L’antica Aurelia da percorrere oggi in cinque tappe alla scoperta del passato

Proponiamo cinque itinerari per ripercorrere oggi il tracciato dell’antica via Aurelia da Roma a Luni raccontati dal prof. Giovanni Caselli

Tracciato Aurelia da Roma a Vada Sabatia
Tracciato Aurelia da Roma a Vada Sabatia

La via Aurelia ed Aemilia Scauri: la Tirrenia di Strabone

La via Aurelia ed Aemilia Scauri: da Ostia a Centumcellae

La via Aurelia ed Aemilia Scauri: da Centumcellae a Salebro

La via Aurelia ed Aemilia Scauri: da Salebro a Portus Pisanus

La via Aurelia ed Aemilia Scauri: da Portus Pisanus a Luni fino a Vada Sabatia

La fiasca del pellegrino in Etruria

di Michele Zazzi

fiaschetta della tomba del Guerriero di Poggio alle Croci
fiaschetta della tomba del Guerriero di Poggio alle Croci

Per fiasca del pellegrino (o borraccia del viandante) s’intende far rifermento ad un recipiente da viaggio, di forma tendenzialmente tondeggiante schiacciata, per il trasporto di liquidi.

La tipologia in esame ebbe origine in oriente (già in Mesopotamia) e si diffuse nel Mediterraneo occidentale. La comparsa in Etruria viene perlopiù ricondotta a modelli ciprioti e fenici. Gli esemplari etruschi sono in bronzo, in impasto, in bucchero, argilla figulina, ceramica etrusco-corinzia e presentano varie morfologie.

Le fiasche in lamina bronzea si diffusero prevalentemente nell’VIII ed i primi dell’VII secolo a.C.

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Il mito etrusco della lasa Vecu (ninfa Vegoia o Begoe)

di Michele Zazzi

Lo specchio da Blera con rappresentazione della lasa vecu, conservato presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia
Lo specchio da Blera con rappresentazione della lasa vecu, conservato presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

Da un passo dei Gromatici Veteres (Fragmentum Vegoia Arrunti Voltumno, ed Lachmann 1848 pagg. 350-351), corpus di scritti latini di agrimensura sulla ripartizione e misurazione dei terreni agricoli, apprendiamo un mito etrusco noto come “profezia di Vegoia” (lasa Vecu). Il frammento, probabilmente traduzione latina di un testo etrusco (forse contenuto nei cd. Libri Vegoici, parte dei quali furono appunto tradotti in latino da Tarquizio Prisco), contiene appunto una profezia rivolta dalla profetessa/lasa ad un certo Arrunte Veltymnus, considerato variamente chiusino, perugino o volsiniese. Lo scritto racconta che Giove rivendicò le terre d’Etruria e volle che le pianure fossero misurate ed i campi delimitati coi confini. L’avidità degli uomini farà sì che nell’VIII secolo (cfr. teoria dei dieci saecula della nazione etrusca) i confini verranno violati e spostati e gli autori di questo delitto saranno condannati dagli dei.

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Le origini romane di Firenze

di Alessandro Ferrini

Immagine della Firenze romana (ricostruita con l'ausilio di AI)
Immagine della Firenze romana in età imperiale (ricostruita con l’ausilio di AI)

L’area su cui sorse la città romana era frequentata già in età preistorica: nel periodo neolitico vi si insediarono gruppi umani appartenenti ai Liguri. Successivamente, verso la fine del X secolo a.C., è documentato lo stanziamento di popolazioni italiche provenienti dall’Appennino tosco-emiliano, che scompaiono però all’inizio dell’VIII secolo a.C. Dopo queste fasi, la documentazione archeologica non consente di ricostruire una continuità urbana fino all’età romana, segno che l’area, forse a causa dell’impaludamento o delle frequenti esondazioni dell’Arno, rimase marginale rispetto ai principali centri etruschi, in primo luogo Fiesole.

Ricerche successive hanno stabilito l’origine della città nella fondazione di una colonia romana in epoca cesariana, e non sillana, mariana o triumvirale come accadde per altre aree urbane della Toscana, confermando peraltro una tradizione cronachistica medievale a lungo considerata poco attendibile. La fondazione risale al 59 a.C., forse in primavera, durante i ludi fiorales, circostanza che spiegherebbe, tra le altre, l’etimologia del nome Florentia. …

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Dove abitavano gli Etruschi

Evoluzione dell’impianto abitativo etrusco

elementi architettonici decorativi del tetto della villa di Murlo (Museo di Murlo)
elementi architettonici decorativi del tetto della villa di Murlo (Museo di Murlo)

Durante il periodo più antico (fine del IX secolo – prima metà dell’VIII secolo a.C.) la casa etrusca aveva una forma circolare o ellittica, a un solo piano con pareti in argilla e graticcio di canne e copertura in strame con tetto a spiovente sostenuto da pali di legno. Tale aspetto si è mantenuto nella forma delle capanne in uso ancora pochi decenni fa in certe zone rurali della Toscana. L’interno era costituito da un solo ambiente con un’apertura di ingresso e sfiatatoi per il fumo, il pavimento era costituito da un sottile strato di ghiaia.

Gli scavi hanno messo in luce resti di abitazioni di questo tipo a Luni, San Giovenale, Veio e Tarquinia. Le urne cinerarie a capanna riproducono simbolicamente tali forme. … continua a leggere  La casa degli Etruschi

La classe sacerdotale femminile in Etruria

di Michele Zazzi

tomba delle Bighe (particolare parete di fondo, tribuna di sinistra) tratta da Le Donne in Etruria, cit., tav LXVII
Tomba delle Bighe (particolare parete di fondo, tribuna di sinistra) tratta da Le Donne in Etruria, cit., tav LXVII

L’esistenza di una classe sacerdotale femminile in Etruria è oggetto di dibattito tra gli studiosi: la maggior parte degli autori esclude l’ipotesi, mentre alcuni si esprimono a favore.
Le poche fonti letterarie a nostra disposizione provengono da autori greci e latini e quindi vanno lette con spirito critico.
I reperti archeologici riconducibili alla sfera religiosa femminile etrusca sollevano, nella maggior parte dei casi, dubbi circa l’identificazione delle figure femminili: si tratta di devote, divinità o sacerdotesse?

Alcune fonti sembrano però offrire elementi a favore dell’ipotesi in commento.

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Etruschi e Romani a Fiesole

di Letizia Tripodi

Quando da turisti ci accingiamo a visitare la Toscana, tra le tappe assicurate non può mancare Firenze, con i suoi monumenti e la sua storia che trapela da ogni angolo delle strette vie che la attraversano. Quello che però spesso non viene considerato, è che a pochi minuti dal capoluogo toscano si trova Fiesole, una cittadina ricca di segni del passato, graziosa e suggestiva come solo i piccoli borghi sanno essere.

Fiesole occupa la sommità di due colline, San Francesco e Sant’Apollinare, stagliandosi così in alto rispetto a Firenze e a un panorama a dir poco mozzafiato … continua a leggere  Fiesole: tra Etruschi e Romani

Vada Volterrana, un antico porto

Fig.1 Parte della Tabula Peutingeriana raffigurante l’Italia centrale, in basso a sinistra una parte della Sardegna e della Corsica

Scendendo  a sud di Pisa attraversiamo un’area che in età etrusca e romana ospitò numerose attività artigianali ed agricole, della cui fiorente attività commerciale è testimonianza il porto di Vada Volterrana, attivo anche in epoca tardo antica sebbene ridimensionato nella sua importanza.

Situato tra i due porti di Pisa e di Populonia in epoca etrusca e romana fu un importante scalo nel territorio di Volterra, dal fiume Cecina al fiume Fine ampia zona costiera nella quale erano probabilmente presenti molti approdi e nella quale non è facile situare la località dove sorgeva lo scalo principale, spesso citato da fonti antiche: fra le più importanti gli Itineraria, la Tabula Peutingeriana e il De reditu suo di Rutilio Namaziano che così scrive: … continua a leggere L’antico porto di Vada Volterrana

La battaglia del 225 c.C. aTalamone tra Celti e Romani

Castello di Talamone costruito in epoca mediavalesui resti d’un ediificio etrusco-romano (foto dei primi del Novecento)

Nel 1888, durante gli scavi per la costruzione di una fortificazione militare sulla cima del colle di Talamonaccio, vennero alla luce i resti dell’antica città etrusca. Ecco quanto racconta il Gamurrini, uno degli studiosi che iniziò le indagini archeologiche: la cima del poggio di Talamonaccio era al tempo etrusco romano occupata da una piccola città la quale dalla parte di sud-est sovrastava alla via Emilia e alla foce del fiume Osa, ed a ponente al porto e seno marino. Era cinta da un doppio giro di mura senza calce, ora quasi tutte disfatte e ricoperte dalla terra: il primo esterno di circa un chilometro, l’altro interno a breve distanza da quello. Le case frequenti con pareti di mura e con pavimenti a smalti di calce, al modo e misura romana. Fiorì, come si argomenta dalla sotto stante necropoli, nel secolo terzo secolo a.C. e forse era sorta poco prima. (Notizie degli Scavi di Antichità, anno 1888).   … continua a leggere    La battaglia di Talamone tra Celti e Romani del 225 a.C.

I guerrieri opliti in Etruria

di Michele Zazzi

Olpe Chigi, tomba di Monte Aguzzo (Formello, Veio)

Diodoro Siculo riferisce che “in Etruria (…) la falange oplitica fu adottata durante il VI secolo, e gli Etruschi insegnarono ai Romani a combattere con scudi di bronzo” (XXIII,2). Anche Ateneo (VI, pag. 231) precisa che la formazione a ranghi serrati venne adottata dai Tirreni, che attaccavano in falange.
Gli opliti — il cui nome deriva dal greco oplon, “scudo” —  erano guerrieri dotati di armatura pesante che combattevano fianco a fianco in una formazione serrata, la falange. L’oplitismo fu un fenomeno politico, militare e sociale sorto in Grecia tra l’VIII e il VII secolo a.C. Esso si basò sulla crisi del potere politico delle aristocrazie e sull’emergere di nuovi ceti sociali — agricoltori, commercianti e artigiani — che potevano permettersi l’acquisto dell’armamento oplitico.

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