di Salvina Pizzuoli   

Il nuovo itinerario ci porterà nella Firenze operosa e maestra nella manifattura dei pannilani e nella cimatura e nella rifinitura, tanto da divenire famosa e tenere segreta quest’arte.

Iniziamo il nostro nuovo percorso da via della Condotta entrando da piazza San Firenze, quindi Via dei Cimatori e Piazza dei Cimatori, via Dante Alighieri, via dei Tavolini fino a Orsanmichele. 

Via della Condotta prende il nome dall’antica magistratura fiorentina, composta da quattro Ufficiali in carica per un anno con il compito di reclutare truppe mercenarie, che aveva la sua sede nei pressi dell’incrocio con via dei Magazzini, nome quest’ultimo derivato dal fatto che nel XVI secolo i locali della Badia furono trasformati in magazzini per i mercanti.

Via della Condotta non ha sempre portato questo nome, ebbe in origine quello di via del Garbo derivato da una potente famiglia di commercianti; al termine “garbo” oggi associamo l’arte dei pannilani, proprio perché la strada fu occupata da artigiani addetti a questa lavorazione fino a quando cedettero il posto ai cartolai e ai librai che hanno resistito a lungo su questa via, fino ad una decina di anni fa. All’altezza di via delle Farine, che deve il suo nome ai controllori delle “macine e delle farine” che avevano i propri uffici nell’ex palazzo degli Antellesi, entriamo in via dei Cimatori, artigiani dell’Arte della lana e più precisamente abili nel rendere liscia e rasata la stoffa ottenuta dalla lavorazione con le cimatrici.

Il Palazzo dei Cerchi

La strada e la piazza che portano il nome di questi artigiani sconfinano nelle adiacenti via dei Cerchi, vicolo dei Cerchi in origine via dello Spigo, e la piazzetta omonima dedicate alla potente famiglia proveniente dalla val di Sieve detentrice di un impero finanziario ma i cui membri furono nel 1302 esiliati dai guelfi neri e la cui caduta e ripresa si possono rileggere nell’odonomastica: l’odierna via dei Cimatori era anticamente via dei Cerchi, ma caduta in disgrazia la famiglia perse questo privilegio, riconquistato sebbene molto tempo dopo, nei nomi delle vie attuali. È proprio nell’angolo, tra il vicolo e via della Condotta, il palazzo trecentesco dei Cerchi costruito non dai membri originari della famiglia ma da quei ceppi che più moderati rimasero in città ma cambiando cognome: oggi il palazzo viene indicato con il nome del ceppo originario. 

La Loggia dei Cerchi, ciò che ne rimane .

Ritorniamo su via dei Cimatori e all’altezza del civico 6,8, una tettoia in ferro battuto e vetro segna l’ingresso a quello che fu un teatro e poi un cinema ma fu anche in origine una delle tante proprietà confiscate ai Cerchi e acquistata nel tempo da vari proprietari fino ad essere utilizzata dal sacerdote Filippo Franci nel XVII secolo come casa per fanciulli abbandonati con il nome di Pia Casa dei Monellini. Ma la sua storia non termina qui: nel 1787 in quei locali venne realizzato un piccolo teatro detto della Quarconia il sui nome merita una digressione: alquanto singolare, deriva probabilmente dalle prime parole in latino del decreto istitutivo dell’ ospizio per fanciulli abbandonati emesso da Ferdinando II, “Quare quoniam”, che fu subito tradotto in vernacolo dai fiorentini in Quarconia e, sebbene senza senso, divenne popolare, passando poi al Teatro detto appunto della Quarconia, a un canto e ad un tabernacolo, sull’angolo con via dei Cerchi. Il teatro seguendo il mutare degli avvenimenti storici cambiò via via di nome, del Giglio, nel 1841 divenne Regio Teatro Leopoldo II, quindi Teatro Nazionale ai tempi di Firenze capitale; nel 1926 fu trasformato in cinematografo dismesso intorno agli anni ‘80 e di cui resta a contrassegno la tettoia che ancora ne sovrasta gli accessi e l’insegna

Tabernacolo della Quarconia tra via dei Cimatori e via dei cerchi. L’affresco di A, Gherardini raffigura San Filippo Neri e i monellini.

Quanta storia e quanti avvenimenti curiosi nel così ristretto spazio di pochi isolati! Ma non deve stupirci, siamo in una delle zone più antiche della città.

Entriamo quindi in piazza dei Cimatori, una piazzetta in verità, ma con tali e tante vestigia che la fanno “grande”: due torri a lato anche con via dei Cerchi, dei Galigai e dei Della Bella, su cui fanno ampia mostra targhe marmoree che riportano i versi di Dante.

In origine la piazzetta prendeva il nome dalla chiesa di San Martino dove pare il sommo poeta si recasse a pregare e dove è probabile fossero state celebrate le nozze con Gemma Donati, essendo quella la zona in cui vivevano le rispettive famiglie. Di fronte alla chiesa la torre della Castagna appartenuta alla Badia e concessa nel 1282 come residenza del supremo magistrato dei Priori delle Arti come ricordano le iscrizioni. Da principio si chiamò Boccadiferro successivamente della Castagna, probabilmente perché le votazioni in seno al Consiglio dei Priori avvenivano inserendo in un sacchetto una castagna e probabilmente lessata con la buccia, le cosiddette “ballotte”, perché qualcuno azzarda da esse la derivazione del termine ballottaggio.

La torre della Castagna

A guardarsi intorno il visitatore comprende quanto sia tutto l’ambiente e la storia che ne traluce a creare forti suggestioni, come vivere un viaggio nel tempo o comunque di muoversi in un luogo non molto dissimile dal lontano passato, come per altro accade in tutte le vie del centro se si riesce a girellarvi in momenti di poca congestione: è allora che Firenze sa regalare scorci e percezioni preziose.

Il tabernacolo raffigura San Martini che fa l’elemosina ai poveri. In basso la buchetta per le elemosine della Confraternita dei Buonomini di San Martitno

Se a sinistra abbiamo via dei Tavolini il cui nome è legato ai banconi di legno su cui veniva esposta la merce davanti alle botteghe, a destra la strada che la città ha dedicato al suo cittadino più illustre: via Dante Alighieri. Una curiosità: sul muro esterno del complesso della della Badia che corre alto su via Dante Alighieri, un’iscrizione richiama la storia lontana legata ai signori Otto, gli Otto di Guardia, una magistratura fiorentina!

Il riferimento storico alla targa si lega all’istituzione nel 1378 della magistratura straordinaria con compiti di sorveglianza e tutela della sicurezza pubblica, gli Otto di Guardia, resa poi stabile nel 1378 e abolita nel 1777

Siamo quindi giunti al termine del nostro percorso che procedendo su via Orsanmichele trova, in angolo con via dei Calzaioli, la chiesa omonima con le statue dei santi protettori delle varie Arti: San Pietro, protettore dei beccai pollivendoli e pesciaioli, opera di Donatello; San Filippo, protettore dei galigai ovvero i conciatori, e, nell’ultima nicchia che dà sulla via, San Giorgio opera anch’essa di Donatello.

La statua di San Giorgio di Donatello
Orsanmichele lo stemma dell’Arte dei Beccai

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Concludiamo così il percorso di questo tratto della Firenze antica ed industriosa senza dimenticare ancora una volta di guardare di sottinsù.

Vai agli altri itinerari: Odonomastica delle strade di Firenze