene perlopiù ricondotta a modelli ciprioti e fenici. Gli esemplari etruschi sono in bronzo, in impasto, in bucchero, argilla figulina, ceramica etrusco-corinzia e presentano varie morfologie.

Le fiasche in lamina bronzea si diffusero prevalentemente nell’VIII ed i primi dell’VII secolo a.C.

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Il mito etrusco della lasa Vecu (ninfa Vegoia o Begoe)

di Michele Zazzi

Lo specchio da Blera con rappresentazione della lasa vecu, conservato presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia
Lo specchio da Blera con rappresentazione della lasa vecu, conservato presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

Da un passo dei Gromatici Veteres (Fragmentum Vegoia Arrunti Voltumno, ed Lachmann 1848 pagg. 350-351), corpus di scritti latini di agrimensura sulla ripartizione e misurazione dei terreni agricoli, apprendiamo un mito etrusco noto come “profezia di Vegoia” (lasa Vecu). Il frammento, probabilmente traduzione latina di un testo etrusco (forse contenuto nei cd. Libri Vegoici, parte dei quali furono appunto tradotti in latino da Tarquizio Prisco), contiene appunto una profezia rivolta dalla profetessa/lasa ad un certo Arrunte Veltymnus, considerato variamente chiusino, perugino o volsiniese. Lo scritto racconta che Giove rivendicò le terre d’Etruria e volle che le pianure fossero misurate ed i campi delimitati coi confini. L’avidità degli uomini farà sì che nell’VIII secolo (cfr. teoria dei dieci saecula della nazione etrusca) i confini verranno violati e spostati e gli autori di questo delitto saranno condannati dagli dei.

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Le origini romane di Firenze

di Alessandro Ferrini

Immagine della Firenze romana (ricostruita con l'ausilio di AI)
Immagine della Firenze romana in età imperiale (ricostruita con l’ausilio di AI)

L’area su cui sorse la città romana era frequentata già in età preistorica: nel periodo neolitico vi si insediarono gruppi umani appartenenti ai Liguri. Successivamente, verso la fine del X secolo a.C., è documentato lo stanziamento di popolazioni italiche provenienti dall’Appennino tosco-emiliano, che scompaiono però all’inizio dell’VIII secolo a.C. Dopo queste fasi, la documentazione archeologica non consente di ricostruire una continuità urbana fino all’età romana, segno che l’area, forse a causa dell’impaludamento o delle frequenti esondazioni dell’Arno, rimase marginale rispetto ai principali centri etruschi, in primo luogo Fiesole.

Ricerche successive hanno stabilito l’origine della città nella fondazione di una colonia romana in epoca cesariana, e non sillana, mariana o triumvirale come accadde per altre aree urbane della Toscana, confermando peraltro una tradizione cronachistica medievale a lungo considerata poco attendibile. La fondazione risale al 59 a.C., forse in primavera, durante i ludi fiorales, circostanza che spiegherebbe, tra le altre, l’etimologia del nome Florentia. …

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Dove abitavano gli Etruschi

Evoluzione dell’impianto abitativo etrusco

elementi architettonici decorativi del tetto della villa di Murlo (Museo di Murlo)
elementi architettonici decorativi del tetto della villa di Murlo (Museo di Murlo)

Durante il periodo più antico (fine del IX secolo – prima metà dell’VIII secolo a.C.) la casa etrusca aveva una forma circolare o ellittica, a un solo piano con pareti in argilla e graticcio di canne e copertura in strame con tetto a spiovente sostenuto da pali di legno. Tale aspetto si è mantenuto nella forma delle capanne in uso ancora pochi decenni fa in certe zone rurali della Toscana. L’interno era costituito da un solo ambiente con un’apertura di ingresso e sfiatatoi per il fumo, il pavimento era costituito da un sottile strato di ghiaia.

Gli scavi hanno messo in luce resti di abitazioni di questo tipo a Luni, San Giovenale, Veio e Tarquinia. Le urne cinerarie a capanna riproducono simbolicamente tali forme. … continua a leggere  La casa degli Etruschi

La classe sacerdotale femminile in Etruria

di Michele Zazzi

tomba delle Bighe (particolare parete di fondo, tribuna di sinistra) tratta da Le Donne in Etruria, cit., tav LXVII
Tomba delle Bighe (particolare parete di fondo, tribuna di sinistra) tratta da Le Donne in Etruria, cit., tav LXVII

L’esistenza di una classe sacerdotale femminile in Etruria è oggetto di dibattito tra gli studiosi: la maggior parte degli autori esclude l’ipotesi, mentre alcuni si esprimono a favore.
Le poche fonti letterarie a nostra disposizione provengono da autori greci e latini e quindi vanno lette con spirito critico.
I reperti archeologici riconducibili alla sfera religiosa femminile etrusca sollevano, nella maggior parte dei casi, dubbi circa l’identificazione delle figure femminili: si tratta di devote, divinità o sacerdotesse?

Alcune fonti sembrano però offrire elementi a favore dell’ipotesi in commento.

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Etruschi e Romani a Fiesole

di Letizia Tripodi

Quando da turisti ci accingiamo a visitare la Toscana, tra le tappe assicurate non può mancare Firenze, con i suoi monumenti e la sua storia che trapela da ogni angolo delle strette vie che la attraversano. Quello che però spesso non viene considerato, è che a pochi minuti dal capoluogo toscano si trova Fiesole, una cittadina ricca di segni del passato, graziosa e suggestiva come solo i piccoli borghi sanno essere.

Fiesole occupa la sommità di due colline, San Francesco e Sant’Apollinare, stagliandosi così in alto rispetto a Firenze e a un panorama a dir poco mozzafiato … continua a leggere  Fiesole: tra Etruschi e Romani

Vada Volterrana, un antico porto

Fig.1 Parte della Tabula Peutingeriana raffigurante l’Italia centrale, in basso a sinistra una parte della Sardegna e della Corsica

Scendendo  a sud di Pisa attraversiamo un’area che in età etrusca e romana ospitò numerose attività artigianali ed agricole, della cui fiorente attività commerciale è testimonianza il porto di Vada Volterrana, attivo anche in epoca tardo antica sebbene ridimensionato nella sua importanza.

Situato tra i due porti di Pisa e di Populonia in epoca etrusca e romana fu un importante scalo nel territorio di Volterra, dal fiume Cecina al fiume Fine ampia zona costiera nella quale erano probabilmente presenti molti approdi e nella quale non è facile situare la località dove sorgeva lo scalo principale, spesso citato da fonti antiche: fra le più importanti gli Itineraria, la Tabula Peutingeriana e il De reditu suo di Rutilio Namaziano che così scrive: … continua a leggere L’antico porto di Vada Volterrana