di Salvina Pizzuoli 

Iniziamo il nuovo itinerario partendo da via Isola delle Stinche intrigandoci per stradette e stradicciole sempre nella zona di Santa Croce e percorrendo via della Vigna Vecchia, quindi via dell’Acqua, via delle Burella, via Torta, via dell’Anguillara, Borgo de’ Greci fino a piazza San Firenze concludendo in via della Condotta dalla quale avrà inizio il prossimo itinerario.

Palazzo dei da Cintoia , in via della Vigna Vecchia angolo via dell’Isola delle Stinche

Siamo nel cuore della città rievocata da Dante (Canti XV, XVI del Paradiso) quello che conserva palazzi trecenteschi di antiche famiglie che occupavano intere strade e quartieri, come i potenti Peruzzi nel cui stemma campeggiano sei pere, o il bell’esempio di palazzo medievale, tra via della Vigna Vecchia e via dell’Isola delle Stinche, dei da Cintoia o tra via dell’Acqua e via della Vigna Vecchia i palazzi trecenteschi dei Covoni e dei Barucci. Un percorso durante il quale non bisogna dimenticare di guardare anche all’insù per scoprire finestre gotiche e loggiati e sporti. Ma anche, sorpresa delle sorprese, una loggetta neoclassica, tra via Isola delle Stinche e via Torta, opera dell’architetto Giuseppe Martelli datata 1840 circa.

Lo stemma dei Peruzzi
Loggetta neoclassica tra via Torta e via Isola delle Stinche

Iniziamo partendo da via Isola delle Stinche il cui nome risale agli inizi del Novecento, ma gli avvenimenti e l’edificio cui fa riferimento hanno origine alla fine del 1200 quando fu deliberata la costruzione di una struttura carceraria, terminata intorno al 1320; il nome gli fu assegnato dopo la rivolta, legata alle lotte tra guelfi bianchi e neri, del castello delle Stinche in Valdigreve: nel 1304 il castello fu preso, conquistato e distrutto dai Fiorentini e gli insorti trasferiti come prigionieri nel carcere appena costruito che li ebbe come primi ospiti e da cui prese il nome.

Ma perché Isola?

Il fortilizio, che aveva la struttura quadrata, era stato circondato da un fosso a sua volta riempito d’acqua, tanto da assumere la fisionomia di un’isola.

E a proposito di carceri: quello delle Stinche rimase attivo fino al 1833 quando fu dismesso e i prigionieri trasferiti alle Murate, l’antico convento trasformato in prigione maschile.

Nell’area su cui era stato costruito il carcere sarebbe sorto nel 1854 quello che oggi porta il nome di Teatro Verdi: Girolamo Pagliano, un privato divenutone proprietario dopo altri, vi fece costruire un grande teatro che da lui prese il nome di Teatro Pagliano, trasformato poi nell’attuale nel 1868 quando lo perse al gioco. La demolizione del carcere delle Stinche e la costruzione del teatro avevano determinato l’abbattimento dei vecchi lavatoi pubblici risalenti al XV secolo il cui ricordo rimane nel nome dell’ adiacente “via dei Lavatoi”.

IL carcere delle Stinche in un a pianta del Buonsignori (foto originaria a questo link http://www.florencecity.it/carcere-delle-stinche-un-carcere-nel-centro-firenze/)

Entriamo in via della Vigna Vecchia che deve il suo odonimo, come per via della Vigna Nuova, all’esistenza di una vigna, in questo caso dei monaci della badia fiorentina, fondata nel 978 dal “gran barone”, come scrive Dante riferendosi ad Ugo marchese di Toscana, gran benefattore e fondatore di ben sette abbazie, come tramanda la leggenda.

La percorriamo fino a “via dell’Acqua” che deriva il nome probabilmente dalla presenza di un pozzo o di un fosso che correva nei paraggi e giriamo verso “via delle Burella” che porta nel nome, attestato già nell’XI secolo, l’indicazione dell’esistenza dei cunicoli attraverso i quali le belve entravano nell’Anfiteatro, di grotte e cave dette “burella”, utilizzate come carceri sotterranee e dove furono rinchiusi i prigionieri dopo la battaglia di Campaldino: oggi delle burella e dell’anfiteatro non resta traccia; non godette nel tempo di una buona fama come la vicina “via delle Brache” perché i suoi ambienti sotterranei vennero utilizzati come luoghi di prostituzione. Percorriamo quindi “via Torta” che nella forma del suo tracciato conserva quella dell’anfiteatro scomparso, detto volgarmente Parlascio, e entriamo in via dell’Anguillara. Non tutti concordano sull’origine del nome: alcuni lo riferiscono agli “anguillari” i filari delle viti, altri lo attribuiscono alla presenza del palazzo di Baldaccio d’Anghiari, conte dell’Anguillara.

Tabernacolo tra via dell’Anguillara e via dell’Acqua, Madonna col Bambino
Tabernacolo tra via dell’Anguillara e via dell’Acqua, stucco policromo del XVI secolo

Nei due canti in cui la via incrocia via dell’Acqua due tabernacoli: una Madonna col Bambino, una statuetta incorniciata da un arco che poggia su due lesene in pietra serena; l’altro, con una testa di cherubino che sormonta l’edicola raffigura, in un bassorilievo policromo in gesso, una scena ricca di personaggi tra cui la Madonna il Bambino e san Giovannino.

Via dell’Anguillara a sinistra prima di Piazza Santa Croce, cardine della Porta San Simone

Continuando, prima di uscire su Piazza Santa Croce, da notare, su un rientro nel muro, un cardine: appartenne ad una Porta della seconda cerchia, la Porta di San Simone.

Da qui ritorniamo nel groviglio delle strade di questa porzione antichissima della città e percorriamo Borgo de’ Greci. La strada attraversava, fino a piazza San Firenze, quella parte che fu edificata dove sorgeva l’anfiteatro del quale rimane infatti l’impronta nella struttura a spicchi degli isolati. Questa strada prende il nome da una ricca e potente famiglia caduta in disgrazia perché di fede ghibellina e trasferitasi a Bologna. Tutti i beni furono acquistati dai Peruzzi. Dante li cita nel XVI del Paradiso insieme ai nomi delle altre ricche famiglie che soggiornavano in città, ma decadute.

Via Borgo de’ Greci numero civico 12, palazzo Peruzzi sede del “salotto rosso” di Giulia Peruzzi
Borgo de’ Greci numero civico 20, lo stemma con tre tafani della famiglia Tafani di Barberino

Da ricordare che al numero civico 12 faceva salotto Emilia Peruzzi, il salotto letterario conosciuto come il “salotto rosso”, famoso durante il periodo di Firenze capitale, mentre al civico 20, non dimenticate di guardare in alto lo stemma con i tafani che contraddistingueva la famiglia Tafani da Barberino. 

E ora percorriamo fino in fondo Borgo de’ Greci per accedere a Piazza San Firenze dal nome della Chiesa di San Fiorenzo che i fiorentini chiamavano appunto San Firenze. La chiesa fu abbattuta nel XVII secolo per far posto al grande complesso di San Firenze dei Padri Filippini, uno dei pochi esempi di barocco in città.

Di fronte Palazzo Gondi del XV secolo su progetto di Giuliano da Sangallo.

Palazzo Gondi in piazza San Firenze
Il campanile della Badia da Piazza San Firenze e l’imbocco di via della Condotta

Chiudiamo qui il nostro itinerario, a pochi passi da via della Condotta.

Carcere delle Stinche: per chi volesse saperne di più a questo link

Vai agli altri itinerari: Odonomastica delle strade di Firenze