da: Viaggio nell’Italia romana (vol.I)

di Giovanni Caselli

Etruria meridionale

Le città dell’Etruria interna, a partire da sud, erano Veio, la più vicina a Roma, 15 Km, è la prima a cadere sotto il suo ferro. La sua arte coroplastica mostra alti livelli e strette affinità col mondo greco.

A nord est di Veio, nell’area falisca, la civiltà etrusca si impose sul popolo dei Falisci, italici la cui capitale era a Falerii Vetere. Tutta l’Etruria meridionale, il cui terreno è il tufo e la cenere vulcanica dei Monti Cimini, è caratterizzata da grandi necropoli rupestri, scavate nelle parteti naturali dei valloni fluviali e decorate con colonne, frontoni, false porte, gradinate, etc. A Castel d’Asso e a Norchia, presso Viterbo, si vedono le più spettacolari fra queste necropoli, che davvero sembrano echeggiare un gusto e una tradizione anatolici.

Veio – parco archeologico

A nord di Viterbo, in toponimo Acquarossa, è stato scavato un centro Etrusco arcaico, VII-VI secolo a.C., senza sovrapposizioni più tarde. Qui si sono trovati gli elementi paradigmatici del tempio e della casa etruschi, inclusi quei tetti a tegole ed embrici, tutt’ora tipici dell’area toscana.
Tuscania, su uno sperone tufaceo presso il torrente Marta, è una città che nel nome ricorda il popolo a cui appartenne. La sua produzione di sculture funerarie, specialmente sarcofagi per inumazioni, è la sua caratteristica più prominente.
A nord di Tuscania è l’enorme catino vulcanico del Lago di Bolsena, una delle zone più densamente popolate a nord di Roma nelle prima Età del Ferro. Sul bordo orientale del cratere sorgeva Volsinii Novi, la città ricostruita dopo la distruzione di Volsinii Vetere (Orvieto) da parte dei Romani.
A nord del Lago, fra questo e il Monte Amiata, si trovavano tutta una serie di centri urbani minori, fra i quali Sovana, che fu inportante città anche in epoca romana e alto
medievale. Orvieto, la vecchia Volsinii, è un centro antichissimo, che non ha mai cessato di essere importante, per la posizione strategica in cui si trova.
Chiusi era la più importante città interna dell’Etruria settentrionale, con un vasto
territorio. Essa inviò coloni in Padania e influenzò culturalmente tutto il settore nord orientale dell’Etruria.
Perugia, sul confine umbro, era una grande città sulle vie di commercio con l’Umbria e il Piceno. La ricchezza della sua arte funeraria ne testimonia l’opulenza e l’alto livello culturale. Cortona è, secondo la tradizione, una delle città più antiche dell’Etruria, il suolo del suo territorio non cessa di restituire magnifiche tombe e opere d’arte.
I coloni etruschi penetrarono nelle valli appenniniche attorno al Monte Falterona, per tenere i passi con l’Adriatico, di questa colonizzazione sono testimonianze i toponimi numerosissimi, e le stele fiesolane arcaiche sparse un po dappertutto nel vasto territorio montano a est di Firenze e Fiesole.

Un tratto della strada consolare Flamina minor nei pressi del passo della Futa

Dall’avamposto di Fiesole, una strada di crinale conduce, ancor oggi, direttamente a Bologna, ed era a La Futa il passo principale dell’Etruria per la Padania.
L’area dell’Etruria Augustea è ancora oggi riconoscibile, fra l’altro, dal fatto che, caso unico in tutto il Mediterraneo, i tetti delle case sono fatti esattamente come quelli di epoca classica in tutto il bacino di questo mare. Il tetto a tegola ed embrice comparve verso l’VIII secolo nel mondo ellenico e sopravvive oggi solo in Toscana. Un’altra caratteristica unica all’area etrusca è il modo di coltivare la vite che cresce sorretta da un albero vivo, di solito l’acero campestre.

Ecco Diodoro Siculo (90-27 a.C. circa) sui Tirreni:
…I Tirreni… possedettero nei tempi antichi un grande territorio e fondarono molte città importanti. Ciò accadde anche perché essi disposero di potenti flotte e furono maestri del mare durante un lungo periodo; il mare lungo l’Italia fu chiamato Tirreno in conseguenza di ciò.
Essi perfezionarono anche le tecniche di organizzazione degli eserciti di terra; furono gli inventori della ‘salpinx’, così è chiamata un’invenzione di grande utilità in guerra, la “Tromba Tirrenica”. Essi furono anche i creatori di quei simboli della dignità che distinguono i regnanti, fornendoli di littori, di sgabello di avorio (la ‘sella curulis’), e di toga con fascia purpurea. Per le loro case inventarono il peristilio, un’idea utile per evitare la confusione che comporta il via vai della servitù. Tutte queste novità furono adottate principalmente dai Romani, i quali le abbellirono e le trasferirono nelle loro istituzioni.
Essi svilupparono più di altri anche le lettere, l’isegnamento della religione e delle scienze naturali elaborando l’arte della divinazione tramite il tuono e il fulmine; perciò coloro che regnano su tutto il mondo abitato (i Romani) onorano questi uomini ancora oggi e li impiegano come interpreti dei segni di Zeus quando egli li invia tramite il tuono e il fulmine.

Frontespizio di una copia del 1746 della Bibliothecae Historicae di Diodoro Siculo

La terra abitata dai Tirreni da qualsiasi frutto e grazie a coltivazioni intensive essi godono di ogni bene, non solo per il loro semplice sostentamento, ma in grande abbondanza e per ogni esigenza. Per esempio, essi imbandiscono costose tavole due volte al giorno, fornite di qualsiasi bene e lusso, possiedono divani dai colori sgargianti e vasellame d’argento di ogni tipo, inoltre hanno servi e attendenti in gran numero; questi servi sono spesso estremamente civili, vestiti in costumi più costosi di quanto non si convenga a degli schiavi. Le loro case sono di qualsiasi tipo per soddisfare esigenze individuali, e non sono così solo le case dei magistrati, ma anche quelle di persone comuni. Essi hanno oggi rinunciato allo spirito dei loro antenati, trascorrendo la loro vita, alla locanda e in divertimenti effeminati, è facile capire come essi abbiano dimenticato le glorie della guerra che invece arrisero ai loro padri. Una delle cose che più hanno contribuito alla loro ricchezza è la bontà della loro terra; siccome essa è fertilissima e produce qualsiasi frutto, i Tirreni hanno magazzini ricolmi di ogni prodotto. In generale la Tirrenia è fertile ed ha estesi campi aperti, spesso traversati da aree collinose, anch’esse coltivate; la terra gode di piogge sufficienti, in inverno e anche in estate.”… (Diod.Siculo, Lib. V;40)

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