A Scarlino c’è un Museo subacqueo

Il MAPS del Puntone

Siamo a Scarlino e precisamente in località Puntone.

MAPS ricostruzione della costa e del lago salato

Quello che oggi è il Padule di Scarlino, era in passato un grande lago costiero con sbocco al mare. Lì sorgeva, conosciuto in età romana, uno scalo: Portus Scabris. La struttura portuale sfruttava la naturale conformazione della costa con un porto esterno prima dell’ingresso al lago salato e uno interno. La geostoria del luogo era, a partire dal IV secolo a. C., alquanto suggestiva: la striscia di terra del tombolo che separava il lago dal mare aperto, era ampia, attraversata da una strada raccordata alla via Aurelia, ed era occupata da centri per la lavorazione dei metalli nei pressi dello sbocco verso il mare come testimoniano gli accumuli di scorie, nerissime e luccicanti, affioranti nel terreno con ammassi alti anche fino a 10 metri. …Continua a leggere A Scarlino c’è un museo subacqueo

Annibale dalla Trebbia al Trasimeno

Itinerario di Annibale (clicca per ingrandire)

In un saggio con questo titolo lo storico e archeologo Mario Lopes Pegna teorizzava che Annibale, attraversando la Toscana per raggiungere il lago Trasimeno dalla Pianura Padana, percorresse un itinerario diverso rispetto a quello comunemente conosciuto e riportato nell’articolo Annibale in Toscana fra storia e leggenda pubblicato su questa rivista. Lopes ritiene che: “Annibale si sia servito di una antichissima e poco nota strada ligure che attraversava diagonalmente l’Appennino e conduceva, con percorso quasi rettilineo, nel medio Valdarno inferiore.” … continua a leggere Annibale dalla Trebbia al Trasimeno

Toponimi etruschi in Casentino

di Giovanni Caselli

Casentino (Clicca sullimmagine per ingrandire (Mappa ripresa dal sito visitarezzo.com)

La conservazione di toponimi vecchi di 3000 anni o più, è un fatto difficile da spiegare. All’arrivo dei Longobardi le campagne italiane erano devastate, circolavano bande di migranti dall’Oriente, di dispersi e sbandati. Eppure i teutonici si arroccano sui vecchi siti etruschi, abbandonati da secoli, recuperandone assai spesso i nomi, anzi, i toponimi etruschi si sono conservati fino ai giorni nostri grazie a questo ‘recupero’ dei longobardi. Non esistendo archivi catastali, i nomi furono passati agli invasori dai sopravvissuti della popolazione locale, non è possibile altra spiegazione. Il Casentino e la Val di Sieve sono le zone dell’Etruria dove sopravvive il più grande numero di toponimi etruschi di tutta l’area etrusca. …  Continua a leggere   Toponimi etruschi in Casentino

Etruria romana e preromana (parte seconda)

da: Viaggio nell’Italia romana (vol.I)

di Giovanni Caselli

Etruria meridionale

Le città dell’Etruria interna, a partire da sud, erano Veio, la più vicina a Roma, 15 Km, è la prima a cadere sotto il suo ferro. La sua arte coroplastica mostra alti livelli e strette affinità col mondo greco.

A nord est di Veio, nell’area falisca, la civiltà etrusca si impose sul popolo dei Falisci, italici la cui capitale era a Falerii Vetere. Tutta l’Etruria meridionale, il cui terreno è il tufo e la cenere vulcanica dei Monti Cimini, è caratterizzata da grandi necropoli rupestri, scavate nelle parteti naturali dei valloni fluviali e decorate con colonne, frontoni, false porte, gradinate, etc. A Castel d’Asso e a Norchia, presso Viterbo, si vedono le più spettacolari fra queste necropoli, che davvero sembrano echeggiare un gusto e una tradizione anatolici.   …  continua a leggere          Etruria romana e preromana (parte seconda)    

Gli Etruschi fra Arno e Appennino (prima parte)

di Giovanni Caselli

Necropoli di Palastreto (epoca arcaica)

Le vie di penetrazione della cultura orientalizzante nell’area di Firenze furono l’Arno e la ‘Via Tirrenica’ da Bologna a Calenzano con sua continuazione fino a Bolsena, già attivissima dal Neolitico. Questo fu dimostrato dalle tombe a tholos di Sesto di Settimello degli anni ’50, dal rinvenimento della necropoli di Palastreto, dalla scoperta di Artimino, ambedue avvenute negli anni ’60 ed infine dalla scoperta di una città etrusca a Gonfienti degli anni ’90. … continua a leggere Gli Etruschi fra Arno e Appennino (prima parte)

A tavola con gli Etruschi: cosa mangiavano gli antenati di casa nostra (seconda parte)

L’arte etrusca e le testimonianze di cucina

La tomba Golini1 e la cista di Preneste

di Salvina Pizzuoli

Museo Archeologico di Firenze, "aulos" strumento a fiato usato dai musici per allietare il banchetto come raffigurato nella tomba Golini1
Museo Archeologico di Firenze, “aulos” strumento a fiato usato dai musici per allietare il banchetto come raffigurato nella tomba Golini1

Quella offerta dall’iconografia dei banchetti funebri è l’immagine di una società opulenta che si ciba di svariate varietà di alimenti e bevande con uno stuolo di servi che accudisce i commensali e con la presenza di musici ad allietare il convito. Le scene sono così realistiche che alcuni studiosi sono riusciti a riprodurre gli strumenti dei musici che accompagnavano il banchetto, riuscendo anche a riprodurne le sonorità: come ad esempio la tromba-lituo, con la sua particolare forma e composizione. … Continua a leggere   A tavola con gli Etruschi: cosa mangiavano gli antenati di casa nostra (seconda parte) 

Visita al Museo delle navi antiche di Pisa: un entusiasmante viaggio nel passato

di Salvina Pizzuoli 

Museo delle navi antiche di Pisa, la nave C
Museo delle navi antiche di Pisa, la nave C

I locali degli antichi Arsenali medicei voluti da Cosimo I Medici, per la costruzione delle galere dei Cavalieri dell’Ordine di Santo Stefano da lui istituito, e affidati all’opera dell’architetto Bernardo Buontalenti, accolgono quattro delle imbarcazioni ritrovate a pochi passi dalla Torre pendente, nell’area ferroviaria di Pisa-San Rossore, nel 1998.

Il sito, scelto per ospitare via via tutte le navi dopo gli interventi capillari di restauro, ben si presta a questo compito non solo per la capienza, ma soprattutto per l’elegante architettura che lo contraddistingue e lo data, Continua a leggere   Visita al Museo delle navi antiche di Pisa

Il tratto toscano della via Aurelia

di Alessandro Ferrini

L’unica strada che ha mantenuto un tracciato pressoché uguale a quello originale è la via Tracciato della via AureliaAurelia, una via consolare costruita a iniziare dalla metà del III secolo a.C. dal console Gaio Aurelio Cotta per collegare Roma a Cerveteri; fu poi prolungata fino a raggiungere le nuove colonie militari di Cosa e Pyrgi (l’odierna Santa Severa) sul litorale tirrenico e in seguito alla definitiva sottomissione dell’Etruria giunse fino a Pisa e al suo importante porto, poi a Luni. Il tratto dalla stazione di posta di Vada Volterrana fino al confine ligure era anche chiamata Aemilia Scauri dal nome del console Emilio Scauro che provvide alla pavimentazione dell’antico tracciato nel 109 a.C.. Dopo Pisa l’antico tracciato, per evitare il tratto paludoso della costa versiliana, deviava verso Lucca,  passava per Forum Clodii e raggiungeva Luni. Nella metà del I° secolo a.C. il percorso fu abbreviato collegando direttamente Pisa a Luni. Nei secoli successivi fu allungata fino ai Pirenei divenendo la principale arteria di comunicazione costiera. …Continua via aurelia in Toscana

Vedi anche: Strade romane in Etruria

A Murlo c’è un Museo… da visitare

Museo di Murlo, "cappellone", particolare
Museo di Murlo, “cappellone”, particolare

Siamo a Murlo nei pressi di Siena in quella bella valle percorsa dal Merse e dall’Ombrone di cui il primo è tributario.

A Poggio Civitate, di fronte all’abitato dell’antico possedimento vescovile, da cui il nome di Vescovato di Murlo, tra la macchia fitta del bosco, sono stati portati alla luce diversi reperti appartenuti ai lontani abitatori del luogo: gli Etruschi.

Sono stati rinvenuti i resti di un grande edificio caratterizzato da due fasi costruttive: la prima, datata intorno alla fine del VII secolo a.C. … continua  leggere   A Murlo c’è un Museo… da visitare